Diritto, verità e responsabilità: l’impatto di Sciabaca&Oruka contro l’esternalizzazione dei confini

Dal 2015, l’Europa e i Paesi Membri hanno scelto di finanziare paesi che violano sistematicamente i diritti delle persone straniere, come Libia e Tunisia, trasformando la detenzione arbitraria e la deportazione in strumenti di governo ordinari. In questi anni, il progetto Sciabaca & Oruka ha lavorato per contrastare le violenze di cui le istituzioni europee si rendono complici, per far emergere violazioni spesso consumate nel silenzio, e per portare le responsabilità istituzionali di fronte alla giustizia.

Le azioni del progetto Sciabaca&Oruka

La nostra azione si articola in quattro direzioni:

  • Promuovere azioni legali per ottenere visti d’ingresso a favore delle vittime di violazioni dei diritti.
  • Sviluppare contenziosi strategici per contestare le basi giuridiche delle politiche di controllo delle migrazioni, in collaborazione con ONG europee e africane.
  • Combinare il contenzioso con attività di reporting e advocacy per denunciare l’illegalità istituzionale.
  • Costruire reti transnazionali con la società civile dei Paesi extra-UE per il monitoraggio congiunto e l’azione legale.

Ecco i risultati che abbiamo raggiunto nell’ultimo anno

Contro i respingimenti delegati

I cosiddetti respingimenti delegati sono operazioni di intercettazione e ritorno forzato condotte nel Mediterraneo dalla Guardia costiera libica o dalla Guardia nazionale tunisina, ma coordinate o sostenute dallo Stato italiano. Dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia (2012), che ha dichiarato illegittimi i respingimenti diretti verso la Libia, l’Italia ha adottato una strategia alternativa: fornire supporto logistico, tecnico ed economico a Libia e Tunisia affinché siano loro a intercettare e riportare indietro le persone in fuga, nonostante le sistematiche violazioni dei diritti delle persone straniere in quei Paesi siano ampiamente documentate.

Nel 2025 quindi abbiamo:

  • Accertato la responsabilità Italiana

Nei casi Asso 29 e Vos Triton, il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto la responsabilità italiana per i respingimenti delegati alla cosiddetta Guardia costiera libica e ad attori privati. Il Tribunale ha stabilito che la giurisdizione italiana si estende a operazioni compiute da terzi su mandato o con supporto dello Stato. A seguito del riconoscimento dell’illegittimità della condotta italiana, per la prima volta, due persone respinte illegalmente nel Mediterraneo centrale sono arrivate in Italia con un regolare visto d’ingresso. Questo risultato ha aperto un nuovo spazio di azione legale contro la “deresponsabilizzazione” delle violazioni dei diritti fondamentali.

  • Denunciato le responsabilità di Frontex

Attraverso l’analisi legale, il progetto ha ricostruito il ruolo operativo di Frontex nel coordinamento delle intercettazioni da parte delle autorità libiche. Questa documentazione, che identifica il ruolo fondamentale degli avvistamenti aerei di Frontex nel determinare le intercettazioni e il riconduzione in Libia, sarà la base di un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE per il risarcimento del danno.

  • Impugnato i finanziamenti alla Garde Nationale tunisina

Insieme ad altre organizzazioni, il progetto ha impugnato il finanziamento di 4,8 milioni di euro per il trasferimento di sei motovedette italiane alla Garde Nationale tunisina. Nonostante il rigetto nel merito, il Consiglio di Stato ha riconosciuto l’obbligo di vigilanza delle amministrazioni italiane sulle modalità di utilizzazione dei mezzi ceduti—un precedente che consente ulteriori azioni di accesso civico.

Contro i rimpatri “volontari” assistiti

Il progetto ha incrinato l’accettazione tacita dei programmi di Rimpatri “Volontari” Assistiti da paesi terzi come Libia e Tunisia, contestando la loro presunta volontarietà quando rappresentano l’unica via di fuga da detenzioni arbitrarie e torture.

  • Un ricorso amministrativo ha impugnato il finanziamento di 7 milioni di euro stanziato dal MAECI per i rimpatri dalla Libia, soprattutto considerando che avvengono dai centri di detenzione libici e coinvolgono persone vulnerabili e minori.
  • Abbiamo lanciato la campagna di sensibilizzazione Voluntary Humanitarian Refusal – Una scelta che non puoi rifiutare, che ha promosso una riflessione pubblica sull’impatto reale dei RVA.

Contro la segretezza

Per contrastare l’incremento della segretezza amministrativa che caratterizza le politiche di esternalizzazione, sono state presentate 24 istanze FOIA (Freedom of Information Act) a diverse amministrazioni (MAECI, Ministero dell’Interno, Guardia di Finanza) per tracciare l’utilizzo dei fondi pubblici destinati a programmi di esternalizzazione, inclusi i cosiddetti rimpatri volontari assistiti.

Un lavoro di rete

Il progetto ha rafforzato le reti legali e di advocacy, portando il contenzioso a livello internazionale. È stato presentato un ricorso d’urgenza al Comitato ONU per i diritti umani, che ha richiesto alla Tunisia misure ad interim per la tutela di richiedenti asilo sudanesi trasferiti forzatamente al confine con l’Algeria. Inoltre, prosegue il lavoro per la costruzione di un caso strategico da presentare alla Corte Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli per denunciare le gravi violazioni derivanti dalle politiche di esternalizzazione in Nord Africa.

Queste azioni contribuiscono a una cultura giuridica capace di mettere in discussione le prassi di esternalizzazione e a promuovere un cambiamento strutturale nelle politiche migratorie.