Le tragedie del mare possono e debbono essere evitate

La nuova tragedia del mare che ha visto la morte di oltre 300 persone non è una tragica casualità ma è diretta conseguenza della nefasta scelta di non prevedere l’apertura di un canale umanitario che permetta l’evacuazione delle migliaia di rifugiati da tempo bloccati in Libia e che oggi sono totalmente esposti ad ogni forma di violenza ed arbitrio. Si tratta degli stessi rifugiati che, con flagrante violazione del diritto internazionale, l’Italia ha respinto nel 2009 e nel 2010, ovvero ne ha impedito la partenza dalla Libia, tramite accordi diretti e finanziati con gran dispendio di fondi pubblici con il dittatore Gheddafi, lo stesso nei cui confronti la comunità internazionale chiede oggi l’apertura di un procedimento di fronte alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.

E’ del tutto evidente, e ben noto a tutti i governi dell’Unione, che altre partenze disperate ci sono in queste ore e ci saranno prossimamente dalla Libia visto che i rifugiati non hanno al momento altro canale di salvezza che tentare di raggiungere con ogni mezzo, a costo della vita, le cose meridionali della UE. Fingere di non vedere questo stato dei fatti, fingere che non ci siano migliaia di persone abbandonate sulle sponde della Libia, non è solo indifferenza ma complicità con chi lucra sulla vita di queste e complicità nella morte di chi viene inghiottito dal mare.

L’ASGI rinnova con forza la richiesta, già avanzata dall’inizio della crisi, di un immediato programma europeo per l’evacuazione e l’accoglienza dei rifugiati bloccati in Libia.

Non è più tempo di aspettare.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

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