Banca dati – giurisprudenza

Tribunale di Treviso, ordinanza 9 febbraio 2018

Per accedere al premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016 il legislatore non ha stabilito ulteriori requisiti se non l’essere regolarmente soggiornante nel territorio; pertanto il potere che l’INPS ha esercitato, tramite la circolare n. 39 del 27 febbraio 2017, di restringere o identificare i potenziali aventi diritto alla prestazione non sussiste e detta condotta discriminatoria deve essere eliminata estendendo il beneficio alle future madri che ne facciano domanda e si trovino nelle condizioni giuridico-fattuali previste dalla legge.

Tribunale di Brescia, ordinanza 6 febbraio 2018

L’assegno per il nucleo familiare di cui all’art. 2, L. 153/1988 è una prestazione assistenziale a carattere essenziale e pertanto non solo rientra nell’ambito di applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 11, lett. d), della direttiva 2003/109 ma deve anche trovare applicazione senza alcuna facoltà di deroga in capo agli Stati. Tale principio di parità in quanto chiaro, preciso e incondizionato deve essere direttamente applicato dalle pubbliche amministrazioni e pertanto l’art. 2, comma 6bis, L.153/1998 deve essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale.

Tribunale di Busto Arsizio, ordinanza 5 febbraio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto diretto a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo e essendo corrisposto in modo automatico e non discrezionale, rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2003 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 27 gennaio 2018

Subordinare, per mezzo di una circolare, il riconoscimento del premio alla nascita di cui all’art. 1, c. 353, L. 232/2016 alla titolarità di permesso per i soggiornanti di lungo periodo introduce un requisito, non solo non espressamente previsto dalla disposizione legislativa, ma anche contrastante con la direttiva 2011/98, che riconosce la parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro di soggiorno in materia di sicurezza sociale ai cittadini di paesi terzi titolari di un permesso unico lavoro; pertanto la condotta dell’INPS, che tale circolare ha emesso, costituisce una discriminazione che deve essere eliminata con conseguente ordine all’Istituto di pagare la somma alle madri ricorrenti e di dare adeguata comunicazione della individuazione dei soggetti aventi diritto, modificando altresì i moduli on line per la proposizione della domanda in modo tale da consentire agli interessati di indicare ogni rilevante titolo di soggiorno

Tribunale di Busto Arsizio, ordinanza 24 gennaio 2018

L’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 D.lgs 151/2001, in quanto prestazione diretta a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo fino al terzo anno di vita del bambino, rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale secondo le previsioni del regolamento CE 883/2004 e pertanto la cittadina extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Ne consegue che, essendo tale principio direttamente applicabile dalle pubbliche amministrazioni, l’art. 74 D.lgs 151/2001 deve essere disapplicato nella parte in cui limita il diritto all’assegno di maternità di base alla cittadina extracomunitaria titolare permesso di soggiorno lungoperiodo.

Tribunale di Genova, sentenza 3 gennaio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Milano, ordinanza 2 gennaio 2018

L’ art. 2, comma 6bis, L.153/1998, utilizzando il termine “straniero” con riferimento ai cittadini extracomunitari e agli apolidi include fra le persone che hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare anche i familiari di cittadino comunitario residenti all’estero. Tuttavia qualora si ritenesse che il termine “straniero” includa anche cittadino comunitario il comma 6bis dovrebbe comunque essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale e ciò in base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 2, D.lgs 30/2007 attuativo della direttiva 2004/38 che riconosce il principio di parità di trattamento di ogni cittadino dell’Unione che risiede nel territorio nazionale.

Tribunale di Torino, sentenza 22 dicembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto prestazione finalizzata a compensare i carichi familiari riconosciuta in presenza di determinati requisiti oggettivi a prescindere da una valutazione individuale, e in quanto assente dall’elenco dell’Allegato I di prestazioni “speciali” escluse dall’ambito applicazione, rientra tra le prestazioni familiari di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 21 dicembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto destinato a sostenere i redditi delle famiglie e ad incentivare la natalità, rientra tra le prestazioni familiari di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 20 dicembre 2017, C‑442/16

Un cittadino dell’Unione che, dopo oltre un anno, abbia cessato di esercitare un’attività autonoma in un altro Stato membro per mancanza di lavoro causata da ragioni indipendenti dalla sua volontà, mantiene lo status di lavoratore autonomo e, di conseguenza, un diritto di soggiorno in tale Stato membro .

Tribunale di Milano, sentenza 14 dicembre 2017

Ai fini della certificazione dei redditi prodotti nel paese d’origine, necessaria per il riconoscimento dell’assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/1995, il cittadino straniero che appartenga a uno Stato non compreso nell’elenco di cui al DM 12.5.2003, è abilitato a autocertificare i redditi diversi da quelli pensionistici; quanto ai redditi pensionistici percepiti all’estero è onere dell’INPS, ai sensi dell’art. 3 del D.M. 12.5.2003, identificare gli organismi che provvedono all’erogazione di prestazioni previdenziali ed assistenziali; in mancanza di tale identificazione, l’INPS non può subordinare il riconoscimento della pensione di invalidità alla presentazione di documenti diversi dalla autocertificazione resa dall’interessato.

Tribunale di Milano, ordinanza 12 dicembre 2017

La circolare INPS n. 39 del 27.02.2017 – che, in difformità da quanto previsto dall'art. 1, comma 353, L. 232/2016, introduce per l’accesso degli stranieri al beneficio “premio alla nascita”, i medesimi requisiti previsti dall’art. 1 comma 125 L. 190/2014 per l’accesso al “bonus bebè” - costituisce un atto discriminatorio in quanto la norma di legge individua espressamente i presupposti fattuali per beneficiare della prestazione e non sussiste alcun potere in capo all'INPS di derogare ad una fonte di rango primario; detta condotta discriminatoria deve essere eliminata ordinando all’INPS di estendere il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti e di garantire adeguata comunicazione

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