Solidarietà, soccorso e diritto di cronaca sotto attacco. È indispensabile invertire la tendenza

La solidarietà e la cronaca indipendente devono diventare patrimonio comune, da salvaguardare e diffondere.

Le recenti notizie relative all’inchiesta di Trapani hanno riportato al centro del dibattito una questione estremamente preoccupante: organizzazioni solidali con i migranti, giornalisti/e e attivisti/e che svolgono inchieste indipendenti, ma anche avvocati/e nell’esercizio della loro attività di difesa sono spesso sottoposti a forme di intimidazione e a procedimenti giudiziali in relazione alle attività svolte. È una tendenza di portata europea che ha assunto, in Italia, una dimensione inquietante. Tre recenti vicende, con protagonisti e dinamiche diverse, confermano l’urgenza di un ampio, esteso e approfondito dibattito, e di una forte presa di posizione.

All’alba del 23 febbraio la polizia ha perquisito la casa di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, due attivisti dell’associazione Linea D’Ombra, che fornisce assistenza sanitaria e sostegno ai migranti che percorrono la cd. rotta balcanica. Pochi giorni dopo, è sopraggiunta la notizia dell’indagine della Procura di Ragusa in relazione al soccorso in mare dell’11 settembre 2020 effettuato dall’imbarcazione Mare Jonio. Molto rilevanti le ipotesi di reato: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato e violazione alle norme del Codice della Navigazione. Più recentemente, si è appreso che la Procura di Trapani ha intercettato le conversazioni di diversi giornalisti, che si occupano di Libia, dei salvataggi in mare e, più in generale, di politiche migratorie e che non sono sottoposti ad alcuna indagine. 

È di recente emerso che nel corso di queste indagini – iniziate nel 2017 con l’obiettivo di dimostrare il presunto rapporto fra le organizzazioni della società civile che si occupano di soccorso in mare e i cd “trafficanti” libici – siano state ascoltate, registrate e trascritte numerose conversazioni tra persone indagate e non (inclusi diversi giornalisti) con i loro difensori di fiducia. Alcune di queste conversazioni avevano ad oggetto la strategia difensiva in procedimenti o situazioni che nulla avevano a che fare con l’oggetto dell’indagine di Trapani. 

Questo tipo di attività si pone in aperto contrasto con diritti e garanzie sostanziali e procedurali che sono alla base del funzionamento di un ordinamento democratico, primi fra tutti il diritto alla difesa e la protezione delle fonti nelle inchieste giornalistiche e con essa il diritto di cronaca e di informazione.

Di fronte a queste vicende, la prima e più diffusa sensazione che accompagna chiunque presti attenzione ai temi della solidarietà, dell’equilibrio tra poteri dello stato e alla relazione tra diritto e forza è di profonda inquietudine. Le inchieste che riguardano l’associazione Linea D’Ombra, la società armatoriale di Mediterranea Saving Humans, Idra Social Shipping, e le intercettazioni dei giornalisti non sono casi isolati. 

Sono, al contrario, esemplificative della diffusa criminalizzazione discorsiva, politica, giudiziale del soccorso in mare, della solidarietà e della cronaca indipendente arrivando a ledere diritti e libertà costituzionalmente tutelati. 

È ormai una tendenza consolidata: l’azione solidale, i salvataggi e l’attività dei cronisti e persino degli avvocati si sviluppano in un’atmosfera di aperta ostilità. Questo clima è determinato dall’azione di attori pubblici e privati, che da posizioni diverse hanno contribuito a delegittimare le attività di sostegno e tutela dei diritti dei migranti e le inchieste indipendenti.

Davanti a vicende così rilevanti e inquietanti, riteniamo che sia indispensabile agire su due livelli diversi.

È indispensabile, all’interno di ogni specifica vicenda, sostenere le persone coinvolte e fare in modo che possano ritornare a svolgere, rapidamente e in sicurezza, le rispettive attività. 

Allo stesso tempo siamo tutti chiamati ad attivarci per evitare che la criminalizzazione della solidarietà e del giornalismo indipendente si cronicizzi.  

Per queste ragioni, esprimiamo piena solidarietà alle persone e alle organizzazioni coinvolte, convinti che ogni specifica posizione possa essere tempestivamente chiarita. Allo stesso tempo, è indispensabile invertire la tendenza e configurare un paesaggio sociale, giuridico e politico all’interno del quale la solidarietà e la cronaca indipendente possano diventare patrimonio comune, da salvaguardare e diffondere.

Foto di Renan Brun da Pixabay

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