Sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani del 21 luglio 2022, n. 5797

la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia a risarcire i danni non patrimoniali sofferti da un ragazzo gambiano, Darboe Ousainou, minore straniero non accompagnato giunto sulle coste italiane nel giugno del 2016, quando era appena diciassettenne. Sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani del 21 luglio 2022, n. 5797

Tribunale di Torino, sentenza 14 luglio 2022

La revoca del reddito di cittadinanza per asserita mancanza del requisito di 10 anni di residenza, che non tenga conto dei periodi di residenza effettiva in Italia per almeno 10 anni all’atto della domanda (provabili, ad esempio, attraverso la copertura contributiva), è illegittima sicché il ricorrente nulla deve restituire all'INPS a titolo di restituzione degli importi percepiti ma, al contrario, ha diritto a percepire la misura per il periodo successivo alla revoca sino allo scadere dei 18 mesi previsti dalla legge.

Corte d’Appello di Milano, ordinanza 31 maggio 2022

E’ rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 11 e 117, primo comma, Cost., questi ultimi in relazione agli artt. 21 e 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, all’art. 24, comma 1, direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, e all’art. 7, par. 2, del Regolamento 492/11 del Parlamento...

Corte d’Appello di Venezia, sentenza del 15 aprile 2022

Costituisce discriminazione la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 753/19 nella parte in cui nega il diritto alla iscrizione obbligatoria al servizio sanitario nazionale dei cittadini extracomunitari familiari a carico di cittadino italiano in quanto si pone in violazione del principio di parità di trattamento sancito dal combinato disposto degli artt.19 e 23 Dlt.30/07...

Tribunale di Padova, ordinanza 12 aprile 2022

La delibera della Giunta regionale Veneto n. 753 del 4.06.19, nella parte in cui prevede che non possano essere iscritti al SSN i familiari extra UE di cittadini dell'UE titolari di Carta di soggiorno in quanto genitori ultrasessantacinquenni di cittadini dell'Unione entrati dopo il 5.11.08, costituisce discriminazione ponendosi in contrasto con gli artt. 19 e 23 d.lgs. 30/07.

Tribunale di Torino, sentenza 25 marzo 2022

La revoca del RDC disposta dall’INPS e la conseguente richiesta di restituzione delle somme percepite per carenza del requisito di residenza decennale è illegittima in quanto l’Istituto aveva disposto le verifiche solo nell’ultimo comune di residenza, mentre non aveva tenuto conto di un pregresso periodo di residenza precedente a una cancellazione per irreperibilità e dunque il requisito dei 10 anni di residenza richiesta dalla legge risulta perfettamente integrato.

Tribunale di Trieste, ordinanza 24 marzo 2022

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’A.T.E.R. della provincia di Trieste consistente nell'aver escluso un cittadino tunisino soggiornante di lungo periodo dalla graduatoria per l’assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata di cui al bando n. 1/2019, nonostante egli abbia attestato il requisito dell’impossidenza da parte di tutti i componenti del nucleo familiare di alloggi in Italia e all’estero mediante una dichiarazione sostitutiva di certificazione rilasciata ai sensi del d.P.R. 445/2000, pretendendo invece erroneamente la produzione di certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero di provenienza e di origine, rilasciati non più di sei mesi prima, corredati di traduzione in lingua italiana autenticata dall'autorità consolare italiana attestante la conformità all'originale.

Tribunale di Foggia, sentenza del 23 febbraio 2022

Sussiste il diritto dei titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo a percepire l'indennità di disoccupazione agricola in quanto, a differenza dei lavoratori stagionali che hanno l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa sul territorio nazionale fino ad un massimo di nove mesi in un periodo di dodici mesi, i richiedenti asilo, ai sensi dell’articolo 22 d.l.vo 142/2015, possono svolgere attività lavorativa decorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda, senza limiti di tempo.

Tribunale di Milano, ordinanza 22 febbraio 2022

Costituisce discriminazione la condotta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche della Famiglia, consistente nell’esclusione dal portale per la presentazione delle domande di “carta della famiglia” i cittadini extra UE in quanto tale esclusione è in contrasto con le direttive UE 2011/98; 2003/09, 2011/95, 2009/50, contrasto accertato dalla CGUE con sentenza del 28 ottobre 2021 n. 462 a seguito di rinvio pregiudiziale, sicché la Presidenza deve modificare il DPCM 27.6.2019 nelle parti in contrasto con le suddette norme e pertanto garantire l’accesso alla prestazione, a parità di condizioni con i cittadini italiani, ai cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo, di permesso unico lavoro, di permesso “carta blu”, di status di rifugiato o di protezione sussidiaria; la amministrazioni sono altresì convenute in solido tra loro a pagare alle associazioni ricorrenti, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., euro 100 per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei predetti obblighi di modifica a decorrere dal 90mo giorno successivo alla notifica dell' ordinanza;

Corte d’Appello di Trieste, sentenza 4 febbraio 2022

E' sufficiente, in materia di discriminazioni degli stranieri nell'accesso al fondo di sostegno alle locazioni, la disapplicazione dell'art. 29 co. 1 bis l.r. del FVG n. 1/2016 - il quale impone la produzione di certificazione di "impossidenza" ai soli cittadini extra UE - in favore dell'applicazione della disciplina italiana in materia di dichiarazioni sostitutive oppure quella vigente in materia di certificazione ISEE (che vale anche per i cittadini extracomunitari e consente di ricostruire la titolarità o meno di immobili abitativi sia in Italia che all'estero) in quanto, seppur l'art.11 comma 1 lettere d) ed f) della direttiva 109/2003 sia direttamente applicabile nell'ordinamento italiano, l'effetto discriminatorio della norma non riguarda i requisiti sostanziali per l'accesso a una determinata prestazione assistenziale, ma il regime della prova; sicché non vi è alcun bisogno di individuare, a livello comunitario, una fonte alternativa da cui ricavare i presupposti per la concessione del beneficio.

Tribunale di Roma, ordinanza 31 gennaio 2022

Sussiste il diritto all'immediata attivazione della carta elettronica prepagata Postepay Card per una richiedente asilo, titolare della ricevuta della domanda del permesso di soggiorno, essendo sussistenti sia il fumus boni iuris che il periculum in mora in quanto, in particolare il periculum, è insito nel riconoscimento del diritto della ricorrente alla erogazione e, quindi, alla percezione, del bonus spesa Covid – 19, misura emergenziale volta a garantire proprio le primarie necessità dei cittadini italiani e stranieri maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria.

Tribunale di Foggia, sentenza 28 gennaio 2022

La condotta del Comune di Manfredonia, consistente nell’aver negato a una titolare di permesso unico lavoro l’assegno di maternità di base ex art. 74 d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151 per mancanza del requisito della titolarità di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo costituisce discriminazione in quanto l’art. 12, paragrafo 1, lettera e), della direttiva n. 2011/98/UE, sulla parità di trattamento tra cittadini di Paesi terzi e cittadini degli Stati membri è direttamente applicabile nell'ordinamento italiano.
Numero dei documenti:

Documento di lavoro della Commissione europea sull’accesso all’impiego nel settore pubblico dei cittadini di Paesi membri dell’UE che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione

Il 15 dicembre scorso la Commissione europea ha pubblicato un documento di analisi sulla libera circolazione dei lavoratori di Paesi membri dell’UE nel settore pubblico.

Il documento di lavoro intende offrire un quadro delle principali problematiche relative all’accesso agli impieghi pubblici dei cittadini di Paesi membri dell’UE che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione insediandosi in un altro Paese membro diverso da quello di origine. Le principali problematiche riguardano l’interpretazione e l’applicazione delle norme che prevedono la riserva a favore dei cittadini nazionali, la valutazione della legittimità dei  requisiti linguistici per l’accesso alle posizioni lavorative, il riconoscimento dell’esperienza lavorativa e delle qualifiche professionali maturate negli altri Paesi membri.

Il documento di lavoro si basa sui risultati della ricerca commissionata dalla Commissione europea al Prof. Jacques Ziller, docente di diritto dell’Unione europea all’Università di Pavia e sull’indagine effettuata in ciascun Paese membro dalla rete di esperti indipendenti. Il rapporto del Prof. Ziller è suddiviso in due parti: la prima contiene un’analisi approfondita della normativa europea  in materia di libera circolazione dei lavoratori nel settore pubblico; la seconda riporta l’analisi della situazione in ciascuno dei 27 Paesi membri dell’Unione europea. (Ulteriori info sul documento di lavoro della Commissione europea).

Nel frattempo, la Commissione europea ha informato l’ASGI di aver iniziato la valutazione della denuncia presentata dall’associazione sulla mancata attuazione in Italia del principio di parità di trattamento con i lavoratori nazionali nell’accesso ai rapporti di impiego pubblico a favore dei cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini di altri Paesi membri dell’UE che hanno esercitato la libera circolazione insediandosi nel nostro Paese. La  Commissione europea ha informato l’ASGI che nelle prossime settimane contatterà il Governo italiano per ottenere ulteriori informazioni in proposito o cercare soluzioni.

 

In data 31 ottobre 2009, infatti, l’ASGI aveva inoltrato una denuncia alla Commissione europea facendo presente la generalizzata inosservanza da parte delle autorità italiane delle norme comunitarie (direttiva 2004/38/CE) per le quali anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell’UE possono accedere ai rapporti di impiego pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l’esercizio di pubblici poteri o che attengano alla tutela dell’interesse nazionale.

Nella denuncia, l’ASGI  aveva rilevato come invece le pubbliche amministrazioni italiane continuino a fare riferimento unicamente al D.P.C.M. 7.02.1994, n. 174 e all’art. 38 del d.lgs. n. 165/2001, che prevedono la sola eccezione per i cittadini dell’UE al divieto di accesso degli stranieri al pubblico impiego.

 

In risposta ad un’interrogazione presentata dalla parlamentare europea Debora Serracchiani (PD),  il 26 marzo 2010 la Commissaria europea per gli Affari Interni, Sig.ra Malmström, a nome della Commissione europea, aveva precisato che le norme del diritto comunitario garantiscono l’accesso al pubblico impiego dei cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, secondo le norme generalmente applicabili in ciascun Stato membro agli impieghi nella pubblica amministrazione (art. 26 c. 1 direttiva n. 2004/83/EC). Avendo l’Italia trasposto la norma della direttiva nel diritto interno con il d.lgs. n. 251/2007, vi è un preciso obbligo giuridico delle autorità italiane a garantire l’ accesso all’impiego pubblico dei rifugiati politici, a parità di condizione con i cittadini di altri Paesi membri dell’UE. Ugualmente, la Commissione europea aveva precisato che, a seguito dell’entrata in vigore della direttiva n. 2004/38/EC relativa al diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari alla libertà di circolazione e di soggiorno nel territorio degli Stati membri, anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell’Unione europea debbono godere  del principio di parità di trattamento con i cittadini nazionali in materia di accesso agli impieghi pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l’esercizio di pubblici poteri o attengano alla tutela dell’interesse nazionale .

(Per ulteriori informazioni sulla denuncia dell’ASGI e la risposta della Commissione europea all’interrogazione presentata al Parlamento europeo)

Riguardo alla suddetta tematica, l’ASGI ha promosso nei mesi scorsi anche un’iniziativa giudiziaria, volta alla creazione di precedenti giurisprudenziali favorevoli. Il Tribunale di Venezia, con ordinanza dell’8 ottobre scorso,  ha accolto il ricorso presentato congiuntamente dall’ASGI e da una cittadina albanese, coniugata con cittadino italiano e madre di figli di cittadinanza italiana, titolare della carta di soggiorno a tempo indeterminato prevista dal d.lgs. n. 30/20007 a favore dei familiari di cittadini dell’Unione europea, riconoscendo a quest’ultima il diritto a partecipare ad un concorso pubblico indetto  dal Comune di Venezia per il ruolo di educatore di strada.

Il concorso era stata indetto dall’Amministrazione comunale con la previsione del requisito di accesso della cittadinanza italiana o di un altro Paese membro dell’Unione europea, con ciò determinando l’esclusione della candidata di nazionalità albanese.

Il Tribunale di Venezia  ha escluso che  sul testo unico immigrazione (d.lgs. n. 286/98) si possa fondare una pretesa di equiparazione dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia con i cittadini italiani e comunitari nell’accesso ai rapporti di impiego pubblici, ritenendo così di aderire all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, con la nota sentenza n. 24170/2006, secondo  cui l’art. 38 del d.lgs. n. 165/2001 ribadirebbe l’esclusione dei cittadini extracomunitari. Tuttavia, il giudice  del lavoro di Venezia ha riconosciuto la specifica situazione della ricorrente, cittadina albanese  coniugata con cittadino italiano e madre di cittadini italiani, titolare della carta di soggiorno di cui al d.lgs. n. 30/2007 prevista per i familiari di cittadini dell’UE. Il giudice ha dunque riconosciuto il primato della normativa di recepimento della direttiva europea in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari e dei loro familiari, che prevede un principio di parità di trattamento nel campo di applicazione del Trattato europeo, e dunque, anche nell’accesso alle attività lavorative, anche a favore dei cittadini di paesi terzi familiari di cittadini dell’Unione europea (art. 19), equiparando poi  la condizione dei familiari di cittadini italiani a quella dei familiari di cittadini di Paesi dell’Unione europea (art. 23). (Maggiori informazioni sull’ordinanza del Tribunale di Venezia)

A cura di Walter Citti, servizio di supporto giuridico contro le discriminazioni etnico-razziali e religiose. Progetto ASGI  con il sostegno finanziario della Fondazione italiana a finalità umanitarie Charlemagne ONLUS.


rapporto_commissione_europea_libera_circolazione_settore_pubblicorapporto_commissione_europea_libera_circolazione_settore_pubblicorapporto_commissione_europea_libera_circolazione_settore_pubblico

Pin It