Il nuovo rapporto ASGI sul centro di Pantelleria documenta violazioni strutturali dei diritti umani, che lo configurano come un luogo di detenzione di fatto, privo di chiara base giuridica.
Immagina di essere rinchiuso. Senza sapere perché. Senza un avvocato. Senza poter avvisare la tua famiglia. Ogni giorno uguale all’altro, in un limbo di incertezza. Questa è la realtà delle persone, inclusi minori non accompagnati, trattenute illegittimamente nel centro hotspot di Pantelleria, un’isola al largo delle coste siciliane dove dal 2021 è stato realizzato un centro per i migranti in arrivo dalla Tunisia.
Tra loro Mahdi, un giovanissimo cittadino tunisino che, come tanti altri, è stato trattenuto a Pantelleria per giorni, privato della sua libertà, senza chiarezza o informazioni sul suo futuro. La sua testimonianza è esemplificativa del trattamento delle centinaia di cittadini e cittadine stranieri che transitano presso il centro hotspot di Pantelleria ogni anno.
Il caso di Mahdi rivela le violazioni nel centro di Pantelleria
Mahdi è stato trattenuto nell’hotspot di Pantelleria per un totale di nove giorni, in due diverse situazioni. Nove giorni trascorsi senza ricevere alcuna comunicazione formale sui motivi della sua detenzione e senza la possibilità di uscirne liberamente. L’hotspot, in pratica, ha funzionato come un luogo di privazione della libertà personale, senza alcuna base giuridica o garanzia di tutela. Al momento dello sbarco, il suo telefono cellulare è stato immediatamente confiscato dalle Forze dell’Ordine. Gli è stato restituito solo al momento del suo rimpatrio in Tunisia, tagliandolo fuori dal mondo e dalla sua famiglia. Durante la sua prima detenzione, non gli è stata offerta alcuna possibilità di comunicazione se non una brevissima chiamata con la madre alla presenza di un mediatore. Inoltre, nonostante si fosse dichiarato minorenne e avesse documenti sul suo telefono per provarlo, la sua dichiarazione è stata del tutto ignorata. Non gli è stato permesso di accedere al suo telefono né di contattare i familiari che avrebbero potuto inviare la documentazione necessaria. Di conseguenza, Mahdi è stato registrato come adulto, escluso dalle tutele che la legge riserva ai minori stranieri non accompagnati.
Il rapporto
Nel territorio dell’isola di Pantelleria è attivo da anni un centro hotspot, inizialmente adibito a funzioni di primo soccorso e, a partire dall’estate 2024, utilizzato anche per le procedure di identificazione dei cittadini stranieri appena giunti sul territorio italiano. Nel corso del 2025, in continuità con il lavoro di monitoraggio svolto dal Progetto In Limine negli ultimi cinque anni, abbiamo portato avanti una serie di accessi civici generalizzati e un sopralluogo effettuato tra il 15 e il 18 maggio 2025 da una delegazione di soci e socie. Attraverso queste attività è stato possibile raccogliere dati aggiornati e verificare le condizioni effettive di gestione dell’hotspot di Pantelleria. Il presente report è il risultato dell’analisi congiunta di queste fonti e mette in luce le principali criticità riscontrate: la sistematica privazione della libertà personale, la restrizione della libertà di comunicazione, l’accesso limitato all’informativa legale, la promiscuità in caso di sovraffollamento, e il mancato riconoscimento dei minori stranieri, in assenza di procedure conformi alla normativa vigente.
Le criticità rilevate
Il report evidenzia cinque profili strutturali di criticità nella gestione del centro hotspot dell’isola. La formalizzazione del centro avviata nell’estate 2024, con l’introduzione delle procedure di identificazione in loco, ha consolidato prassi già documentate negli anni precedenti, senza risolverne le principali criticità.
- Privazione arbitraria della libertà personale
Nonostante il centro venga formalmente qualificato come struttura “aperta”, è emerso che alle persone straniere non è consentito lasciare l’hotspot fino al momento del trasferimento, in assenza di alcun provvedimento scritto che giustifichi tale trattenimento, e pertanto senza possibilità di contestazione giurisdizionale. Le uscite sono sottoposte al vaglio discrezionale delle forze dell’ordine, senza criteri trasparenti né garanzie formali. Questo configura un trattenimento di fatto privo di base legale e in violazione dei diritti fondamentali. - Limitazione della libertà di comunicazione
Al momento dello sbarco, le persone straniere vengono sistematicamente private dei propri telefoni cellulari, che sono restituiti solo al momento del trasferimento o rimpatrio. Le comunicazioni con l’esterno avvengono tramite un unico telefono controllato dall’Ente gestore, in assenza di riservatezza e con tempi contingentati. Particolarmente rilevante la difficoltà di comunicare con i propri legali. La scheda telefonica prevista dal capitolato è spesso consegnata solo all’uscita dal centro, rendendo ineffettivo il diritto alla comunicazione nella fase più delicata della procedura. - Violazione sistematica degli obblighi di informativa
L’informativa legale viene fornita in modo collettivo, generico e solo successivamente alla fase di identificazione, impedendo un accesso tempestivo e consapevole alla protezione internazionale. Non è prevista alcuna assistenza legale effettiva all’ingresso, né viene messo a disposizione un elenco di difensori. In assenza di informazioni individualizzate e accesso alla comunicazione, il diritto di difesa risulta gravemente compromesso. - Inadeguatezza delle procedure di accertamento della minore età
Nel caso in cui una persona dichiari di essere minore, non viene attivata alcuna procedura conforme alla normativa vigente. Le richieste vengono valutate in modo arbitrario, senza segnalazioni ai servizi sociali o alla Procura minorile, e spesso ignorando le prove fornite o disponibili. Gli accertamenti, se avviati, avvengono solo dopo il trasferimento e spesso si limitano a esami radiologici non conformi alla legge Zampa. Molti minori risultano così erroneamente classificati come adulti e trasferiti nei CPR per il rimpatrio. - Promiscuità degli spazi e inadeguatezza strutturale
La separazione tra uomini, donne e minori è garantita solo quando i numeri lo consentono. In caso di sovraffollamento – frequente in un centro con una capienza di soli 40 posti – si verificano condizioni di promiscuità, anche a danno di soggetti vulnerabili. I minori non riconosciuti come tali condividono gli spazi con adulti, e in situazioni di emergenza la mensa viene trasformata in dormitorio con materassi a terra.
Questo insieme di violazioni, rafforzandosi reciprocamente, determina un contesto in cui le garanzie previste dall’ordinamento giuridico sono sistematicamente sospese, contribuendo alla normalizzazione di un regime di eccezione incompatibile con i principi costituzionali.
Conclusioni
La progressiva formalizzazione del centro ha creato un sistema che, sebbene appaia conforme alle norme, è in realtà strutturato su pratiche non solo illegittime, ma apertamente in violazione dei diritti fondamentali.
Il quadro che emerge è quello di una profonda criticità, dove i cinque profili di violazione analizzati (detenzione arbitraria, limitazione della comunicazione, mancanza di informativa legale, errato accertamento dell’età dei minori, e promiscuità) convergono a delineare un sistema opaco. Tale opacità è acuita dalla drastica riduzione della trasparenza, con documenti e informazioni accessibili solo in parte, accesso fisico al centro negato alla delegazione ASGI, e autorità locali che dichiarano di non sapere cosa accada all’interno. Inoltre, il rapporto tra il centro e la popolazione locale evidenzia un isolamento fisico e informativo, caratterizzato, nelle parole di vari interlocutori, dal fatto che i migranti “non si vedano e non si sentano”.
Dall’analisi effettuata Pantelleria si conferma quindi come un microcosmo della nuova architettura europea delle frontiere, un luogo in cui le garanzie formali convivono con la sospensione sostanziale del diritto, e dove la normalizzazione dell’eccezione produce un sistema opaco e difficilmente sindacabile. Ma un luogo, all’interno del sistema detentivo e di frontiera attuato in Italia, che è necessario continuare a monitorare e contrastare affinché non si cristallizzi.

