Corte d’Appello di Venezia, sentenza del 15 aprile 2022

Costituisce discriminazione la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 753/19 nella parte in cui nega il diritto alla iscrizione obbligatoria al servizio sanitario nazionale dei cittadini extracomunitari familiari a carico di cittadino italiano in quanto si pone in violazione del principio di parità di trattamento sancito dal combinato disposto degli artt.19 e 23 Dlt.30/07...

Tribunale di Padova, ordinanza 12 aprile 2022

La delibera della Giunta regionale Veneto n. 753 del 4.06.19, nella parte in cui prevede che non possano essere iscritti al SSN i familiari extra UE di cittadini dell'UE titolari di Carta di soggiorno in quanto genitori ultrasessantacinquenni di cittadini dell'Unione entrati dopo il 5.11.08, costituisce discriminazione ponendosi in contrasto con gli artt. 19 e 23 d.lgs. 30/07.

Tribunale di Torino, sentenza 25 marzo 2022

La revoca del RDC disposta dall’INPS e la conseguente richiesta di restituzione delle somme percepite per carenza del requisito di residenza decennale è illegittima in quanto l’Istituto aveva disposto le verifiche solo nell’ultimo comune di residenza, mentre non aveva tenuto conto di un pregresso periodo di residenza precedente a una cancellazione per irreperibilità e dunque il requisito dei 10 anni di residenza richiesta dalla legge risulta perfettamente integrato.

Tribunale di Foggia, sentenza del 23 febbraio 2022

Sussiste il diritto dei titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo a percepire l'indennità di disoccupazione agricola in quanto, a differenza dei lavoratori stagionali che hanno l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa sul territorio nazionale fino ad un massimo di nove mesi in un periodo di dodici mesi, i richiedenti asilo, ai sensi dell’articolo 22 d.l.vo 142/2015, possono svolgere attività lavorativa decorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda, senza limiti di tempo.

Tribunale di Milano, ordinanza 22 febbraio 2022

Costituisce discriminazione la condotta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche della Famiglia, consistente nell’esclusione dal portale per la presentazione delle domande di “carta della famiglia” i cittadini extra UE in quanto tale esclusione è in contrasto con le direttive UE 2011/98; 2003/09, 2011/95, 2009/50, contrasto accertato dalla CGUE con sentenza del 28 ottobre 2021 n. 462 a seguito di rinvio pregiudiziale, sicché la Presidenza deve modificare il DPCM 27.6.2019 nelle parti in contrasto con le suddette norme e pertanto garantire l’accesso alla prestazione, a parità di condizioni con i cittadini italiani, ai cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo, di permesso unico lavoro, di permesso “carta blu”, di status di rifugiato o di protezione sussidiaria; la amministrazioni sono altresì convenute in solido tra loro a pagare alle associazioni ricorrenti, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., euro 100 per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei predetti obblighi di modifica a decorrere dal 90mo giorno successivo alla notifica dell' ordinanza;

Corte d’Appello di Trieste, sentenza 4 febbraio 2022

E' sufficiente, in materia di discriminazioni degli stranieri nell'accesso al fondo di sostegno alle locazioni, la disapplicazione dell'art. 29 co. 1 bis l.r. del FVG n. 1/2016 - il quale impone la produzione di certificazione di "impossidenza" ai soli cittadini extra UE - in favore dell'applicazione della disciplina italiana in materia di dichiarazioni sostitutive oppure quella vigente in materia di certificazione ISEE (che vale anche per i cittadini extracomunitari e consente di ricostruire la titolarità o meno di immobili abitativi sia in Italia che all'estero) in quanto, seppur l'art.11 comma 1 lettere d) ed f) della direttiva 109/2003 sia direttamente applicabile nell'ordinamento italiano, l'effetto discriminatorio della norma non riguarda i requisiti sostanziali per l'accesso a una determinata prestazione assistenziale, ma il regime della prova; sicché non vi è alcun bisogno di individuare, a livello comunitario, una fonte alternativa da cui ricavare i presupposti per la concessione del beneficio.

Tribunale di Roma, ordinanza 31 gennaio 2022

Sussiste il diritto all'immediata attivazione della carta elettronica prepagata Postepay Card per una richiedente asilo, titolare della ricevuta della domanda del permesso di soggiorno, essendo sussistenti sia il fumus boni iuris che il periculum in mora in quanto, in particolare il periculum, è insito nel riconoscimento del diritto della ricorrente alla erogazione e, quindi, alla percezione, del bonus spesa Covid – 19, misura emergenziale volta a garantire proprio le primarie necessità dei cittadini italiani e stranieri maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria.

Tribunale di Foggia, sentenza 28 gennaio 2022

La condotta del Comune di Manfredonia, consistente nell’aver negato a una titolare di permesso unico lavoro l’assegno di maternità di base ex art. 74 d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151 per mancanza del requisito della titolarità di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo costituisce discriminazione in quanto l’art. 12, paragrafo 1, lettera e), della direttiva n. 2011/98/UE, sulla parità di trattamento tra cittadini di Paesi terzi e cittadini degli Stati membri è direttamente applicabile nell'ordinamento italiano.

Corte di Cassazione, III sez. pen., sentenza n. 44366 del 1 dicembre 2021

Nella interpretazione dell’art. 7, comma 1, DL 4/19, in materia di reddito di cittadinanza, che prevede la sanzione della reclusione da 2 a 6 anni per “chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio…rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute”, occorre valorizzare il riferimento al carattere “indebito” della prestazione che l’interessato intende ottenere, con la conseguenza che, qualora la falsa dichiarazione sia irrilevante ai fini del diritto alla percezione, essendo la prestazione comunque dovuta, non è integrato il reato di cui alla predetta norma.

Tribunale di Bari, ordinanza 21 gennaio 2022

La disposizione di cui all’art. 2, comma 6 bis D.L. 69/1988 ai sensi della quale non possono essere considerati i familiari residenti all'estero ai fini del riconoscimento dell'Assegno al nucleo familiare, costituisce discriminazione e deve essere disapplicata in virtù del principio del primato del diritto dell'Unione, secondo quanto ripetutamente affermato dalla Corte di Giustizia, sicché il principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni sociali di cui all'art. 11 della direttiva 2003/109/UE, essendo sufficiente preciso e incondizionato, è da considerarsi direttamene applicabile nell'ordinamento italiano.

Tribunale di Monza, ordinanza 13 gennaio 2022

Sussiste il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da discriminazione in capo al cittadino straniero che si veda escluso dalla graduatoria per l’accesso agli alloggi ERP a causa della illegittima domanda di documenti non richiesti al cittadino italiano comprovanti la “impossidenza” di immobili all’estero, qualora il giudizio si concluda allorché l’inserimento in graduatoria non è più possibile per avere la stessa cessato ogni efficacia; a tal fine non osta il fatto che il richiedente non abbia subito un effettivo danno patrimoniale.

Tribunale di Monza, ordinanza 9 dicembre 2021

Sussiste il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da discriminazione in capo al cittadino straniero che si veda escluso dalla graduatoria per l’accesso agli alloggi ERP a causa della illegittima domanda di documenti non richiesti al cittadino italiano comprovanti la “impossidenza” di immobili all’estero, qualora il giudizio si concluda allorché l’inserimento in graduatoria non...

Tribunale di Milano, ordinanza 1 dicembre 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Liguria consistente nell'aver dato indicazioni agli enti del servizio sanitario regionale nel senso di escludere i cittadini extra UE non titolari del permesso di lungo soggiorno che intendevano accedere alla misura economica di euro 350 come regolata dalla delibera regionale n. 1106/2006 (fondo regionale non autosufficienze) sicché la Regione deve riaprire i termini per la presentazione delle domande per un periodo di almeno tre mesi consentendo la presentazione delle domande a chi non l'aveva fatto in precedenza nonché pubblicare l'ordinanza sulla home page del sito istituzionale.
Numero dei documenti:

Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24

Attuazione della direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 marzo 2014, n. 60, entrato in vigore il 28 marzo 2014.

Il testo  pubblicato di seguito è aggiornato al 30 maggio 2014.Si consiglia di controllare sul sito Normattiva per verificare il testo in vigore aggiornato in tempo reale.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime;

Vista la legge 6 agosto 2013, n. 96, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – legge di delegazione europea 2013 e, in particolare, gli articoli 1 e 5, nonche’ l’allegato B;

Visto il regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, recante Approvazione del testo definitivo del codice penale;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, recante Approvazione del codice di procedura penale;

Vista la legge 11 agosto 2003, n. 228, recante Misure contro la tratta di persone;

Visto il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero;

Visto il decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, recante Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonche’ norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta;

Visto il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, recante Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 3 dicembre 2013;

Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 6 febbraio 2014;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 28 febbraio 2014;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute;
Emana

 

Il seguente decreto legislativo:

Art. 1

 

Principi generali
1. Nell’attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo, si tiene conto, sulla base di una valutazione individuale della vittima, della specifica situazione delle persone vulnerabili quali i minori, i minori non accompagnati, gli anziani, i disabili, le donne, in particolare se in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le persone con disturbi psichici, le persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica, sessuale o di genere.

2. Il presente decreto legislativo non pregiudica i diritti, gli obblighi e le responsabilita’ dello Stato e degli individui, ai sensi del diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani e, in particolare, laddove applicabili, la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, di cui alla legge 24 luglio 1954, n. 722, e il Protocollo relativo allo statuto dei rifugiati di cui alla legge 14 febbraio 1970, n. 95, relativi allo stato dei rifugiati e al principio di non respingimento.

Art. 2

 

Modifiche al codice penale
1. Al regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 600:

1) al primo comma, dopo le parole: «all’accattonaggio o comunque» le parole: «a prestazioni» sono sostituite dalle seguenti parole: «al compimento di attivita’ illecite» e dopo la parola «sfruttamento» sono inserite le seguenti parole: «ovvero a sottoporsi al prelievo di organi»;

2) al secondo comma, dopo le parole: «approfittamento di una situazione» sono aggiunte le seguenti parole: «di vulnerabilita’,»;

b) l’articolo 601 e’ sostituito dal seguente:

«E’ punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l’autorita’ sulla persona, ospita una o piu’ persone che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o piu’ persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorita’ o approfittamento di una situazione di vulnerabilita’, di inferiorita’ fisica, psichica o di necessita’, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorita’, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attivita’ illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.

Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalita’ di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di eta’».

Art. 3

 

Modifica al codice di procedura penale
Al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, e’ apportata la seguente modifica:

all’articolo 398, dopo il comma 5-bis e’ aggiunto il seguente comma:

«5-ter. Il giudice, su richiesta di parte, applica le disposizioni di cui al comma 5-bis quando fra le persone interessate all’assunzione della prova vi siano maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilita’, desunta anche dal tipo di reato per cui si procede».

Art. 4

 

Minori non accompagnati vittime di tratta
1. I minori non accompagnati vittime di tratta devono essere adeguatamente informati sui loro diritti, incluso l’eventuale accesso alla procedura di determinazione della protezione internazionale.

2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono definiti i meccanismi attraverso i quali, nei casi in cui sussistano fondati dubbi sulla minore eta’ della vittima e l’eta’ non sia accertabile da documenti identificativi, nel rispetto del superiore interesse del minore, si procede alla determinazione dell’eta’ dei minori non accompagnati vittime di tratta anche attraverso una procedura multidisciplinare di determinazione dell’eta’, condotta da personale specializzato e secondo procedure appropriate che tengano conto anche delle specificita’ relative all’origine etnica e culturale del minore, nonche’, se del caso, all’identificazione dei minori mediante il coinvolgimento delle autorita’ diplomatiche. Nelle more della determinazione dell’eta’ e dell’identificazione, al fine dell’accesso immediato all’assistenza, al sostegno e alla protezione, la vittima di tratta e’ considerata minore. Per la medesima finalita’ la minore eta’ dello straniero e’, altresi’, presunta nel caso in cui la procedura multidisciplinare svolta non consenta di stabilire con certezza l’eta’ dello stesso.

Art. 5

 

Obblighi di formazione
1. All’interno dei percorsi di formazione realizzati dalle Amministrazioni competenti nell’ambito della propria autonomia organizzativa sono previsti specifici moduli formativi sulle questioni inerenti alla tratta degli esseri umani per i pubblici ufficiali interessati.

Art. 6

 

Diritto di indennizzo delle vittime di tratta
1. All’articolo 12 della legge 11 agosto 2003, n. 228, sono apportate le seguenti modificazioni:

dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

«2-bis. Il Fondo per le misure anti-tratta e’ anche destinato all’indennizzo delle vittime dei reati previsti al comma 3.

2-ter. L’indennizzo e’ corrisposto nella misura di euro 1.500,00 per ogni vittima, entro i limiti delle disponibilita’ finanziarie annuali del Fondo, detratte le somme erogate alle vittime, a qualunque titolo, da soggetti pubblici. In caso di insufficienza delle disponibilita’ finanziarie annuali del Fondo, le richieste di indennizzo accolte e non soddisfatte sono poste a carico del successivo esercizio finanziario ed hanno precedenza rispetto alle richieste presentate nel medesimo esercizio.

2-quater. La domanda di accesso al Fondo ai fini dell’indennizzo e’ presentata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, a pena di decadenza, entro cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ovvero dalla pronuncia di sentenza non definitiva al pagamento di una provvisionale, emesse successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. La vittima deve dimostrare di non avere ricevuto ristoro dall’autore del reato, nonostante abbia esperito l’azione civile e le procedure esecutive.

2-quinquies. Quando e’ ignoto l’autore del reato, la domanda di cui al comma 2-quater e’ presentata entro un anno dal deposito del provvedimento di archiviazione, emesso ai sensi dell’articolo 415 del codice di procedura penale, successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2-sexies. Decorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda, cui e’ allegata in copia autentica una delle sentenze di cui al comma 2-quater unitamente alla documentazione attestante l’infruttuoso esperimento dell’azione civile e delle procedure esecutive ovvero il provvedimento di archiviazione, senza che sia intervenuta comunicazione di accoglimento, la vittima puo’ agire nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri al fine di ottenere l’accesso al Fondo.

2-septies. Il diritto all’indennizzo non puo’ essere esercitato da coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva, ovvero, alla data di presentazione della domanda, sono sottoposti a procedimento penale per uno dei reati di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale.

2-octies. La Presidenza del Consiglio dei ministri e’ surrogata, fino all’ammontare delle somme corrisposte a titolo di indennizzo a valere sul Fondo, nei diritti della parte civile o dell’attore verso il soggetto condannato al risarcimento del danno.».

Art. 7

 

Meccanismo equivalente
1. Il Dipartimento per le pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito delle competenze ad esso devolute, e’ l’organismo deputato a:

a) svolgere compiti di indirizzo e coordinamento con riguardo agli interventi di prevenzione sociale del fenomeno della tratta degli esseri umani e di assistenza delle relative vittime, nonche’ di programmazione delle risorse finanziarie in ordine ai programmi di assistenza ed integrazione sociale concernenti tale fenomeno;

b) valutare le tendenze della tratta degli esseri umani, avvalendosi di un adeguato sistema di monitoraggio posto in essere anche attraverso la raccolta di dati statistici effettuata in collaborazione con le altre Amministrazioni competenti e con le organizzazioni della societa’ civile attive nel settore;

c) presentare al coordinatore anti-tratta dell’Unione Europea una relazione biennale contenente i risultati del monitoraggio sulla base dei dati forniti ai sensi della lettera b) del presente comma.

2. Con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono stabilite le modalita’ di attuazione del presente articolo.

Art. 8
Modifiche all’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
1. All’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:

«3-bis. Per gli stranieri e per i cittadini di cui al comma 6-bis del presente articolo, vittime dei reati previsti dagli articoli 600 e 601 del codice penale, o che versano nelle ipotesi di cui al comma 1 del presente articolo si applica, sulla base del Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, di cui all’articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 agosto 2003, n. 228, un programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale che garantisce, in via transitoria, adeguate condizioni di alloggio, di vitto e di assistenza sanitaria, ai sensi dell’articolo 13 della legge n. 228 del 2003 e, successivamente, la prosecuzione dell’assistenza e l’integrazione sociale, ai sensi del comma 1 di cui al presente articolo. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, previa intesa con la Conferenza Unificata, e’ definito il programma di emersione, assistenza e di protezione sociale di cui al presente comma e le relative modalita’ di attuazione e finanziamento.».

Art. 9

 

Modifiche alla legge 11 agosto 2003, n. 228, recante «Misure contro la tratta degli esseri umani»
1. All’articolo 13 della legge 11 agosto 2003, n. 228, dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente:

«2-bis. Al fine di definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta e del grave sfruttamento degli esseri umani, nonche’ azioni finalizzate alla sensibilizzazione, alla prevenzione sociale, all’emersione e all’integrazione sociale delle vittime, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’interno nell’ambito delle rispettive competenze, sentiti gli altri Ministri interessati, previa acquisizione dell’intesa in sede di Conferenza Unificata, e’ adottato il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani.

In sede di prima applicazione, il Piano e’ adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.».

Art. 10

 

Disposizioni di rinvio
1. Le Amministrazioni che si occupano di tutela e assistenza delle vittime di tratta e quelle che hanno competenza in materia di asilo individuano misure di coordinamento tra le attivita’ istituzionali di rispettiva competenza, anche al fine di determinare meccanismi di rinvio, qualora necessari, tra i due sistemi di tutela.

2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 dell’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, allo straniero sono fornite adeguate informazioni, in una lingua a lui comprensibile, in ordine alle disposizioni di cui al predetto comma 1, nonche’, ove ne ricorrano i presupposti, informazioni sulla possibilita’ di ottenere la protezione internazionale ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.

3. All’articolo 32 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:

«3-bis. La Commissione territoriale trasmette, altresi’, gli atti al Questore per le valutazioni di competenza se nel corso dell’istruttoria sono emersi fondati motivi per ritenere che il richiedente e’ stato vittima dei delitti di cui agli articoli 600 e 601 del codice penale.».

Art. 11

 

Clausola di invarianza finanziaria
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni interessate provvedono ai compiti previsti dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 4 marzo 2014
NAPOLITANO

 

Renzi, Presidente del Consiglio dei

ministri
Orlando, Ministro della giustizia
Mogherini, Ministro degli affari

esteri
Padoan, Ministro dell’economia e

delle finanze
Alfano, Ministro dell’interno
Poletti, Ministro del lavoro e delle

politiche sociali
Lorenzin, Ministro della salute
Visto, il Guardasigilli: Orlando

 

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