La situazione in Bulgaria: sorveglianza delle frontiere, respingimenti e attuazione del Patto europeo – Dilyana Giteva

L’intervento analizza la situazione migratoria alle frontiere bulgare nel contesto dell’ingresso del Paese nell’area Schengen (1° gennaio 2025). La Bulgaria, situata lungo la rotta del Mediterraneo orientale, ha intensificato la sorveglianza del confine turco-bulgaro mediante tecnologie avanzate (droni, sistemi termici) con il supporto di Frontex, UE, Francia e Stati Uniti. Parallelamente, le statistiche mostrano un crollo degli arrivi del 71% e delle domande d’asilo (da 22.000 nel 2023 a circa 1.200 nel 2025). Il contributo solleva gravi preoccupazioni sui diritti umani: profilazione razziale, respingimenti mascherati da “ritorni volontari” (52.000 su 55.000 persone nel 2024), violenze documentate, mancanza di indagini efficaci e assenza di controllo pubblico sulle tecnologie di sorveglianza. Particolare attenzione è dedicata al piano di attuazione del Patto UE su migrazione e asilo, che prevede procedure unificate, ampliamento delle procedure accelerate e un cambio di paradigma: dalla presunzione di richiedente asilo a quella di migrante. Desta allarme la costruzione di un centro di detenzione chiuso da 585 posti per richiedenti asilo, in un contesto dove non esistono limiti temporali alla detenzione durante la procedura d’asilo.

Dilyana Giteva è avvocata ed esperta di advocacy presso il Center for Legal Aid – Voice in Bulgaria (Centro per l’Assistenza Legale – Voices in Bulgaria). Il Center for Legal Aid – Voice in Bulgaria è un’organizzazione della società civile bulgara che fornisce consulenza e rappresentanza legale gratuita a richiedenti asilo, rifugiati e migranti, sia in sede amministrativa che giudiziaria, a livello nazionale ed europeo. L’organizzazione svolge inoltre attività di advocacy per promuovere pratiche istituzionali e normative conformi agli standard internazionali ed europei in materia di protezione internazionale.

Re-writing Borders – Unmapping the map

L’intervento di Dilyana Giteva è stato parte dell’evento Re-writing Borders – Unmapping the map organizzato dal Progetto Medea, il 3 al 6 luglio 2025 a Trieste. Con l’obiettivo di riflettere sulle politiche migratorie europee, sulle ricadute per i diritti delle persone straniere e per la tenuta della democrazia, l’evento ha riunito operatori, avvocati e attivisti in supporto alle persone straniere. 

Parte degli incontri hanno riguardato le frontiere interne dell’Unione Europea, ormai uno spazio di libera circolazione esclusivo dei cittadini europei o dei cittadini con sembianze somatiche accostabili alla “bianchezza”.  Lo abbiamo documentato sin dal 2015 raccontando e contrastando le politiche degli Stati membri che hanno progressivamente ridotto la mobilità delle persone straniere ricorrendo in maniera del tutto sproporzionata a strumenti “eccezionali”, come il ripristino dei controlli di frontiera, o illegittimi, come le riammissioni informali e in generale i respingimenti alle frontiere, attraverso strumenti di advocacy o di analisi giuridica e ad azioni di contenzioso. 

Contesto geografico e rotta migratoria

La Bulgaria, in quanto paese confinante con la Turchia, costituisce un segmento cruciale della rotta migratoria del Mediterraneo orientale. Le persone attraversano il paese provenendo principalmente dalla Turchia, ma anche dalla Grecia, per poi tentare di proseguire verso la Serbia, a ovest, o la Romania, a nord.

Sorveglianza delle frontiere esterne

La Bulgaria sta attivamente rafforzando la sorveglianza delle proprie frontiere esterne con il sostegno dell’Unione Europea e della Francia, impiegando tecnologie avanzate quali droni e moderni sistemi informatici. Le giustificazioni ufficiali addotte per tali investimenti includono l’individuazione della migrazione irregolare, la prevenzione degli attraversamenti illegali delle frontiere, il contrasto ai reati transfrontalieri (tratta di esseri umani, traffico di droga e armi) e, non da ultimo, la salvaguardia delle frontiere Schengen. La Bulgaria è divenuta membro a pieno titolo dello spazio Schengen il 1° gennaio di quest’anno, circostanza che ha intensificato gli sforzi per conformarsi agli standard richiesti. Squadre congiunte composte da personale bulgaro, austriaco, rumeno, ungherese e di altri paesi operano attualmente lungo il confine bulgaro-turco.

Tra le infrastrutture di controllo esistenti figura una recinzione lungo il confine bulgaro-turco, estesa per oltre 250 chilometri. Per quanto riguarda le nuove dotazioni tecnologiche, nel maggio scorso la polizia di frontiera bulgara ha ricevuto 34 droni equipaggiati con telecamere diurne per la scansione di vaste aree, dotati di sistemi di imaging a colori e termico. Il 26 maggio, Frontex e la polizia di frontiera bulgara hanno avviato un nuovo progetto per testare l’impiego di queste apparecchiature, nell’ambito della strategia di Frontex volta all’utilizzo di sistemi di sorveglianza delle frontiere europee di nuova generazione.

La retorica ufficiale che accompagna queste tecnologie è significativa. I droni sono descritti come dotati di “sensori avanzati e sistemi di comunicazione che offrono una sorveglianza in tempo reale, migliorando significativamente la situazione operativa”. Il direttore esecutivo di Frontex ha dichiarato: “Non si tratta solo di vedere di più, ma di vedere in modo più intelligente”. I droni dovrebbero supportare l’individuazione degli attraversamenti irregolari delle frontiere e dei reati transfrontalieri, consentendo alle autorità nazionali di agire in modo rapido ed efficace.

Nel dicembre dello scorso anno, gli Stati Uniti hanno fornito alla Bulgaria equipaggiamenti aggiornati. Sul sito ufficiale si afferma che la consegna di tali apparecchiature di nuova generazione “migliorerà la capacità della Bulgaria di identificare le persone che entrano e soggiornano illegalmente nel paese” e di “determinare se abbiano collegamenti con il terrorismo o con gravi attività criminali”.

Dati statistici

I dati AIDA relativi ai migranti irregolari fermati in Bulgaria evidenziano tendenze significative che meritano un’analisi approfondita. Per quanto riguarda i minori, nel 2021 si contavano 3.700 minori non accompagnati; nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso, sono stati nominati rappresentanti legali per 165 minori non accompagnati. In Bulgaria, i minori non accompagnati cittadini di paesi terzi hanno diritto alla rappresentanza legale da parte di un avvocato dell’Ufficio nazionale per il patrocinio gratuito. L’anno scorso oltre 2.000 minori sono entrati nel paese.

Per quanto riguarda gli adulti, si registra un calo significativo: le domande sono diminuite di dieci volte, passando da 12.000 a 2.000. Complessivamente, il numero di persone che entrano o tentano di entrare nel territorio è diminuito del 71%: nel 2023 si contavano 175.000 persone, mentre nel 2024 il numero è sceso drasticamente. Le richieste di asilo sono passate da 22.000 nel 2023 a circa 1.200 nell’anno in corso.

Preoccupazioni in materia di diritti umani

Al confine con la Turchia, le persone possono essere sottoposte a profilazione sulla base del colore della pelle o della presunta origine. Alcuni migranti hanno riferito di essere stati immediatamente respinti senza alcun tentativo di verificare situazioni di vulnerabilità o richieste di asilo. Tali pratiche sollevano molteplici questioni relative ai diritti umani, alla protezione contro la discriminazione, al diritto antidiscriminatorio dell’UE e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Un’ulteriore criticità riguarda l’assenza di controllo pubblico sulle tecnologie di sorveglianza e la mancanza di garanzie chiare per assicurare il rispetto dei requisiti in materia di protezione dei dati. Diversi rapporti sollevano preoccupazioni circa il potenziale uso improprio delle apparecchiature, incluso il tracciamento di persone non sospettate di alcun illecito e il targeting di esponenti della società civile o di operatori umanitari alla frontiera.

Per quanto riguarda il trattamento delle persone che tentano di attraversare il confine, sono stati documentati diversi incidenti che includono violenza fisica, maltrattamenti, omissione di soccorso, spogliazione degli indumenti, sottrazione di beni personali (denaro, telefoni cellulari) e separazione forzata dalle famiglie. Tali misure risultano applicate anche nei confronti di minori migranti non accompagnati.

Statistiche ministeriali e respingimenti

Dal 2023, il Ministero dell’Interno ha iniziato a pubblicare statistiche mensili sul numero di cittadini di paesi terzi. Secondo i dati ufficiali, le persone “ritornano volontariamente” in Turchia. Le statistiche dello scorso anno indicano che 55.000 persone provenienti da paesi terzi hanno tentato di entrare nel territorio e 52.000 di esse sarebbero tornate volontariamente indietro. I numeri stessi sollevano interrogativi sul significato effettivo del termine “volontario” in questi contesti.

Non esiste un meccanismo indipendente per verificare se queste persone tornino effettivamente in Turchia di propria volontà. Le ONG locali riferiscono che la stragrande maggioranza di queste pratiche configura in realtà respingimenti dal territorio bulgaro. Vengono presentate segnalazioni alle autorità competenti per indagare su maltrattamenti e decessi alla frontiera, ma purtroppo non si svolgono indagini approfondite. Emergono numerose criticità relative all’effettività delle indagini ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: le procedure vengono solitamente archiviate con la motivazione dell’insufficienza delle prove.

Attuazione del Patto UE su migrazione e asilo

Il piano di attuazione bulgaro del Patto UE su migrazione e asilo è stato pubblicato nel dicembre scorso, adottato senza alcuna partecipazione di organizzazioni della società civile, attivisti per i diritti umani o fornitori di servizi. Il piano prevede modifiche legislative che destano preoccupazione.

Una delle principali novità riguarda l’unificazione delle procedure: attualmente esistono una procedura di asilo e, in caso di rigetto, una procedura separata per il rimpatrio; secondo la nuova legislazione, non ancora adottata, vi sarà un’unica procedura integrata per migrazione e asilo. Inoltre, si prevede un ampliamento dell’ambito di applicazione delle procedure accelerate, che in Bulgaria sollevano serie preoccupazioni in merito all’accesso al patrocinio gratuito e al controllo giurisdizionale indipendente.

Il piano di attuazione bulgaro, in conformità con il Patto, delega nuove responsabilità alle rispettive autorità e opera un cambio di paradigma: dalla presunzione che chi arriva sia un richiedente asilo, si passa alla presunzione che si tratti di migranti, con conseguenze significative sulla situazione delle persone coinvolte.

Strutture di detenzione

Il bilancio prevede la ricostruzione di strutture per lo screening alle frontiere e all’interno del territorio, nonché la formazione del personale. Una preoccupazione significativa riguarda la predisposizione di centri chiusi per l’Agenzia bulgara per l’asilo, il che implica che le persone in procedura di asilo saranno detenute.

A differenza della detenzione amministrativa per motivi di immigrazione, per la quale la legislazione prevede chiaramente un limite massimo di 6 mesi, prorogabile fino a 18 mesi, per le persone in procedura di asilo non esiste alcun limite temporale alla detenzione. Già attualmente si registrano casi di persone trattenute per periodi sproporzionatamente lunghi.

È in fase di preparazione una nuova struttura chiusa con capacità di 585 posti. Le strutture attuali ospitano generalmente 20-30 persone; si sta quindi predisponendo una struttura venti volte più grande. Considerando che nel 2023 le richieste di asilo erano circa 22.000 e quest’anno si attestano intorno a 1.200-2.000, una struttura da 585 posti significa che potenzialmente quasi ogni richiedente asilo potrebbe essere detenuto. L’esperienza insegna che, quando esiste una struttura, le autorità tendono a sfruttarne appieno la capacità, poiché i finanziamenti sono correlati all’utilizzo.

Conclusioni

In sintesi, si osserva un progressivo isolamento della società civile e delle organizzazioni di base, accompagnato da uno spostamento dell’approccio dall’asilo alla migrazione. Sul fronte dell’integrazione, tradizionalmente carente in Bulgaria, la situazione appare ulteriormente peggiorata