Il Tribunale di Roma ordina il rilascio di un visto umanitario per un minore nigeriano in Libia

La vicenda conferma la situazione di assoluta gravità in cui versano migliaia di migranti in Libia, ma individua un nuovo strumento legale nella sfida per la tutela dei diritti elementari di ogni essere umano, in cui da sempre ASGI è impegnata.

Nel quadro di violenze e orrori che stanno insanguinando la Libia e, in primo luogo, i migranti intrappolati nei centri di tortura, lo scorso 21 febbraio 2019 il Tribunale di Roma ha ordinato al Ministero degli Affari Esteri, Ambasciata di Tripoli, il rilascio di un visto per motivi umanitari nei confronti di un cittadino nigeriano minorenne non accompagnato che si trovava in Libia.

Il ragazzo, già vittima di ripetuti rapimenti a scopo di estorsione e intercettamenti in mare a opera della cd. Guardia costiera libica, oltre che bisognoso di trattamenti sanitari, è stato localizzato, identificato e supportato dal personale dell’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) su richiesta di operatori legali italiani in contatto con la madre, regolarmente residente in Italia.

Nonostante ripetuti solleciti dell’OIM, l’Ambasciata nigeriana non ha rilasciato un documento di identità al ragazzo e l’Ambasciata italiana non ha emesso un documento di viaggio né un visto di ingresso.

Per questo motivo la madre del minore ha presentato un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.p. al Tribunale di Roma, il quale ha ordinato al Ministero degli Affari esteri di procedere immediatamente al rilascio di un visto di ingresso con validità territoriale limitata (VTL) per motivi umanitari (art. 25, Regolamento CE n. 810/09).

L’Ambasciata italiana di Tripoli ha quindi emesso un lasciapassare e un visto di ingresso per “invito” e il minore è potuto entrare in Italia grazie al sostegno dell’OIM, ricongiungendosi alla madre in condizioni di piena sicurezza.

 

Si tratta di una decisione di grande rilevanza, che non solo conferma la situazione di assoluta gravità in cui versano migliaia di migranti in Libia, ma individua un nuovo strumento legale nella sfida per la tutela dei diritti elementari di ogni essere umano, in cui da sempre ASGI è impegnata.

Le possibilità del contenzioso giudiziario a sostegno delle persone intrappolate in Libia sono limitate, ma occupano una posizione centrale nell’attività della nostra associazione che, nel corso degli ultimi anni, ha predisposto articolate iniziative di studio e contenzioso a livello nazionale e sovranazionale per fare valere la libertà di movimento delle persone e la responsabilità delle istituzioni europee ed italiane che – direttamente o tramite la delega al respingimento alla cd. Guardia Costiera libica – non consentono a migranti e richiedenti asilo di giungere in Europa.

È però evidente che solo una chiara – e necessaria – volontà politica consentirà un piano di evacuazione dal Paese delle migliaia di migranti ridotti in schiavitù, torturati nei centri di prigionia, condannati all’isolamento e agli stenti, così come degli stessi cittadini libici stretti nella morsa della guerra.

In questo senso l’avere concluso nel 2017 un accordo con il Governo libico di Al Serraj, l’avere dismesso ogni attività di ricerca e soccorso nel Mare Mediterraneo, unitamente alla criminalizzazione (iniziata nel 2017 e pervicacemente portata avanti sino ad oggi con la illegittima politica cd. della chiusura dei porti italiani) delle attività delle ONG che supplivano alle gravi mancanze delle istituzioni in tali attività, costituisce la più evidente delle responsabilità dell’Italia e della Unione europea. Queste ultime, nell’ambito di un più ampio processo di esternalizzazione delle frontiere e del diritto di asilo, hanno profondamente minato il rispetto dei diritti umani e fondamentali delle persone, così violando i più basilari principi su cui la stessa Unione europea si fonda.

Il rispetto dei diritti fondamentali delle persone impone il rovesciamento dell’attuale paradigma europeo e italiano in materia di immigrazione, indifferente, quando non propulsore di intollerabili violazioni.


Tribunale di Roma, Ordinanza del 21 febbraio 2019

Il comunicato e l’ ordinanza del Tribunale di Roma in inglese


 

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