Tribunale di Milano, ordinanza 24 novembre 2020

Il requisito di residenza biennale previsto dalla Delibera della Giunta Regionale della Lombardia 18.2.2020 n. XI/2862 per l’accesso alla misura B1 "Programma Operativo regionale in favore delle persone con gravissima disabilità e in condizione di non autosufficienza e grave disabilità di cui al Fondo per le non autosufficienze triennio 2019-2021" costituisce discriminazione per motivi di disabilità ed etnia in quanto non risulta alcuna ragionevole correlazione tra il soddisfacimento del bisogno alla vita indipendente del disabile e la protrazione della residenza per oltre due anni nel territorio della Regione Lombardia. Conseguentemente la Regione è tenuta a a modificare la citata delibera prevedendo l’abolizione del suddetto requisito nonché a riaprire i termini per la presentazione delle domande, per un periodo di almeno tre mesi, nonché a pubblicare la ordinanza sulla home page del sito istituzionale

Tribunale di Milano, ordinanza 10 novembre 2020

IL DPCM 17.2.2017 e le circolari INPS che limitano l'accesso al bonus asili nido -istituito con legge di bilancio n. 232/2016 - ai soli cittadini extra UE in possesso di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti o protezione internazionale costituiscono discriminazione in quanto la prestazione, essendo destinata a compensare i carichi familiari, si inserisce nell'alveo delle prestazioni di sicurezza sociale disciplinate dal regolamento 883/2004 richiamato all'art. 12 della Direttiva 2011/98/UE, norma auto esecutiva nell'ordinamento italiano; in punto legittimazione ad agire, si dichiara l'incompetenza territoriale con riguardo alla ricorrente ASGI

Corte di Cassazione, I sezione civile, ordinanza del 17 giugno 2020, n. 11743

In tema di protezione umanitaria, il giudice, ai fini dell’individuazione di eventuali situazioni di vulnerabilità, nell’accertare il livello d’integrazione raggiunto in Italia dal richiedente, comparato con la situazione in cui versava prima dell’abbandono del paese di origine, deve valutarne la minore età, in considerazione della particolare tutela di cui gode nel nostro ordinamento il migrante...

Tribunale di Venezia, ordinanza 19 ottobre 2020

Il mancato riconoscimento da parte dell'USSL 3 Serenissima e della Regione Veneto a favore dei cittadini stranieri minori di età irregolarmente soggiornanti, sia comunitari che extracomunitari, di un servizio ambulatoriale pediatrico pubblico accessibile gratuitamente equiparabile al pediatra di libera scelta cui dà diritto l’ iscrizione al SSN costituisce comportamento discriminatorio nella misura in cui spetta alla Regione Veneto riconoscere questo servizio nell’ ambito delle linee guide in sede di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari, e alla Ulss3 Serenissima in sede di approntamento dei medesimi servizi.

Circolare del Ministero dell’Interno del 12 ottobre 2020

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 luglio 2020 concernente la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2020. Circolare del Ministero dell’Interno, del Lavoro e delle politiche sociali e delle Politiche agricole, alimentari e forestali del 12 ottobre 2020

Tribunale di Trento, ordinanza 29 settembre 2020

Il requisito di 10 anni di residenza nello Stato previsto dagli artt. 5 co. 2 bis e 3 co. 2 bis L.P. Trento n. 15/2005 per l’accesso alle graduatorie per gli alloggi pubblici e per il contributo al pagamento dei canoni è illegittimo perché contrasta con il principio della parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini italiani previsto dall’ art. 11 co. 1 lett. f) e lett. d) Direttiva 2003/109/CE. Poiché detta norma di diritto dell’Unione è precisa e incondizionata la Provincia è tenuta a disapplicare la legge provinciale e a modificare il Regolamento che ribadisce il requisito, consentendo l’accesso agli alloggi e al contributo a tutti gli stranieri titolari del permesso di lungo periodo indipendentemente dalla durata del pregresso soggiorno in Italia. A tal fine la Provincia è anche tenuta a riaprire i termini di presentazione delle domande relative agli eventuali alloggi pubblici non ancora assegnati relativamente all'anno 2019, nonché a dare informazione al pubblico dell'intervenuta modifica mediante pubblicazione dell'ordinanza sulla home page del sito istituzionale (nella specie il giudice ha anche condannato la provincia a pagare 50 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della condanna)

Tribunale di Milano, ordinanza 14 settembre 2020

Si richiede alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 del TFUE, di pronunciarsi in via pregiudiziale sulla seguente questione: se gli artt.11 della Direttiva 2003/109/CE, 12 della Direttiva 2011/98/UE, 14 della direttiva 2009/50/CE, 29 della Direttiva 2011/95/CE ostino alla normativa in materia di Carta famiglia che dispone il rilascio, da parte del...

Tribunale di Vicenza, ordinanza 1 settembre 2020

Sussiste il diritto all'iscrizione al SSN dei cittadini stranieri familiari extra UE di cittadini dell'Unione in quanto, ai sensi dell’art. 19 c. 2 D.Lgs. 30/07, essi godono di pari trattamento rispetto ai cittadini italiani nel campo di applicazione del Trattato e dunque anche nell'ambito dell'assistenza sanitaria, sicché il rifiuto opposto dell' AUSSL 7 Pedemontana all'iscrizione al SSN e sostenuto dalla Regione Veneto costituisce discriminazione.

Corte d’Appello di Genova, sentenza 26 agosto 2020

Sono discriminatorie nei confronti di persone di nazionalità di paesi del Terzo Mondo raggruppati con l’indicazione di tre Continenti – e dunque violano gli artt. 2 e 43 TU Immigrazione – le ordinanze sindacali che, correlando automaticamente l’insorgere di malattie infettive all’origine etnica e alla provenienza geografica dei soggetti, vincolano il diritto di dimora degli stessi all’interno del Comune alla presentazione di un certificato sanitario che accerti che una persona in quel momento sicuramente non stia incubando una malattia infettiva o non sia un portatore sano o asintomatico.

Circolare del Ministero dell’Interno del 14 agosto 2020, n. 10

D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, in legge 1° dicembre 2018, n.132 – Art. 13 (Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica) - Sentenza della Corte Costituzionale n. 186 del 9 luglio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 1^ Serie Speciale n. 32 del 5 agosto 2020 – Richiedenti protezione internazionale – Domanda di iscrizione anagrafica.

Corte Costituzionale, sentenza del 31 luglio 2020, n. 186

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 4, comma 1-bis Dlgs 18.8.2015 n. 142, come introdotto dall’art. 13, comma 1 , lett.a) n. 2 DL 4.10.2018 n. 113 conv. in L. 1.12.2018 n. 132 in quanto il divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, ivi previsto, è irragionevole rispetto alle finalità che il DL 113/18 si propone e viola la pari dignità sociale dello straniero garantita dall’art. 3 Cost. Conseguentemente sono incostituzionali anche le altre disposizioni contenute nell’ art. 13 del DL 113/2018, essendo strettamente connesse alla predetta disposizione.

Tribunale di Milano, ordinanza 28 luglio 2020

La Direttiva del Ministero dell’Interno del 10 aprile 2019 e il conseguente Avviso pubblico emanato il 12 giugno 2019 costituiscono discriminazione per motivi di nazionalità nella parte in cui prevedevano, con riferimento all’anno 2019, che i proventi della gestione del patrimonio della Riserva Fondi UNRRA, pari ad € 1.800.000,00, fossero destinati con carattere prioritario a progetti socio assistenziali aventi come destinatari cittadini italiani in condizione di marginalità sociale, anziché essere estesa anche ai soggetti ad essi equiparati anche ai sensi dell’art.41 del D.l.vo n.286 del 25 luglio 1998 e, cioè, agli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno nonché ai minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno;

Tribunale di Milano, ordinanza 27 luglio 2020

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Lombardia consistente nell’aver emanato il regolamento regionale 4.8.2017 n. 4 nelle parti in cui prevede: a) all’art. 7, comma 1, lettera d) l’esclusione dal sistema abitativo pubblico dello straniero titolare del permesso per protezione internazionale e dello straniero titolare del permesso umanitario, ex art. 5, comma 6 D.Lgs. 286/1998 e del permesso per “casi speciali”, qualora questi abbia la titolarità di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili siti nel paese di provenienza;
Numero dei documenti:

Corte Costituzionale, sentenza del 24 maggio 1977, n. 106 dd del 02 giugno1977

Infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 270 del codice penale milotare di pace sollevata in riferimento agli articoli 2 e 3, primo comma, 24, primo comma della Costituzione.

Corte Costituzionale, sentenza del 24 maggi 1977, n. 106, Depositata il 2 febbraio 1977.

SENTENZA 24 MAGGIO 1977

N. 106

Deposito in cancelleria: 2 giugno 1977.

Pubblicazione in “Gazz. Uff.” n. 155 dell’8 giugno 1977.

Pres. ROSSI – Rel. VOLTERRA

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Prof. PAOLO ROSSI, Presidente – Dott. LUIGI OGGIONI – Prof. VEZIO CRISAFULLI – Dott. NICOLA REALE – Avv. LEONETTO AMADEI – Dott. GIULIO GIONFRIDA – Prof. EDOARDO VOLTERRA – Prof. GUIDO ASTUTI – Dott. MICHELE ROSSANO – Prof. ANTONINO DE STEFANO – Prof. LEOPOLDO ELIA – Prof. GUGLIELMO ROEHRSSEN – Avv. ORONZO REALE – Dott. BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI – Avv. ALBERTO MALAGUGINI, Giudici,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale dell’art. 270 del codice penale militare di pace, promossi con le seguenti ordinanze:

1) ordinanza emessa l’11 dicembre 1974 dal tribunale militare territoriale di Padova nel procedimento penale a carico di Caprara Mirko, iscritta al n. 23 del registro ordinanze 1975 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48 del 19 febbraio 1975;

2) ordinanza emessa il 16 aprile 1975 dal tribunale militare territoriale di La Spezia, nel procedimento penale a carico di Tarantino Marcello, iscritta al n. 255 del registro ordinanze 1975 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 102 del 30 luglio 1975.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell’udienza pubblica del 13 aprile 1977 il Giudice relatore Edoardo Volterra;

udito il sostituto avvocato generale dello Stato Renato Carafa, per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto:

1. – Nel corso del procedimento penale a carico di Caprara Mirko, il tribunale militare territoriale di Padova, dovendo decidere sull’ammissibilità della costituzione di parte civile di Francavilla Luigi, con ordinanza emessa l’11 dicembre 1974, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 270, primo comma, c.p.m.p., in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione.

Secondo il tribunale la norma denunziata, che vieta nei procedimenti di competenza del giudice militare la proposizione dell’azione civile, appare in contrasto con il principio di uguaglianza per la disparità di trattamento processuale con i titolari di un diritto ad esercitare l’azione civile dinanzi al giudice ordinario, tanto più tenendo conto che il reato militare potrebbe, in virtù dell’art. 264 c.p.m.p., essere giudicato dal giudice ordinario con possibilità di ingresso all’azione civile. La norma impugnata sarebbe inoltre in contrasto con i diritti inviolabili dell’uomo e quello di tutela giurisdizionale.

2. – L’ordinanza è stata regolarmente comunicata, notificata e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Dinanzi alla Corte costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato.

Premesso che con sentenza n. 68 del 1974, questa Corte ha precisato in via generale che legittime possono essere le disposizioni integrative o derogative dei codici penali militari, nonostante le loro differenze col codice di procedura penale, purché trovino ragionevole giustificazione, l’Avvocatura osserva che il divieto di costituzione di parte civile si connette necessariamente al carattere di specialità del processo penale militare, istituito esclusivamente per la tutela giurisdizionale della disciplina e del servizio militare. Né sussisterebbe il contrasto con l’art. 24 della Costituzione, in quanto tale norma, se esclude che una qualsiasi situazione di diritto soggettivo possa essere privata dalla tutela giurisdizionale, non stabilisce secondo quali modalità e in quale sede detta tutela debba avere luogo. Né infine sarebbe ravvisabile un contrasto con l’art. 2 della Costituzione, poiché i diritti tutelati da tale norma trovano protezione nella legge penale militare e nella successiva azione civile esercitabile dinanzi al giudice ordinario.

3. – Analoga questione di legittimità costituzionale è stata proposta in riferimento all’art. 24 della Costituzione dal tribunale militare territoriale di La Spezia, con ordinanza emessa il 16 aprile 1975, nel procedimento penale a carico di Tarantino Marcello.

Premesso che il divieto di costituzione di parte civile potrebbe trovare la sua giustificazione e nello stesso carattere della giurisdizione militare e nei limiti che a tale giurisdizione pone l’art. 103 della Costituzione, il tribunale dubita della legittimità costituzionale dell’art. 270, ponendolo in raffronto con l’art. 373 c.p.m.p., il quale dispone che con la sentenza di condanna, pronunziata dal giudice militare, l’imputato è condannato alle restituzioni e al risarcimento dei danni. Il contrasto con l’art. 24 della Costituzione si evidenzierebbe nel fatto che mentre al giudice penale militare è conferito il potere-dovere di pronunziarsi sul risarcimento viene vietato alla parte civile di partecipare al procedimento relativo.

4. – L’ordinanza è stata regolarmente comunicata, notificata e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Dinanzi alla Corte costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato.

L’Avvocatura dopo aver ricordato come la norma dell’art. 373 trovi i suoi precedenti nella legislazione anteriore, per cui era ammissibile una condanna al risarcimento senza la domanda del danneggiato a conclusione del processo penale, e dopo aver formulato, sia pure dubitativamente, un’interpretazione della disposizione in parola, per cui questa si limiterebbe a riaffermare l’autorità del giudicato penale nel procedimento civile, stabilita in via generale dall’art. 27 c.p.p. osserva che problemi di legittimità costituzionale potrebbero semmai porsi nei confronti della disposizione in esame – estranea peraltro al giudizio a quo – e non rispetto a quella che esclude nel processo militare la costituzione di parte civile, una volta ammesso, come fa l’ordinanza, che tale esclusione dipende dalle speciali esigenze di quel processo e dai limiti posti dall’art. 103 della Costituzione.

Considerato in diritto:

1. – Con le ordinanze in epigrafe si solleva il dubbio di legittimità costituzionale dell’art. 270 c.p.m.p., in quanto il divieto di costituzione di parte civile nei procedimenti di competenza del giudice militare contrasterebbe con il principio di uguaglianza, attuando una disparità di trattamento tra i titolari del diritto di esercitare l’azione civile dinanzi al giudice ordinario e i titolari di un analogo diritto, in caso di reato di competenza del giudice militare. La medesima norma contrasterebbe inoltre con l’art. 24 e con i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 della Costituzione.

I giudizi, congiuntamente discussi nella pubblica udienza, vanno riuniti e decisi con un’unica sentenza in acanto sollevano questioni relative alla stessa disposizione di legge e in parte coincidenti.

2. – La questione non è fondata.

L’art. 270 del codice militare penale di pace, mentre pone al primo comma il divieto di costituzione di parte civile dinanzi ai tribunali militari, riproduce nel secondo comma il principio generale della pregiudizialità dell’azione penale su quella civile (principio contenuto negli artt. 3 e 24 del codice di procedura penale), disponendo la sospensione dell’esercizio della azione civile fino alla definizione dell’altro procedimento.

La norma, coordinata con il precedente art. 261, mostra come nessuna limitazione, se non temporale, del diritto di azione, subisca il danneggiato dal reato, il quale ai sensi degli artt. 24 e seguenti del codice di procedura penale (come risultano a seguito delle sentenze di questa Corte nn. 165 del 1975, 99 del 1973 e 53 del 1971) potrà sempre proporre dinanzi al giudice civile, con pienezza di facoltà quanto al tema probatorio ed al contenuto dell’azione, le proprie ragioni, anche in caso di proscioglimento dell’imputato dinanzi ai tribunali militari.

Come questa Corte ha già riconosciuto con la sentenza n. 68 del 1974, le disposizioni integrative o derogative dei codici penali militari, rispetto ai codici comuni, possono essere legittime purché trovino una ragionevole giustificazione nella natura propria di quel procedimento.

Ora l’esclusione della costituzione di parte civile avanti i tribunali militari è pienamente giustificata dall’esigenza di assicurare con celerità la tutela della disciplina e del servizio militare, secondo, del resto, quanto affermato dallo stesso tribunale militare di La Spezia, in armonia con gli intenti del costituente, il quale limita soggettivamente ed oggettivamente la giurisdizione militare “ai reati militari commessi da appartenenti alle forze armate” (art. 103 della Costituzione).

Talché non appare violato nemmeno l’art. 24 della Costituzione, il quale garantendo la possibilità di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, non eleva a regola costituzionale quella del simultanens processus, ma lascia al legislatore ordinario ampia discrezionalità quanto ai tempi e alle modalità di tale azione.

Né, per gli stessi motivi, può lamentarsi una menomazione di diritti inviolabil – impregiudicato restando il problema se essi possano richiamarsi in tema di danno patrimoniale o non patrimoniale – poiché l’azione civile potrà essere proposta dinanzi al giudice ordinario, a seguito della definizione del processo militare.

3. – Ma il tribunale militare di La Spezia dubita della ragionevolezza del giudizio di inidoneità fatto dal legislatore in ordine alla capacità del tribunale militare di conoscere dell’azione civile, anche ponendo a raffronto l’art. 270 con il successivo art. 373 c.p.m.p., il quale dispone che con la sentenza di condanna, pronunziata dal giudice militare, l’imputato è condannato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.

Sono note le discussioni dottrinali e l’orientamento giurisprudenziale in ordine all’effettiva portata della citata disposizione posta a confronto da parte del giudice a quo. Mentre l’orientamento è fermo nel senso che, nonostante la sua non felice formulazione, l’art. 373 nulla toglie e nulla aggiunge al principio generale contenuto nell’art. 27 del codice di procedura penale, quanto all’autorità del giudicato penale nel successivo procedimento civile in ordine alla illiceità del fatto ed alla sua sussistenza, da parte di taluni autori si è prospettato il dubbio che la medesima norma potrebbe anche comportare la potestà di accertamento del danno civile e con esso l’esistenza e la titolarità del diritto al risarcimento.

Ma quale che sia l’interpretazione da preferirsi (e per motivi di armonia legislativa nonché di adeguamento ai principi generali, non si dubita che sia la prima) l’art. 373, non risulta comunque impugnato né esplicitamente né implicitamente, in quanto il giudice a quo col porlo a raffronto ne presuppone la legittimità, e pertanto la Corte non ha motivo di occuparsi di questa diversa questione.

Per Questi Motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 270 del codice penale militare di pace, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 24, primo comma, della Costituzione dalle ordinanze in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 maggio 1977.

F.to: PAOLO ROSSI – LUIGI OGGIONI – VEZIO CRISAFULLI – NICOLA REALE – LEONETTO AMADEI – GIULIO GIONFRIDA EDOARDO VOLTERRA – GUIDO ASTUTI – MICHELE ROSSANO – ANTONINO DE STEFANO – LEOPOLDO ELIA – GUGLIELMO ROEHRSSEN – ORONZO REALE – BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI – ALBERTO MALAGUGINI.

GIOVANNI VITALE – Cancelliere

 

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