A più di dieci anni dalla tragedia Left To Die Boat …l’indagine potrà iniziare? 

Il 22 settembre è stata annullata la decisione del giudice incaricato dell’inchiesta di archiviare la denuncia per il naufragio avvenuto nel 2012 e per il quale da 10 anni sopravvissuti e associazioni combattono per chiedere giustizia .

Ci sono voluti più di dieci anni perché si aprisse una breccia nell’impunità che copre i crimini per i quali i nove sopravvissuti della Left To Die Boat chiedono un risarcimento: il 22 settembre, la camera istruttoria della Corte d’Appello di Parigi ha annullato la decisione del giudice incaricato dell’inchiesta di archiviare la denuncia per il naufragio.

Sono passati più di dieci anni da quando le 63 persone con cui cercavano di raggiungere l’Europa sono perite nel Mediterraneo dopo una lunga peregrinazione tra la Libia e l’Italia, in questa barca che è diventata la loro bara. 

Sono passati più di dieci anni dalle denunce presentate in Belgio, Spagna, Italia e Francia da alcune delle vittime e dalle ONG che le sostengono per far riconoscere la responsabilità degli Stati europei, le cui navi e aerei, dispiegati in gran numero al largo delle coste libiche nel quadro di una vasta operazione condotta sotto l’egida della NATO, hanno assistito a questa tragedia senza che nessuno di loro sia intervenuto in soccorso degli esuli in difficoltà.

Per più di dieci anni, i tribunali di questi Paesi sono rimasti sordi, nonostante l’accumulo di prove e testimonianze raccolte da diverse indagini – tra cui quelle dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e degli esperti di Forensic Oceanography – che evidenziano le innegabili mancanze delle autorità nel loro obbligo di assistere le persone in pericolo.

In Francia, dieci anni di ostruzionismo giudiziario hanno rafforzato la strategia evasiva adottata dall’esercito francese per evitare indagini che potrebbero rivelare la sua responsabilità: la denuncia iniziale, presentata nell’aprile 2012 da quattro delle vittime davanti al Tribunale di Grande Istanza di Parigi, è stata archiviata dopo che il Ministro della Difesa, consultato sul seguito, ha risposto “che non c’erano motivi per perseguire l’azione penale” con la motivazione che “nessuna nave o aereo francese si trovava nelle vicinanze dell’imbarcazione al momento della sua deriva”.

L’azione civile intentata un anno dopo da due sopravvissuti alla tragedia e da quattro associazioni si è scontrata con lo stesso ostacolo: senza esaminare i numerosi documenti che evidenziavano l’inadeguatezza delle informazioni ricevute dalle autorità in merito alla presenza, o meno, di imbarcazioni francesi nei pressi della Left To Die Boat, il giudice istruttore si è limitato a ripetere le dichiarazioni del Ministro della Difesa per concludere che “è chiaramente stabilito […] che gli atti denunciati non sono stati commessi da un’imbarcazione francese” e ha emesso due successive ordinanze di archiviazione del caso, prima nel 2013 e poi, nuovamente, nel 2018.

Solo l’inflessibilità delle parti civili permise infine di mettere in discussione la versione della “Grande Muette”, contraddetta dalle informazioni rivelate dalle procedure belghe, spagnole e italiane e dallo stesso Stato Maggiore dell’Esercito: in uno dei documenti trasmessi al tribunale, esso aveva riconosciuto che un aereo francese aveva sorvolato la nave naufragata. Questo accanimento ha infine indotto la Corte d’Appello di Parigi a rinviare il caso alle indagini. Pur non accogliendo tutte le richieste delle parti civili, in particolare l’audizione di testimoni diretti dei fatti, ha disposto la comunicazione degli atti dei procedimenti svolti in Belgio, Spagna e Italia, nonché dei documenti che consentono di stabilire in modo dettagliato i movimenti delle navi francesi presenti nel Mediterraneo durante l’intero periodo di vagabondaggio della Left To Die Boat. 

A più di dieci anni dalla tragedia del Left To Die Boat, l’esercito francese sarà chiamato a risponderne? 

Vai al Dossier su “Left To die Boat”

Organizzazioni firmatarie

Agenzia Habeshia 

Arci (Associazione ricreativa e culturale Italiana) 

Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione)

Border Forensics

Ciré (Coordination et initiatives pour réfugiés et étrangers)

EuroMed Rights 

Gisti (Groupe d’information et de soutien des immigré⋅es)

Ligue des droits de l’homme (France)

Ligue des droits humains (Belgique)

Migreurop

Progress Lawyers Network 


Foto: Paul DowneyCC BY 2.0

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