
Il 18 gennaio è stata pubblicata un’importante inchiesta di Lighthouse Reports in collaborazione con SRF, ARD Monitor, Al Jazeera, Il Domani e Solomon sulle riammissioni di richiedenti asilo, compresi minori, dai porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi ai porti di Patrasso e Igoumenitsa in Grecia, così come da anni denunciato da Asgi e dal Network Porti Adriatici.
L’inchiesta raccoglie una serie di documenti ed evidenze sulle riammissioni di richiedenti asilo e minori dai principali porti adriatici e, sulla base delle testimonianze raccolte in Italia e in Grecia e le riprese video effettuate, denuncia le procedure utilizzate, i comportamenti messi in atto dalle forze di polizia e dal personale di bordo, il trattenimento dei cittadini stranieri a bordo dei traghetti e le violenze messe in atto. Cittadini provenienti da Afghanistan, Siria e Iraq hanno riferito ai giornalisti di essere stati trattenuti a bordo di traghetti operativi tra i due Paesi nell’ultimo anno, all’interno di piccoli vani, freddi e umidi, a volte ammanettati a sbarre di ferro, senza cibo né acqua anche per più di una intera giornata. Inoltre, all’interno di uno dei traghetti i giornalisti sono riusciti a riprendere, con una piccola telecamera introdotta attraverso una serratura, un vecchio bagno inutilizzato dove erano stati rinchiusi alcuni richiedenti asilo durante la riammissione verso la Grecia. Sui muri del piccolo locale, dove c’erano servizi igienici rotti e due materassi, erano incisi nomi e date in diverse lingue, esattamente come avevano descritto i richiedenti asilo intervistati. Su un’altra nave, i giornalisti hanno filmato la “scatola di metallo” all’interno del garage dove migranti e rifugiati hanno dichiarato di essere stati rinchiusi per molte ore. Anche gli stessi membri dell’equipaggio delle diverse navi hanno confermato la prassi di trattenimento dei richiedenti asilo durante il viaggio verso la Grecia, riferendosi a “prigioni” esistenti sulle navi.
Per la prima volta, un articolato reportage condotto da diversi giornalisti ai porti in Italia e in Grecia dimostra e rende pubblico, anche con immagini e video, quello che ASGI e il Network dei Porti Adriatici denunciano da anni, in continuità con le prassi che hanno portato alla condanna dell’Italia nel 2014 (Sentenza Sharifi)
Nell’ottobre 2014 l’Italia è stata, infatti, condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per aver respinto, tra gennaio 2008 e febbraio 2009, in modo indiscriminato alcuni cittadini stranieri provenienti dalla Grecia e intercettati dalla polizia di frontiera ai porti di Ancona, Bari e Venezia. La Corte EDU ha condannato l’Italia per violazione del divieto di espulsioni collettive, divieto di trattamenti inumani o degradanti e il diritto a un ricorso effettivo contro l’espulsione collettiva e l’esposizione a trattamenti inumani e degradanti.
A seguito della sentenza è stata avviata la procedura di supervisione di fronte al Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa. Nell’ambito della riunione di marzo 2020, a seguito della comunicazione inviata dal Network Porti Adriatici (ASGI, Ambasciata dei diritti di Ancona, Sos diritti di venezia, No Name Kitchen, Lungo la rotta balcanica) il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, aveva chiesto al Governo italiano di fornire informazioni aggiornate sui servizi di accoglienza nei porti, soprattutto in riferimento alle carenze emerse al porto di Bari. Con l’Action Report del 15 dicembre 2021, il Governo aveva sostenuto di aver adottato tutte le misure necessarie a evitare il ripetersi delle violazioni contestate nel rispetto delle prescrizioni della Corte EDU, chiedendo la definitiva chiusura della procedura di supervisione dell’attuazione della sentenza Sharifi .
In data 7 febbraio 2022, il Network Porti Adriatici, aveva inviato una nuova comunicazione al Comitato dei Ministri d’Europa per chiedere invece la continuazione della procedura sostenendo, sulla base dell’azione di monitoraggio condotta e le testimonianze raccolte, il persistere delle condotte illegittime e la prosecuzione di respingimenti e riammissioni di cittadini stranieri rintracciati a bordo delle navi o al momento dell’arrivo ai principali porti italiani adriatici, le procedure informali, la mancata valutazione delle situazioni individuali così come della minore età e della volontà di chiedere asilo, in violazione del diritto d’asilo e delle garanzie convenzionali e delle disposizioni dello stesso Accordo di riammissione concluso tra Italia e Grecia.
Ai cittadini stranieri, provenienti principalmente da Afghanistan, Albania, Turchia, Kurdistan, Iraq, etc in arrivo dai porti della Grecia, ma anche dalla Croazia e dall’Albania, viene negato l’accesso al territorio e alle misure di protezione per richiedenti asilo e minori. La riammissione e i respingimenti avvengono anche dopo molte ore dal rintraccio, durante le quali i cittadini stranieri intercettati vengono trattenuti nelle zone di transito o all’interno dei traghetti stessi. Le procedure, così come riportato dagli stessi, avvengono in una condizione di totale invisibilità, senza alcuna informativa legale, senza la presenza di mediatori e senza l’intervento degli enti che gestiscono i servizi di accoglienza e assistenza ai valichi in convenzione con le Prefetture, confermandone il ruolo marginale e inefficace. Inoltre, le testimonianze raccolte dalle organizzazioni aderenti al Network, riferiscono anche casi di maltrattamenti e comportamenti lesivi della dignità personale durante tutte le fasi della procedura, come la confisca e distruzione di documenti ed effetti personali, la costrizione a spogliarsi, l’esposizione a temperature estreme.
Il Consiglio d’Europa non si è ancora espresso sulla richiesta di chiusura della procedura di supervisione della sentenza Sharifi come richiesto dal Governo ma, considerata la natura sistemica delle violazioni monitorate da Asgi e dal Network Porti Adriatici e come emerge anche dalla recente inchiesta, la sentenza Sharifi, mentre si torna a parlare delle riammissioni dall’Italia verso la Slovenia, resta tuttora drammaticamente attuale

