Se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo.
La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) assieme ad associazioni e a oltre 30 mila cittadini e cittadine che hanno firmato un appello, vuole richiamare alcuni principi cardine della professione medica e della nostra Costituzione.
I fatti accaduti il 12 febbraio 2026 presso l’Ospedale di Ravenna — con la perquisizione del reparto di Malattie Infettive e l’indagine a carico di sei medici — segnano un grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia e alla cura delle persone. La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), appoggiandosi alla presa di posizione del Presidente della Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) Filippo Anelli del 13 febbraio 2026, e rifacendosi al proprio appello del 16 giugno 2025 sostenuto dalla stessa FNOMCeO, vuole richiamare alcuni principi cardine della professione medica e della nostra Costituzione.
1. L’attacco all’autonomia e alla deontologia medica non è accettabile
Il medico ha il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute (Art. 4 del Codice Deontologico). La valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), prevista dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022, si fonda su competenze professionali, dati clinici e criteri scientifici. L’apertura di un procedimento di verifica su tale valutazione solleva rilevanti questioni in merito alla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato esclusivamente su criteri medici e deontologici e non può essere condizionato da esigenze estranee alla tutela della salute della persona.
2. La patogenicità dei CPR è un dato scientifico, non un’opinione
Le inidoneità certificate dai colleghi non sono arbitrarie, ma si fondano su dati clinici e sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR. Come attestato dal Policy Brief della World Health Organization (WHO) del gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. In tali contesti, il medico che certifica l’inidoneità agisce per prevenire un danno alla salute, in pieno adempimento del principio etico di non maleficenza. I medici hanno il dovere di onorare l’Articolo 32 del Codice di Deontologia Medica (Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili) che afferma che “Il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita.”
3. Si è trattato di un modus operandi lesivo della dignità dei medici e pericoloso per la cura dei pazienti
Le modalità riferite della perquisizione a Ravenna, condotta in modo simile a quelle contro le organizzazioni criminali, umiliano il personale sanitario, distolgono risorse dalla cura dei pazienti e creano un clima di intimidazione che mina la serenità necessaria all’esercizio della professione. Inoltre tale condotta potrebbe configurarsi come interruzione di un pubblico servizio (Art. 340 c.p.), mettendo a rischio la continuità assistenziale per tutti i pazienti ricoverati e in attesa di cure.
4. La tutela della salute è un pilastro costituzionale
L’Articolo 32 della Costituzione definisce la salute un “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Questo diritto non decade con lo status giuridico di una persona. L’autonomia del giudizio medico dalle procedure di polizia è garanzia per il mantenimento di un sistema sanitario universalistico e umano.
La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni esprime piena solidarietà ai colleghi indagati, che hanno onorato la propria missione nonostante le pressioni di un sistema che vorrebbe la medicina asservita a discutibili decisioni politiche, ringrazia il Presidente della FNOMCeO Anelli e gli Ordini dei medici provinciali dell’Emilia Romagna per la loro ferma presa di posizione in difesa dell’inviolabilità dell’atto medico da ingerenze estranee alla diagnosi e alla terapia medica e invita le altre Società Medico-Scientifiche Italiane ad associarsi alle parole del Presidente Anelli e alla presente dichiarazione in difesa della cura dei pazienti e della deontologia medica. Se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo.
“Rimandiamo alla presa di posizione del Presidente Anelli e al documento pubblicato dagli ordini dei Medici dell’Emilia Romagna”.
Aderiscono:
SIMM, Associazione Studi Giuridici per l’immigrazione (ASGI), European Community Psychology Association (ECPA), Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), Medici Senza Frontiere (MSF) Italia, Mediterranea Saving Humans – Team Sanitario, EMERGENCY, Medicina Democratica, Psichiatria Democratica, Medici del Mondo Italia, Medici per i Diritti Umani (MEDU), Saluteinternazionale, Naga, Rete Mai più lager – No ai CPR
Inidoneità alla vita nel CPR: appello ai medici. Necessaria la presa di coscienza
ASGI, SIMM, e la Rete Mai più lager – No ai CPR nel 2023 hanno lanciato una campagna di presa di coscienza da parte del personale sanitario sui rischi di salute per le persone migranti detenute nei CPR italiane, e in particolare una proposta per i medici “certificatori”: per essere inviate nei CPR, le persone migranti devono essere sottoposte a una “valutazione di idoneità alla vita in comunità ristretta” da parte di personale medico afferente al Sistema Sanitario Nazionale. Nell’appello proponiamo diversi elementi di riflessione e azione di sanità pubblica, medico-legali e di deontologia medica per poter aiutare i medici coinvolti a dichiarare l’inidoneità alla vita in luoghi pericolosi per la salute e patogeni quali i CPR, di fatto, sono.
A novembre 2025 l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) con una lettera indirizzata al Ministero dell’Interno, Prefettura e Questura di Rimini, AULS e Ordine dei Medici di Rimini e Garante Nazionale delle Persone private della Libertà, aveva segnalato quanto appreso in ordine a gravi ingerenze da parte della Questura di Rimini e del Ministero dell’Interno nei confronti dell’Azienda USL della Romagna, che sembrano voler condizionare le valutazioni mediche di idoneità alla vita nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Tali ingerenze si erano manifestate innanzitutto attraverso comunicazioni della Questura di Rimini indirizzate all’AUSL e alla Prefettura, nelle quali si affermava che le valutazioni di non idoneità sanitaria rischiavano di “vanificare l’attuazione della vigente normativa in materia di immigrazione irregolare”. ASGI ritiene che tale formulazione configuri un’intromissione inaccettabile dell’autorità di pubblica sicurezza nell’esercizio autonomo della funzione medica, trasformando una valutazione clinica in uno strumento subordinato alle esigenze operative dell’amministrazione espulsiva.
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