Naufragio di Roccella Jonica: un primo passo verso la tutela del diritto al nome e alla dignità delle persone decedute

Al termine di serie di azioni e di richieste, ASGI, attraverso il progetto Medea, è riuscito ad ottenere l’apposizione dei nomi sulle lapidi di 8 delle 21 salme che sono state recuperate a seguito del naufragio avvenuto nei pressi di Roccella Jonica

La notte tra il 16 e 17 giugno 2024, un’imbarcazione partita dalle coste della Turchia, naufraga a circa 120 miglia dalle coste calabresi.

Sul  naufragio cala sin da subito il silenzio, le operazioni di trasporto dei corpi recuperati vengono svolte di notte e in porti anche molto distanti tra loro, rendendo impossibile documentare quello che sta avvenendo. Non si conosce il numero dei corpi recuperati, i superstiti vengono ricoverati in posti diversi e coloro che cercano i propri familiari devono spostarsi tra i diversi luoghi. Non c’è un comunicato, nessuna cerimonia.  

Nei giorni immediatamente successivi, familiari e organizzazioni della società civile si mobilitano, anche per garantire piena protezione alle persone sopravvissute,  Il 22 giugno Asgi, con l’ass. Mem Med,  inviano  una comunicazione alle Autorità competenti per chiedere di adottare ogni misura utile alla ricerca delle persone scomparse e al recupero dei corpi di quelle decedute, di garantire lo svolgimento di adeguate procedure di identificazione e di assicurare il rispetto della volontà dei familiari riguardo alla sepoltura o al rimpatrio dei corpi dei propri congiunti.

ASGI, attraverso il progetto Medea, ha continuato nei mesi successivi a portare avanti le medesime richieste e ad agire per per tutelare i diritti delle persone sopravvissute e di quelle decedute nonchè dei loro familiari attraverso diversi strumenti, quali:

  • Richieste di accesso agli atti (FOIA) inviate alle istituzioni competenti, tra cui la Prefettura di Reggio Calabria e l’Ufficio del Commissario Straordinario per le Persone Scomparse
  • Sopralluoghi diretti presso il cimitero di Armo (RC), dove erano stati sepolti i corpi rinvenuti
  • Richieste formali e diffide per garantire l’identificazione dignitosa delle sepolture

In particolare, un sopralluogo presso il cimitero di Armo, effettuato ad aprile 2025, ha permesso di constatare che  i corpi erano stati interrati e che tutte le   tombe,  erano  .” distinte tra loro solo dalla dicitura “salma n…”.

Al fine di tutelare il diritto fondamentale al nome e alla dignità delle persone decedute ASGI ha inviato richieste alla Prefettura e al Comune di Reggio Calabria per chiedere interventi per l’apposizione dei nomi sulle tombe,  anche al fine di garantire il diritto dei familiari delle persone decedute ed identificate di avere esatta contezza del luogo di sepoltura.

Di fronte all’apparente inerzia delle Autorità competenti, l’associazione ha proceduto con formale diffida.

A seguito di ciò, Il 29 maggio 2025, il Comune di Reggio Calabria ha dato atto dell’avvenuta apposizione delle targhette metalliche  con i nomi delle persone decedute nel naufragio e sepolte presso il cimitero di Armo, per le quali erano state concluse le procedure di riconoscimento.

Trasparenza e documentazione pubblica

In un’ottica di massima trasparenza e per contribuire alla documentazione di questa tragedia, ASGI rende pubblici:

L’azione di ASGI e Medea si inserisce nel più ampio impegno per la tutela del diritto alla verità   delle persone  scomparse o decedute lungo le rotte migratorie, sia via mare che via terra.