Bologna tradisce il proprio modello di accoglienza

In questi giorni ha riaperto l’ex HUB Mattei, che però ha cambiato nome.

Originariamente destinato, dal 2014, a centro di accoglienza temporaneo per  richiedenti asilo in attesa di ricollocamento in strutture più piccole e distribuite sul territorio (la cd. accoglienza diffusa), nel tempo ha snaturato la propria funzione facendo permanere a lungo le persone, in assenza di misure di integrazione adeguate alla loro condizione, fino a quando è stato improvvisamente chiuso nel giugno 2019 con un’operazione voluta direttamente dall’ex ministro dell’interno, con pretesti vari, tra i quali l’urgenza di una ristrutturazione, che aveva come finalità la deportazione in massa di poco meno di 200 persone in un grande centro in Sicilia e lo smantellamento del sistema di accoglienza costruito negli anni a Bologna.

Operazione, tuttavia, contrastata e resa vana da una forte reazione politica e sociale, con la presa di coscienza dei propri diritti da parte della stragrande maggioranza dei richiedenti asilo, cui è conseguita una rapida dissoluzione del disegno ministeriale.

In questi giorni l’ex HUB ha riaperto, dopo un bando di gara partecipato e vinto da un consorzio bolognese di cooperative che ha, incredibilmente, accettato le condizioni al ribasso delle nuove regole dettate dal primo decreto sicurezza, n. 113/2018 (nonostante non prevedano alcuna misura di integrazione per i/le richiedenti asilo che attendono i lunghi tempi di definizione della propria condizione).

L’ex HUB è stato velocemente ristrutturato (si vedrà come, forse una leggera imbiancatura o poco più) e ha cambiato nome, divenendo Centro governativo di accoglienza, con responsabilità diretta della prefettura, cioè dell’organo periferico del Ministero dell’interno.

La trasformazione non è solo nel nome ma soprattutto nella sostanza.

Trattasi di un Centro con capienza di 200 posti, le cui condizioni alloggiative conosciamo bene fin da quando era destinato a Centro per le espulsioni (CIE, oggi CPR), lontano dalla città, con scarsi mezzi di trasporto e forzata convivenza di persone che devono condividere la lunga ed estenuante attesa della decisione della Commissione territoriale e poi eventualmente quella giudiziaria.

Trattasi di un Centro dove per legge non sono previste misure di integrazione, orientamento al lavoro, apprendimento linguistico, sostegno psicologico per affrontare l’estrema vulnerabilità dei cittadini stranieri che chiedono protezione alle autorità statali, collegata alle ragioni della fuga dal Paese di origine, al difficile percorso migratorio segnato da violenze, soprusi ed abusi che non possiamo più fingere di non conoscere.

Trattasi di un Centro dove non è prevista per legge alcuna attività di orientamento legale e di preparazione all’esame (perché tale è) della Commissione territoriale, né ausilio per l’eventuale fase giudiziale.

Facile prevedere quale sarà il destino delle persone “accolte” nell’ex HUB: andranno ad implementare le centinaia di migliaia di irregolari che tanto comodo fanno a molta politica.

Certo, alcune misure forse verranno fornite dal buon cuore delle cooperative riunite nel Consorzio (con quali soldi?), ma ci chiediamo se un diritto fondamentale quale è quello all’asilo politico possa essere affidato al buon cuore e non, invece, a regole e diritti certi. La Costituzione italiana affida al legislatore il trattamento riservato alle persone straniere (art. 10 Cost.), memore di quanto accadeva nel ventennio fascista quando era l’arbitrio e la discrezionalità amministrativa a dettare legge.

Stupisce l’avvallo che l’Amministrazione comunale di Bologna ha offerto a questa operazione che rientra in un disegno autoritario, che nega il diritto d’asilo alle persone bisognose di protezione e le confina in luoghi appartati, negandone la socializzazione e dunque la dignità, che l’art. 2 della Costituzione destina a tutte le persone, non ai soli cittadini.

ASGI ha criticato da subito la scelta dell’Amministrazione comunale di dare il proprio assenso alla trasformazione dell’HUB Mattei in un Centro di accoglienza di massa (poco importa se giuridicamente vincolante o frutto di cortesia istituzionale), segnalando la significativa compressione del diritto d’asilo che essa recava.

ASGI chiede al Sindaco ed al Comune di Bologna come abbiano potuto mostrare condiscendenza a questa ristrutturazione non di un edificio ma di negazione di diritti fondamentali.

ASGI chiede come l’Amministrazione comunale possa giustificare alle decine e decine di operatori dell’accoglienza la perdita del posto di lavoro e della professionalità acquisita e come possa giustificare ai richiedenti asilo che verranno trasferiti in via Mattei la perdita del posto di lavoro faticosamente reperiti reperito e della rete sociale costruita nei luoghi in cui fino ad oggi sono stati accolti (grazie anche ad un sistema di accoglienza effettiva che si è talvolta prodotto).

Già ora si stanno organizzando i trasferimenti dalle varie piccole strutture di accoglienza diffuse sul territorio bolognese e nella provincia, che dovrà a breve essere completato e grande è l’allarme delle persone che dovranno subire questa ennesima restrizione dei loro diritti. Per loro non c’è mai sicurezza, di loro alla politica non interessa.

Occorre che la società si mobiliti nuovamente, mettendo le istituzioni pubbliche davanti alle loro responsabilità.

Occorre che i parlamentari che hanno a cuore i diritti umani effettuino una immediata ispezione nel centro.

Occorre che venga impedito l’ingresso di richiedenti asilo nel centro di “accoglienza” di massa, se prima l’Autorità Garante per i diritti dei detenuti e delle persone private delle libertà personali e le altre autorità competenti non ne verifichi l’effettiva idoneità abitativa.

Occorre impedire che, come successo in passato, minori non accompagnati portatori di gravi vulnerabilità vengano tenuti in questo Centro fino alla maggiore età.

ASGI ribadisce con forza che accoglienza non significa solo offrire un tetto a delle persone, ma garantire i diritti previsti dalla legge.

ASGI – Sezione regionale Emilia Romagna

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