Il 16 ottobre alle ore 15:30, presso l’Università Roma Tre, si è tenuto l’incontro No Deal on Women’s Bodies – Nessun patto sui corpi delle donne: un momento di confronto per analizzare, attraverso una prospettiva di genere, gli effetti del Memorandum Italia-Libia sulle donne migranti e costruire alleanze transnazionali di resistenza. Alcune interviste
All’interno della mobilitazione contro il rinnovo del Memorandum promossa dall’Associazione Refugees in Libya questa iniziativa ha visto protagoniste attiviste sopravvissute alla rotta libica, collettivi e associazioni femministe e transfemministe, deputate del Parlamento italiano e la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani.
La cooperazione tra Italia e Libia, sancita e rafforzata dal Memorandum, ha avuto conseguenze devastanti sulle vite delle donne migranti e delle persone discriminate in base al genere. Le autorità libiche – finanziate, equipaggiate e formate dall’Italia – sono ritenute responsabili, secondo la Missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, di torture, violenze sessuali, tratta di esseri umani e altri crimini talmente gravi da costituire crimini contro l’umanità.
Le politiche di contenimento e blocco delle partenze hanno alimentato un sistema di sfruttamento delle persone migranti, che, nel caso delle donne e delle soggettività femminilizzate, si traduce spesso in lavoro sessuale e domestico forzato. Il contesto libico si fa sempre più pericoloso, violento e tossico per donne e persone femminilizzate, ostacolando le possibilità di autodeterminazione e percorsi di liberazione.
Nel Memorandum, il ruolo attribuito alle organizzazioni internazionali è incentrato sul “rientro dei migranti nei paesi di origine”. Tra le misure più finanziate ci sono i cosiddetti rimpatri “volontari”, attuati dall’OIM, che comportano un elevato rischio di violazione del principio di non-refoulement, soprattutto quando riguardano persone soggette a discriminazioni e violenze di genere nei paesi di origine.
Il 16 ottobre, gli sguardi delle relatrici ci hanno guidato nell’analisi del contesto da prospettive diverse, aiutandoci a immaginare percorsi di liberazione dalla violenza patriarcale e dai confini, verso il riconoscimento del diritto alla libertà di circolazione per tutte.
