Tempi biblici, dinieghi “copia e incolla” e uffici inaccessibili: le prassi illegittime tra la Commissione Territoriale di Crotone e la Questura di Cosenza negano i diritti basilari, lasciano le persone richiedenti asilo prive di assistenza medica e lavoro e sovraccaricano il Tribunale.
Su iniziativa della sezione regionale dell’ASGI, venerdì 14 novembre, una coalizione di venti organizzazioni e numerosi cittadini e cittadine, tra cui legali e operatori sociali, ha inviato due lettere al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e Questura di Cosenza, alla Commissione Nazionale Asilo e alla Commissione territoriale di Crotone oltre che al locale Consiglio dell’Ordine degli avvocati per denunciare mancata trasparenza e prassi illegittime.
Gli ostacoli nell’accesso alla procedura di asilo in Questura, con ritardi ingiustificati con appuntamenti fissati a distanza di anni, impediscono l’accesso ai diritti fondamentali come sanità e lavoro.
Inoltre si denunciano i tempi biblici per le audizioni presso la Commissione territoriale a Crotone e un elevato numero di dinieghi “copia e incolla” che vengono poi regolarmente ribaltati in sede giudiziaria, sovraccaricando inutilmente i tribunali .
Tali problematiche, già emerse in diversi territori nazionali, assumono un carattere particolarmente allarmante, poiché incidono direttamente sulla tutela dei diritti umani, sull’effettivo accesso alla protezione e sul rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento italiano ed europeo.
Le criticità rilevate
In particolare alla questura di Cosenza si segnalano le seguenti violazioni:
• Impossibilità di presentare domanda di protezione internazionale: i richiedenti asilo sono costretti a recarsi presso gli uffici per svariati giorni o settimane, vengono rilasciati rinvii orali o appuntamenti a distanza di mesi, arrivando a fissare appuntamenti a marzo 2026.
• Conseguenze sui diritti fondamentali: questi ritardi lasciano i richiedenti asilo privi di un valido titolo di soggiorno, impedendo loro l’accesso a diritti fondamentali come le cure mediche (mancanza del codice fiscale), il lavoro, l’alloggio e le strutture di accoglienza.
• Requisiti documentali non previsti dalla legge: a chi fa domanda di protezione viene richiesta documentazione aggiuntiva relativa all’ospitalità, prassi che la stessa Questura aveva negato di richiedere in risposta a un accesso civico.
• Ostacolo al diritto di difesa: viene impedito sistematicamente l’ingresso all’interno degli Uffici, in accompagnamento ai propri assistiti, sia di avvocati che di operatori legali, ledendo in modo deliberato il diritto di difesa di ogni utente.
• Tempi di rilascio dei permessi: le procedure di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno superano spesso i 60 giorni previsti e gli ordinari 180 giorni per la conclusione del procedimento, giungendo a svariati mesi, se non addirittura anni di attesa prima di ricevere una risposta
Molteplici gli aspetti sul malfunzionamento della Commissione Territoriale di Crotone, tra cui:
• Tempi biblici per le procedure: i tempi di convocazione per le audizioni arrivano anche a due anni dalla presentazione della domanda, mentre i tempi di decisione possono raggiungere 8-9 mesi dallo svolgimento dell’audizione.
• Elevato numero di dinieghi immotivati: si registra un altissimo numero di provvedimenti di diniego. Tali decisioni sono spesso “copia e incolla” o consistono in mere formule di rito stereotipate, prive di qualunque ricerca COI (Country of Origin Information).
• Contenzioso inutile: la grandissima maggioranza di questi dinieghi viene successivamente ribaltata in sede giudiziaria (primo grado), a riprova che le domande potevano (o dovevano) trovare accoglimento in sede amministrativa, oberando inutilmente il Tribunale di Catanzaro.
• Inconsapevolezza del ruolo: secondo alcune segnalazioni alcuni commissari di nuova nomina hanno espresso, nel corso delle audizioni, commenti del tipo “tanto poi c’è il ricorso”, evidenziando una assoluta non consapevolezza del delicato ruolo ricoperto.
• Mancata valutazione della protezione speciale: nelle decisioni assunte sono pressoché assenti le valutazioni in merito al riconoscimento della protezione speciale, nonostante l’obbligo della Commissione di valutarne i presupposti. I pareri rilasciati, nella stragrande maggioranza dei casi, sono negativi anche in presenza di percorsi di integrazione ampiamente provati documentalmente.
• Rifiuto di documentazione: Alcuni commissari di nuova nomina osteggiano il deposito di produzione documentale da parte di legali o operatori legali in sede di audizione.
Associazioni e cittadini auspicano che le istituzioni competenti avviino quanto prima una verifica approfondita delle prassi contestate e adottino misure correttive per ristabilire legalità, trasparenza e rispetto dei diritti delle persone migranti.
Le lettere inviate alle istituzioni
Organizzazioni firmatarie
Associazione per gli Studi sull’Immigrazione (ASGI) APS
Associazione Don Vincenzo Matrangolo E.T.S. di Acquaformosa
Agorà Kroton soc. coop. sociale onlus
Ambulatorio medico “A. Grandinetti” e Auser Cosenza
ArciRed
Associazione Comunità Progetto Sud ETS
Associazione Culturale “La Kasbah ETS”
Carovane Migranti
Centro Sai Cerchiara coop. soc. Medihospes
Cidis Impresa sociale ETs
CNCA Calabria
Collettivo L’Altra Marea
Equipe sociosanitaria-sopravvissuti a tortura
Germinal APS
La Base
La Terra di Piero
Lotta Senza Quartiere ODV
Prendocasa
Sabir Srl Sociale ETS
Sportello legale “Stand-Up”
Usb Cosenza
Aderisce all’azione anche:
- Avvocati di strada di Cosenza.
Adesioni singole
Avv. Francesco Maria Sicilia
Avv. Lidia Vicchio
Avv. Tommaso La Vecchia
Avv. Maria Corio
Avv. Pasquale Costantino
Avv. Francesco Penna
Avv. Cesare De Cicco
Avv. Anna Esposito
Dott.ssa Francesca Tammone – Ricercatrice
Angelica Perrone – attivista
Emilia Corea – operatrice sociale
Annalisa Ferraro – Coordinatrice progetto SAI
Alba Aceto – operatrice sociale
Christian Tucci, operatore sociale
Manuela Cerminara – operatrice sociale
Rossella Pucci – Assistente sociale
Cristina Olivito, medico, neuropsichiatra infantile/psicoterapeuta/etnopsichiatra.
Silvia Galiano- attivista
Emanuele Pinto- attivista
Aldo Ferrara – centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Rosanna Liotti– centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Fabio Saliceti– centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Elisabetta Cerminara – centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Chiara Sacco– centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Federica Minieri– centro legale Associazione Comunità Progetto Sud
Francesco Saccomanno – attivista
Anna Maria Calonico- Coordinatrice Progetto Sai San Sosti (CS)
Foto tratta dalla pagina Facebook della questura di Cosenza
Contrasto alle prassi illegittime: accesso all’asilo e al soggiorno regolare
Promuoviamo azioni volte a contrastare le prassi illegittime della Pubblica Amministrazione che ostacolano il soggiorno regolare e l’accesso ai diritti fondamentali delle persone straniere.
Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento delle difficoltà di accesso agli uffici preposti a raccogliere le domande e i documenti che consentono alle persone straniere di vivere regolarmente in Italia: tempi lunghissimi di attesa, talvolta protratti per oltre un anno, per il rilascio del permesso di soggiorno, richieste di documentazione aggiuntiva non prevista dalla normativa vigente, mancato accesso alle procedure e all’accoglienza per chi richiede asilo, per citare qualche esempio. Attraverso queste prassi, diffuse in tutto il territorio nazionale, viene impedito alle persone straniere di esercitare i propri diritti, quali all’accesso alla protezione internazionale, al soggiorno regolare, all’iscrizione anagrafica, al lavoro, alle prestazioni sociali e alle cure sanitarie.
Cosa stiamo facendo
Il miglior modo di difendere i diritti è usarli

