Martedì 29 luglio 2025 si è tenuta presso la sala stampa della Camera, in Via della Missione 4, a Roma, la conferenza stampa di presentazione del report del Tavolo Asilo e Immigrazione* “Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania”, un aggiornamento del precedente “Oltre il confine. L’accordo Italia-Albania e la sospensione dei diritti”.
A partire da aprile 2025, il governo italiano ha avviato una nuova fase operativa del Protocollo con l’Albania, che prevede il trasferimento forzato verso il centro di Gjadër di persone già trattenute nei CPR italiani, in attesa di espulsione.
Sulla base di sei visite di monitoraggio tra aprile e luglio 2025, sull’interlocuzioni con circa 60 persone trattenute, raccolte insieme ad atti amministrativi, accessi civici FOIA e giurisprudenza italiana ed europea, il report mostra un quadro di violazioni sistemiche e di un impianto politico e sociale di esclusione.
La decisione del Governo italiano di volere a tutti i costi realizzare una struttura di detenzione amministrativa al di fuori del territorio nazionale è espressione della volontà di assumere la leadership in Europa nella definizione di politiche di esternalizzazione sempre più cruente e oppressive, comprimendo i principi di diritto contenuti nella legislazione europea.
L’attuazione del protocollo Italia-Albania va immediatamente sospesa.
Se l’Unione Europea continuerà sulla strada tracciata dal nuovo Patto su migrazione e asilo, si rischia la cancellazione di fatto del diritto d’asilo come configurato dal diritto internazionale e la violazione dei principi fondativi dell’Unione europea stessa.
Si tratta di un rischio di cui al momento non tutti sembrano avere consapevolezza e che come società civile italiana vogliamo denunciare in tutte le sedi pubbliche nazionali ed internazionali.
Opacità, illegalità, compressione dei diritti
- Mancanza di trasparenza: L’oscurità che circonda il “modello Albania” non è un incidente di percorso, ma una precisa grammatica di governo. Le missioni parlamentari nella struttura di Gjader, in Albania, hanno ricevuto molteplici rifiuti nell’accesso alle informazioni: niente liste dei trattenuti, nessuna indicazione sulle nazionalità, silenzio sulle modalità dei trasferimenti. Il ruolo ispettivo dei rappresentanti parlamentari è così compromesso a monte. Le difficoltà di accesso e l’opacità colpisce, in maniera ancora più accentuata, movimenti, ONG e giornalist* d’inchiesta. D’altra parte, la manipolazione selettiva dei dati da parte del governo costruisce un racconto di piena funzionalità che non ha nessuna attinenza con la realtà.
- Trasferimenti illegittimi: I trasferimenti dai Cpr italiani a quello albanese di Gjader avvengono sistematicamente senza un provvedimento scritto e motivato e in presenza di violazioni come l’utilizzo di mezzi di coercizione nei trasferimenti. Sono evidenti i profili di illegittimità del trasferimento presso un Cpr insistente sul territorio extraUE, immotivato e contrario a principi di rango costituzionale. In sitesi, il comportamento dell’amministrazione si qualifica come illegittima e in aperta violazione della cd. Direttiva rimpatri nonché dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
- Grave compressione dei diritti, tra cui:
- Libertà personale: le persone vengono trattenute in un Paese extra-UE, lontano da familiari e difensori.
- Difesa legale: l’accesso all’assistenza legale è spesso ostacolato o inefficace.
- Vita privata e comunicazione: telefoni personali vietati, contatti ristretti e sporadici.
- Diritto alla salute: le persone vulnerabili non accedono al sistema sanitario italiano, subendo un grave degrado delle cure.
- Condizioni di trasferimento: i trasferimenti durano oltre 24 ore, con uso sistematico di coercizione e senza alcuna valutazione individuale.
- Contrasto con il diritto europeo e costituzionale:
- La Corte di Cassazione ha chiarito con l’ordinanza del 20 giugno 2025 che Gjadër non è suolo italiano, rendendo il trattenimento ancor più illegittimo.
- La Direttiva Rimpatri prevede il rimpatrio solo verso il Paese d’origine, di transito (se c’è accordo) o un Paese terzo scelto volontariamente. L’Albania non rientra in nessuna di queste categorie.
- La detenzione come extrema ratio è completamente disattesa.
- La sentenza n. 96/2025 della Corte costituzionale ha rilevato la violazione della “riserva assoluta di legge” per la privazione della libertà: mancano norme primarie che regolino modalità e limiti della detenzione.
Raccomandazioni urgenti
- Sospensione immediata dei trasferimenti e revoca dell’accordo: A fronte delle gravi violazioni emerse e delle ordinanze della Cassazione e dei rinvii alla Corte di Giustizia UE, il Governo italiano deve fermare subito i trasferimenti verso Gjadër.
- Chiusura del centro di Gjadër: nel CPR extraterritoriale di Gjadër si verifica un’ulteriore compressione persino dei minimi diritti che sono riconosciuti agli stranieri trattenuti nei CPR in Italia.
- Cessazione dell’applicazione della legge 21.02.24 n. 14: le disposizioni di tale legge, che consentono il trattenimento nella struttura di Gjadër, non possono più essere applicate, alla luce della violazione dei principi costituzionali e del diritto UE che regolano la privazione della libertà.
*A Buon Diritto, ACLI, Action Aid, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada Onlus, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIES, CIR, CNCA, Commissione Migranti e GPIC Missionari Comboniani Italia, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, CoNNGI, Emergency, Ero Straniero, Europasilo, FCEI, Fondazione Migrantes, Forum per cambiare l’ordine delle cose, International Rescue Committee Italia, INTERSOS, Legambiente, Medici del Mondo Italia, Medici per i Diritti Umani, Movimento Italiani senza Cittadinanza, Medici Senza Frontiere Italia, Oxfam Italia, Re.Co.Sol, Red Nova, Refugees Welcome Italia, Save the Children, Senza Confine, SIMM, UIL, UNIRE.

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