“L’acqua, la insegna la sete”. Migranti morti nel mar Mediterraneo. Si potevano salvare?

barca di migranti nel mar Mediterraneo

“L’acqua, la insegna la sete.
La terra – gli oceani trascorsi.
Lo slancio – l’angoscia –
La pace – la raccontano le battaglie –
L’amore, i tumuli della memoria –
Gli uccelli, la neve

Con queste magnifiche e semplici parole Emily Dickinson ha condiviso con il mondo come non si può mai comprendere qualcosa senza aver prima provatoil suo opposto. Per quanto possiamo essere inquietati e lamentarci per i possibili futuri tagli dell’energia, per un altro periodo nero in cui dovremo spendere di più per l’acquisto anche solo di beni alimentari, la maggioranza di noi non ha mai sperimentato, se non in qualche rara e assolutamente temporanea occasione, la sete. Sicuramente tutti sperano che i propri figli non si trovino mai nella condizione di provarla.

Loujin Ahmed Nasif invece la sete l’ha vissuta. Ed è con la sensazione di arsura e di necessità di acqua che, a soli quattro anni, è morta su una barca nel Mediterraneo. A pochi giorni di distanza da questa notizia, arriva da Pozzallo un’altra notizia simile. Da una piccola imbarcazione sbarcano 26 persone di origine siriana disidratate e ustionate, descritte dal sindaco di Pozzallo “come sopravvissuti ai lager nazisti”. Dal racconto dei sopravvissuti emerge che sei persone, tre bambini e tre adulti, sono morti durante il viaggio. I loro corpi consegnati al mare. Ad ucciderli, ancora una voltaanche in questo caso, anche l’assenza di acqua.

Nel comunicato della Guardia Costiera italiana si fa riferimento al soccorso da parte di una nave battente bandiera liberiana e del coordinamento delle operazioni da parte della Centrale operativa della Guardia Costiera Italiana, ma anche dell’avvistamento da parte di una non meglio precisata unità aerea.

Quando è avvenuto l’avvistamento? In quanto tempo sono intervenuti i soccorsi?
Domande doverose che devono trovare una risposta, accertando ed indagando eventuali responsabilità su quanto realmente accaduto.

Delle persone che scompaiono in mare spesso non sappiamo nemmeno i nomi e il più delle volte i familiari delle persone scomparse continuano ad interrogarsi per anni su quale sia stata la loro fine.

La notizia della morte di Loujin e degli altri bambini morti di sete scomparirà presto, sostituita forse da altre immagini, così come è quasi del tutto scomparsa l’immagine del piccolo Aylan riverso sulla spiaggia.

Di fronte all’indifferenza e all’apatia, all’odio di chi inneggia blocchi navali e muri più alti, chiediamo al Governo e alle altre istituzioni italiane ed europee di:

1. impegnarsi per definire forme regolari ed accessibili per garantire a tutti coloro che chiedono asilo e protezione dei propri diritti fondamentali di accedere in modo effettivo e tempestivo al territorio dello Stato di immigrazione, così evitando che debbano ricorrere a usare mezzi di fuga di fortuna o all’appoggio di criminali e sfruttatori;

2. organizzare servizi adeguati e tempestivi di salvataggio di qualsiasi persona in mare;

3.di promuovere azioni efficaci per tutelare la vita di tutti coloro che sono costretti a lasciare il proprio Paese, nel rispetto del diritto internazionale e sulla base di valutazioni lungimiranti del fenomeno migratorio, al di là di slogan del tutto avulsi dalla realtà, che hanno il solo effetto di impedire ancora la previsione di  ingressi regolari ai migranti costretti a lasciare il loro stato per cercare asilo o lavoro, l’organizzazione di servizi adeguati di salvataggio in mare e la crescita tra i concittadini degli Stati di immigrazione di ingiustificati sentimenti di paura e di odio.

©Sandor Csudai / Behance Creative Commons 

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