Il TAR Lazio riconosce il diritto di accesso al Piano di Attuazione Nazionale del Patto Europeo su Asilo e Migrazioni

Con la sentenza del 3 marzo 2026, il TAR Lazio (Sezione Prima Ter) ha annullato il diniego opposto dal Ministero dell’Interno all’ostensione del Piano di Attuazione Nazionale (PAN) relativo al Patto Europeo sull’Asilo e la Migrazione. 

La Commissione Europea, nel presentare il “Piano di attuazione comune”, nel giugno 2024 chiedeva infatti che i singoli Stati membri redigessero un Piano di Attuazione Nazionale con cui sarebbero state definite le azioni, le riforme e le risorse necessarie per l’implementazione del Patto a partire dal giugno 2026.

Esclusa la società civile

Agli Stati membri veniva chiesto di interagire con le parti sociali, le autorità locali e le organizzazioni della società civile attraverso consultazioni regolari, al fine di elaborare un piano il più possibile corrispondente alle necessità reali in tema di migrazione e asilo. La partecipazione e il coinvolgimento della società civile italiana nella redazione del PAN, però, è rimasta su carta, diversamente dal caso dei numerosi Stati membri che hanno coinvolto le organizzazioni o, quantomeno, dopo l’elaborazione dei propri PAN, li hanno resi pubblicamente accessibili.

Mentre Stati come Germania, Olanda, Austria, Spagna e Svezia hanno optato per l’ostensione dei propri piani, l’Italia si è infatti schierata, insieme alla sola Grecia, sul fronte del rifiuto integrale, anche a fronte della richiesta della Commissione Europea di poter pubblicare sul proprio sito i Piani Nazionali. 

Nonostante un appello sottoscritto da oltre 50 associazioni e una lettera aperta inviata da 32 realtà del terzo settore per chiedere maggiore trasparenza, la società civile italiana è stata quindi di fatto esclusa dal processo di definizione del piano. Il Ministero dell’Interno, pur avendo prospettato la pubblicazione del documento durante un incontro nel marzo 2025, è tornato immediatamente sui propri passi.  

Accesso civico negato

A seguito dell’istanza di accesso civico generalizzato (FOIA) inviata da Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, il Ministero negava l’accesso sostenendo che la divulgazione del PAN avrebbe determinato un pregiudizio alla sicurezza pubblica, all’ordine pubblico e alle relazioni internazionali. Inoltre, secondo il Ministero, il PAN costituirebbe un atto propedeutico alla formazione di provvedimenti normativi e di programmazione, sottratto quindi alla trasparenza.

La vittoria al TAR

La decisione del Ministero dell’Interno è stata impugnata e, con sentenza n. 4084/2026, il TAR Lazio ha ribaltato la posizione ministeriale, sottolineando che l’accesso civico generalizzato costituisce un diritto fondamentale finalizzato a favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’uso delle risorse pubbliche.

Il TAR ha chiarito che il PAN non può essere considerato un mero “atto preparatorio in senso stretto” (come bozze o istruttorie politiche), ma costituisce un provvedimento dalla natura composita (ricognitiva, programmatica e finanziaria) finalizzato a stabilire i futuri interventi dell’amministrazione.

L’amministrazione inoltre, come già raccomandato dalle Linee guida ANAC in tema di accesso civico generalizzato del 2016 (raccomandazione raccolta molto raramente) non può limitarsi a menzionare genericamente i limiti di legge (es. sicurezza pubblica, ordine pubblico, tutela delle relazioni internazionali), ma deve indicare in modo puntuale il “concreto pregiudizio” che la divulgazione arrecherebbe agli interessi protetti. Il Ministero ha quindi mancato di motivare adeguatamente il rigetto, non spiegando in che modo la divulgazione del contenuto del PAN determinerebbe una lesione degli interessi-limite opposti. Infine, secondo i giudici amministrativi, l’amministrazione non ha valutato la possibilità di concedere un accesso parziale tramite l’eventuale oscuramento dei soli dati effettivamente sensibili, preservando il diritto del richiedente a conoscere il resto del piano. 

Il TAR ha quindi ordinato al Ministero dell’Interno di consentire l’accesso ai documenti richiesti entro 30 giorni, fatte salve le specifiche esigenze di oscuramento parziale.

Perché è importante

Conoscere il Piano di Attuazione Nazionale è essenziale per garantire un controllo democratico e un dibattito pubblico informato su una riforma di portata storica, che impatterà radicalmente sui diritti delle persone migranti e sull’impiego di ingenti fondi pubblici.

A maggior ragione nel caso in cui il richiedente sia un giornalista, una ONG o uno di quei soggetti che secondo la giurisprudenza CEDU ricoprono il ruolo di “social watchdog” (cane da guardia della democrazia), il cui interesse all’informazione deve essere valutato e bilanciato con maggior rigore.

Questa decisione si allinea alla prassi della maggior parte degli Stati membri dell’UE che hanno già reso pubblici i propri piani nazionali, ribadendo che la gestione delle migrazioni non può essere sottratta al principio di accountability tramite un uso arbitrario delle esclusioni dall’accesso agli atti.