Tribunale di Savona, ordinanza 1 marzo 2019

La condotta tenuta dal Comune di Cengio (SV), consistente nell’aver negato l’assegno di maternità alla ricorrente cittadina extracomunitaria titolare di permesso unico lavoro, costituisce discriminazione in quanto viola l’articolo 12 della direttiva 2011/98/UE che riconosce l’obbligo di parità di trattamento ai lavoratori, nel settore della sicurezza sociale, senza distinzioni inerenti al titolo di soggiorno.

Tribunale di Palermo, decreto del 15 gennaio 2019 in materia di proroga del trattenimento di richiedente asilo

Ai sensi dell’art. 6, co. 5, del D.lgs. 142 del 2015, il provvedimento con il quale il questore dispone il trattenimento o la proroga dello stesso deve essere adottato per iscritto, riferire le ragioni del trattenimento, contenere specifiche indicazioni riguardanti le procedure previste dal diritto nazionale per contestare il provvedimento e deve essere notificato al richiedente in una lingua comprensibile. D’altronde la notifica deve essere specifica in modo che la persona possa agire immediatamente per contestare la privazione della libertà o la sua proroga, altrimenti il riconoscimento di diritti sostanziali senza un corrispondente diritto di agire risulterebbe illusorio.

Tribunale di Torino, ordinanza 15 febbraio 2019

I titolari di permesso unico lavoro hanno diritto di percepire l’assegno di maternità di cui all’art. 74 d.lgs. 151/01, in quanto tale disposizione – nella parte in cui limita il diritto ai titolari di permesso di lungo periodo - risulta in contrasto con l’art. 12 della Direttiva 2011/98/UE; per gli effetti il giudice nazionale è tenuto a disapplicare il diritto interno e a dare piena applicazione al diritto dell’Unione, senza sollevare questione di legittimità costituzionale della norma nazionale e a imporre all’amministrazione comunale l’adeguamento delle comunicazioni istituzionali.

Tribunale di Padova, sentenza 12 febbraio 2019

L’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 74 del D.lgs. n. 151 del 2001 (recante disposizioni in materia di “assegno di maternità di base”) impone che venga privilegiata l’opzione maggiormente tutelante lo stato di maternità e di conseguenza che, per l’erogazione della prestazione in questione, debba ritenersi sufficiente la sussistenza del requisito della residenza nel territorio dello Stato al momento della presentazione dell’istanza amministrativa e non al momento del parto.

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 22 gennaio 2019, C-193/17

Costituisce discriminazione diretta fondata sulla religione il diniego – opposto ai soli lavoratori che non appartengono a una delle chiese cristiane per le quali la legge austriaca prevede il venerdi santo come festività religiosa - di un’indennità retributiva per le prestazioni di lavoro svolte in tale giorno. La restrizione del diritto all’indennità ai soli lavoratori che appartengono alle predette chiese e che lavorano in tale giorno non può considerarsi una misura necessaria alla preservazione dei diritti e delle libertà altrui di cui all’art. 2, par. 5 della direttiva n. 2000/78, né una misura specifica volta alla compensazione degli svantaggi correlati alla religione (“azioni positive”) , ai sensi dell’art. 7 par. 1 della stessa direttiva.

Tribunale di Milano, ordinanza 22 gennaio 2019

Non è manifestamente infondata l’eccezione di legittimità costituzionale – sollevata con riferimento agli artt. 3 e 10 Cost., nonché all’art. 117 comma 1 Cost. in relazione alla direttiva CE 2003/109 e alla direttiva CE 2004/83 - dell’art. 22 lettera b) della legge regionale della Lombardia n. 16/2016 nella parte in cui prevede, per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica e anche per le famiglie in condizioni di particolare povertà, il requisito della residenza anagrafica o dello svolgimento di attività lavorativa nella Regione per almeno cinque anni, nel periodo immediatamente precedente la domanda; non sussiste infatti alcuna correlazione tra detto requisito di residenza o lavoro e la situazione di disagio economico che il servizio abitativo pubblico mira ad arginare.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 18 gennaio 2019

Costituisce molestia razziale ex art. 2 co. 3 D.Lgs. 215/2003 attribuire un fine lucrativo agli enti impegnati nell’accoglienza e definire i richiedenti asilo clandestini, in quanto tali condotte sono idonee a creare un “clima intimidatorio” e “ostile” nei confronti delle associazioni, clima che può avere senz’altro ripercussioni dirette sui servizi resi ai richiedenti asilo. Quale rimedio a tale discriminazione le associazioni hanno diritto al risarcimento del danno (che nella specie è stato quantificato in 3340 euro)

Corte d’Appello di Venezia, sentenza 18 gennaio 2019

Il comportamento dell’INPS, consistente nel rigetto della domanda di assegno di natalità previsto dall’art. 1 comma 125 della legge n.190 del 2014 proposta da un cittadino straniero titolare di permesso unico lavoro, costituisce discriminazione perché viola il principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98; tale principio è direttamente applicabile nell’ordinamento interno in quanto la norma risulta incondizionata, dotata di efficacia diretta e di portata auto esecutiva nel senso che trova ingresso nell’ordinamento interno senza necessità di alcuna norma di recepimento e si colloca, per la gerarchia delle fonti normative, al di sopra della legislazione nazionale imponendone la disapplicazione in caso di contrasto

Corte d’Appello di Milano, sentenza 17 gennaio 2019

Sussiste il diritto a percepire la pensione di invalidità di cui all’art. 12 L. 118/71 per il cittadino straniero extra UE alle medesime condizioni documentali ammesse per i cittadini italiani e quindi mediante autocertificazione dei redditi prodotti all’estero in quanto la disciplina delle autocertificazioni, prevista da una norma regolamentare, nella parte in cui consente ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione regolarmente soggiornanti in Italia la possibilità di utilizzare le dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000 limitatamente agli stati, alle qualità personali e ai fatti non certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani, contrasta con il principio di parità di trattamento ai sensi dell’art. 2 comma 5 del TU in materia di immigrazione

Circolare del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2018, n. 83774

Decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e organizzazione e funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018. n. 132...

Tribunale di Bergamo, ordinanza 20 dicembre 2018

Il diniego di concessione, da parte di un Comune, dell’assegno ai nuclei familiari numerosi ex art. 65 d.lgs.448/98 , fondato sulla asserita incompletezza della domanda per mancata produzione di certificazioni rilasciate da autorità estera attestanti redditi e proprietà nello Stato di provenienza, ai sensi dell’art. 3 del DPR 445/2000, costituisce discriminazione perché la disciplina del citato art. 65 fa riferimento all’ISEE e questo, a sua volta, prevede una procedura unica, senza differenze tra italiani e stranieri.

Corte d’Appello di Torino, sentenza 19 dicembre 2018

Il diritto alla indennità di maternità di base di cui all’art. 74 Dlgs 151/01 non è soggetto al termine di prescrizione di un anno di cui all’art. 6 L. 138/43 che è applicabile alla sola indennità di maternità ordinaria. Pertanto lo straniero titolare di permesso unico lavoro, al quale detta indennità spetta per effetto dell’art. 12 direttiva UE 2011/98, ha diritto di ottenerla anche se, dopo aver tempestivamente proposto domanda al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del figlio, ha poi lasciato decorrere oltre un anno prima di agire in giudizio.

Tribunale di Milano, ordinanza 13 dicembre 2018

La condotta del Comune di Lodi, consistente nella modifica del “Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate” con la delibera del Consiglio Comunale n. 28/2017, è discriminatoria con riferimento all’introduzione delle previsioni di cui agli artt. 8 co. 5, 17 co. 4, nella parte in cui stabiliscono che i cittadini non appartenenti all’Unione Europea, per accedere a prestazioni sociali agevolate, debbano produrre la certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato esterno, corredata di traduzione in italiano legalizzata dall’Autorità consolare italiana che ne attesti la conformità, resa ai sensi dell’art. 3 DPR 445/2000 e dell’art. 2 DPR 394/1999 nonché nella parte in cui prevede che la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE di cui al DPCM 159/2013 debba essere resa in conformità a quanto disposto dall’art. 3 DPR 445/2000 e dall’art. 2 DPR 394/1999. Il Comune di Lodi deve, per gli effetti, modificare il predetto Regolamento in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all’UE di presentare la domanda di accesso a prestazioni sociali agevolate mediante la presentazione dell’ISEE alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e UE in generale.

Corte d’Appello di Torino, sentenza 27 novembre 2018

Sussiste discriminazione per il mancato riconoscimento dell’assegno di maternità alle lavoratrici madri cittadine di Paesi extra-UE legalmente soggiornanti in Italia a fini lavorativi poiché la clausola di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98/UE è direttamente applicabile nell’ordinamento nazionale e l’obbligo di applicazione diretta delle Direttive auto esecutive, indipendentemente dal recepimento da parte...

Tribunale di Milano, ordinanza 19 novembre 2018

Sussiste discriminazione allorché la condotta del Comune di Milano si fonda su un’ingiustificata restrizione – risultante dal sito internet dello stesso Comune- della platea dei destinatari dell’assegno nucleo famiglie numerose, pertanto l’esclusione dei lavoratori non comunitari titolari di permesso unico di lavoro produce proprio tale effetto discriminatorio. L’unica possibile soluzione è quella di estendere il beneficio assistenziale denominato “assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori” ai titolari di permesso unico lavoro e, anche i familiari non-comunitari di cittadini dell’Unione a parità di condizioni con i cittadini italiani
Numero dei documenti:

Decreto congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero dell’Interno – 14 settembre 2015

Determinazione dell’importo delle spese a carico dei soggetti richiedenti il nuovo documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri.  (GU Serie Generale n.220 del 22-9-2015)

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

di concerto con

IL MINISTRO DELL’INTERNO

e

IL MINISTRO PER LA SEMPLIFICAZIONE E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Vista la legge 21 novembre 1967, n. 1185  , e successive modificazioni e integrazioni, concernente “Norme sui passaporti” che all’art. 21 stabilisce che “Possono essere rilasciati e rinnovati passaporti speciali, lasciapassare ed altri consimili documenti, equipollenti al passaporto, in favore di stranieri e di apolidi, quando ciò sia previsto da accordi internazionali”;

Visto l’ art. 7-vicies ter, lettera c), del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7  , convertito con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43  , che prevede, a decorrere dal 1 gennaio 2006, il rilascio del passaporto elettronico di cui al regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio del 13 dicembre 2004;

Visto l’ art. 7-vicies quater della medesimo decreto-legge n. 7/2005  , come modificato dall’ art. 1, comma 1305, della legge 27 dicembre 2006, n. 296  , che, tra l’altro: pone a carico dei soggetti richiedenti la corresponsione di un importo pari almeno alle spese necessarie per la produzione e spedizione del documento, nonchè per la manutenzione necessaria all’espletamento dei servizi connessi;

prevede che l’importo e le modalità di riscossione dei documenti elettronici sono determinati con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro per le riforme e le innovazioni della Pubblica Amministrazione;

Visto l’ art. 17-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69  , convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98  , che ha inserito il comma 10-bis all’ art. 2 della legge 13 luglio 1966, n. 559  , stabilendo che: “sono considerati carte valori i prodotti, individuati con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, aventi almeno uno dei seguenti requisiti: sono destinati ad attestare il rilascio, da parte dello Stato o di altre pubbliche amministrazioni, di autorizzazioni, certificazioni, abilitazioni, documenti di identità e riconoscimento, ricevute di introiti, ovvero ad assumere un valore fiduciario e di tutela della fede pubblica in seguito alla loro emissione o alle scritturazioni su di essi effettuate;

Sono realizzati con tecniche di sicurezza o con impiego di carte filigranate o similari o di altri materiali di sicurezza ovvero con elementi o sistemi magnetici ed elettronici in grado, unitamente alle relative infrastrutture, di assicurare un’idonea protezione dalle contraffazioni e dalle falsificazioni”;

Visto il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633  , recante “Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto”, e, in particolare, l’art. 10;

Vista la legge 13 luglio 1966, n. 559  , recante “Nuovo ordinamento dell’Istituto Poligrafico dello Stato” e successive modificazioni e integrazioni;

Visto il decreto legislativo 21 aprile 1999, n. 116  , in materia di riordino dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ai fini della sua trasformazione in società per azioni a norma degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59  ;

Vista la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) 2 agosto 2002, n. 59, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 244, del 17 ottobre 2002, con la quale l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato a decorrere dalla data del 17 ottobre 2002 e’ stato trasformato in S.p.A.;

Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze in data 4 agosto 2003, recante “Istruzioni per la disciplina dei servizi di vigilanza e di controllo sulla produzione delle carte valori” e successive modificazioni ed integrazioni;

Visto il decreto del Ministro degli affari esteri del 23 giugno 2009, n. 303/014, recante “Disposizioni relative al modello e alle caratteristiche di sicurezza del passaporto ordinario elettronico”;

Visto il decreto del Ministro degli affari esteri del 23 marzo 2010, n. 303/13, recante “Disposizioni in materia di libretti di passaporto ordinario”;

Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2013, recante “Individuazione delle carte valori ai sensi dell’art. 2, comma 10-bis, lettere a) e b) della legge 13 luglio 1966, n. 559  e successive modificazioni”;

Visto il decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale del 7 maggio 2015, pubblicato nella G.U. n. 111 del 15 maggio 2015, con il quale sono state stabilite le “Caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici dei documenti di viaggio di apolidi, rifugiati e stranieri”;

Vista la nota del MAECI n. 01534482015 del 15 luglio 2015 con la quale il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha, tra l’altro, comunicato quanto segue: la Commissione europea ha chiuso negativamente nei confronti dell’Italia lo EU Pilot 6951/14 Home contestando il mancato adeguamento dei documenti di viaggio rilasciati a stranieri, apolidi e rifugiati alle caratteristiche di sicurezza e agli elementi biometrici previsti per i passaporti rilasciati a cittadini, per cui occorre procedere all’emissione di documenti di viaggio elettronici anche per stranieri, apolidi e rifugiati;

ai sensi del Regolamento CE n. 2252/2004 , relativo alle caratteristiche di sicurezza dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri, dell’ art. 21 della legge n. 1185/1967  , dell’art. 7-vicies ter e 7-vicies quater, del decreto-legge n. 7/2005  , “ai documenti de quibus deve essere applicata la normativa prevista per il passaporto elettronico”;

Vista la nota n. 5007-2/A2014-003108/IX del 24 luglio 2015 con la quale il Ministero dell’Interno, con riferimento a quanto rappresentato con la suddetta nota dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale in data 15 luglio 2015, ha comunicato di non avere, per quanto di competenza, osservazioni da formulare;

Visto il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, del 20 maggio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27 luglio 2010, recante “Determinazione dell’importo delle spese a carico dei soggetti richiedenti il nuovo passaporto ordinario elettronico”;

Vista la Convenzione stipulata in data 25 marzo 2009 tra il Ministero dell’economia e delle finanze e Poste italiane S.p.A. per la gestione degli incassi dei corrispettivi dovuti per il rilascio dei passaporti elettronici, la quale riconosce, tra l’altro, a Poste Italiane S.p.A., per la prestazione del servizio, un corrispettivo pari a euro 0,50, esente da I.V.A. ai sensi dell’ art. 10, comma 1 del D.P.R. n. 633/1972  , per ciascun richiedente il passaporto elettronico. Il pagamento della citata somma di euro 0,50 e’ ricompreso nell’importo versato dal richiedente al netto della commissione ordinaria per il pagamento dei bollettini postali;

Visto il verbale n. 4 del 3 agosto 2015 della Commissione per la determinazione dei prezzi delle forniture eseguite dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., istituita, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, in attuazione del decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 5 febbraio 2001, concernente, tra l’altro, l’approvazione, da parte della predetta Commissione, del prezzo del documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri nella misura unitaria di euro 34,20 (IVA esclusa), a copertura dei costi per la loro produzione e per la fornitura delle infrastrutture e dei servizi per la loro personalizzazione e diffusione sull’intero territorio nazionale e delle relative attrezzature hardware e software necessarie per le postazioni di rilascio e controllo;

Considerato che, ai sensi dell’ art. 7-vicies quater, comma 6, del decreto-legge n. 7/2005  , e’ escluso qualsiasi onere a carico della finanza pubblica e quindi anche il costo dei servizi che Poste italiane S.p.A. dovra’ fornire in base alla menzionata Convenzione non dovra’ gravare sull’erario;
Decreta:

Art. 1     1.  A decorrere dall’entrata in esercizio del nuovo documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri l’importo da porre a carico dei soggetti richiedenti, e’ determinato in euro 34,20 (trentaquattro/20), al netto dell’I.V.A..
2.  All’importo complessivo di cui al comma 1  , maggiorato dell’I.V.A. nella misura tempo per tempo vigente, va aggiunta la commissione di euro 0,50, esente dall’I.V.A., prevista dalla Convenzione tra il Ministero dell’economia e delle finanze e Poste italiane S.p.A. citata in premessa.

Art. 2     1.  Gli importi di cui all’ art. 1  sono riscossi all’atto della presentazione della richiesta del documento di viaggio elettronico per apolidi, rifugiati e stranieri, mediante versamento sul conto corrente postale n. 67422808 intestato al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro.

Il presente decreto sarà trasmesso ai competenti Organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 14 settembre 2015

Il Ministro dell’economia e delle finanze Padoan

Il Ministro dell’interno Alfano

Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Madia

 

Decreto 14 settembre 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero dell’Interno

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