I controlli di frontiera austriaci e la cooperazione di polizia – Sebastian Sperner

Riportiamo l’analisi di Sebastian Sperner dei controlli frontalieri attualmente in vigore in Austria, la cooperazione di polizia con altri paesi, con particolare attenzione al confine meridionale e al confine tedesco, nonché sul ruolo del Tribunale amministrativo della Stiria in casi significativi.

Sebastian Sperner lavora a Vienna con l’ONG ASYL Koordination, un’organizzazione che si occupa di advocacy e collabora con altre ONG sui temi della migrazione. L’organizzazione ha recentemente avviato una sezione dedicata al contenzioso strategico, raccogliendo donazioni per finanziare cause legali mirate.

Il suo contributo si concentra sulla situazione austriaca e sui confini Schengen, e in particolare sui controlli frontalieri attualmente in vigore in Austria, sulla cooperazione di polizia con altri paesi e sull’importante contenzioso che si è svolto davanti al Tribunale amministrativo della Stiria in relazione a casi di riammissione informale di richiedenti protezione internazionale.

Re-writing Borders – Unmapping the map

L’intervento di Sebastian Sperner si è svolto all’evento Re-writing Borders – Unmapping the map organizzato dal Progetto Medea, il 3 al 6 luglio 2025 a Trieste. Con l’obiettivo di riflettere sulle politiche migratorie europee, sulle ricadute per i diritti delle persone straniere e per la tenuta della democrazia, l’evento ha riunito operatori, avvocati e attivisti in supporto alle persone straniere. 

Parte degli incontri hanno riguardato le frontiere interne dell’Unione Europea, ormai uno spazio di libera circolazione esclusivo dei cittadini europei o dei cittadini con sembianze somatiche accostabili alla “bianchezza”.  Lo abbiamo documentato sin dal 2015 raccontando e contrastando le politiche degli Stati membri che hanno progressivamente ridotto la mobilità delle persone straniere ricorrendo in maniera del tutto sproporzionata a strumenti “eccezionali”, come il ripristino dei controlli di frontiera, o illegittimi, come le riammissioni informali e in generale i respingimenti alle frontiere, attraverso strumenti di advocacy o di analisi giuridica e ad azioni di contenzioso. 

Controlli frontalieri attivi

L’Austria mantiene attualmente controlli frontalieri con quattro paesi diversi, organizzati in due ordini separati e rinnovati ogni sei mesi.

I confini con la Slovacchia e la Repubblica Ceca

Dal aprile 2015 sono in vigore controlli frontalieri con la Slovacchia e la Repubblica Ceca. L’argomentazione presentata alla DG Home si concentra sulla migrazione irregolare e sulla pressione che i migranti esercitano sulla società e sul sistema austriaco. Il governo austriaco sostiene la necessità di questi controlli per proteggere il paese e monitorare i gruppi terroristici. L’argomentazione rimane sostanzialmente invariata dal 2015.

Nonostante la sentenza della Corte di giustizia europea, l’Austria insiste a non conformarsi alla decisione, utilizzando ripetutamente le stesse argomentazioni. Il paese implementa controlli frontalieri sia stazionari che mobili, presso i punti di ingresso e nelle aree di prossimità ai confini.

I dati sui controlli sono limitati poiché non vengono pubblicati regolarmente. È necessario che i parlamentari europei richiedano queste informazioni al Ministero degli Interni. Per il 2023, si registrano circa 3.000 persone in movimento registrate in prossimità di questi due confini, con solo due rifiuti di ingresso (uno per la Slovacchia e uno per la Repubblica Ceca). Sono state presentate 11 richieste di riammissione, tutte respinte sia dalla Slovacchia che dalla Repubblica Ceca. Non sono disponibili dati per il 2024.

I confini con l’Ungheria e la Slovenia

I controlli frontalieri con l’Ungheria e la Slovenia sono in vigore dall’inizio del 2015, anch’essi rinnovati ogni sei mesi. L’argomentazione per la loro necessità rimane fondamentalmente identica.

Un aspetto interessante è che ogni volta che vengono reintrodotti i controlli, il Ministro degli Interni emette dichiarazioni pubbliche, sostenendo la pericolosità della situazione e la necessità di tali politiche. Nelle stesse dichiarazioni afferma che i controlli sono stati efficaci visto il numero ridotto degli arrivi dei migranti, in questo modo contraddicendosi. Secondo la logica del governo, non dovrebbero essere dunque più necessari i controlli. Nella settimana 17 del 2015, solo 19 persone hanno attraversato il confine verso il Burgenland. 

Nel 2023 si sono registrati 192 rifiuti di ingresso riguardo l’Ungheria e nessuno per la Slovenia. Il governo sloveno è stato critico verso questi controlli, definendoli costosi e non necessari.

Nel 2024 sono state 1.400 le persone in movimento registrate in prossimità del confine ungherese, un numero relativamente basso considerando la posizione strategica sulla rotta balcanica.

Cooperazione di polizia internazionale

Operazione Fox

Introdotta nel dicembre 2022, l’Operazione Fox rappresenta una cooperazione tra le forze di polizia austriache e ungheresi. Secondo il diritto europeo, gli agenti di polizia austriaci possono utilizzare la forza in Ungheria quando è presente anche un agente ungherese, con l’obiettivo di combattere la migrazione illegale.

Nel mese di giugno 2024 erano impiegati circa 32 agenti di polizia austriaci. Esistono numerose testimonianze di respingimenti e violazioni dei diritti umani da parte della polizia ungherese. Sebbene non sia informazione pubblica ufficiale, esistono prove che la polizia austriaca sia stata coinvolta in queste azioni o ne sia stata a conoscenza.

L’operazione è costata oltre 2 milioni di euro nel 2023 e probabilmente sarà estesa al confine rumeno-ungherese.

Cooperazione con la Serbia

Esiste una cooperazione tra la polizia serba e austriaca con circa 25 agenti austriaci impiegati in Serbia, principalmente al confine serbo-nordmacedone, con l’uso di attrezzature termiche, autobus e droni per supportare la polizia di frontiera. È prevista l’estensione di questa pratica al confine serbo-bulgaro.

Il Ministro degli Interni austriaco ha menzionato che circa 140 agenti di polizia sono presenti nei Balcani in generale, un numero superiore ai 55 noti per Ungheria e Serbia. Le informazioni su dove si trovino e cosa facciano rimangono limitate.

Situazione al confine meridionale

L’accordo informale di riammissione con la Slovenia

Nel 2022 è stato stabilito un accordo informale di riammissione tra Austria e Slovenia. A seguito di questa intesa, è stato documentato un aumento di respingimenti al confine, in particolare gli attivisti sul campo hanno fatto un lavoro di raccolta di testimonianze e di evidenze, impegnandosi nello specifico in due casi di supporto per due persone in movimento alla contestazione del respingimento.

Le decisioni del Tribunale amministrativo della Stiria

Primo caso (luglio 2021)

Il tribunale ha emesso una sentenza storica riguardante un cittadino marocchino residente in Bosnia. Sebbene il richiedente avesse presentato domanda d’asilo dopo essere entrato in Austria, è stato sottoposto a respingimenti a catena: prima verso la Slovenia, poi verso la Croazia e infine verso la Bosnia. 

La sentenza ha stabilito con chiarezza che la prassi era illegale, il trattamento del richiedente era disumano e che esisteva una pratica sistematica di respingimenti dall’Austria verso la Slovenia. La Landespolizeidirektion Steiermark ha impugnato la decisione davanti all’Alta Corte amministrativa, la quale ha respinto il ricorso nel maggio 2022.

Secondo caso

Un caso simile ha riguardato un minore somalo che, una volta entrato in Austria insieme a un gruppo di altre persone in movimento, aveva fatto richiesto asilo ed era stato comunque respinto in Slovenia. La sua domanda di asilo era chiaramente documentata. 

Il tribunale ha dichiarato illegale la pratica, sancendo che costituiva un respingimento illegale. La Slovenia ha effettivamente concesso asilo alla persona, ma il respingimento austriaco rimane illegale. Anche in questo caso, la Landespolizeidirektion Steiermark ha tentato di appellarsi, ma l’Alta Corte ha respinto nuovamente il ricorso nel maggio 2022.

Cambiamento di politica: A seguito di queste due sentenze la politica di polizia è cambiata. Il Ministero dell’Interno ha emanato un decreto interno che definisce i criteri da applicare quando persone in movimento entrano in Austria, specificando che la manifestazione di una domanda d’asilo può avvenire non solo verbalmente ma anche mediante comportamenti che segnalano la paura di subire danni nel paese d’origine. 

Queste decisioni costituiscono un esempio efficace di contenzioso strategico: la stretta collaborazione tra ONG, avvocati e attivisti ha prodotto un cambiamento politico concreto e ha portato alla cessazione dei respingimenti in quella porzione del confine austriaco.

La situazione al confine austro-tedesco

Dal 2022 si è registrato un aumento dei respingimenti e delle registrazioni nella parte tedesca del confine austro-tedesco. Gli attivisti di Pushback Alarm Austria hanno raccolto prove di questi respingimenti, pubblicando sei resoconti dettagliati.

È emerso che queste pratiche non riguardavano solo le persone che non avevano richiesto asilo, ma anche chi aveva effettivamente espresso la richiesta, verbalmente o tramite comportamenti indicativi di paura, e non era stato ascoltato, con reclami d’asilo spesso ignorati dalla polizia.

Le statistiche mostrano che le persone più colpite provengono da paesi con alti tassi di riconoscimento della protezione internazionale. 

Poiché questa pratica è in atto dal 2022, la modifica delle politiche tedesche del maggio 2025 ha avuto scarso impatto operativo. Erano già in uso modalità per aggirare i controlli, come tratti di confine senza presidio di polizia e soluzioni alternative per i minori respinti.

La reazione austriaca alla politica tedesca

Inizialmente l’Austria ha denunciato rapidamente la nuova politica tedesca, ma dopo poche settimane le critiche si sono attenuate. L’Austria stessa utilizza l’articolo 72 del TFUE in un contesto diverso e ha sospeso tutti i casi di ricongiungimento familiare per persone con asilo o protezione sussidiaria, sostenendo l’esistenza di uno stato di emergenza.

Il documento di 50 pagine che sostiene questa decisione contiene argomentazioni apertamente razziste. L’Austria utilizza le stesse argomentazioni della Germania, creando un effetto domino che erode il diritto europeo.

Sfide legali attuali

Esistono grandi sforzi da parte di ONG e avvocati per contestare queste pratiche, ma la situazione è particolarmente complicata: le impugnazioni riguardano prevalentemente casi individuali, le ONG non dispongono di strumenti efficaci per promuovere ricorsi collettivi, ed è complesso portare davanti alla Corte europea o alle alte corti austriache questioni fondate su argomentazioni di incostituzionalità.

Sviluppi tecnologici

Sorveglianza con droni

L’Austria utilizza la sorveglianza di frontiera con droni da diversi anni. Gli attivisti al confine sloveno riferiscono che i residenti nelle zone frontaliere si sono lamentati per il rumore e la violazione della privacy nei loro giardini.

Il Ministro degli Interni afferma pubblicamente l’utilizzo di questi droni per ottenere migliori informazioni sulle persone in movimento e per scoraggiare le persone dal venire in Austria.

Il programma del nuovo governo

Il nuovo governo, insediato pochi mesi fa (marzo 2025), nel suo programma delinea chiaramente l’intenzione di estendere la cooperazione con le forze di polizia dei paesi vicini. Si prevedoe l’aumento della presenza della polizia austriaca nei Balcani e maggiori cooperazioni.

Il governo vuole sviluppare nuove opportunità per fornire sorveglianza video e con droni, che diventerà una questione sempre più importante nei prossimi anni.

Paradossalmente, il programma afferma che l’obiettivo è eliminare i controlli alle frontiere interne, sebbene il nuovo Codice Schengen offra maggiore margine di manovra per argomentare la necessità di questi controlli.