
Nell’ambito dell’iniziativa Protecting Rights at Borders è stato pubblicato il rapporto trimestrale sui respingimenti illegali ai confini dell’Unione europea da gennaio a marzo 2022.
Il 10 maggio 2022 la rete PRAB (Protecting Rights at Borders) composta da 7 organizzazioni non governative ed associazioni (ASGI, Diaconia Valdese, Danish Refugee Council, Macedonian Young Layres Association, Greack Council for Refugees, Hungarian Helsinki Committee e Humanitarian Center for Integration and Tolerance) in 7 diversi paesi europei (Italia, Ungheria, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia del Nord e Grecia) ha pubblicato il quarto rapporto intitolato “Quando c’è volontà c’è modo per proteggere”.
Come noto, nei primi mesi del 2022 la politica europea sui richiedenti asilo e persone bisognose di protezione è cambiata in senso positivo, ma purtroppo solo nei confronti di alcuni cittadini di paesi terzi che cercano tutela in Unione Europea. Mentre la protezione fornita agli ucraini che raggiungono l’UE può solo essere applaudita, i cittadini di altri paesi continuano ad essere respinti alle nostre frontiere esterne ed interne e sottoposti a gravi violazioni dei loro diritti fondamentali, compreso il diniego di accesso alla procedure di asilo, furti o distruzioni di proprietà ed effetti personali e/o abusi ed aggressioni fisiche
Il rapporto pubblicato il 10 maggio mira pertanto ad evidenziare le violazioni sistematiche dei diritti che continuano a verificarsi alle frontiere interne ed esterne degli Stati membri dell’UE ed a delineare i limiti all’accesso effettivo ai diritti, con particolare attenzione alla distinzione di trattamento tra coloro che sono tutelati dalla Direttiva sulla protezione temporanea dell’UE e gli altri.
Rispetto ai pushback, solo nei primi 3 mesi del 2022, le organizzazioni facenti parte della rete PRAB hanno raccolto quasi duemila segnalazioni e testimonianze di respingimenti subiti da uomini, donne e bambini alle frontiere esterne e interne dell’UE. Più della metà di tutti i respingimenti riguardano cittadini afgani, e su ogni 100 persone respinte, almeno 10 sono minori.
Con riferimento agli ormai noti respingimenti dalla Croazia, riconosciuti anche in diverse recenti sentenze dei tribunali, il rapporto segnala che gli stessi proseguono e che si è di fronte ad una sospensione dei trasferimenti Dublino verso la Croazia da parte dei Tribunali Europei (cfr. decisione del Tribunale Amministrativo Federale di Svizzere del 6 gennaio 2022 nonchè decisione del Consiglio di Stato Olandese del 13 aprile 2022) e al non rispetto de facto al principio della fiducia reciproca tra gli Stati membri dell’UE.
I pushback sul confine greco-turco rimangono altresì all’ordine del giorno. Nonostante il silenzio e/o la negazione da parte degli organi e delle autorità competenti, il fenomeno non è affatto diminuito nel corso del 2022 ed i respingimenti su quella frontiera esterna dell’UE restano una pratica standard.
Rispetto all’Italia, il rapporto riporta 68 testimonianze di pushback sul confine italo-francese, raccolte direttamente dalle organizzazioni presenti in frontiera, nei primi tre mesi dell’anno. Non si tratta del numero complessivo dei respingimenti effettuati dall’inizio del 2022 al 31 marzo ma solo di un numero parziale, e di testimonianze direttamente raccolte dalle organizzazioni della rete. Il rapporto inoltre mette alla luce quanto già comunicato dal Network Porti Adriatici il 7 febbraio scorso al Consiglio dei Ministri dell’UE in merito alla necessità di continuare a supervisionare l’applicazione della nota sentenza C.edu Sharifi e Altri vs Italia e Grecia, viste le testimonianze raccolte nel corso del 2021 e 2022 di persone respinte dall’Italia verso la Grecia in base all’accordo di riammissione Italia-Grecia.
Il rapporto inoltre analizza l’accesso effettivo alla protezione temporanea per i cittadini provenienti dall’Ucraina in diversi Stati membri dell’UE, giungendo alla conclusione che in alcuni Stati membri la protezione temporanea rimane più un’ambizione che una realtà, poiché alle persone che potrebbero accedere alla stessa non vengono fornite informazioni precise che gli permettano di fare un scelta informata ed efficace sul presentare la domanda o meno. Dall’altra parte, nonostante la decisione del Consiglio Europeo del 4 marzo 2022 contempla tra i destinatari della protezione temporanea anche diverse categorie di cittadini di paesi terzi che soggiornavano in Ucraina, il rapporto segnala che molti cittadini di paesi terzi, in fuga dalla guerra in Ucraina, hanno subito respingimenti alle frontiere interne ed esterne dell’UE
Infine, la rete Prab denuncia la profilazione etnica e razziale in atto in diverse frontiere interne ed esterne dell’UE in merito all’accesso alla procedura d’asilo, ai controlli di polizia ecc. In Lituania ad esempio nel primo trimestre del 2022 solo i cittadini bielorussi che attraversano il confine in modo irregolare, hanno potuto entrare e presentare richiesta di asilo, mentre a tutti gli altri tale diritto è stato negato. In Italia invece la profilazione su base etnica e/o razziale è stata osservata a diversi confini interni (italo-francese e italo-austriaco) con riguardo al controllo dei documenti ai cittadini stranieri in transito all’interno dello spazio Schengen.
Maggiori informazioni, ma anche raccomandazioni su cosa si dovrebbe fare per porre fine a queste violazioni dei diritti alle frontiere interne ed esterne dell’UE possono essere trovate nel rapporto.
L’iniziativa Protecting Rights at Borders (Prab) riunisce organizzazioni che operano in diversi paesi:
Italia (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – ASGI), Diaconia Valdese (DV), Danish Refugee Council (DRC Italia); Ungheria ( Hungarian Helsinki Committee ); Bosnia ed Erzegovina (DRC BiH);Serbia ( Humanitarian Center for Integration and Tolerance (HCIT)); Macedonia del Nord ( Macedonian Young Lawyers Association – MYLA); Grecia ( Greek Council for Refugees (GCR) e DRC Grecia); Polonia (Associazione per l’intervento legale); Lituania (Gruppo per lo sviluppo delle diversità); Bielorussia (Human Constanta); Bruxelles (DRC Bruxelles)
Le associazioni hanno sviluppato un meccanismo coordinato per:
- documentare le violazioni di diritti ai confini interni ed esterni dell’Unione Europea;
- offrire supporto legale;
- portare avanti iniziative di advocacy e visibilità congiunte.
I report precedenti:
La dignità umana persa ai confini europei, dicembre 2021
Doors wide shut – sintesi in italiano, luglio 2021
Responsabilità respinte: violazioni dei diritti umani come trattamento di benvenuto alle frontiere europee, maggio 2021

