I familiari delle persone disperse, ASGI e Alarm Phone chiedono trasparenza e verità sulla sorte delle oltre 70 persone partite da Zuwara, in Libia, il 26 agosto 2025. Il prossimo 7 ottobre il Tribunale esaminerà il ricorso contro il diniego delle autorità italiane, basato sull’equiparazione tra operazioni di ricerca e soccorso e operazioni militari, in un procedimento che mira a tutelare il “diritto alla verità” dei familiari.
Il 26 agosto 2025 un’imbarcazione con oltre 70 persone a bordo è partita da Zuwara, in Libia, senza mai approdare in Italia. A un anno di distanza, le famiglie non smettono di cercare i propri cari e di attivarsi per ottenere informazioni sulla loro sorte .
Nel tentativo di ottenere risposte, tra febbraio e maggio 2026 sono state presentate alle autorità italiane due istanze di accesso agli atti a fini difensivi relative alle operazioni poste in essere successivamente alla segnalazione di soccorso. Entrambe sono state respinte sulla base dell’equiparazione tra operazioni di ricerca e soccorso in mare e operazioni militari e di presunti rischi per la sicurezza nazionale e la tutela delle relazioni internazionali. Il secondo diniego è stato impugnato dalle famiglie, con il supporto di ASGI Medea, davanti al Tribunale Amministrativo di Roma.
Il ricorso pone all’attenzione dei Giudici una questione di particolare rilievo: il riconoscimento del diritto alla verità delle famiglie delle persone disperse, inteso come diritto a conoscere la sorte dei propri congiunti e le circostanze della loro scomparsa e come principio giuridico autonomo. Il prossimo 7 ottobre il Tribunale sarà chiamato a esaminare il caso.
Le famiglie chiedono di sapere cosa è accaduto ai propri cari. Chiedono verità e responsabilità.
Diritto alla verità
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L’articolo è stato elaborato con il supporto dell’Intelligenza artificiale e supervisionato dal team legale ed editoriale dell’ASGI.
