Riscontrate condizioni lesive della dignità personale, del diritto alla salute, del diritto alla difesa e della libertà di comunicazione delle persone straniere trattenute all’interno del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria.
Il 27 maggio 2025 una delegazione composta dall’Onorevole Rachele Scarpa e dall’avv. Martina Ciardullo (collaboratrice del Progetto InLimine dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) ha fatto ingresso presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Roma – Ponte Galeria. L’accesso si è svolto nell’ambito dell’esercizio, da parte dell’On. Scarpa, delle proprie prerogative parlamentari.
Nel corso della visita sono state svolte attività di monitoraggio dei luoghi e di interlocuzione con il personale medico, il Direttore del Centro e le persone ivi trattenute nella sezione maschile e femminile.
Numerose criticità riscontrate dalla delegazione.
Da un lato si segnalano le condizioni detentive degradanti cui sono sottoposte le persone trattenute in ragione dello stato e delle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi, della scarsa qualità dei pasti somministrati e del mancato svolgimento di attività ludico-ricreative.
Dall’altro sono risultate evidenti carenze nell’assistenza sanitaria delle persone affette da vulnerabilità psichiatriche, nella prevenzione del rischio suicidario, nell’assistenza psicologica e legale, nonché la mancanza di protocolli ad hoc, e l’impossibilità di avere accesso ad una connessione internet.
Appare oltremodo urgente e necessario un intervento da parte della Prefettura di Roma e dell’ASL Roma 3 quali autorità preposte alla vigilanza delle condizioni all’interno del Centro e alla tutela della salute delle persone ivi trattenute, al fine del ripristino delle condizioni (relative sia allo stato dei luoghi sia ai servizi alla persona) previste dal Capitolato di Appalto e dell’adozione di protocolli ad hoc per la tutela della salute delle persone con vulnerabilità psichiatriche, con particolare focus alle visite di valutazione e rivalutazione dell’idoneità alla vita in comunità ristretta, alla somministrazione di psicofarmaci e alla presa in carico a seguito della commissione di atti anticonservativi.
