Diritto alla verità
Il diritto alla verità è un principio fondamentale dei diritti umani che, in parole semplici, significa che ognuno ha il diritto di sapere cosa è davvero successo, soprattutto quando si tratta di violazioni gravi, come sparizioni o morti. Quando una persona scompare o muore durante il percorso migratorio, la sua famiglia ha il diritto di conoscere la verità. Questo diritto nasce da un bisogno umano profondo: avere risposte, poter vivere il lutto, sapere cosa è accaduto.
Ma non è solo una questione personale. Il diritto alla verità comporta anche una responsabilità per lo Stato e per le istituzioni pubbliche. Sta a loro la responsabilità di indagare, cercare la verità, identificare le persone e comunicare con le famiglie. Bisogna garantire alle vittime e ai loro familiari il diritto di sapere.
È un diritto collegato ad altri diritti umani fondamentali, come:
- il diritto alla dignità (anche dopo la morte),
- il diritto al nome e all’identificazione,
- il diritto a una sepoltura dignitosa,
- al rimpatrio dei corpi.
Cosa facciamo per promuovere il diritto alla verità?
- Garantiamo un supporto alle famiglie degli scomparsi o delle persone decedute affinché le autorità pongano in essere tutte le azioni necessarie per la ricerca e l’identificazione della persona scomparsa o deceduta
- Promuoviamo dei contenziosi strategici finalizzati ad sancire gli obblighi positivi che dovrebbero contraddistinguere le azioni statali e degli organismi istituzionali
- Contribuiamo a rafforzare la rete con associazioni della società civile, istituzioni accademiche coinvolte su questi temi, organismi internazionali e associazioni di familiari nei paesi di origine e/o di transito
- Facciamo conoscere il diritto alla verità e come applicarlo studiando e promuovendo buone prassi, pubblicando approfondimenti e organizzando momenti formativi e di confronto
- Promuoviamo azioni di moral suasion e di advocacy

Gli obblighi dello stato
Assicurare che siano attivate tutte le procedure necessarie a garantire la ricerca dei dispersi, l’identificazione delle vittime nonché, anche a distanza di tempo, tutelare il diritto, delle famiglie a ritrovare i propri congiunti e restituire un’identità alle vittime
Tra gli obblighi, ricordiamo:
- la ricerca delle persone scomparse lungo il percorso migratorio;
- il rilievo delle impronte digitali dei corpi rinvenuti e il prelievo di campioni del DNA;
- la compilazione delle schede post mortem,
- i rilievi fotografici e il repertamento degli oggetti;
- la ricerca di riscontri fotodattiloscopici;
- la raccolta di testimonianze;
- la sepoltura con registrazione di tutti i dati utili all’identificazione dei corpi anche a posteriori;
- il supporto ai testimoni, superstiti e familiari degli scomparsi.
L’evoluzione del diritto alla verità
“Ogni persona, compresi i parenti delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani, ha diritto alla verità. Di conseguenza, le famiglie delle vittime e la società nel suo insieme devono essere informate di tutto ciò che è accaduto in relazione a tali violazioni. Questo diritto alla verità è stato sviluppato dalla Legge Internazionale sui Diritti Umani; riconosciuto ed esercitato in una situazione concreta, costituisce un importante mezzo di riparazione, quindi, in questo caso, fa sorgere l’aspettativa che lo Stato debba soddisfare la famiglia della vittima e la società guatemalteca.” (Sentenza della Corte interamericana nel caso Myrna Mack Chang vs. Guatemala, 25 novembre 2003, Serie C n. 101, paragrafo 274.)
Il diritto alla verità è un concetto che si è evoluto nel corso degli anni, emergendo come un elemento fondamentale nella protezione dei diritti umani, in particolare in contesti di conflitto, violazione dei diritti umani e giustizia transnazionale.
In molti Stati latinoamericani, come Argentina e Colombia, sono state istituite commissioni per la verità che hanno il compito di indagare su eventi storici legati a violazioni dei diritti umani. Queste commissioni non solo cercano di fare luce su ciò che è accaduto, ma spesso forniscono anche raccomandazioni per la riparazione e la riconciliazione.
In Italia, il diritto alla verità è stato riconosciuto in relazione alle stragi e agli omicidi politici, e diverse leggi hanno cercato di garantire che le vittime non vengano dimenticate. La Legge 24 dicembre 2007, n. 244, ad esempio, ha previsto la creazione di una Commissione d’inchiesta sulle stragi, con l’obiettivo di fare chiarezza su eventi tragici del passato.
A livello internazionale, il diritto alla verità è stato progressivamente integrato nel diritto internazionale dei diritti umani. Documenti come la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Vittime di Violazioni di Diritti Umani (1985) e le Risoluzioni del Consiglio dei Diritti Umani hanno contribuito a stabilire questo diritto come parte integrante della giustizia.
La Corte Interamericana dei Diritti Umani ha affermato che gli Stati hanno l’obbligo non solo di punire i responsabili di violazioni, ma anche di garantire il diritto delle vittime e delle loro famiglie di conoscere la verità.
Inoltre, il diritto alla verità è spesso considerato un prerequisito per la giustizia e la riconciliazione. La creazione di tribunali internazionali, come il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia (TPIY) e il Tribunale per il Ruanda, ha permesso di affrontare gravi crimini e ha sottolineato l’importanza della verità come strumento per la costruzione della pace.
Riconoscere e proteggere questo diritto è utile non solo agli scomparsi e le loro famiglie, ma contribuisce anche a promuovere un’idea differente di società. Tuttavia, la sua attuazione richiede un impegno continuo da parte degli Stati, delle Istituzioni e della società civile, per garantire che la verità emerga e che le vittime non siano mai dimenticate.
“Ogni persona, compresi i parenti delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani, ha diritto alla verità. Di conseguenza, le famiglie delle vittime e la società nel suo insieme devono essere informate di tutto ciò che è accaduto in relazione a tali violazioni. Questo diritto alla verità è stato sviluppato dalla Legge Internazionale sui Diritti Umani; riconosciuto ed esercitato in una situazione concreta, costituisce un importante mezzo di riparazione, quindi, in questo caso, fa sorgere l’aspettativa che lo Stato debba soddisfare la famiglia della vittima e la società guatemalteca.” (Sentenza della Corte interamericana nel caso Myrna Mack Chang vs. Guatemala, 25 novembre 2003, Serie C n. 101, paragrafo 274.)
Il diritto alla verità è un concetto che si è evoluto nel corso degli anni, emergendo come un elemento fondamentale nella protezione dei diritti umani, in particolare in contesti di conflitto, violazione dei diritti umani e giustizia transnazionale.
In molti Stati latinoamericani, come Argentina e Colombia, sono state istituite commissioni per la verità che hanno il compito di indagare su eventi storici legati a violazioni dei diritti umani. Queste commissioni non solo cercano di fare luce su ciò che è accaduto, ma spesso forniscono anche raccomandazioni per la riparazione e la riconciliazione.
In Italia, il diritto alla verità è stato riconosciuto in relazione alle stragi e agli omicidi politici, e diverse leggi hanno cercato di garantire che le vittime non vengano dimenticate. La Legge 24 dicembre 2007, n. 244, ad esempio, ha previsto la creazione di una Commissione d’inchiesta sulle stragi, con l’obiettivo di fare chiarezza su eventi tragici del passato.
A livello internazionale, il diritto alla verità è stato progressivamente integrato nel diritto internazionale dei diritti umani. Documenti come la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Vittime di Violazioni di Diritti Umani (1985) e le Risoluzioni del Consiglio dei Diritti Umani hanno contribuito a stabilire questo diritto come parte integrante della giustizia.
La Corte Interamericana dei Diritti Umani ha affermato che gli Stati hanno l’obbligo non solo di punire i responsabili di violazioni, ma anche di garantire il diritto delle vittime e delle loro famiglie di conoscere la verità.
Inoltre, il diritto alla verità è spesso considerato un prerequisito per la giustizia e la riconciliazione. La creazione di tribunali internazionali, come il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia (TPIY) e il Tribunale per il Ruanda, ha permesso di affrontare gravi crimini e ha sottolineato l’importanza della verità come strumento per la costruzione della pace.
Riconoscere e proteggere questo diritto è utile non solo agli scomparsi e le loro famiglie, ma contribuisce anche a promuovere un’idea differente di società. Tuttavia, la sua attuazione richiede un impegno continuo da parte degli Stati, delle Istituzioni e della società civile, per garantire che la verità emerga e che le vittime non siano mai dimenticate.
- Dichiarazione universale dei diritti umani (1948)
- Convenzione delle Nazioni Unite contro le sparizioni forzate (2006)
- Convenzione inter-americana sulla sparizione forzata di persone (1994)
- Convenzione di Ginevra del 1949, primo protocollo addizionale e secondo protocollo addizionale
- Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000)
- Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo
- Risoluzione del Parlamento europeo del 23 ottobre 2013 sui flussi migratori nel Mediterraneo, con particolare attenzione ai tragici eventi al largo di Lampedusa
- Dichiarazione di Mitilene 11 maggio 2018
- Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Vittime di Violazioni di Diritti Umani (1985)
- THE MINNESOTA PROTOCOL ON THE INVESTIGATION OF POTENTIALLY UNLAWFUL DEATH (2016)
- GLOBAL COMPACT FOR SAFE, ORDERLY AND REGULAR MIGRATION (2018)
- International Convention for the Protection of All Persons from Enforced Disappearance dell’08 maggio 2019
- Legge 85/2009 – Adesione al Trattato di Prum (Cooperazione Transfrontaliera per il Contrasto alla Migrazione Illegale)
- Legge 14 novembre 2012, n. 203 – Disposizioni per la ricerca delle persone scomparse
- DPR 87/2016 – Istituzione della Banca Dati Nazionale del DNA e del Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA
- D.P.R. 396/2000 – Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile
- Decreto del Presidente della Repubblica del 10/09/1990, N. 285 – Regolamento di polizia mortuaria
- Report on the unlawful deaths of refugees and migrants
- CORE DATASET FOR THE SEARCH FOR MISSING MIGRANTS (2019)
- FORENSIC HUMAN IDENTIFICATION PROCESS: AN INTEGRATED APPROACH (2022)
- Protocollo d’intesa, anno 2014 tra Commissario per le persone scomparse, Università di Milano e Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno
- Protocollo di intesa, anno 2015 (23 luglio) tra Commissario per le persone scomparse e Università di Milano
- Protocollo di intesa, anno 2015 (12 novembre) tra Commissario per le persone scomparse e Croce Rossa Italiana
- Protocollo d’Intesa, anno 2016 (6 maggio) tra il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse e la International Commission on Missing Persons (ICMP), Direttore Generale Kathryne Bomberger
- Protocollo d’intesa, anno 2017 (24 gennaio) tra il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse e la Croce Rossa italiana e internazionale
- Protocollo d’Intesa, Anno 2017 (12 aprile) tra il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse e il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale
- Protocollo d’Intesa, Anno 2021 (6 dicembre) tra il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse e il Segretario generale del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale
- Missing migrants, refugees and asylum seekers – A call to clarify their fate (Committee on Migration, Refugees and Displaced Persons – Council of Europe) – 13 settembre 2024Unlawful death of refugees and migrants – Assemblea Generale delle Nazioni Unite 15 agosto 2017. Report of the Special Rapporteur of the Human Rights Council on extrajudicial, summary or arbitrary executions

