Corte d’Appello di Venezia, sentenza del 15 aprile 2022

Costituisce discriminazione la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 753/19 nella parte in cui nega il diritto alla iscrizione obbligatoria al servizio sanitario nazionale dei cittadini extracomunitari familiari a carico di cittadino italiano in quanto si pone in violazione del principio di parità di trattamento sancito dal combinato disposto degli artt.19 e 23 Dlt.30/07...

Tribunale di Padova, ordinanza 12 aprile 2022

La delibera della Giunta regionale Veneto n. 753 del 4.06.19, nella parte in cui prevede che non possano essere iscritti al SSN i familiari extra UE di cittadini dell'UE titolari di Carta di soggiorno in quanto genitori ultrasessantacinquenni di cittadini dell'Unione entrati dopo il 5.11.08, costituisce discriminazione ponendosi in contrasto con gli artt. 19 e 23 d.lgs. 30/07.

Tribunale di Torino, sentenza 25 marzo 2022

La revoca del RDC disposta dall’INPS e la conseguente richiesta di restituzione delle somme percepite per carenza del requisito di residenza decennale è illegittima in quanto l’Istituto aveva disposto le verifiche solo nell’ultimo comune di residenza, mentre non aveva tenuto conto di un pregresso periodo di residenza precedente a una cancellazione per irreperibilità e dunque il requisito dei 10 anni di residenza richiesta dalla legge risulta perfettamente integrato.

Tribunale di Foggia, sentenza del 23 febbraio 2022

Sussiste il diritto dei titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo a percepire l'indennità di disoccupazione agricola in quanto, a differenza dei lavoratori stagionali che hanno l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa sul territorio nazionale fino ad un massimo di nove mesi in un periodo di dodici mesi, i richiedenti asilo, ai sensi dell’articolo 22 d.l.vo 142/2015, possono svolgere attività lavorativa decorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda, senza limiti di tempo.

Tribunale di Milano, ordinanza 22 febbraio 2022

Costituisce discriminazione la condotta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche della Famiglia, consistente nell’esclusione dal portale per la presentazione delle domande di “carta della famiglia” i cittadini extra UE in quanto tale esclusione è in contrasto con le direttive UE 2011/98; 2003/09, 2011/95, 2009/50, contrasto accertato dalla CGUE con sentenza del 28 ottobre 2021 n. 462 a seguito di rinvio pregiudiziale, sicché la Presidenza deve modificare il DPCM 27.6.2019 nelle parti in contrasto con le suddette norme e pertanto garantire l’accesso alla prestazione, a parità di condizioni con i cittadini italiani, ai cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo, di permesso unico lavoro, di permesso “carta blu”, di status di rifugiato o di protezione sussidiaria; la amministrazioni sono altresì convenute in solido tra loro a pagare alle associazioni ricorrenti, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., euro 100 per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei predetti obblighi di modifica a decorrere dal 90mo giorno successivo alla notifica dell' ordinanza;

Corte d’Appello di Trieste, sentenza 4 febbraio 2022

E' sufficiente, in materia di discriminazioni degli stranieri nell'accesso al fondo di sostegno alle locazioni, la disapplicazione dell'art. 29 co. 1 bis l.r. del FVG n. 1/2016 - il quale impone la produzione di certificazione di "impossidenza" ai soli cittadini extra UE - in favore dell'applicazione della disciplina italiana in materia di dichiarazioni sostitutive oppure quella vigente in materia di certificazione ISEE (che vale anche per i cittadini extracomunitari e consente di ricostruire la titolarità o meno di immobili abitativi sia in Italia che all'estero) in quanto, seppur l'art.11 comma 1 lettere d) ed f) della direttiva 109/2003 sia direttamente applicabile nell'ordinamento italiano, l'effetto discriminatorio della norma non riguarda i requisiti sostanziali per l'accesso a una determinata prestazione assistenziale, ma il regime della prova; sicché non vi è alcun bisogno di individuare, a livello comunitario, una fonte alternativa da cui ricavare i presupposti per la concessione del beneficio.

Tribunale di Roma, ordinanza 31 gennaio 2022

Sussiste il diritto all'immediata attivazione della carta elettronica prepagata Postepay Card per una richiedente asilo, titolare della ricevuta della domanda del permesso di soggiorno, essendo sussistenti sia il fumus boni iuris che il periculum in mora in quanto, in particolare il periculum, è insito nel riconoscimento del diritto della ricorrente alla erogazione e, quindi, alla percezione, del bonus spesa Covid – 19, misura emergenziale volta a garantire proprio le primarie necessità dei cittadini italiani e stranieri maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria.

Tribunale di Foggia, sentenza 28 gennaio 2022

La condotta del Comune di Manfredonia, consistente nell’aver negato a una titolare di permesso unico lavoro l’assegno di maternità di base ex art. 74 d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151 per mancanza del requisito della titolarità di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo costituisce discriminazione in quanto l’art. 12, paragrafo 1, lettera e), della direttiva n. 2011/98/UE, sulla parità di trattamento tra cittadini di Paesi terzi e cittadini degli Stati membri è direttamente applicabile nell'ordinamento italiano.

Corte di Cassazione, III sez. pen., sentenza n. 44366 del 1 dicembre 2021

Nella interpretazione dell’art. 7, comma 1, DL 4/19, in materia di reddito di cittadinanza, che prevede la sanzione della reclusione da 2 a 6 anni per “chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio…rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute”, occorre valorizzare il riferimento al carattere “indebito” della prestazione che l’interessato intende ottenere, con la conseguenza che, qualora la falsa dichiarazione sia irrilevante ai fini del diritto alla percezione, essendo la prestazione comunque dovuta, non è integrato il reato di cui alla predetta norma.

Tribunale di Bari, ordinanza 21 gennaio 2022

La disposizione di cui all’art. 2, comma 6 bis D.L. 69/1988 ai sensi della quale non possono essere considerati i familiari residenti all'estero ai fini del riconoscimento dell'Assegno al nucleo familiare, costituisce discriminazione e deve essere disapplicata in virtù del principio del primato del diritto dell'Unione, secondo quanto ripetutamente affermato dalla Corte di Giustizia, sicché il principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni sociali di cui all'art. 11 della direttiva 2003/109/UE, essendo sufficiente preciso e incondizionato, è da considerarsi direttamene applicabile nell'ordinamento italiano.

Tribunale di Monza, ordinanza 13 gennaio 2022

Sussiste il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da discriminazione in capo al cittadino straniero che si veda escluso dalla graduatoria per l’accesso agli alloggi ERP a causa della illegittima domanda di documenti non richiesti al cittadino italiano comprovanti la “impossidenza” di immobili all’estero, qualora il giudizio si concluda allorché l’inserimento in graduatoria non è più possibile per avere la stessa cessato ogni efficacia; a tal fine non osta il fatto che il richiedente non abbia subito un effettivo danno patrimoniale.

Tribunale di Monza, ordinanza 9 dicembre 2021

Sussiste il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da discriminazione in capo al cittadino straniero che si veda escluso dalla graduatoria per l’accesso agli alloggi ERP a causa della illegittima domanda di documenti non richiesti al cittadino italiano comprovanti la “impossidenza” di immobili all’estero, qualora il giudizio si concluda allorché l’inserimento in graduatoria non...

Tribunale di Milano, ordinanza 1 dicembre 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Liguria consistente nell'aver dato indicazioni agli enti del servizio sanitario regionale nel senso di escludere i cittadini extra UE non titolari del permesso di lungo soggiorno che intendevano accedere alla misura economica di euro 350 come regolata dalla delibera regionale n. 1106/2006 (fondo regionale non autosufficienze) sicché la Regione deve riaprire i termini per la presentazione delle domande per un periodo di almeno tre mesi consentendo la presentazione delle domande a chi non l'aveva fatto in precedenza nonché pubblicare l'ordinanza sulla home page del sito istituzionale.
Numero dei documenti:

Consiglio di Stato, parere del 21 novembre 2017

In tema di concessione della cittadinanza italiana il termine per l’emanazione di un provvedimento negativo sulla relativa istanza, si applica solo alla richiesta formulata dal coniuge di un cittadino italiano, non alle diverse ipotesi di cui all’art. 9 della medesima legge.

Consiglio di Stato, parere del 21 novembre 2017


Numero 02430/2017 e data 21/11/2017 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 11 ottobre 2017

NUMERO AFFARE 01340/2017

OGGETTO:Ministero dell’interno.Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza di sospensiva, proposto dalla signoraxxx, nata a Roma il …, per l’annullamento del decreto del Ministro dell’Interno 29 settembre 2010 n. K10…, di diniego della cittadinanza italiana.

LA SEZIONE

Vista la relazione del 30 giugno 2017 trasmessa con nota del 13 luglio 2017 n. 6260, con la quale il Ministero dell’interno, dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;

visto il ricorso, datato 25 febbraio 2011 e notificato al ministero il 28 febbraio 2011;

esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Antimo Prosperi.

 

Premesso.

La signora xxx il 31 agosto 2004 ha presentato istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f) della legge 5 febbraio 1992 n. 91.

Il 17 aprile 2009 il Ministero dell’Interno le ha notificato un preavviso di diniego della cittadinanza per carenza del requisito reddituale.

Con comunicazione del 28 aprile 2009, la signora xxx ha replicato contestando i motivi addotti dal Ministero a sostegno del diniego della cittadinanza.

Con decreto del 29 settembre 2010, n. K10…, il Ministero dell’interno ha respinto la domanda di cittadinanza per insussistenza delle “condizioni reddituali minime”.

La ricorrente ha impugnato il provvedimento perché è stato emanato oltre il termine perentorio, previsto dalla legge in materia, di due anni dalla data di presentazione dell’istanza di concessione della cittadinanza.

In secondo luogo, deduce l’illegittimità del provvedimento in quanto il Ministero si è pronunciato su documentazione fiscale ormai datata stante il lungo periodo di tempo intercorso. La ricorrente rappresenta di essere ancora a carico della madre, la quale è titolare di un’attività commerciale ben avviata, avendo dichiarato, nell’anno 2009, un reddito complessivo di 12.182,00 euro. Inoltre afferma di essere dal 27 maggio 2009, alle dipendenze della società xxx & C. s.a.s. con la qualifica di aiuto banchista a orario limitato e di avere dichiarato redditi, per l’anno 2009, per 8.791 euro, superando le condizioni reddituali minime previste dal decreto-legge n. 382/1989.

Il Ministero riferente ha rappresentato che:

– dalla documentazione prodotta dall’interessata è risultato che la stessa è a carico della madre, la quale ha percepito negli anni 2004, 2006 e 2007, rispettivamente redditi pari a euro 2.128,69, euro 1.313,00 ed euro 1.313,00;

– a seguito dell’invio del preavviso di rigetto, la ricorrente ha riscontrato la comunicazione senza fornire ulteriori utili elementi di valutazione;

– quanto alla censura concernente il superamento del termine biennale previsto dall’art. 8, comma 2, della legge n. 91/1992, per la definizione della domanda di cittadinanza, “detta norma trova applicazione esclusivamente nelle istanze per matrimonio”.

Il Ministero conclude per l’infondatezza del ricorso.

 

Considerato.

Ai fini della concessione della cittadinanza italiana occorre che il cittadino straniero dimostri di avere un reddito sufficiente al sostentamento proprio e dei soggetti a carico e di poter contribuire alla realizzazione delle finalità istituzionali e solidaristiche perseguite dallo Stato.

Con riferimento alla doglianza preliminare con la quale si contesta l’illegittimità del decreto di diniego poiché emanato oltre il termine perentorio previsto dalla legge in materia, occorre ribadire che “in tema di concessione della cittadinanza italiana, … il termine per l’emanazione di un provvedimento negativo sulla relativa istanza, di cui all’art. 8, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in virtù del richiamo operato dal comma 1 del medesimo articolo agli artt. 6 e 7, si applica solo alla richiesta formulata dal coniuge di un cittadino italiano, non alle diverse ipotesi di cui all’art. 9 della medesima legge” (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 3 maggio 2010, n. 2499).

Nel merito si osserva che il Ministero ha emanato il provvedimento impugnato sulla base della documentazione disponibile allo stato, da cui risulta che la ricorrente è a carico della madre e che quest’ultima negli anni 2004, 2006 e 2007 ha percepito un reddito ben inferiore di quello considerato idoneo ad assicurare il proprio sostentamento e quello della famiglia, nonché a rispettare i doveri di solidarietà economica e sociale derivanti dall’appartenenza alla comunità nazionale.

In considerazione di quanto sopra, il decreto risulta adottato in conformità ai princìpi della normativa in materia e il procedimento si è svolto nel rispetto dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990.

Il ricorso va quindi respinto, senza preclusione per l’interessata di riproporre l’istanza per la concessione della cittadinanza sulla base di nuovi elementi comprovanti l’effettivo possesso dei requisiti di legge.

L’istanza di sospensione cautelare di efficacia dell’atto impugnato resta assorbita.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.

L’ESTENSORE Antimo Prosperi
IL PRESIDENTE Raffaele Carboni

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