Tribunale di Trieste, ordinanza 30 aprile 2021

La condotta della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Trieste consistente nell’avere imposto ai cittadini extracomunitari con permesso di lungo periodo, di documentare l’insussistenza, per tutti i componenti del nucleo familiare, di un diritto di proprietà su alloggi nei paesi di origine e di provenienza, al fine di essere inseriti nella graduatoria per la concessione dei contributi regionali per i canoni di locazione costituisce discriminazione in quanto l'art. 29 co. 1 bis della L.R. 1/2016 è in contrasto con l'art. 11 della direttiva 109/2003 che tutela la parità di trattamento dei lungosoggiornanti nelle procedure di accesso all'alloggio e tale requisito appare altresì illegittimo alla luce della sentenza n. 9/2021 della Corte Costituzionale sicché, oltre alla condanna al pagamento delle somme dovute a titolo di sostegno alla locazione, la Regione è tenuta a pubblicare la pronuncia sul sito istituzionale per la durata di 30 giorni.

Tribunale di Treviso, ordinanza del 29 aprile 2021

Sussiste il diritto alla percezione degli assegni familiari anche per i familiari stranieri non presenti sul territorio nazionale per il periodo in cui il ricorrente era titolare di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo in applicazione della sentenza della CGUE del 25 novembre 2020 secondo cui l’articolo 11 paragrafo 1 lettera d della direttiva 2003/109 osta ad una disposizione come l’articolo 2 comma 6 bis della legge 153/1988 ai sensi del quale non fanno parte del nucleo familiare di cui a tale legge il coniuge nonché i figli ed equiparati di cittadino di paese terzo che non abbiano la residenza nel territorio della Repubblica italiana.

Corte di Cassazione, sentenza n. 9379 dell’8 aprile 2021

E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 2 comma 6 bis DL 68/1988, per violazione degli artt. 11 e 117 Cost. , in reazione all’art. 12 direttiva 2011/98, nella parte in cui prevede che per i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno unico lavoro, ai fini del pagamento degli ANF, sia calcolato sui soli familiari residenti in Italia mentre tale limitazione non è prevista per gli italiani;

Corte di Cassazione, sentenza n. 9378 dell’8 aprile 2021

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 2 comma 6 bis DL 68/1988, per violazione degli artt. 11 e 117 Cost. , in reazione all’art. 11 direttiva 2003/109, nella parte in cui prevede che per i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo il nucleo familiare, ai fini del pagamento degli ANF, sia calcolato sui soli familiari residenti in Italia mentre tale limitazione non è prevista per gli italiani;

Tribunale di Bergamo, ordinanza del 16 marzo 2021

Costituisce discriminazione la delibera del Comune di Covo (BG) n. 63/2014, concernente un aumento da € 50,00 ad € 210,00 dell'importo da corrispondere per ottenere il certificato di idoneità alloggiativa in quanto non risulta proporzionale, ragionevole e coerente rispetto allo scopo perseguito ed ai costi sostenuti dal Comune avendo posto in una posizione di particolare svantaggio gli stranieri residenti presso tale Comune, compromettendone in sostanza l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti attinenti alla sfera personale, familiare e lavorativa, per motivi legati alla nazionalità.

Ordinanza del Tribunale di Milano del 15 marzo 2021

Il richiedente asilo trattenuto in un Centro per il Rimpatrio ha il diritto di accedere al proprio telefono cellulare in quanto l'impedimento costituisce una limitazione del diritto alla libertà di comunicazione che non trova fondamento nella nostra costituzione. La limitazione delle comunicazioni con l'esterno, che necessariamente consegue all’impossibilità di accedere al proprio telefono cellulare, è altresì idonea a configurare una violazione del diritto di difesa dei trattenuti. Il Tribunale ordina alla Prefettura, alla Questura di Milano e all’ente gestore di consentire al ricorrente la detenzione e l’utilizzo del proprio telefono cellulare secondo le modalità indicate dall’articolo 7 del Regolamento Unico CIE (Regolamento Ministeriale 20 ottobre 2014) per le visite all’interno del centro, ovvero in base a turni quotidiani, in locali sottoposti a sorveglianza ma nel rispetto della riservatezza della persona e per un tempo sufficiente, che l’ordinanza indica in almeno due ore.

Tribunale di Udine, ordinanza del 2 marzo 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, consistente nell’aver adottato il Regolamento 15.4.20 n. 66 (“Regolamento di esecuzione per la disciplina degli incentivi a sostegno alle locazioni e favore dei conduttori meno abbienti nel pagamento del canone di locazione dovuto ai proprietari degli immobili destinati a prima casa di cui all’art. 19 LR 1/16”) nella parte in cui, ai fini dell’accesso alla prestazione di cui all’art. 19 LR 1/16, il Regolamento prevede, all’art.6, comma 2 lett. d) il requisito della assenza di proprietà di immobili in Italia e all’estero e, all’art. 9, comma 3 che tutti i cittadini extra UE debbano fornire “documentazione attestante che tutti i componenti del nucleo familiare non sono proprietari di altri alloggi nel paese di origine e nel paese di provenienza”, con conseguente esclusione di tutti i richiedenti di cittadinanza extra UE che non forniscano tale documentazione; costituisce altresì discriminazione la condotta del Comune di Udine consistente nell’aver inserito, nel bando di cui alla determina 934/2020, le medesime clausole;

Corte d’Appello di Brescia, sentenza del 24 febbraio 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dal Comune di Palazzago consistente nella pretesa, nei confronti dei soli cittadini extra UE, ai fini della concessione dell'assegno famiglie numerose ex art. 65 l. 448/98, di documentazione aggiuntiva proveniente dalle autorità dei Paesi di origine, in ordine all’impossidenza di beni mobiliari e immobiliari all’estero, posto che tale documentazione aggiuntiva non è richiesta dalla normativa sull'ISEE e che anche il cittadino italiano e il cittadino UE ben potrebbero essere titolari di beni mobili e immobili al di fuori della UE, e anche in questo caso il controllo del dato autocertificato dal cittadino, da parte delle autorità italiane, non sarebbe possibile

Corte di Cassazione, I Sezione civile, sentenza del 15 febbraio 2021 n. 3842

Il diritto a non essere discriminati si configura, in considerazione del quadro normativo costituzionale (art. 3 Cost), sovranazionale (direttiva 2000/43/CE) ed interno (artt. 3 e 4 d.lgs. 21572003 e 44 d.lgs. 286/98) di rifermento, come un diritto soggettivo assoluto da far valere davanti al giudice ordinario, a nulla rilevando che il dedotto comportamento discriminatorio consista nell'emanazione di un atto amministrativo

Corte di Cassazione, I sezione civile, sentenza del 3 febbraio 2021, n. 2457

L’art. 6, comma 5, del D. Lgs. 142/2015, prevede la convalida del trattenimento del richiedente protezione internazionale per un periodo iniziale massimo di sessanta giorni, per consentire l’espletamento della procedura di esame della domanda, ma esclusivamente nel caso in cui il cittadino straniero presenti domanda di protezione internazionale mentre è già in condizioni di trattenimento....

Corte d’Appello di Firenze, sentenza del 27 gennaio 2021

La richiesta di documentazione supplementare ai sensi dell'art. 3 DPR 445/2000 rivolta al solo cittadino straniero -che, a differenza del cittadino UE non può autocertificare - per accedere agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, non è sostenuta da alcuna norma di rango primario, è da considerarsi illegittima e irragionevole e costituisce discriminazione diretta ponendo il cittadino straniero, in ragione della sua condizione di straniero, in una situazione significativamente più svantaggiosa rispetto a quella dell’italiano.

Tribunale di Roma, ordinanza 26 gennaio 2021

conferma il contenuto del decreto emesso inaudita altera parte il 21 dicembre 2020 che aveva accertato la natura discriminatoria del rifiuto opposto da Poste Italiane s.p.a. di aprire un conto corrente di base ai richiedenti asilo in possesso di ricevuta attestante la presentazione della domanda di protezione internazionale di cui all'art. 4 co. 3 d.lgs. 142/2015 (che costituisce titolo di soggiorno provvisorio), ricevuta in corso di validità munita di fotografia del titolare rilasciata da un'amministrazione dello Stato e con indicazione del nome e della data di nascita del richiedente.

Tribunale di Alessandria, ordinanza 21 gennaio 2021

Costituisce discriminazione la condotta dell'INPS consistita nell'aver negato al ricorrente, cittadino extra UE soggiornante di lungo periodo, l'assegno per il nucleo familiare di cui all'art. 2 del D.L. 69/1988 conv. in L. 153/1988 dovendosi computare nel nucleo familiare il coniuge e i figli residenti all'estero alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea C-303/19 del 25.11.2020 secondo cui l'art. 11 della Direttiva 109/2003/CE deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa di uno Stato membro in forza della quale, ai fini della determinazione dei diritti a una prestazione di sicurezza sociale, non vengano presi in considerazione i familiari del cittadino di detto Stato membro residenti all'estero, qualora detto Stato membro non abbia espresso in sede di recepimento della suddetta direttiva la deroga ivi prevista.
Numero dei documenti:

Consiglio di Stato, parere del 21 novembre 2017

In tema di concessione della cittadinanza italiana il termine per l’emanazione di un provvedimento negativo sulla relativa istanza, si applica solo alla richiesta formulata dal coniuge di un cittadino italiano, non alle diverse ipotesi di cui all’art. 9 della medesima legge.

Consiglio di Stato, parere del 21 novembre 2017


Numero 02430/2017 e data 21/11/2017 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 11 ottobre 2017

NUMERO AFFARE 01340/2017

OGGETTO:Ministero dell’interno.Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza di sospensiva, proposto dalla signoraxxx, nata a Roma il …, per l’annullamento del decreto del Ministro dell’Interno 29 settembre 2010 n. K10…, di diniego della cittadinanza italiana.

LA SEZIONE

Vista la relazione del 30 giugno 2017 trasmessa con nota del 13 luglio 2017 n. 6260, con la quale il Ministero dell’interno, dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;

visto il ricorso, datato 25 febbraio 2011 e notificato al ministero il 28 febbraio 2011;

esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Antimo Prosperi.

 

Premesso.

La signora xxx il 31 agosto 2004 ha presentato istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f) della legge 5 febbraio 1992 n. 91.

Il 17 aprile 2009 il Ministero dell’Interno le ha notificato un preavviso di diniego della cittadinanza per carenza del requisito reddituale.

Con comunicazione del 28 aprile 2009, la signora xxx ha replicato contestando i motivi addotti dal Ministero a sostegno del diniego della cittadinanza.

Con decreto del 29 settembre 2010, n. K10…, il Ministero dell’interno ha respinto la domanda di cittadinanza per insussistenza delle “condizioni reddituali minime”.

La ricorrente ha impugnato il provvedimento perché è stato emanato oltre il termine perentorio, previsto dalla legge in materia, di due anni dalla data di presentazione dell’istanza di concessione della cittadinanza.

In secondo luogo, deduce l’illegittimità del provvedimento in quanto il Ministero si è pronunciato su documentazione fiscale ormai datata stante il lungo periodo di tempo intercorso. La ricorrente rappresenta di essere ancora a carico della madre, la quale è titolare di un’attività commerciale ben avviata, avendo dichiarato, nell’anno 2009, un reddito complessivo di 12.182,00 euro. Inoltre afferma di essere dal 27 maggio 2009, alle dipendenze della società xxx & C. s.a.s. con la qualifica di aiuto banchista a orario limitato e di avere dichiarato redditi, per l’anno 2009, per 8.791 euro, superando le condizioni reddituali minime previste dal decreto-legge n. 382/1989.

Il Ministero riferente ha rappresentato che:

– dalla documentazione prodotta dall’interessata è risultato che la stessa è a carico della madre, la quale ha percepito negli anni 2004, 2006 e 2007, rispettivamente redditi pari a euro 2.128,69, euro 1.313,00 ed euro 1.313,00;

– a seguito dell’invio del preavviso di rigetto, la ricorrente ha riscontrato la comunicazione senza fornire ulteriori utili elementi di valutazione;

– quanto alla censura concernente il superamento del termine biennale previsto dall’art. 8, comma 2, della legge n. 91/1992, per la definizione della domanda di cittadinanza, “detta norma trova applicazione esclusivamente nelle istanze per matrimonio”.

Il Ministero conclude per l’infondatezza del ricorso.

 

Considerato.

Ai fini della concessione della cittadinanza italiana occorre che il cittadino straniero dimostri di avere un reddito sufficiente al sostentamento proprio e dei soggetti a carico e di poter contribuire alla realizzazione delle finalità istituzionali e solidaristiche perseguite dallo Stato.

Con riferimento alla doglianza preliminare con la quale si contesta l’illegittimità del decreto di diniego poiché emanato oltre il termine perentorio previsto dalla legge in materia, occorre ribadire che “in tema di concessione della cittadinanza italiana, … il termine per l’emanazione di un provvedimento negativo sulla relativa istanza, di cui all’art. 8, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in virtù del richiamo operato dal comma 1 del medesimo articolo agli artt. 6 e 7, si applica solo alla richiesta formulata dal coniuge di un cittadino italiano, non alle diverse ipotesi di cui all’art. 9 della medesima legge” (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 3 maggio 2010, n. 2499).

Nel merito si osserva che il Ministero ha emanato il provvedimento impugnato sulla base della documentazione disponibile allo stato, da cui risulta che la ricorrente è a carico della madre e che quest’ultima negli anni 2004, 2006 e 2007 ha percepito un reddito ben inferiore di quello considerato idoneo ad assicurare il proprio sostentamento e quello della famiglia, nonché a rispettare i doveri di solidarietà economica e sociale derivanti dall’appartenenza alla comunità nazionale.

In considerazione di quanto sopra, il decreto risulta adottato in conformità ai princìpi della normativa in materia e il procedimento si è svolto nel rispetto dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990.

Il ricorso va quindi respinto, senza preclusione per l’interessata di riproporre l’istanza per la concessione della cittadinanza sulla base di nuovi elementi comprovanti l’effettivo possesso dei requisiti di legge.

L’istanza di sospensione cautelare di efficacia dell’atto impugnato resta assorbita.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.

L’ESTENSORE Antimo Prosperi
IL PRESIDENTE Raffaele Carboni

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