Tribunale di Napoli, ordinanza 10 luglio 2019

Il permesso di soggiorno per richiesta asilo costituisce il titolo comprovante l’esistenza di una condizione giuridica soggettiva a cui la legge connette l’erogazione dell’assistenza sanitaria, anche in mancanza di iscrizione anagrafica, al fine di garantire al richiedente le condizioni materiali minime di accoglienza, conformemente alla normativa comunitaria e dunque, l’iscrizione anagrafica non costituisce un requisito...

Tribunale di Lecce, ordinanza 4 luglio 2019

Sussistono il fumus boni iuris e il periculum in mora ai fini dell'accertamento del diritto del richiedente asilo all'iscrizione anagrafica poiché, quanto al fumus, l'art. 4 co. 1 bis d.lgs. 142/2015 così come modificato dal d.l. 113/218 si inserisce nel quadro normativo abrogando la modalità semplificata di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo ex art. 5 bis d.lgs. 142 e chiarendo che il permesso di soggiorno per richiesta asilo costituisce documento di riconoscimento ma non costituisce di per sé "titolo" per l'iscrizione automatica; quanto al periculum sussiste il rischio di subire un pregiudizio grave ed irreparabile poiché vi è fondato motivo di temere che la mancata iscrizione anagrafica impedirebbe all'istante di esercitare diritti di rilievo costituzionale.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 16167 del 17 giugno 2019

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 74 d.lgs. 151/2001 (assegno di maternità) in relazione agli artt. 3, 31 e 117 primo comma Cost. nella parte in cui, ai fini dell’erogazione dell’assegno, richiede ai soli cittadini extra UE anche la titolarità del permesso lungo soggiornanti, anziché la titolarità del permesso di soggiorno di almeno 1 anno, in applicazione della disposizione contenuta nell’art. 41 d.lgs. 286/98.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 16164 del 17 giugno 2019

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 125 l. 190/1994 (assegno di natalità) in relazione agli artt. 3, 31 e 117 primo comma Cost. nella parte in cui, ai fini dell’erogazione dell’assegno richiede ai soli cittadini extra UE anche la titolarità del permesso lungo soggiornanti, anziché la titolarità del permesso di soggiorno di almeno 1 anno, in applicazione della disposizione contenuta nell’art. 41 d.lgs. 286/98.

Tribunale di Milano, ordinanza 13 giugno 2019

La condotta posta in essere dalla testata giornalistica Libero Quotidiano, consistente nell’aver pubblicato un articolo dal titolo “Elenco di papponi che si arricchiscono con la tratta dei neri” riferendosi a diverse Cooperative tra cui la ricorrente “Intrecci Società cooperativa sociale”, costituisce diffamazione a mezzo stampa non scriminata dal diritto di cronaca e deve pertanto essere...

Tribunale di Palmi, Ordinanza del 21 maggio 2019, n.5744

Il Tribunale di Palmi, con l’ordinanza ex art.700 c.p.c. del 21 maggio 2019 ha accolto il ricorso di una cittadina comunitaria di cittadinanza rumena, già attualmente titolare di “tessera ENI” con codice di esenzione X01, accertando il diritto all’accesso sia agli specifici codici di esenzione spettanti in base alle sue peculiari patologie, sia alla somministrazione...

Tribunale di Prato, ordinanza 28 maggio 2019

Quanto al diritto del richiedente asilo all'iscrizione anagrafica sussiste il fumus boni iuris in quanto l'art. 4 co. 1 bis del d.lgs 142/2015 si limita ad abrogare la disciplina dell'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo introdotta dalla l. 46/2017 e non ha espressamente derogato l'art. 6 co. 7 del T.U. immigrazione; sussiste il periculum in mora poiché la mancata iscrizione ai registri anagrafici impedisce l'esercizio dei doveri di rilievo costituzionale ad essa connessi, tra cui ad esempio quello al lavoro (a cui si connette il pregiudizio derivato dall'impossibilità di aprire un conto corrente bancario su cui far transitare la propria retribuzione) e ciò costituisce un pregiudizio irreparabile, che non può trovare adeguata tutela nella successiva forma dell'equivalente monetario all'esito della causa di merito.

Tribunale di Torino, ordinanza 28 maggio 2019

La condotta del comune di Torino consistente nell’aver negato l’assegno di maternità ex art. 74 d.lgs. 151/2001 alle madri cittadine extra UE titolari di permesso per motivi familiari costituisce discriminazione; inoltre il Comune ha l’obbligo di informare, dandone apposita pubblicità sul proprio sito istituzionale, le madri extracomunitarie che non è necessaria la titolarità della carta...

Tribunale di Genova, ordinanza 22 maggio 2019

Sussiste il diritto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo poiché, per ottenere tale iscrizione, è sufficiente che l’interessato dimostri la stabile permanenza di un luogo e la volontà di rimanervi e, se cittadino extra UE, la regolarità del soggiorno in italia, come espressamente stabilito dalla legge anagrafica n 1228/1954 e dal “regolamento anagrafico” DPR n. 223/1989, essendo stato abrogato l’istituto della convivenza anagrafica che prevedeva l’automatica iscrizione presso il centro di accoglienza in cui era ospitato il richiedente asilo (art. 5 bis d.lgs. 142/2015)

Corte d’Appello di Milano, sentenza 14 maggio 2019

E’ irragionevole, e quindi discriminatorio, subordinare il bonus bebé regionale istituito con delibera n. 42152 dell’8 ottobre 2015 al requisito di cinque anni continuativi di residenza nella Regione Lombardia per entrambi i genitori del nuovo nato, in quanto tale provvidenza è diretta a famiglie in particolari condizioni di fragilità e non è possibile presumere che lo stato di bisogno di chi risieda nella Regione da meno di cinque anni sia minore rispetto a chi vi risieda da più anni poiché, in particolare per i cittadini extra UE, è del tutto eccezionale il caso in cui l’intero nucleo familiare faccia ingresso contemporaneamente sul territorio nazionale ed acquisisca la residenza nello stesso momento.

Tribunale di Milano, ordinanza 14 maggio 2019

Al fine di garantire piena efficacia al principio di parità di trattamento sancito dalla Direttiva 2011/98/UE, la norma interna (art. 1 co. 125 l. n. 190/2014) deve essere disapplicata nella parte in cui prevede, quale requisito per l'attribuzione dell'assegno di natalità, il possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Come disposto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.52/2019 , è il giudice remittente che deve valutare la conformità della disciplina legislativa nazionale alla citata normativa europea

Tribunale di Bologna, ordinanza 2 maggio 2019

Sussiste il fumus boni iuris del diritto allegato dal ricorrente alla richiesta di iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente del Comune di Bologna secondo le regole generali previste dal DPR 223/89 e sussiste il periculum in mora in quanto la mancata iscrizione ai registri anagrafici impedisce l’esercizio dei diritti di rilievo costituzionale ad essa connessi, quali ad esempio quello all’istruzione e al lavoro.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 9 aprile 2019

La condotta tenuta dal Comune di Palazzago (Bg), consistente nella richiesta di presentazione, ai soli cittadini extra UE, della certificazione prodotta dalle competenti autorità del Paese di origine, relativa ai redditi mobiliari e immobiliari posseduti all’estero di tutti i componenti del nucleo familiare con traduzione da parte del consolato italiano del Paese di origine, al fine di accedere alle prestazioni sociali agevolate (bonus gas ed energia), al contributo frequenza scolastica, all'assegno di maternità di base e AFN, costituisce discriminazione in quanto il Comune, non può introdurre modifiche nell’applicazione dell’ISEE (che non costituisce una autocertificazione ma una attestazione pubblica della misurazione della situazione economica) ai fini dell’accesso alle prestazioni, né assumere un ruolo di controllo fiscale.

Corte di Cassazione, ordinanza 1 aprile 2019 n. 09022

Si richiede alla Corte di Giustizia, ai sensi dell'art. 267 del TFUE, di pronunciarsi, in via pregiudiziale sulla seguente questione: se l'art. 12 par. 1 lett. e) della direttiva 2011/98/CE, nonché il principio di parità di trattamento tra titolari del permesso unico di soggiorno e di lavoro e cittadini nazionali, debbano essere interpretati nel senso che ostano a una legislazione nazionale in base alla quale, al contrario di quanto previsto per i cittadini di uno Stato membro, nel computo degli appartenenti al nucleo familiare, al fine del calcolo dell'assegno per il nucleo familiare, vanno esclusi i familiari del lavoratore titolare del permesso unico ed appartenente a Stato terzo, qualora gli stessi risiedano presso il Paese terzo di origine.

Tribunale di Milano, ordinanza 27 marzo 2019

La delibera di Giunta del Comune di Vigevano, numero 51 del 4 ottobre 2017, costituisce discriminazione diretta nella parte in cui prevede che il cittadino extra UE non possa accedere a prestazioni sociali agevolate, mediante presentazione del modello ISEE al pari del cittadino italiano, ma debba integrarlo con “certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità...
Numero dei documenti:

Documento di lavoro della Commissione europea sull’accesso all’impiego nel settore pubblico dei cittadini di Paesi membri dell’UE che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione

Il 15 dicembre scorso la Commissione europea ha pubblicato un documento di analisi sulla libera circolazione dei lavoratori di Paesi membri dell’UE nel settore pubblico.

Il documento di lavoro intende offrire un quadro delle principali problematiche relative all’accesso agli impieghi pubblici dei cittadini di Paesi membri dell’UE che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione insediandosi in un altro Paese membro diverso da quello di origine. Le principali problematiche riguardano l’interpretazione e l’applicazione delle norme che prevedono la riserva a favore dei cittadini nazionali, la valutazione della legittimità dei  requisiti linguistici per l’accesso alle posizioni lavorative, il riconoscimento dell’esperienza lavorativa e delle qualifiche professionali maturate negli altri Paesi membri.

Il documento di lavoro si basa sui risultati della ricerca commissionata dalla Commissione europea al Prof. Jacques Ziller, docente di diritto dell’Unione europea all’Università di Pavia e sull’indagine effettuata in ciascun Paese membro dalla rete di esperti indipendenti. Il rapporto del Prof. Ziller è suddiviso in due parti: la prima contiene un’analisi approfondita della normativa europea  in materia di libera circolazione dei lavoratori nel settore pubblico; la seconda riporta l’analisi della situazione in ciascuno dei 27 Paesi membri dell’Unione europea. (Ulteriori info sul documento di lavoro della Commissione europea).

Nel frattempo, la Commissione europea ha informato l’ASGI di aver iniziato la valutazione della denuncia presentata dall’associazione sulla mancata attuazione in Italia del principio di parità di trattamento con i lavoratori nazionali nell’accesso ai rapporti di impiego pubblico a favore dei cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini di altri Paesi membri dell’UE che hanno esercitato la libera circolazione insediandosi nel nostro Paese. La  Commissione europea ha informato l’ASGI che nelle prossime settimane contatterà il Governo italiano per ottenere ulteriori informazioni in proposito o cercare soluzioni.

 

In data 31 ottobre 2009, infatti, l’ASGI aveva inoltrato una denuncia alla Commissione europea facendo presente la generalizzata inosservanza da parte delle autorità italiane delle norme comunitarie (direttiva 2004/38/CE) per le quali anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell’UE possono accedere ai rapporti di impiego pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l’esercizio di pubblici poteri o che attengano alla tutela dell’interesse nazionale.

Nella denuncia, l’ASGI  aveva rilevato come invece le pubbliche amministrazioni italiane continuino a fare riferimento unicamente al D.P.C.M. 7.02.1994, n. 174 e all’art. 38 del d.lgs. n. 165/2001, che prevedono la sola eccezione per i cittadini dell’UE al divieto di accesso degli stranieri al pubblico impiego.

 

In risposta ad un’interrogazione presentata dalla parlamentare europea Debora Serracchiani (PD),  il 26 marzo 2010 la Commissaria europea per gli Affari Interni, Sig.ra Malmström, a nome della Commissione europea, aveva precisato che le norme del diritto comunitario garantiscono l’accesso al pubblico impiego dei cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, secondo le norme generalmente applicabili in ciascun Stato membro agli impieghi nella pubblica amministrazione (art. 26 c. 1 direttiva n. 2004/83/EC). Avendo l’Italia trasposto la norma della direttiva nel diritto interno con il d.lgs. n. 251/2007, vi è un preciso obbligo giuridico delle autorità italiane a garantire l’ accesso all’impiego pubblico dei rifugiati politici, a parità di condizione con i cittadini di altri Paesi membri dell’UE. Ugualmente, la Commissione europea aveva precisato che, a seguito dell’entrata in vigore della direttiva n. 2004/38/EC relativa al diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari alla libertà di circolazione e di soggiorno nel territorio degli Stati membri, anche i cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini dell’Unione europea debbono godere  del principio di parità di trattamento con i cittadini nazionali in materia di accesso agli impieghi pubblici, con la sola eccezione degli impieghi che implichino l’esercizio di pubblici poteri o attengano alla tutela dell’interesse nazionale .

(Per ulteriori informazioni sulla denuncia dell’ASGI e la risposta della Commissione europea all’interrogazione presentata al Parlamento europeo)

Riguardo alla suddetta tematica, l’ASGI ha promosso nei mesi scorsi anche un’iniziativa giudiziaria, volta alla creazione di precedenti giurisprudenziali favorevoli. Il Tribunale di Venezia, con ordinanza dell’8 ottobre scorso,  ha accolto il ricorso presentato congiuntamente dall’ASGI e da una cittadina albanese, coniugata con cittadino italiano e madre di figli di cittadinanza italiana, titolare della carta di soggiorno a tempo indeterminato prevista dal d.lgs. n. 30/20007 a favore dei familiari di cittadini dell’Unione europea, riconoscendo a quest’ultima il diritto a partecipare ad un concorso pubblico indetto  dal Comune di Venezia per il ruolo di educatore di strada.

Il concorso era stata indetto dall’Amministrazione comunale con la previsione del requisito di accesso della cittadinanza italiana o di un altro Paese membro dell’Unione europea, con ciò determinando l’esclusione della candidata di nazionalità albanese.

Il Tribunale di Venezia  ha escluso che  sul testo unico immigrazione (d.lgs. n. 286/98) si possa fondare una pretesa di equiparazione dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia con i cittadini italiani e comunitari nell’accesso ai rapporti di impiego pubblici, ritenendo così di aderire all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, con la nota sentenza n. 24170/2006, secondo  cui l’art. 38 del d.lgs. n. 165/2001 ribadirebbe l’esclusione dei cittadini extracomunitari. Tuttavia, il giudice  del lavoro di Venezia ha riconosciuto la specifica situazione della ricorrente, cittadina albanese  coniugata con cittadino italiano e madre di cittadini italiani, titolare della carta di soggiorno di cui al d.lgs. n. 30/2007 prevista per i familiari di cittadini dell’UE. Il giudice ha dunque riconosciuto il primato della normativa di recepimento della direttiva europea in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari e dei loro familiari, che prevede un principio di parità di trattamento nel campo di applicazione del Trattato europeo, e dunque, anche nell’accesso alle attività lavorative, anche a favore dei cittadini di paesi terzi familiari di cittadini dell’Unione europea (art. 19), equiparando poi  la condizione dei familiari di cittadini italiani a quella dei familiari di cittadini di Paesi dell’Unione europea (art. 23). (Maggiori informazioni sull’ordinanza del Tribunale di Venezia)

A cura di Walter Citti, servizio di supporto giuridico contro le discriminazioni etnico-razziali e religiose. Progetto ASGI  con il sostegno finanziario della Fondazione italiana a finalità umanitarie Charlemagne ONLUS.


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