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Corte d’Appello di Torino, sentenza 27 novembre 2018

Sussiste discriminazione per il mancato riconoscimento dell’assegno di maternità alle lavoratrici madri cittadine di Paesi extra-UE legalmente soggiornanti in Italia a fini lavorativi poiché la clausola di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98/UE è direttamente applicabile nell’ordinamento nazionale e l’obbligo di applicazione diretta delle Direttive auto esecutive, indipendentemente dal recepimento da parte...

Corte d’Appello di Milano, sentenza 22 ottobre 2018

Sussiste il diritto all’esenzione del pagamento del ticket sanitario di cui all’art. 8 comma 16 L. 537/1993 e deve essere riconosciuto in favore del richiedente asilo anche avendo riguardo alla sua mera non contestata condizione di “ non occupazione”. La fruizione di agevolazioni di carattere sociale è infatti da estendersi, ai sensi dell’art. 19 co....

Corte d’Appello di Milano, sentenza 22 ottobre 2018

Sussiste una discriminazione per nazionalità per quanto riguarda le somme corrisposte dai cittadini stranieri a titolo di tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno, allorché tali somme sono state indebitamente versate in quanto sorrette da normativa dichiarata illegittima per contrasto con le disposizioni comunitarie. La violazione della direttiva 2003/109/CE consente al cittadino straniero, che ha pagato l’importo sproporzionato rispetto al contributo richiesto al cittadino italiano per documenti di analoga natura, di ottenere a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, l’importo in eccedenza versato.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 5 settembre 2018

La norma che disciplina il premio alla nascita non introduce alcuna limitazione per quanto attiene al diritto alla prestazione delle cittadine extracomunitarie. E’ indubbio che la volontà del legislatore sia stata quella di garantire la prestazione con la massima ampiezza, avendola addirittura sganciata da qualsiasi limite di reddito e non avendo previsto alcuna limitazione per quanto riguarda la platea delle destinatarie, cittadine italiane o straniere. L’interpretazione dell’art.1, comma 353, della l.232/2016, sostenuta dall’Inps, non trova adeguato supporto né nella legge, né nei principi dell’ordinamento italiano, né in quelli dell’ordinamento comunitario, e che la stessa, come affermato dal giudice di primo grado, finisca per creare una discriminazione – oggettiva – nella fruizione del beneficio da parte delle cittadine extracomunitarie (titolari di regolare permesso di soggiorno in Italia), rispetto alle cittadine italiane e comunitarie.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 30 luglio 2018

Rendere economicamente gravosa in modo non proporzionato la richiesta di rilascio di certificazione alloggiativa incide su diritti non meramente patrimoniali ma fondamentali dell’individuo; in ciò va ravvisata la natura indirettamente discriminatoria dell’aumento che per la sua entità e per il rango degli interessi coinvolti, conduce al risultato di svantaggiare il cittadino straniero, creando un ostacolo, che può divenire anche preclusivo allo svolgimento di diritti umani e libertà fondamentali, a danno quindi di una categoria connotata da una qualità protetta, costituita dalla nazionalità

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 16 luglio 2018

La norma interna che nel disciplinare l’assegno per il nucleo familiare non consente, per soli cittadini stranieri, il computo nel nucleo familiare dei familiari a carico residenti all’estero, introduce un regime diverso rispetto a quello previsto per i cittadini italiani e si pone in contrasto con il principio direttamente applicabile di parità di trattamento di cui all’art. 11 della direttiva 2003/109, non derogabile per le prestazioni di natura assistenziale ed essenziale come quella in questione; pertanto l’art. 2, comma 6bis, L. 153/88 deve essere disapplicato e, qualora il rapporto di lavoro sia cessato, l’obbligazione di corresponsione del trattamento grava sull’Inps.

Corte d’Appello di Firenze, sentenza 28 giugno 2018

Il requisito del soggiorno legale in Italia per dieci anni continuativi previsto dall’art. 20, comma 10 D.l. 112/2008 conv. L. 133/2008, ai fini dell’erogazione dell’assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/1995, supera l’esigenza del possesso della carta di soggiorno di lungo periodo costituendo prova sufficiente il possesso di più permessi di soggiorno reiterati della durata complessiva e continuativa di dieci anni e l’iscrizione anagrafica. Qualora il richiedente sia iscritto all’anagrafe per il predetto periodo è onere dell’INPS provare che il soggiorno in Italia sia stato interrotto per significativi periodi.

Corte d’Appello di Trieste, sentenza 10 agosto 2017

La controversia avente ad oggetto il diritto soggettivo a non essere discriminati nell’accesso al lavoro, benché proposta secondo il rito sommario di cognizione, è correttamente assegnata in primo grado al giudice del lavoro, sicché, in assenza di una disciplina speciale per l’impugnazione ex art. 702 quater cpc, l’appello avverso l’ordinanza che la decide deve essere proposto secondo il rito che sarebbe stato ordinariamente seguito in primo grado, cioè secondo il rito del lavoro; conseguentemente deve essere dichiarato inammissibile l’appello proposto con citazione notificata entro 30 giorni, ma iscritta a ruolo successivamente.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 28 luglio 2017

I cittadini extra UE familiari di cittadini dell'Unione hanno diritto – in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall'art. 19 d.lgs 30/2007 attuativo della direttiva 2004/38 e dell’art. 12 della direttiva 2011/98 – come confermato dalla CGUE 21 giugno 2017 in materia di assegno nucleo familiare numeroso – di beneficiare del bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e dell'assegno di maternità di cui all'art. 74 d.lgs.151/2001e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione.

Corte d’appello di Firenze, sentenza del 11 maggio 2017

Il cittadino extra UE che non è titolare di permesso di lungo periodo ha comunque diritto di beneficiare del cd. assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/95 poiché l'introduzione successiva del requisito di 10 anni di residenza per cittadini italiani e stranieri ad opera dell'art 20 comma 10 d.l. 112/2008 conv. L. 133/2008 ha implicitamente abrogato il requisito del permesso di lungo periodo previsto dall’art. 80 comma 19 della L. (finanziaria) n.388/2000

Corte d’appello di Milano, sez. persone, minori e famiglia, sentenza 9.3.2017

La Corte d’appello di Milano ha riconosciuto la protezione umanitaria ad un cittadino del sud del Mali, peraltro ritenuto poco credibile in relazione alla sua narrazione, attesa la situazione di grave instabilità ed il rischio di attentati terroristici incombenti sul Paese Protezione internazionale – cittadino del Mali proveniente dalla zona di Kayes – domanda di...

Corte d’appello Milano, sez. persone famiglia e minori, sentenza 28.2.2017

La Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari ad un cittadino del Pakistan in considerazione sia della situazione di instabilità del Paese che dell’ottimo inserimento sociale e lavorativo dell’appellante che ha documentato l’esistenza di un contratto di lavoro e di percepire un reddito superiore ai mille euro mensili Protezione...

Corte d’Appello di Milano, sentenza del 23 febbraio 2017

Il divieto di comportamenti ritorsivi di cui all'art. 4 bis d.lgs 215/2003 opera non solo in favore di coloro che sono stati vittima di una discriminazione ma anche in favore di coloro che, pur non essendo stati direttamente vittime di una discriminazione, hanno comunque agito a tutela della parità di trattamento per spirito di solidarietà con il gruppo protetto (nella specie tale principio è stato affermato con riferimento alla affissione di cartelli che definivano “comunistoidi” e “suonatori suonati” cittadini che avevano agito per la rimozione di cartelli discriminatori nei confronti degli stranieri pur non essendo essi stessi stranieri)

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