Hotspot di Lampedusa: nuovi riscontri sulla detenzione arbitraria dei cittadini stranieri

ASGI ha inviato una lettera aperta a Questura e Prefettura chiedendo di porre fine alle violazioni.

Il 7 giugno 2019 ASGI ha scritto alla Prefettura e alla Questura di Agrigento in merito a quanto avviene nel centro hotspot di Lampedusa dove i cittadini stranieri continuano ad essere detenuti per diversi giorni al di fuori di ogni previsione normativa.

Nella lettera aperta l’Associazione ricorda alle autorità che “il diritto alla libertà personale è proprio di ogni persona e può subire limitazioni solo nei casi e nei modi previsti dalla legge, attraverso un provvedimento redatto e notificato dall’autorità preposta e convalidato dall’autorità giudiziaria. Ogni altra forma di limitazione della libertà personale è da considerarsi arbitraria e in contrasto con quanto stabilito dall’art. 13 della Costituzione e dall’art. 5 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo.”


La detenzione dei cittadini stranieri a Lampedusa si pone al di fuori finanche delle ipotesi di trattenimento nei centri hotspot introdotte dal cd. “decreto sicurezza”, ipotesi peraltro fortemente criticate perché ritenute in contrasto, sotto vari profili, con il dettato costituzionale. 


Nel corso degli ultimi mesi ASGI, nell’ambito del progetto In Limine, ha avuto modo di monitorare le gravi violazioni che sono sistematicamente attuate nel centro di Lampedusa, sia attraverso l’osservazione diretta, sia attraverso le interviste a cittadini stranieri che vi sono transitati. Nell’aprile dell’anno in corso, si è avuto modo di osservare il tentativo di tre cittadini stranieri di uscire dal cancello della struttura, chiedendo il relativo permesso ai militari presenti all’ingresso. A tale richiesta i militari hanno chiaramente risposto “da qui non si esce”. 


Occorre, inoltre, ricordare che un numero rilevante di persone che approdano a Lampedusa provenienti dalla Libia ha vissuto in questo paese esperienze di detenzione arbitraria, tortura e lavoro forzato. Il trattenimento all’interno dell’hotspot, lungi dal rappresentare l’inizio di un percorso di riconoscimento dei diritti e elaborazione del trauma, costituisce l’ennesimo abuso ai danni di tali cittadini.


La lettera aperta è indirizzata, per opportuna conoscenza, al Garante nazionale per i diritti dei detenuti che, nel corso degli ultimi anni ha costantemente monitorato la situazione degli hotspot e indirizzato chiare raccomandazioni al governo circa il rispetto della libertà persona dei cittadini stranieri.

Infine la lettera è stata destinata anche all’Alto Commissariato per i Diritti dei Rifugiati ( UNHCR) che lavora all’interno dei centri hotspot in ragione di una convenzione stipulata con il Ministero dell’Interno e che ha un fondamentale ruolo di tutela dei diritti dei potenziali richiedenti asilo.


La lettera


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