Il governo tedesco mette a rischio il sistema Schengen – L’analisi giuridica e dei respingimenti tedeschi delinea un quadro di illegalità sistematica.

Breve analisi della recente giurisprudenza che sta fortemente intaccando le recenti decisioni politiche del governo tedesco di promuovere azioni di respingimento alle frontiere interne come ulteriore correttivo alla reintroduzione sistematica ai controlli all frontiere interne nel contrasto ai movimenti secondari.

Nel panorama europeo della gestione dell’’immigrazione e della – non più – libera circolazione all’interno dello spazio Schengen, la Germania ha impresso una significativa svolta restrittiva con l’implementazione di una politica di respingimenti sistematici alle proprie frontiere interne. La coalizione CDU/CSU-SPD, attraverso il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, ha inaugurato da inizio maggio 2025 una strategia che prevede il respingimento anche dei richiedenti asilo provenienti da “Paesi terzi sicuri”, riservando eccezioni esclusivamente alle “persone chiaramente vulnerabili” – identificate principalmente in donne incinte e minori.

Questa politica è, in realtà, la prosecuzione di strategie di contenimento agli ingressi già sviluppate da governi precedenti. Dal 2015 (come primo Paese in Europa), l’allora “governo Merkel” aveva già reintrodotto i controlli di frontiera al confine interno dell’UE tra Germania e Austria (qui maggiori informazioni sui controlli alle frontiere interne dell’UE attualmente attivi nell’UE). Nel 2024, l’ultimo governo tedesco di Olaf Scholz ha rafforzato ulteriormente queste misure dopo le notevoli pressioni esercitate dall’opposizione e ha ripristinato i controlli di frontiera a tutti i confini interni tedeschi dell’UE. A differenza delle precedenti iniziative  e prassi adottate (anche da altri stati membri) in materia di frontiere interne dell’UE, le attuali misure introdotte prevedono esplicitamente anche il respingimento dei richiedenti asilo.

Secondo il ministero, nel periodo dall’8 al 4 giugno 2025 la polizia federale ha respinto alle frontiere tedesche un totale di 3.279 persone (tra cui 160 richiedenti asilo). Dall’inizio dell’anno, sono state respinte quasi 14.000 persone.

Questa strategia politica, discutibile sotto molto punti di vista,  appare ulteriormente incomprensibile se si considera che viene adottata in un momento di drastica diminuzione degli arrivi di richiedenti asilo, con un calo del 30% nel 2024 e del 46,2% nei primi mesi del 2025 rispetto ai periodi precedenti (vedi: Asylanträge in Deutschland).

Le recente giurisprudenza interna di contrasto alle politiche di respingimento

  1. La decisione del Tribunale Amministrativo di Berlino (2 giugno 2025)

    Il Tribunale Amministrativo di Berlino ha emesso una pronuncia di particolare rilevanza che rappresenta un attacco frontale alla legittimità dei respingimenti tedeschi. La decisione del 2 giugno 2025 (VG Berlin, VG 6 L 191/25) costituisce un precedente giudiziario cruciale che demolisce sistematicamente le argomentazioni del governo tedesco.

    Nel caso concreto, la polizia federale della stazione ferroviaria di Francoforte (Oder) ha respinto il 9 maggio tre richiedenti somali in Polonia, nonostante avessero presentato domanda di asilo. 

    I giudici berlinesi hanno stabilito con estrema chiarezza che i respingimenti violano frontalmente il diritto dell’Unione Europea, articolando la loro decisione su tre pilastri fondamentali:

    • hanno evidenziato l’assenza di una giustificazione fondata per invocare l’articolo 72 TFUE. La Corte ha sottolineato come il governo tedesco non sia riuscito a fornire quella documentazione “affidabile, coerente e probante” richiesta dalla giurisprudenza europea per giustificare deroghe al diritto dell’Unione in nome della sicurezza nazionale.
    •  hanno messo in luce come i respingimenti aggirano il sistema Dublino III, che prevede procedure specifiche e tempi definiti per la determinazione dello Stato competente per l’esame delle domande di asilo. Il Tribunale ha chiarito che questo sistema non può essere semplicemente ignorato attraverso respingimenti immediati.
    • hanno evidenziato come il diritto europeo già contempli meccanismi di gestione delle crisi migratorie (articolo 33 del Regolamento Dublino III), rendendo ingiustificabili iniziative unilaterali degli Stati membri.
    2. Il precedente del Tribunale Amministrativo Superiore della Baviera (17 marzo 2025)

    Particolarmente significativa risulta anche la precedente sentenza del Tribunale Amministrativo Superiore della Baviera del 17 marzo 2025 (BayVGH, 10 BV 24.700), che ha fornito un importante precedente per la valutazione della legalità dei controlli di frontiera tedeschi.

    Questa decisione ha stabilito che i controlli di frontiera del 2022 alla frontiera austro-tedesca erano illegittimi, insieme alle relative misure di identificazione adottate. Il Tribunale bavarese ha adottato un approccio metodologico che risulta particolarmente importante in questo contesto: ha stabilito che quando la reintroduzione dei controlli di frontiera è illegittima in generale, anche l’attività amministrativa che ne consegue (e.g. il controllo dell’identità nell’ambito di questo controllo) è illegittima e viola i principi di libertà di circolazione garantita dal diritto costituzionale e europeo.

    Questa interpretazione assume una portata potenzialmente dirompente se applicata ai respingimenti attuali: se i controlli di frontiera non rispettano i requisiti del Codice frontiere Schengen, anche i respingimenti che ne conseguono risultano viziati da illegittimità. Il ragionamento del Tribunale bavarese crea così una catena di illegittimità che si estende dai controlli alle successive misure di respingimento.

    Il quadro normativo violato: le violazioni del diritto dell’Unione Europea

    Il Codice frontiere Schengen delinea parametri rigorosi per la reintroduzione/proroga dei controlli alle frontiere interne, limitandone l’applicazione esclusivamente a situazioni caratterizzate da minacce gravi all’ordine pubblico e circoscrivendone la durata a periodi temporalmente definiti. La giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’UE ha progressivamente rafforzato un’interpretazione restrittiva di tali disposizioni, enfatizzando come questi controlli debbano configurarsi quale eccezione temporanea al principio cardine della libera circolazione delle persone.

    I respingimenti attualmente attuati dalla Germania comportano un sistematico aggiramento del Regolamento Dublino III. Tale sistema normativo prevede infatti l’implementazione di procedure articolate che includono  colloqui personali, valutazioni approfondite delle singole situazioni e meccanismi di coordinamento tra Stati membri caratterizzati da tempistiche prestabilite. L’adozione di respingimenti immediati rende de facto impossibile l’applicazione di queste garanzie procedurali fondamentali.

    L’articolo 72 del TFUE, invocato dal governo tedesco quale giustificazione normativa per la gestione di situazioni emergenziali attraverso la temporanea sospensione dell’applicazione del diritto dell’UE, ha ricevuto dalla Corte di giustizia un’interpretazione significativamente restrittiva, che non ha mai riconosciuto deroghe fondate su tale disposizione. La giurisprudenza europea consolidata richiede infatti la produzione di prove concrete e circostanziate per giustificare qualsiasi deroga al corpus normativo dell’Unione.

    Le sfide operative e le implicazioni per l’architettura europea

    L’implementazione di queste misure di respingimento sistematico si scontra con ostacoli operativi che ne compromettono gravemente la sostenibilità a lungo termine. In questo senso, il sindacato di polizia tedesca ha infatti evidenziato come l’intensificazione dei controlli alle frontiere possa essere mantenuta esclusivamente per periodi limitati, non superiori ad alcune settimane, rivelando l’insufficienza delle risorse disponibili per sostenere un simile sforzo organizzativo. Parallelamente, la mancanza di cooperazione degli Stati confinanti emerge quale ostacolo strutturale pressoché insormontabile: il rifiuto da parte della Polonia di riprendere in carico i richiedenti asilo respinti dalla Germania dimostra come questa strategia unilaterale rischi di generare significative tensioni diplomatiche. Questi respingimenti configurano inoltre una sfida politica di portata essenziale per l’intero sistema europeo di gestione dell’asilo e per la conseguente tenuta dell’architettura della libera circolazione. La loro perpetuazione potrebbe infatti innescare una reazione a catena che spingerebbe altri Stati membri a disattendere sistematicamente il diritto dell’Unione, con conseguenze potenzialmente decisive per la coesione e l’efficacia dell’intero ordinamento giuridico dell’UE.

    In questo senso, le recenti decisioni delle corti teutoniche assumono una rilevanza ancora maggiore, ribadendo principi di diritto e tutela dei diritti fondamentali delle persone in transito che ulteriormente sembrano incrinare scelte politiche che, ancora un volta. sembrano rispondere solo a esigenze di consenso politico.