Discriminazioni e polizze assicurative

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Uno studio accademico ha scoperto che alcune compagnie italiane aumenterebbero i prezzi della Rc auto in base alla nazionalità o al luogo di nascita del cliente, a parità di classi di rischio. Siamo andati a vedere come stanno davvero le cose.

ASGI, in passato, si è occupata del tema delle discriminazioni degli stranieri in ambito assicurativo e l’ Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass), dopo aver  rilevato un “un elevato contenuto discriminatorio” nelle prassi delle imprese di assicurazione con sede legale in Italia, aveva invitato a elaborare preventivi senza tenere in considerazione il paese di nascita dell’assicurato. Evidentemente il problema esiste ancora.

Pubblichiamo l’articolo di Francesco Boscarol, tratto da LEFT del 4 Febbraio 2022

Due coetanei residenti a Milano, con un simile passato da guidatori, ossia con il medesimo stesso storico assicurativo, possessori dello stesso modello di automobile, potrebbero trovarsi a pagare un prezzo assai diverso per una polizza. Come mai? Come chiarisce una ricerca congiunta delle Università di Padova, Udine e Carnegie Mellon, la ragione è legata al loro diverso luogo di nascita o alla nazionalità.

Di questi tempi, infatti, le aziende assicurative stanno sviluppando algoritmi sempre più complessi basati sull’intelligenza artificiale per stabilire i prezzi delle assicurazioni auto, e in alcuni casi secondo lo studio intitolato “Algorithmic audit of italian car insurance: Evidence of unfairness in access and pricing” i calcoli compiuti da questi cervelli artificiali per elaborare le tariffe si basano anche sulla nazione o sulla città di origine del potenziale cliente, finendo per determinare una discriminazione che ricade sul costo del servizio venduto. Lo studio mostra per esempio che una persona nata in Ghana e residente a Milano può pagare oltre mille euro in più rispetto a un coetaneo nato e residente a Milano possessore di un’auto identica e con la stessa classe di rischio assicurativo.

Per capire in che modo e da quando succede tutto ciò, occorre fare un lungo passo indietro nel tempo. Ad accorgersi per primo di questa “abitudine” è stato Udo Enwereuzor, senior policy advisor di Cospe onlus: già nel 2002 aveva notato come la cittadinanza fosse usata come elemento di differenziazione nell’ambito della stipula delle Rc auto. Gli algoritmi, all’epoca, ancora non c’erano. «Prima dell’avvento di internet, si poteva acquistare una polizza Rca per telefono», ricorda Enwereuzor. «Provai a contattare la stessa compagnia due volte, prima presentandomi come un cittadino italiano e poi come un cittadino nigeriano. Ho potuto farlo, avendo una doppia cittadinanza. E ho subito notato che il prezzo dei due preventivi era diverso». Insomma, le disparità tra possibili clienti alla ricerca di una polizza sono un fenomeno antico. Oggi, a quanto pare la situazione non è cambiata ma è molto più difficile scoprirlo sebbene sia molto più semplice e immediato ottenere un’ipotesi di prezzo.

Il preventivo che un tempo si richiedeva per telefono oggi si ottiene infatti in pochi minuti su un qualsiasi sito web di una compagnia assicurativa inserendo la targa nell’aggregatore. Oppure nei vari siti che mettono a confronto in tempo reale i preventivi di compagnie diverse. Molti di questi siti, una volta inserita la targa, essendo collegati con il Pubblico registro automobilistico, risalgono in automatico ai dati anagrafici di chi chiede il preventivo rendendo molto difficile la simulazione di un acquisto con dati anagrafici diversi, racconta Enwereuzor. «Questo è uno dei motivi per cui le persone non sono consapevoli del problema».

La differenza di trattamento riscontrata da Enwereuzor e dagli autori dello studio non ricade solo sui cittadini stranieri. Si notano infatti differenze di prezzo anche indicando alle compagnie assicurative come luogo di nascita due diverse città italiane. «È ragionevole, a causa delle statistiche, far pagare un prezzo diverso se si guida, giusto per fare un esempio a Milano o a Napoli» spiega a Left Gianmaria Silvello, uno degli autori della ricerca, facendo cenno al criterio secondo cui i preventivi per le Rca variano in base al tasso di incidenti del luogo di residenza. «Ma un parametro basato sul luogo in cui stai guidando è ben diverso da uno basato sul luogo di nascita. La maggior parte delle persone purtroppo pensa che i due parametri siano in realtà sovrapponibili, ma non è così. C’è confusione. È vero che il modo di guidare delle persone può essere dissimile in diverse parti d’Italia, ma non dipende dal luogo in cui sei nato. Addebitare un prezzo assicurativo diverso a seconda del luogo di nascita, a prescindere dalla storia personale del guidatore, non ha senso».

La ricerca non fornisce i nomi delle compagnie assicurative che attuano queste pratiche. Noi abbiamo simulato diversi preventivi online e ne abbiamo individuate quattro ma non escludiamo ce ne possano essere altre: Genertel, Mps, Quixa, Con.Te.

Alla richiesta di una spiegazione via mail solo Genertel e Mps ci hanno risposto. «Nel caso vengano inseriti dati non reali i parametri possono valorizzare in maniera differente il prezzo – spiega tramite mail l’ufficio stampa di Genertel. «Quindi se viene inserito il profilo reale di una persona, e poi a questa si cambia la data di nascita, si genera un profilo non reale che non trova riscontro nelle banche dati». Tuttavia l’indagine con “profili ipotetici” è uguale a quella che abbiamo compiuto per condurre la nostra inchiesta. Si tratta di un approccio standard, utilizzato anche dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, l’autorità amministrativa che esercita indipendentemente la vigilanza sul mercato assicurativo italiano. «Si tratta di uno strumento molto utile per favorire la trasparenza dei mercati» spiegano Alessandro Fabris, Gianmaria Silvello e Gian Antonio Susto, ricercatori dell’Università di Padova che hanno condotto la ricerca. «L’importante è concentrarsi su profili plausibili, come nel nostro studio, evitando per esempio la combinazione illegale di veicolo potente e guidatore neopatentato. Negare la validità di questo approccio corrisponde ad affermare che una compagnia assicurativa, ricevendo le generalità di un guidatore non presente in banca dati, decide di fornirgli un preventivo non valido, cioè non corrispondente alle generalità fornite».

Mps, dal canto suo, ci ha risposto affermando di aver riscontrato «meno rischi nei “fuori sede”, cioè residenti in un luogo diverso da quello di nascita». «Secondo le nostre evidenze – continua Mps – costoro utilizzano meno frequentemente il veicolo ed in strade extraurbane, notoriamente meno trafficate; ne consegue una minore frequenza di eventi dannosi, riverberanti un minor fabbisogno di risorse economiche per fronteggiarne le conseguenze, in termini di danni a cose o a persone». Le compagnie assicuratrici Quixa, e Con.Te, invece, non hanno risposto alle nostre domande. Siamo ovviamente pronti a pubblicare la loro replica, qualora dovesse arrivare.

Ma le istituzioni, negli anni, cosa hanno fatto per arginare questo fenomeno? Dopo aver riscontrato tracce di “discriminazione” nei prezzi delle Rca in base alla nazionalità dei consumatori, l’Ivass e l’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali hanno emanato nel 2012 una raccomandazione generale che incoraggia le aziende a evitare di utilizzare fattori legati alla nazionalità, come il luogo di nascita e la cittadinanza, come input per i modelli di rischio. Eppure, sembra che negli ultimi dieci anni non ci siano stati grossi cambiamenti.

«Dopo tanti anni dalla mia prima denuncia – osserva Enwereuzor – questa pratica esiste ancora, ed è dilagante. È cambiato solo il modo con cui viene attuata. Oggi gli strumenti con cui vengono preparati i preventivi sono più sofisticati, grazie agli algoritmi». Se prima era difficile capire quando si era soggetti a discriminazioni in un settore in cui spesso per i consumatori non è semplice orientarsi come quello assicurativo, oggi lo è ancora di più.


Immagine da Pixabay

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