Le organizzazioni della società civile pubblicano una lettera aperta agli organismi e agli esperti delle Nazioni Unite, condannando le condizioni disumane nel campo umanitario dell’UNHCR vicino ad Agadez, in Niger, nonché le politiche di deportazione illegali dalla Tunisia e dall’Algeria, supportate dall’UE e dai suoi Stati membri.
Gentile Commissario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi, e gentile Ufficio dell’UNHCR in Niger,
Gentile Alto commissario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk,
Gentile Relatore Speciale per i diritti delle persone migranti Gehad Madi,
Gentile Relatrice Speciale sulla tratta di persone, in particolare donne e bambini Siobhàn Mullally,
Gentile Relatrice Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani Mary Lawlor,
Gentile Relatrice speciale sulla tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti,
Con la presente comunicazione si porta alla vostra attenzione la critica situazione del campo umanitario per persone richiedenti asilo e rifugiate situato a circa 15 chilometri da Agadez, nel Nord del Niger e gestito dall’UNHCR, nonché le pratiche di deportazione illegale che conducono le persone nel campo.
In quanto rappresentanti della società civile internazionale e di organizzazioni locali che lavorano a stretto contatto con le persone richiedenti asilo e rifugiate, abbiamo ricevuto numerose segnalazioni relative alle deplorevoli condizioni di vita all’interno del campo. Con la presente esprimiamo la nostra preoccupazione e vi esortiamo a prendere tutte le misure necessarie per far fronte a tale situazione.
Il campo UNHCR per persone rifugiate di Agadez: le proteste contro le condizioni di vita degradanti e per la mancanza di soluzioni durevoli dignitose.
Da diversi anni UNHCR opera nel campo, che ospita principalmente persone provenienti dal Sudan e da altre zone di guerra, oltre ad altre persone che necessitano protezione internazionale.
Le testimonianze inviate dalle persone residenti nel campo in relazione alle loro condizioni di vita sono estremamente allarmanti: si evidenziano gravi carenze di cibo, assistenza medica inadeguata, nessun accesso alla formazione per bambini e bambine. Le donne incinte, le persone anziane, le bambine e i bambini sono particolarmente vulnerabili a fronte di queste terribili condizioni. Oltre alle carenti risposte ai bisogni di prima necessità, non esistono prospettive durevoli e sostenibili per le persone che abitano nel campo. Alcune di loro si trovano lì da quasi nove anni, senza avere accesso allo status di rifugiato e senza avere la possibilità di costruirsi un’esistenza e un futuro autonomo.
Dal 2019, sono molte le proteste organizzate dalle persone residenti nel campo:
- Da dicembre 2019 a gennaio 2020, le persone rifugiate del campo hanno organizzato un sit in permanente di fronte all’ufficio di UNCHR. La protesta si è conclusa con la dura repressione da parte della polizia, seguita dall’incendio delle strutture del campo profughi. Diverse centinaia di rifugiati sono stati arrestati e 111 di loro sono stati condannati in tribunale, invece di fornire soluzioni ai problemi che avevano portato alla protesta.
- Dall’autunno del 2024, la situazione è sfociata in un’ondata di proteste che continua tuttora, scatenata dal grave deterioramento delle condizioni di vita. La voce dei rifugiati è quella dei gruppi auto-organizzati “Rifugiati in Niger” e “Rifugiati in Tunisia”.
Come dichiarato da UNHCR stesso, come punizione per la partecipazione alle proteste, è stata sospesa la distribuzione dei voucher alimentari alle persone che vi aderivano. UNCHR ha dichiarato che la sospensione è avvenuta a seguito di una esplicita richiesta formulata dalle autorità nigerine.
Recentemente, 8 persone rifugiate sono state arrestate a seguito delle proteste.
La pratica delle deportazioni a catena e l’assenza di soluzioni durevoli dignitose
Le persone richiedenti asilo e rifugiate che risiedono nel campo provengono principalmente da paesi in guerra dell’Africa orientale. Inizialmente si trattava soprattutto di persone che erano state evacuate dalla Libia con il meccanismo di evacuazione di emergenza (ETM) o che erano fuggite dal paese a causa delle intollerabili condizioni di vita, sperando di essere ricollocate verso paesi più sicuri grazie all’assistenza di UNCHR.
Negli ultimi anni, è diventato sempre più chiaro che molti richiedenti asilo sono intrappolati nel campo di Agadez a causa delle politiche di respingimento e deportazione attuate dagli Stati confinanti con il Niger, che violano gravemente i diritti dei migranti.
Per diversi anni, decine di migliaia di persone sono state deportate illegalmente dall’Algeria al confine con il Niger ogni anno, con un numero massimo di 30000 persone nel 2024. Oltre ai cittadini nigerini che sarebbero stati espulsi in virtù di un accordo di riammissione tra Algeria e Niger, anche molte migliaia di persone provenienti da diversi Paesi africani sono state deportate in convogli di deportazione “non ufficiali”. Questi ultimi vengono solitamente lasciati nel deserto al cosiddetto “Punto 0”, a circa 15 km dal villaggio di confine di Assamaka.
Dal 2023, le autorità tunisine hanno effettuato arresti di massa seguiti dalla deportazione di migranti e rifugiati ai confini con la Libia e l’Algeria. Le forze di sicurezza algerine spesso deportano queste persone fino al confine con il Niger. Queste politiche di gestione della migrazione sono profondamente ingiuste, sia dal punto di vista legale che etico, poiché comportano trasferimenti forzati, illegali e violenti e sono spesso legittimate da risposte umanitarie deboli e inefficaci.
La maggior parte della popolazione del Niger vive in condizioni di disagio socio-economico e il Paese è alle prese con l’impatto delle sanzioni internazionali e con una crisi di sicurezza causata dagli attacchi di gruppi terroristici e armati. Nonostante queste sfide, alla stragrande maggioranza delle persone bloccate nei campi dell’UNHCR ad Agadez viene negata la possibilità di essere reinsediate in altri Paesi, dove potrebbero avere la possibilità di vivere in condizioni sicure e dignitose.
Il caso del Sig. K.
La situazione del signor K., che si trova nel centro di Agadez da otto mesi, è emblematica dell’insensatezza e della crudeltà delle pratiche di deportazione a catena tra i Paesi del Maghreb e il Niger.
Come centinaia di altre persone, il signor K. si trovava nell’accampamento spontaneo davanti agli uffici dell’UNHCR e dell’OIM a Tunisi il 3 maggio 2024, quando le autorità tunisine hanno sgomberato con la forza le persone e le hanno deportate al confine con l’Algeria. K., insieme a un gruppo di altre persone, ha presentato una denuncia individuale al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per la deportazione subita. Il Comitato ha ordinato alle autorità tunisine di adottare misure precauzionali per proteggere le persone deportate, che sono riuscite a tornare a Tunisi.
Tuttavia, lo stesso giorno, il signor K. e altri uomini sono stati arrestati e, dopo il rilascio ordinato dal tribunale, sono stati nuovamente deportati in Algeria e, dopo qualche settimana, arrestati e deportati in Niger.
Cosa chiediamo
Alla luce della situazione descritta, le organizzazioni sottoscritte avanzano le seguenti richieste.
All’UNHCR:
- Cessare ogni forma di intimidazione e pressione nei confronti delle persone che stanno legittimamente e pacificamente manifestando per ottenere condizioni di vita adeguate all’interno del campo e un futuro dignitoso.
- Fornire informazioni chiare, tempestive e accurate alle persone nel campo riguardo alla loro situazione e alle reali possibilità di soluzioni durature offerte.
- Garantire che le 8 persone arrestate a seguito delle proteste abbiano pieno accesso alla difesa e al giusto processo e impegnarsi attivamente per la loro liberazione.
- Fare pressione sui paesi di destinazione affinché aprano canali di reinsediamento appropriati.
- Prendere una posizione decisa contro le deportazioni effettuate dai governi tunisini e algerini e contribuire ad aumentare la consapevolezza riguardo a queste deportazioni illegali, evitando di fornire copertura umanitaria per tali operazioni.
All’OHCHR e ai Relatori Speciali:
- Prendere posizione per garantire che il lavoro necessario delle Nazioni Unite, delle sue agenzie e dei suoi organismi non venga utilizzato per legittimare le politiche di deportazione e le gravi violazioni dei diritti umani descritte.
- Esigere che l’Unione Europea e i suoi Stati membri cessino ogni forma di pressione sui paesi terzi di origine e di transito della migrazione per adottare politiche di blocco e deterrenza che producono le gravi violazioni osservate, e sospendere ogni finanziamento e supporto per tali politiche.
Le organizzazioni firmatarie
- Refugees in Libya
- Refugees in Tunisia
- Alarme Phone Sahara
- ASGI
- Baobab Experience
- Migreurop
- Forum Tunisien pour les Droits Économiques et Sociaux (FTDES)
- Sea-Watch
- Watch the Med – Alarm Phone
- SmallAxe Odv
- Melting Pot Europa
- Novact
- Solidarités Tattes
- Migration-Control.Info
- Mission Lifeline International
- Sea Punks e.V.
- Medico International
- SOS Humanity e.V.
- Mediterranea Saving Humans
- Ya Basta! Bologna
- MV.Louise Michel project
- Maldusa project
- Mendy for peace culture and Diversity Management
- OnBorders
- Beyond borders
