La nuova riforma del Codice Frontiere Schengen (SBC) rischia di legittimare respingimenti, profilazione etnica e sorveglianza indiscriminata, compromettendo i diritti fondamentali e la libertà di movimento nell’Unione Europea. Questo è quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi dalla rete Protect Rights At Borders (PRAB), a cura del Progetto Medea di ASGI.
Il documento Reshaping Europe’s Space: Does the Schengen Border Code’s Reform undermine people (on the move)’s fundamental rights? analizza in che modo queste riforme potrebbero compromettere i diritti fondamentali e sottolinea la necessità di monitoraggio, garanzie e strumenti di controllo e trasparenza.
La riforma del Codice Frontiere Schengen (SBC), adottata nel giugno 2024, introduce disposizioni che potrebbero legittimare pratiche precedentemente considerate illegali dai tribunali nazionali ed europei, tra cui respingimenti, profilazione etnica e uso non regolamentato delle tecnologie di sorveglianza.
L’analisi evidenzia diverse questioni chiave:
- Istituzionalizzazione dei respingimenti: la nuova procedura di trasferimento alle frontiere interne manca di garanzie per i minori e i gruppi vulnerabili e sembra legalizzare le pratiche di respingimento, ovvero il rinvio forzato delle persone migranti, inclusi richiedenti asilo, verso il paese da cui hanno tentato di entrare. Questa pratica è stata ripetutamente dichiarata illegale dai tribunali nazionali ed europei.
- Ampliamento dei controlli di polizia e di frontiera, con aumento del rischio di profilazione etnica: l’ampliamento del controllo di polizia nelle aree di frontiera interna, combinato con l’assenza di limiti chiari sull’intensità e la frequenza delle verifiche, apre la strada alla profilazione etnica. La mancanza di strumenti legali e operativi efficaci per contrastare tali pratiche suggerisce un aumento dei controlli basati sull’aspetto fisico.
- Tecnologie di sorveglianza senza garanzie: l’uso crescente di tecnologie di sorveglianza alle frontiere, inclusi i sistemi di intelligenza artificiale, avviene senza adeguate tutele. Questo solleva preoccupazioni riguardo alla discriminazione, in particolare il rischio di profilazione razziale.
- Ulteriori restrizioni alla libertà di movimento: l’introduzione del concetto vago di “strumentalizzazione” della migrazione – legato ai recenti strumenti giuridici del Patto europeo su migrazione e asilo – fornisce agli Stati un pretesto per chiudere i valichi di frontiera sulla base di giustificazioni generiche.
- Ripristino ed estensione dei controlli alle frontiere interne: i controlli alle frontiere dovrebbero essere reintrodotti o estesi solo in casi eccezionali. Tuttavia, le nuove regole SBC rischiano di rendere questa pratica la norma anziché l’eccezione.
Negli anni, la rete Protect Rights At Borders (PRAB) ha denunciato la crisi dei respingimenti alle frontiere europee. Questa nuova analisi mostra come pratiche informali alle frontiere interne dell’UE — come respingimenti informali e reintroduzione illegale di controlli di frontiera — siano ora in parte codificate e legittimate dalla riforma SBC. L’analisi evidenzia inoltre una tendenza preoccupante: il nuovo SBC trasforma alcune delle pratiche ritenute da tribunali nazionali ed europei come violazioni dei diritti fondamentali dei migranti in procedure standard.
Nell’attuazione delle nuove disposizioni SBC, è essenziale garantire la conformità con il diritto europeo e internazionale e con gli obblighi morali e giuridici dell’UE in materia di asilo e migrazione, per evitare un’ulteriore erosione dello spazio Schengen e garantire il diritto fondamentale di accesso all’asilo nell’UE.
I partner di PRAB ritengono necessario:
- Rafforzare il monitoraggio: implementando meccanismi efficaci per supervisionare l’applicazione delle nuove misure, con particolare attenzione all’uso della tecnologia nella sorveglianza delle frontiere, alla sicurezza e ai controlli di polizia nelle aree di frontiera interna.
- Documentare gli abusi: stabilire procedure chiare per identificare, documentare e segnalare violazioni dei diritti e pratiche discriminatorie derivanti dall’attuazione del nuovo SBC.
- Promuovere buone pratiche: sviluppare e diffondere pratiche positive, inclusi programmi di formazione mirati, per mitigare il rischio di profilazione etnica.
- Rafforzare l’accountability: stabilire dei meccanismi di supervisione e trasparenza per le violazioni dei diritti e garantire l’accesso effettivo a percorsi e assistenza legale.
Approfondisci
- Reshaping Europe’s Space: Does the Schengen Border Code’s Reform undermine people (on the move)’s fundamental rights? – Policy Note, disponibile in lingua inglese
- Ceci n’est pas Schengen: Le nuove frontiere di Schengen: Impatti e sfide della riforma del Codice delle Frontiere (Regolamento UE 1717/2024) – Analisi giuridica dettagliata, disponibile in italiano
Per ulteriori informazioni: press@drc.ngo e info@asgi.it
L’iniziativa PRAB riunisce organizzazioni partner che operano in otto paesi europei : Bielorussia (Human Constanta); Bosnia Erzegovina (Danish Refugee Council (DRC) BiH); Grecia (Greek Council for Refugees (GCR) e DRC Greece); Italia (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI); Diaconia Valdese (DV) e DRC Italy); Lituania (Diversity Development Group e Sienos Grupé); Macedonia del Nord (Macedonian Young Lawyers Association (MYLA)); Polonia (Stowarzyszenia Interwencji Prawnej ); Serbia (Humanitarian Center for Integration and Tolerance (HCIT)); e Belgio (DRC Brussels).

