Primi rilievi critici su un modello strutturalmente lesivo dei diritti fondamentali

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La delegazione del Tavolo Asilo e Immigrazione ha recentemente concluso la missione in Albania finalizzata al monitoraggio indipendente del trasferimento e trattenimento dei migranti nel CPR di Gjader, dopo i cambiamenti intervenuti con il dl 37/2025, e annuncia l’intenzione di dare continuità al lavoro di osservazione e denuncia.

Nella prima settimana di attivazione del nuovo CPR, insieme a parlamentari italiani ed europei, sono stati effettuati incontri con le autorità sul posto, accessi ai luoghi di detenzione, raccolta di testimonianze e verifica delle condizioni operative.

I dati emersi si articolano su due livelli. In primo luogo si conferma una valutazione fortemente critica del modello nel suo impianto generale: la decisione di trasferire coattivamente persone già sottoposte a trattenimento in Italia in un CPR delocalizzato fuori dai confini nazionali, rappresenta un’evidente forzatura delle norme europee e costituzionali e implica gravi violazioni in termini di diritto alla difesa, all’asilo, all’unità familiare e alla libertà personale. In secondo luogo, nel corso del monitoraggio l’attenzione è stata rivolta ad osservare e valutare le prime modalità concrete di attuazione della nuova funzione del centro, che appaiono gravemente problematiche.

Nei primissimi giorni di operatività, sono stati registrati diversi episodi drammatici e fortemente indicativi: alcune delle persone trasferite hanno messo in atto atti di autolesionismo, si segnala difficoltà nell’accesso all’assistenza legale, è stata rilevata l’assenza di una comunicazione chiara preventiva sul trasferimento forzato, sono state osservate e riportate modalità di trasporto non rispettose della dignità delle persone.

Emblematico, in tal senso, che le persone siano state fatte viaggiare e poi sbarcate con le mani legate da fascette, in violazione delle disposizioni che disciplinano il trasferimento delle persone private della libertà personale.

Per contro, a questa prova di forza messa in campo dal governo sembra corrispondere un’accentuata fragilità degli strumenti giuridici e organizzativi che dovrebbero disciplinare il trasferimento e il trattenimento presso il CPR di Gjader. A conferma di questa prospettiva, poche ore dopo lo sbarco, una persona è stata già ricondotta in Italia in quanto non più legittimamente trattenibile.

Inoltre, è gravissimo che ad oggi non sia nota la motivazione alla base del  trasferimento nel CPR di Gjader per il gruppo delle 40 persone selezionate. Il richiamo alla “pericolosità sociale” da parte di esponenti del governo, se confermato, aprirebbe a valutazioni giuridiche che sono al cuore dell’ordinamento italiano. Infatti, nessuna tipologia di pena può essere configurata al di là di quelle espressamente previste dalla legge.

Se, effettivamente, il trasferimento coatto in Albania fosse una misura punitiva nei confronti di soggetti considerati pericolosi, sarebbe molto grave e del tutto illegittimo, perché la deportazione in un CPR fuori dal territorio nazionale prenderebbe la forma di una misura afflittiva aggiuntiva rispetto alla pena già scontata secondo l’ordinamento giudiziario italiano.

Insieme all’azione legale volta a tutelare i diritti delle singole persone coinvolte, il Tavolo Asilo e Immigrazione ritiene necessaria una mobilitazione ampia e trasversale per chiedere la dismissione del Protocollo che aggrava il già fallimentare sistema della detenzione amministrativa e che si configura, nei suoi presupposti costitutivi quanto nei suoi effetti, lesivo dei principi fondamentali del diritto e incompatibile con i principi cardine della nostra democrazia. 

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