Era stato riportato in Libia insieme a più di 270 persone dal mercantile Asso 29 con il sostegno dalle autorità italiane. Il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto l’illegittimità di questa condotta, stabilendo il diritto di A. a entrare in Italia.
Oggi A. richiedente asilo sudanese, arriva finalmente in Italia con un volo di linea e un visto di ingresso. Questo arrivo ha un eccezionale significato simbolico: rende effettivo il diritto di asilo sancito dalla Costituzione, sistematicamente violato dalle pratiche di respingimento nel Mediterraneo dove le autorità italiane, anche con la complicità di società private, ostacolano l’arrivo via mare di coloro che cercano protezione in Europa.
A. faceva parte di un gruppo di oltre 270 persone respinte illegalmente in Libia tra il 30 giugno e il 2 luglio 2018 tramite il mercantile italiano Asso 29 di proprietà della Augusta Offshore, con sede a Napoli. L’episodio è stato eseguito su ordine e con il coordinamento delle autorità italiane operanti in Libia.
Il Tribunale civile di Roma ha accertato la dinamica illecita del respingimento, avvenuto in violazione dei dei principi sanciti dalla giurisprudenza delle corti internazionali che avevano già condannato l’Italia per quanto accade nel Mediterraneo.
L’intercettazione dei migranti e il successivo respingimento illegittimo, ha inoltre accertato il Tribunale, sono il risultato del contributo logistico, di supporto e coordinamento fornito delle autorità italiane. Questa condotta ha quindi violato le cd. “obbligazioni positive” che impongono agli Stati di prevenire atti di tortura o trattamenti inumani. Durante le operazioni di salvataggio, le autorità intervenute e i comandanti delle navi coinvolte devono sempre garantire che i naufraghi siano sbarcati in un luogo sicuro, indipendentemente da chi coordini effettivamente le attività di soccorso. Nel caso della Asso 29, infatti, questo principio non viene meno neppure se intervengono le autorità libiche o se la richiesta di soccorso proviene da esse, come già affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza sul caso della Asso 28 della medesima società armatrice.
L’arrivo di A. è il risultato di una battaglia legale che ha portato il Tribunale di Roma a ribadire un principio fondamentale: le persone respinte devono vedersi reintegrato il loro diritto all’asilo mediante la possibilità di entrare materialmente in Italia e presentare la domanda di protezione internazionale. Solo così si può evitare il prodursi di uno svuotamento degli obblighi di protezione.
Il caso è stato seguito da un ampio collegio difensivo dell’Asgi con il sostegno del progetto Oruka dell’associazione e del Josi&Loni Project. Insieme queste associazioni hanno ricostruito e documentato l’evento e sono riuscite a ottenere finalmente giustizia, seppure le sentenze siano state appellate. Ancora molte delle persone respinte si trovano fuori dall’Unione europea senza alcuna forma di protezione.
Ulteriori informazioni:
Caso Asso 29: La Libia non è un paese sicuro dove sbarcare i migranti
Asso 29, ha diritto al visto per chiedere asilo una persona respinta illegalmente in Libia
Il collegio difensivo è composto dallɜ avvocatɜ Giulia Crescini, Cristina Laura Cecchini, Lucia Gennari, Luca Saltalamacchia, Salvatore Fachile, Ginevra Maccarrone, Loredana Leo.
Contatti:
Avv. Cristina Laura Cecchini: 340 3450387
Adelaide Massimi, Progetto Sciabaca&Oruka, ASGI: 3291279127
Sarita Fratini, JLProject: 347 7186626

