Diciotti : Illegittimo trasferire i migranti in Albania. Unica strada rimane la Riforma del Regolamento di Dublino

Comunicato aggiornato il 28 agosto 2018 a seguito della segnalazione dell’Ufficio stampa del Parlamento europeo (*)

Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti il destino dei 150 cittadini stranieri illegittimamente trattenuti per 10 giorni sulla nave Diciotti e alle dichiarazioni del Governo in merito, ASGI ritiene doveroso precisare che:

 Tutti i migranti arrivati in Italia hanno diritto a chiedere asilo ai sensi dell’art. 10, 3° co., della Costituzione e hanno diritto di essere informati ai sensi dell’art. 8 direttiva 2013/32/UE e degli artt. 10 e 10bis D. Lgs. 25/08 sulla possibilità di proporre domanda di protezione internazionale in Italia;

 I migranti giunti in Italia non potranno in alcun modo essere trasferiti in Albania – paese che non è parte dell’Unione Europea e il suo sistema normativo in materia di protezione internazionale non è conforme al Sistema Comune Europeo di Asilo – contro la loro volontànessuna norma nazionale o internazionale lo consente; pertanto eventuali trasferimenti in detto paese potranno avvenire solo per effetto della libera scelta del richiedente;

– I migranti “affidati alla CEI” restano sul territorio nazionale e, qualora propongano domanda di protezione, hanno diritto di essere inseriti nel sistema pubblico di protezione al pari di qualsiasi altro richiedente: potranno eventualmente avvalersi (come già avviene per i migranti trasferiti in Italia nell’ambito dei cd “corridoi umanitari”) in sostituzione di detto sistema, dell’intervento privato della Chiesa, ma ciò non toglie che anche per loro la procedura di esame della domanda dovrà svolgersi in Italia, quale paese di primo arrivo;

 Ai minori sbarcati e attualmente collocati presso le comunità per minori dovrà essere assicurato al più presto l’accesso alle informazioni relative al ricongiungimento con eventuali parenti presenti in altri Paesi dell’UE.

Questi inconfutabili dati normativi dimostrano che la scelta governativa di usare ogni arrivo di migranti come arma di pressione sulla UE (a costo di incorrere addirittura in gravissimi reati), è, oltre che totalmente illegittima e irresponsabile, anche inutile rispetto agli obiettivi che il governo dichiara di perseguire.

L’unica strada per una gestione comune degli arrivi è quella della riforma del regolamento Dublino così come approvata dal Parlamento europeo nel novembre 2017. Riforma che giace al Consiglio, dove non è ancora stata definita una posizione comune tra i Governi soprattutto per l’opposizione di quegli stessi Paesi con i quali il Ministro dell’Interno e l‘intero governo vorrebbero ora fare cartello comune.


L’intervista a Lorenzo Trucco – Diciotti, il presidente dell’Asgi: “I migranti non possono essere portati in Albania contro la loro volontà “


(*) ERRATA IN NOTA SU RIFORMA DUBLINO – 28 agosto 2018

Gentile Direttore,

Le scrivo per segnalarvi un’esattezza nella nota dell’Asgi sull’invio dei migranti della Diciotti in Albani ed in cui si scrive al riguardo della riforma del regolamento di Dublino:

‘L’Asgi ha ricordato d’altronde che «l’unica strada per una gestione comune degli arrivi è quella della riforma del regolamento Dublino, che giace al Parlamento europeo soprattutto per l’opposizione di quegli stessi Paesi con i quali il ministro dell’Interno e l’intero governo vorrebbero ora fare cartello comune».’

In realtà il Parlamento ha fatto la sua parte: in data 16 novembre 2017 la plenaria di Strasburgo ha infatti approvato la riforma di Dublino, inserendo dei meccanismi per la ripartizione automatica dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Quella riforma ora giace effettivamente bloccata, ma al Consiglio, che non è ancora riuscito a definire una posizione comune tra i governi (passo necessario per giungere al trilogo, i negoziati finali con il Parlamento e la Commissione) in particolare per l’opposizione dei Paesi del gruppo di Visegrad a qualsiasi forma di ripartizione che non sia su base volontaria.

La prego di riportare la correzione.

Ufficio Stampa del Parlamento europeo.

 


 

Foto : Francesco Piobbichi

 

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