Circolare del Ministero dell’Interno del 18 dicembre 2018, n. 83774

Decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e organizzazione e funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018. n. 132...

Tribunale di Bergamo, ordinanza 20 dicembre 2018

Il diniego di concessione, da parte di un Comune, dell’assegno ai nuclei familiari numerosi ex art. 65 d.lgs.448/98 , fondato sulla asserita incompletezza della domanda per mancata produzione di certificazioni rilasciate da autorità estera attestanti redditi e proprietà nello Stato di provenienza, ai sensi dell’art. 3 del DPR 445/2000, costituisce discriminazione perché la disciplina del...

Corte d’Appello di Torino, sentenza 19 dicembre 2018

Il diritto alla indennità di maternità di base di cui all’art. 74 Dlgs 151/01 non è soggetto al termine di prescrizione di un anno di cui all’art. 6 L. 138/43 che è applicabile alla sola indennità di maternità ordinaria. Pertanto lo straniero titolare di permesso unico lavoro, al quale detta indennità spetta per effetto dell’art. 12 direttiva UE 2011/98, ha diritto di ottenerla anche se, dopo aver tempestivamente proposto domanda al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del figlio, ha poi lasciato decorrere oltre un anno prima di agire in giudizio.

Tribunale di Milano, ordinanza 13 dicembre 2018

La condotta del Comune di Lodi, consistente nella modifica del “Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate” con la delibera del Consiglio Comunale n. 28/2017, è discriminatoria con riferimento all’introduzione delle previsioni di cui agli artt. 8 co. 5, 17 co. 4, nella parte in cui stabiliscono che i cittadini non appartenenti all’Unione Europea, per accedere a prestazioni sociali agevolate, debbano produrre la certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato esterno, corredata di traduzione in italiano legalizzata dall’Autorità consolare italiana che ne attesti la conformità, resa ai sensi dell’art. 3 DPR 445/2000 e dell’art. 2 DPR 394/1999 nonché nella parte in cui prevede che la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE di cui al DPCM 159/2013 debba essere resa in conformità a quanto disposto dall’art. 3 DPR 445/2000 e dall’art. 2 DPR 394/1999. Il Comune di Lodi deve, per gli effetti, modificare il predetto Regolamento in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all’UE di presentare la domanda di accesso a prestazioni sociali agevolate mediante la presentazione dell’ISEE alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani e UE in generale.

Corte d’Appello di Torino, sentenza 27 novembre 2018

Sussiste discriminazione per il mancato riconoscimento dell’assegno di maternità alle lavoratrici madri cittadine di Paesi extra-UE legalmente soggiornanti in Italia a fini lavorativi poiché la clausola di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98/UE è direttamente applicabile nell’ordinamento nazionale e l’obbligo di applicazione diretta delle Direttive auto esecutive, indipendentemente dal recepimento da parte...

Tribunale di Milano, ordinanza 19 novembre 2018

Sussiste discriminazione allorché la condotta del Comune di Milano si fonda su un’ingiustificata restrizione – risultante dal sito internet dello stesso Comune- della platea dei destinatari dell’assegno nucleo famiglie numerose, pertanto l’esclusione dei lavoratori non comunitari titolari di permesso unico di lavoro produce proprio tale effetto discriminatorio. L’unica possibile soluzione è quella di estendere il beneficio assistenziale denominato “assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori” ai titolari di permesso unico lavoro e, anche i familiari non-comunitari di cittadini dell’Unione a parità di condizioni con i cittadini italiani

Corte di Cassazione S.U., sentenza n. 30757, 6 novembre 2018

In tema d’immigrazione, l’opposizione avverso il diniego del questore al rilascio del permesso di soggiorno previsto dall’art. 22, comma 12-quater del d.lgs. n. 286 del 1998 in favore del cittadino straniero vittima di sfruttamento lavorativo appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, che procederà con cognizione piena a verificare la sussistenza dei relativi presupposti, atteso che...

Corte d’Appello di Milano, sentenza 22 ottobre 2018

Sussiste il diritto all’esenzione del pagamento del ticket sanitario di cui all’art. 8 comma 16 L. 537/1993 e deve essere riconosciuto in favore del richiedente asilo anche avendo riguardo alla sua mera non contestata condizione di “ non occupazione”. La fruizione di agevolazioni di carattere sociale è infatti da estendersi, ai sensi dell’art. 19 co....

Corte d’Appello di Milano, sentenza 22 ottobre 2018

Sussiste una discriminazione per nazionalità per quanto riguarda le somme corrisposte dai cittadini stranieri a titolo di tassa per il rinnovo del permesso di soggiorno, allorché tali somme sono state indebitamente versate in quanto sorrette da normativa dichiarata illegittima per contrasto con le disposizioni comunitarie. La violazione della direttiva 2003/109/CE consente al cittadino straniero, che ha pagato l’importo sproporzionato rispetto al contributo richiesto al cittadino italiano per documenti di analoga natura, di ottenere a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, l’importo in eccedenza versato.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 23763 1 ottobre 2018

Ai fini del riconoscimento delle prestazioni sociali, volte a rispondere a bisogni primari della persona, non è consentita nel nostro ordinamento, ai sensi degli artt. 2 e 3 Cost., nessuna differenziazione tra cittadini italiani e stranieri che hanno titolo al soggiorno nel territorio dello Stato italiano. L’erogazione della pensione di invalidità civile a uno straniero...

Tribunale di Nola, ordinanza 13 settembre 2018

Alla luce delle previsioni di cui agli artt. 2 e 43 TU immigrazione - che garantiscono allo straniero parità di trattamento nell’accesso alla formazione professionale - costituisce discriminazione la previsione, in un bando comunale, del requisito della cittadinanza italiana per accedere a un corso di formazione professionale per make up artist, stante anche l’impossibilità di applicare alla fattispecie le norme in materia di pubblico impiego. Conseguentemente al Comune deve essere ordinato di riaprire il bando ammettendo al corso tutte le straniere non comunitarie alle stesse condizioni di quelle italiane

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 5 settembre 2018

La norma che disciplina il premio alla nascita non introduce alcuna limitazione per quanto attiene al diritto alla prestazione delle cittadine extracomunitarie. E’ indubbio che la volontà del legislatore sia stata quella di garantire la prestazione con la massima ampiezza, avendola addirittura sganciata da qualsiasi limite di reddito e non avendo previsto alcuna limitazione per quanto riguarda la platea delle destinatarie, cittadine italiane o straniere. L’interpretazione dell’art.1, comma 353, della l.232/2016, sostenuta dall’Inps, non trova adeguato supporto né nella legge, né nei principi dell’ordinamento italiano, né in quelli dell’ordinamento comunitario, e che la stessa, come affermato dal giudice di primo grado, finisca per creare una discriminazione – oggettiva – nella fruizione del beneficio da parte delle cittadine extracomunitarie (titolari di regolare permesso di soggiorno in Italia), rispetto alle cittadine italiane e comunitarie.

Tribunale di Monza, sentenza 7 agosto 2018

Ai sensi dell’art. 41 D.lgs. 286/98 “l’assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali, sono concesse alle condizioni previste dalla legislazione medesima, agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno”. L’interpretazione restrittiva dell’INPS che pretende di affermare che la carta di soggiorno di cui alla legge n. 388/2000 sia da riferirsi unicamente al titolo “permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo” e non anche al diverso titolo di soggiorno relativo ai familiari che continua a chiamarsi appunto carta di soggiorno non è fondata né sul dato testuale né su alcuna ipotizzabile ratio legis. Il legale soggiorno in Italia per oltre dieci anni è requisito pacificamente posseduto dal ricorrente e sarebbe da solo sufficiente, in presenza dei requisiti reddituali altrettanto pacificamente posseduti, ad affermare il suo diritto al conseguimento del beneficio richiesto, a prescindere da ogni considerazione sulla natura del titolo di soggiorno da questi detenuto.
Numero dei documenti:

Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24

Attuazione della direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 marzo 2014, n. 60, entrato in vigore il 28 marzo 2014.

Il testo  pubblicato di seguito è aggiornato al 30 maggio 2014.Si consiglia di controllare sul sito Normattiva per verificare il testo in vigore aggiornato in tempo reale.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime;

Vista la legge 6 agosto 2013, n. 96, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – legge di delegazione europea 2013 e, in particolare, gli articoli 1 e 5, nonche’ l’allegato B;

Visto il regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, recante Approvazione del testo definitivo del codice penale;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, recante Approvazione del codice di procedura penale;

Vista la legge 11 agosto 2003, n. 228, recante Misure contro la tratta di persone;

Visto il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero;

Visto il decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, recante Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonche’ norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta;

Visto il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, recante Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 3 dicembre 2013;

Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 6 febbraio 2014;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 28 febbraio 2014;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute;
Emana

 

Il seguente decreto legislativo:

Art. 1

 

Principi generali
1. Nell’attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo, si tiene conto, sulla base di una valutazione individuale della vittima, della specifica situazione delle persone vulnerabili quali i minori, i minori non accompagnati, gli anziani, i disabili, le donne, in particolare se in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le persone con disturbi psichici, le persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica, sessuale o di genere.

2. Il presente decreto legislativo non pregiudica i diritti, gli obblighi e le responsabilita’ dello Stato e degli individui, ai sensi del diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani e, in particolare, laddove applicabili, la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, di cui alla legge 24 luglio 1954, n. 722, e il Protocollo relativo allo statuto dei rifugiati di cui alla legge 14 febbraio 1970, n. 95, relativi allo stato dei rifugiati e al principio di non respingimento.

Art. 2

 

Modifiche al codice penale
1. Al regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 600:

1) al primo comma, dopo le parole: «all’accattonaggio o comunque» le parole: «a prestazioni» sono sostituite dalle seguenti parole: «al compimento di attivita’ illecite» e dopo la parola «sfruttamento» sono inserite le seguenti parole: «ovvero a sottoporsi al prelievo di organi»;

2) al secondo comma, dopo le parole: «approfittamento di una situazione» sono aggiunte le seguenti parole: «di vulnerabilita’,»;

b) l’articolo 601 e’ sostituito dal seguente:

«E’ punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l’autorita’ sulla persona, ospita una o piu’ persone che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o piu’ persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorita’ o approfittamento di una situazione di vulnerabilita’, di inferiorita’ fisica, psichica o di necessita’, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorita’, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attivita’ illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.

Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalita’ di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di eta’».

Art. 3

 

Modifica al codice di procedura penale
Al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447, e’ apportata la seguente modifica:

all’articolo 398, dopo il comma 5-bis e’ aggiunto il seguente comma:

«5-ter. Il giudice, su richiesta di parte, applica le disposizioni di cui al comma 5-bis quando fra le persone interessate all’assunzione della prova vi siano maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilita’, desunta anche dal tipo di reato per cui si procede».

Art. 4

 

Minori non accompagnati vittime di tratta
1. I minori non accompagnati vittime di tratta devono essere adeguatamente informati sui loro diritti, incluso l’eventuale accesso alla procedura di determinazione della protezione internazionale.

2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono definiti i meccanismi attraverso i quali, nei casi in cui sussistano fondati dubbi sulla minore eta’ della vittima e l’eta’ non sia accertabile da documenti identificativi, nel rispetto del superiore interesse del minore, si procede alla determinazione dell’eta’ dei minori non accompagnati vittime di tratta anche attraverso una procedura multidisciplinare di determinazione dell’eta’, condotta da personale specializzato e secondo procedure appropriate che tengano conto anche delle specificita’ relative all’origine etnica e culturale del minore, nonche’, se del caso, all’identificazione dei minori mediante il coinvolgimento delle autorita’ diplomatiche. Nelle more della determinazione dell’eta’ e dell’identificazione, al fine dell’accesso immediato all’assistenza, al sostegno e alla protezione, la vittima di tratta e’ considerata minore. Per la medesima finalita’ la minore eta’ dello straniero e’, altresi’, presunta nel caso in cui la procedura multidisciplinare svolta non consenta di stabilire con certezza l’eta’ dello stesso.

Art. 5

 

Obblighi di formazione
1. All’interno dei percorsi di formazione realizzati dalle Amministrazioni competenti nell’ambito della propria autonomia organizzativa sono previsti specifici moduli formativi sulle questioni inerenti alla tratta degli esseri umani per i pubblici ufficiali interessati.

Art. 6

 

Diritto di indennizzo delle vittime di tratta
1. All’articolo 12 della legge 11 agosto 2003, n. 228, sono apportate le seguenti modificazioni:

dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

«2-bis. Il Fondo per le misure anti-tratta e’ anche destinato all’indennizzo delle vittime dei reati previsti al comma 3.

2-ter. L’indennizzo e’ corrisposto nella misura di euro 1.500,00 per ogni vittima, entro i limiti delle disponibilita’ finanziarie annuali del Fondo, detratte le somme erogate alle vittime, a qualunque titolo, da soggetti pubblici. In caso di insufficienza delle disponibilita’ finanziarie annuali del Fondo, le richieste di indennizzo accolte e non soddisfatte sono poste a carico del successivo esercizio finanziario ed hanno precedenza rispetto alle richieste presentate nel medesimo esercizio.

2-quater. La domanda di accesso al Fondo ai fini dell’indennizzo e’ presentata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, a pena di decadenza, entro cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ovvero dalla pronuncia di sentenza non definitiva al pagamento di una provvisionale, emesse successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. La vittima deve dimostrare di non avere ricevuto ristoro dall’autore del reato, nonostante abbia esperito l’azione civile e le procedure esecutive.

2-quinquies. Quando e’ ignoto l’autore del reato, la domanda di cui al comma 2-quater e’ presentata entro un anno dal deposito del provvedimento di archiviazione, emesso ai sensi dell’articolo 415 del codice di procedura penale, successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2-sexies. Decorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda, cui e’ allegata in copia autentica una delle sentenze di cui al comma 2-quater unitamente alla documentazione attestante l’infruttuoso esperimento dell’azione civile e delle procedure esecutive ovvero il provvedimento di archiviazione, senza che sia intervenuta comunicazione di accoglimento, la vittima puo’ agire nei confronti della Presidenza del Consiglio dei ministri al fine di ottenere l’accesso al Fondo.

2-septies. Il diritto all’indennizzo non puo’ essere esercitato da coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva, ovvero, alla data di presentazione della domanda, sono sottoposti a procedimento penale per uno dei reati di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale.

2-octies. La Presidenza del Consiglio dei ministri e’ surrogata, fino all’ammontare delle somme corrisposte a titolo di indennizzo a valere sul Fondo, nei diritti della parte civile o dell’attore verso il soggetto condannato al risarcimento del danno.».

Art. 7

 

Meccanismo equivalente
1. Il Dipartimento per le pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito delle competenze ad esso devolute, e’ l’organismo deputato a:

a) svolgere compiti di indirizzo e coordinamento con riguardo agli interventi di prevenzione sociale del fenomeno della tratta degli esseri umani e di assistenza delle relative vittime, nonche’ di programmazione delle risorse finanziarie in ordine ai programmi di assistenza ed integrazione sociale concernenti tale fenomeno;

b) valutare le tendenze della tratta degli esseri umani, avvalendosi di un adeguato sistema di monitoraggio posto in essere anche attraverso la raccolta di dati statistici effettuata in collaborazione con le altre Amministrazioni competenti e con le organizzazioni della societa’ civile attive nel settore;

c) presentare al coordinatore anti-tratta dell’Unione Europea una relazione biennale contenente i risultati del monitoraggio sulla base dei dati forniti ai sensi della lettera b) del presente comma.

2. Con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono stabilite le modalita’ di attuazione del presente articolo.

Art. 8
Modifiche all’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
1. All’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:

«3-bis. Per gli stranieri e per i cittadini di cui al comma 6-bis del presente articolo, vittime dei reati previsti dagli articoli 600 e 601 del codice penale, o che versano nelle ipotesi di cui al comma 1 del presente articolo si applica, sulla base del Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, di cui all’articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 agosto 2003, n. 228, un programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale che garantisce, in via transitoria, adeguate condizioni di alloggio, di vitto e di assistenza sanitaria, ai sensi dell’articolo 13 della legge n. 228 del 2003 e, successivamente, la prosecuzione dell’assistenza e l’integrazione sociale, ai sensi del comma 1 di cui al presente articolo. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, previa intesa con la Conferenza Unificata, e’ definito il programma di emersione, assistenza e di protezione sociale di cui al presente comma e le relative modalita’ di attuazione e finanziamento.».

Art. 9

 

Modifiche alla legge 11 agosto 2003, n. 228, recante «Misure contro la tratta degli esseri umani»
1. All’articolo 13 della legge 11 agosto 2003, n. 228, dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente:

«2-bis. Al fine di definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta e del grave sfruttamento degli esseri umani, nonche’ azioni finalizzate alla sensibilizzazione, alla prevenzione sociale, all’emersione e all’integrazione sociale delle vittime, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’interno nell’ambito delle rispettive competenze, sentiti gli altri Ministri interessati, previa acquisizione dell’intesa in sede di Conferenza Unificata, e’ adottato il Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani.

In sede di prima applicazione, il Piano e’ adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.».

Art. 10

 

Disposizioni di rinvio
1. Le Amministrazioni che si occupano di tutela e assistenza delle vittime di tratta e quelle che hanno competenza in materia di asilo individuano misure di coordinamento tra le attivita’ istituzionali di rispettiva competenza, anche al fine di determinare meccanismi di rinvio, qualora necessari, tra i due sistemi di tutela.

2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 dell’articolo 18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, allo straniero sono fornite adeguate informazioni, in una lingua a lui comprensibile, in ordine alle disposizioni di cui al predetto comma 1, nonche’, ove ne ricorrano i presupposti, informazioni sulla possibilita’ di ottenere la protezione internazionale ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.

3. All’articolo 32 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:

«3-bis. La Commissione territoriale trasmette, altresi’, gli atti al Questore per le valutazioni di competenza se nel corso dell’istruttoria sono emersi fondati motivi per ritenere che il richiedente e’ stato vittima dei delitti di cui agli articoli 600 e 601 del codice penale.».

Art. 11

 

Clausola di invarianza finanziaria
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni interessate provvedono ai compiti previsti dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 4 marzo 2014
NAPOLITANO

 

Renzi, Presidente del Consiglio dei

ministri
Orlando, Ministro della giustizia
Mogherini, Ministro degli affari

esteri
Padoan, Ministro dell’economia e

delle finanze
Alfano, Ministro dell’interno
Poletti, Ministro del lavoro e delle

politiche sociali
Lorenzin, Ministro della salute
Visto, il Guardasigilli: Orlando

 

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