In questo articolo riportiamo l’intervento di Meral Zeller (ProAsyl) che presenta la situazione particolare al confine svizzero, dove esistono controlli preventivi da parte della polizia federale tedesca su territorio svizzero.
Dopo un’analisi del contenzioso strategico sul tema della reintroduzione dei controlli alle frontiere, il rapporto esamina l’evoluzione e l’uso sempre più sistematico delle pratiche di respingimento alle frontiere interne, mettendo in evidenza quelle che nel tempo si sono consolidate in Germania. La situazione attuale è in rapida evoluzione e richiede di distinguere tra due momenti chiave: il periodo precedente al 7 maggio 2025 e quanto accaduto successivamente a tale data. Viene inoltre analizzata la situazione specifica al confine svizzero, dove la polizia federale tedesca effettua controlli preventivi anche dal lato svizzero.
Re-writing Borders – Unmapping the map
L’intervento di Meral Zeller si è svolto all’evento Re-writing Borders – Unmapping the map organizzato dal Progetto Medea, il 3 al 6 luglio 2025 a Trieste. Con l’obiettivo di riflettere sulle politiche migratorie europee, sulle ricadute per i diritti delle persone straniere e per la tenuta della democrazia, l’evento ha riunito operatori, avvocati e attivisti in supporto alle persone straniere.
Parte degli incontri hanno riguardato le frontiere interne dell’Unione Europea, ormai uno spazio di libera circolazione esclusivo dei cittadini europei o dei cittadini con sembianze somatiche accostabili alla “bianchezza”. Lo abbiamo documentato sin dal 2015 raccontando e contrastando le politiche degli Stati membri che hanno progressivamente ridotto la mobilità delle persone straniere ricorrendo in maniera del tutto sproporzionata a strumenti “eccezionali”, come il ripristino dei controlli di frontiera, o illegittimi, come le riammissioni informali e in generale i respingimenti alle frontiere, attraverso strumenti di advocacy o di analisi giuridica e ad azioni di contenzioso.
Il contesto storico: la situazione prima del 7 maggio 2025
La narrazione politica e sociale
A partire dall’inizio del 2022, nel dibattito pubblico tedesco si è diffusa la narrazione secondo cui il paese avrebbe raggiunto i limiti della propria capacità ricettiva. Si è parlato di carenza di abitazioni, di posti negli asili nido e dell’aumento degli affitti; in questo contesto i rifugiati sono stati spesso indicati come capri espiatori delle politiche sociali fallimentari degli ultimi decenni. Anche se alcune municipalità hanno messo in discussione questa versione dei fatti, le loro osservazioni sono rimaste in gran parte inascoltate.
Il precedente governo, formato da Verdi, Socialdemocratici e Liberali, ha in qualche modo accettato questa narrazione, introducendo misure contro la migrazione illegale e tentando di rendere operativo il sistema di Dublino. Questo ha portato alla prima espansione dei controlli frontalieri, introdotti nell’ottobre 2023 ai confini con Polonia, Svizzera e Repubblica Ceca.
Il sistema giuridico tedesco per i controlli frontalieri
Per capire la situazione è utile sintetizzare brevemente il quadro del diritto tedesco. In caso di intercettazione al confine il procedimento è il seguente: la polizia federale effettua i controlli e, se individua una persona che non soddisfa i requisiti di ingresso, avvia un procedimento per ingresso illegale. Se la persona manifesta in qualche modo l’intenzione di chiedere asilo, la polizia deve svolgere un’intervista sui motivi dell’ingresso; se durante l’intervista viene presentata una richiesta di protezione, la persona viene ammessa nel territorio e ripresa in carico dalle autorità competenti, in questo caso il BAMF.
Se invece non viene avanzata alcuna domanda d’asilo, in Germania possono applicarsi due scenari per cittadini di paesi terzi che non soddisfano i requisiti di ingresso e non intendono richiedere protezione.
Primo scenario: l’intercettazione avviene immediatamente al confine, in prossimità dell’area di frontiera. In questo caso si applica la nozione giuridica della non-entrata: la polizia rifiuta formalmente l’ingresso, dichiarando che la persona non è mai entrata in Germania, e la rimanda nel paese vicino sulla base di un accordo di riammissione, in conformità con l’articolo 15 della Legge sulla Residenza. In questa fattispecie non viene emesso alcun divieto di ingresso o di soggiorno.
Secondo scenario: se la polizia federale intercetta la persona connessa al confine ma non immediatamente al limite territoriale — ad esempio entro un raggio di circa 30 chilometri — si considera che l’ingresso in Germania sia avvenuto. In questo caso viene accertato un ingresso non autorizzato: la polizia avvia la procedura di riammissione basata su un accordo con lo Stato vicino; il procedimento può durare alcuni giorni, talvolta fino a due, e prevede la possibilità di detenzione temporanea. Al termine si procede alla riammissione o all’allontanamento verso il paese di provenienza con l’emissione di un divieto di ingresso e di soggiorno.
Se la persona presenta domanda di asilo, questo meccanismo non dovrebbe essere applicato: l’ingresso dovrebbe essere consentito e la polizia federale ha l’obbligo di trasferire immediatamente la persona alle autorità competenti.
Osservazione dai confini interni tedeschi
Il confine con la Polonia
Le statistiche dal 2019 al 2024 mostrano l’impatto dell’introduzione dei controlli frontalieri. Si osserva un aumento dei rifiuti di ingresso da 1.711 nel 2023 a 9.360 nel 2024, mentre le domande di asilo sono diminuite drasticamente da 21.518 nel 2023 a 3.530 nel 2024. Nonostante una diminuzione generale delle domande di asilo del 30% dal 2023 al 2024, al confine si registra una diminuzione dell’80%.
Il confine con la Repubblica Ceca
Si osserva lo stesso fenomeno al caso del confine precedente: con l’introduzione dei controlli frontalieri, aumentano i rifiuti di ingresso e diminuiscono le domande di protezione internazionale.
Il confine con l’Austria
La situazione è leggermente diversa poiché i controlli frontalieri esistevano già in precedenza. Nonostante questo confine segni la fine della rotta balcanica ed è una zona molto trafficata, c’è sempre stato un livello relativamente basso di domande di asilo.
Il confine con la Svizzera
Qui i controlli frontalieri preventivi sono stati introdotti alla fine del 2022. Si registra un aumento generale delle cifre, ma soprattutto una situazione molto forte di rifiuti di ingresso, rappresentando il punto caldo dei respingimenti.cally from 21,518 in 2023 to 3,530 in 2024. Despite a general decrease in asylum applications of 30% from 2023 to 2024, an 80% decrease is recorded at the border.
Chi viene respinto?
I dati da agosto 2023 a giugno 2024 mostrano che la maggior parte delle persone respinte proviene dai principali paesi di origine delle domande di asilo in Germania, e cioè Afghanistan, Siria, Turchia. Se si escludono i cittadini ucraini, queste nazionalità equivalgono circa al 70% della totalità delle domande di asilo.
Il problema degli interrogatori al confine
La gestione degli interrogatori al confine presenta criticità rilevanti. La polizia federale utilizza diversi modelli di questionario, alcuni dei quali risultano fuorvianti. Un questionario emerso sui media lo scorso settembre è del tipo chiuso: chiede il motivo dell’ingresso offrendo solo opzioni come lavoro, visita a familiari o studio, senza prevedere alcuna voce relativa alla richiesta di asilo o alla protezione internazionale.
Altri modelli presentano una prima lista di domande ripetuta tre volte, e prevedono quesiti aggiuntivi soltanto se la persona menziona esplicitamente l’asilo o la protezione internazionale. Il problema fondamentale è l’assenza di un obbligo di informazione da parte della polizia sulla possibilità della protezione internazionale: spetta alla persona intercettata sollevare la questione.
Vi sono infine questionari più completi, che includono domande su eventuali persecuzioni subite; tuttavia, è sempre un singolo agente a indicare sulla scheda se l’asilo è stato richiesto o meno – spuntando la casella “asilo:si o no” – con conseguenze decisive sull’accesso alla procedura di protezione.
Conclusioni sulla situazione antecedente al 7 maggio
Sulla base dei dati statistici, delle testimonianze dei richiedenti asilo e dei rapporti provenienti dai paesi vicini e dalla stampa, emerge un quadro di respingimenti sistematici anche durante il precedente governo: la polizia federale, sistematicamente, non annotava le intenzioni di richiedere protezione al momento del controllo alle frontiere.
La situazione dopo il 7 maggio 2025
Il contesto politico
Dopo la caduta del governo e l’avvio delle elezioni anticipate, all’inizio dell’anno la Germania è stata teatro di una serie di attacchi mortali, alcuni dei quali sono stati attribuiti a persone richiedenti asilo con impronte registrate in altri Stati membri.
Questi episodi hanno spostato il dibattito pubblico sulla sicurezza e sulla protezione della maggioranza, alimentando nuovamente la narrazione critica verso la migrazione irregolare e i cosiddetti “dublinati”. Durante la campagna elettorale anticipata, il cancelliere Merz ha dichiarato che, nel suo primo giorno in carica, avrebbe introdotto un divieto generale di ingresso per migranti e rifugiati ai valichi di frontiera.
L’ordine del Ministro dell’Interno
Lo stesso giorno dell’insediamento, il nuovo Ministro dell’Interno Dobrindt ha inviato un ordine al Presidente della Polizia Federale che, riferendosi al diritto nazionale, stabiliva di “rifiutare l’ingresso ai richiedenti asilo ai confini, tranne in caso di vulnerabilità visibile”, quando possibile.
Il provvedimento richiama l’articolo 18 della legge sull’asilo, il quale prevede il respingimento degli stranieri provenienti da paesi terzi considerati sicuri. Poiché la Germania è circondata da paesi terzi sicuri (Stati membri UE), questo si applicherebbe praticamente a tutti i confini terrestri. Tale applicazione riscontra tuttavia un limite fondamentale: la normativa nazionale non può eludere la priorità del diritto dell’Unione Europea e del regolamento di Dublino, che impone di stabilire preliminarmente quale Stato membro sia competente a esaminare una domanda di protezione e di verificare se, concretamente, quel Paese sia sicuro per la persona interessata.
Precedenti giurisprudenziali
La Corte europea dei diritti dell’uomo, nell’ottobre scorso, ha chiaramente stabilito che la Germania ha violato la convenzione quando un richiedente asilo, dopo aver chiaramente espresso la sua domanda, è stato rimandato in Grecia entro 48 ore.
Il caso legale del 2 giugno 2025
Per contestare l’ordine di Dobrindt è stato necessario individuare un caso concreto. Alcuni colleghi, successivamente all’entrata in vigore dell’ordine, hanno svolto lavoro sul campo al confine e raccolto testimonianze di persone che avevano subito respingimenti.
Nello specifico, il caso che poi è stato avanzato riguardava tre cittadini somali: una ragazza di 16 anni e due giovani uomini. Avevano viaggiato in aereo dal loro paese verso la Bielorussia, poi in Lituania, attraversando la Polonia, e avevano tentato di entrare in Germania per tre volte; il terzo tentativo è avvenuto il 9 maggio 2025. Le loro condizioni di salute erano molto precarie, in particolare la sedicenne che a stento riusciva a camminare; nonostante ciò, l’ingresso è stato negato.
Per circa un mese dall’ultimo respingimento, sono rimasti in Polonia non detenuti ma sottoposti a misure alternative, senza ricevere alcun sostegno dallo Stato polacco e sopravvivendo grazie all’aiuto della società civile.
Il 2 giugno, il Tribunale Amministrativo di Berlino ha dichiarato illegale il rifiuto di ingresso dei tre cittadini, emettendo dunque l’ordine di consentire loro l’attraversamento del confine per accedere alla procedura di richiesta di protezione.
La Corte ha rigettato l’invocazione della normativa nazionale, ribadendo la prevalenza del regolamento di Dublino e il principio del giusto processo. Ha inoltre escluso che sussistesse una situazione di emergenza giustificativa dell’applicazione dell’articolo 72, nonostante la Germania avesse fatto riferimento a una nota della Commissione europea del dicembre 2024 che menzionava la possibilità di prendere decisioni basate su interessi nazionali in particolari condizioni ai confini esterni.
Il tribunale si è richiamato alle sentenze del 2019 relative alle procedure pre-Dublino, affermando che non è ammissibile eludere il regolamento di Dublino. La decisione è stata emessa con procedura d’urgenza a causa delle condizioni gravissime dei ricorrenti in Polonia e del concreto rischio di deportazione in Bielorussia.
La risposta del governo e i risultati pratici
Il governo ha mantenuto le misure adottate, sostenendo che la pronuncia riguarda un caso concreto e che potrebbe rendersi necessario deferire la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Tra maggio e luglio 2025 sono stati respinti circa 3.297 cittadini di paesi terzi, dei quali solo 160 risultavano registrati come richiedenti protezione internazionale, una quota molto esigua rispetto al totale. Anche prima dell’adozione delle nuove disposizioni si registravano mediamente tra i 3.000 e i 3.300 rifiuti di ingresso al confine.
I dati non mostrano un aumento significativo dei respingimenti; l’effetto della misura è in larga parte simbolico. Attraversare il confine è ancora possibile, ma richiede tempi più lunghi e talvolta più tentativi; superata questa fase, la persona riesce comunque a entrare in Germania e ad accedere alla procedura di protezione.
Le implicazioni negative
Un effetto negativo consiste nel fatto che, se una persona presenta domanda di asilo dopo essere stata allontanata ai sensi dell’articolo 57, le viene contestualmente imposto un divieto di ingresso e di soggiorno; tale misura può compromettere negativamente la procedura d’asilo qualora, superato il termine previsto dal regolamento di Dublino, la richiesta venga infine esaminata e respinta.
Considerazioni generali
Dal punto di vista pratico l’impatto immediato può risultare contenuto, ma sul piano istituzionale la situazione segnala un allontanamento della Germania dallo stato di diritto: il governo appare in più occasioni in contrasto con il diritto internazionale ed europeo e con le pronunce giurisdizionali.
A livello comunitario, la decisione tedesca sta producendo effetti a catena: la Polonia ha reintrodotto controlli al confine con la Germania e sempre più Paesi stanno adottando misure simili, aumentando il numero di notifiche per il ripristino dei controlli. Questo fenomeno rischia di indebolire la coesione delle procedure europee e di promuovere politiche di gestione delle frontiere esterne basate su scelte nazionali piuttosto che su principi comuni.
