Memorandum d’Intesa Italia-Sudan : un’analisi giuridica

Sull’uso ingannevole e inadeguato del Memorandum d’intesa tra l’Italia e il Sudan, implementato al fine di espellere cittadini sudanesi dal territorio italiano, pubblichiamo un’analisi giuridica a cura degli studenti della Clinica Legale di Torino.

A partire dalla vicenda che ha visto protagonisti, nell’agosto 2016, diversi cittadini sudanesi, prelevati nel centro della Croce Rossa Italiana a Ventimiglia, identificati e rimpatriati in Sudan senza poter avere informazioni e richiedere asilo in Italia, un gruppo di  studenti partecipanti alla Human Rights and Migration Law Clinic (Strategic Litigation) organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Universitá di Torino in collaborazione con l’Universitá del Piemonte Orientale e con International University College, ha analizzato le implicazioni giuridiche della prassi, ormai diffusa, di concludere accordi bilaterali nella forma di memorandum of understanding per la gestione dei flussi migratori.

In particolare, il rapporto vuole fare luce sul recente accordo tra Italia e Sudan, concluso nell’agosto 2016, evidenziandone i problemi di legittimitá dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale con una sezione dedicata alla compatibilitá con le norme sui diritti umani.

Agosto 2016 : Ventimiglia-Torino-Sudan

Il 18 agosto 2016, un cittadino sudanese proveniente dal Darfur e situato in un centro della Croce Rossa di Ventimiglia viene arrestato e sottoposto ad una procedura di identificazione forzata da parte della polizia italiana. Durante lo svolgimento di tale procedura, egli non è informato della possibilità di poter richiedere protezione internazionale, pur avendo affermato con forza il suo desiderio di non essere rispedito in Sudan, da dove era fuggito a causa di persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani. Successivamente, il 24 agosto 2016 l’uomo viene trasportato a Torino insieme ad altri trentanove cittadini sudanesi. A partire da tale città essi sono stati forzatamente rimpatriati a Khartoum, in Sudan. Questi eventi sono stati ampiamente riportati dai media italiani.

Come è stato successivamente spiegato dalle autorità italiane, i rimpatri erano stati condotti sulla base del Memorandum d’Intesa tra Italia e Sudan, firmato da Franco Gabrielli (il capo della polizia italiana e direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza) e Hashim Osman el Hussein (il direttore generale della polizia sudanese) a Roma il 3 agosto 2016.

La mancata approvazione del Parlamento italiano

In Italia qualsiasi misura legislativa volta a regolare la disciplina della gestione dei flussi migratori e del rimpatrio dei cittadini sudanesi deve seguire la procedura prevista dagli articoli 80 e 87 della Costituzione, inerenti la ratifica di trattati internazionali. Tenuto conto del contenuto politico e finanziario del Memorandum, la decisione relativa alla sua ratifica e attuazione avrebbe dovuto essere stata sottoposta ad un controllo parlamentare. In mancanza, il Memorandum si pone in violazione dell’art. 10, co 3 Costituzione, che tutela gli interessi degli stranieri a che la loro condizione sia disciplinata dalla legge e non, come nel caso di specie, da accordi di polizia.

Una politica europea

La vicenda dell’agosto 2016, tuttavia, non rappresenta un caso isolato, bensì una tendenza degli Stati europei nella gestione dei flussi migratori, che ha tra i suoi obiettivi primari quello del rimpatrio di migranti irregolari. Simili accordi informali firmati tra l’Unione Europea (UE) – o i suoi Stati membri – e Paesi terzi hanno preso il posto dei consueti accordi bilaterali tradizionali, che avevano lo scopo di facilitare la riammissione dei cittadini di Paesi terzi.

La ragione principale di questi accordi bilaterali, informali e segreti, è assicurare che il paese partner (di solito un punto nevralgico nel percorso migratorio di moltissimi cittadini provenienti da diversi paesi dell’Africa) limiti l’attraversamento illegale delle frontiere e accetti il rimpatrio dei cittadini extracomunitari senza formalità.

Le principali violazioni

L’implementazione del Memorandum che ha portato all’espulsione dei cittadini sudanesi ha dato luogo ad almeno tre possibili violazioni dei diritti umani: a) violazione del principio di non-refoulement; b) violazione del divieto di espulsione collettiva; c) violazione del diritto a un ricorso effettivo.

Per quanto riguarda la prima violazione, il Memorandum contiene varie disposizioni che sottolineano l’importanza del rispetto dei diritti umani e del rispetto del diritto internazionale applicabile, compreso il rispetto della Convenzione di Ginevra del 1951. Tuttavia, in nessun articolo del Memorandum vi è un riferimento diretto ed espresso al rispetto del principio di non-refoulement.

Il gruppo di sudanesi rimpatriati dalla polizia italiana sulla base dell’articolo 9 del Memorandum può essere considerato vittima inoltre di espulsione collettiva. Questa pratica è esplicitamente vietata dall’articolo 4, Protocollo 4 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU); in particolare, i trattati internazionale inerenti i diritti dell’uomo, la CEDU e i suoi protocolli impongono talune limitazioni alla libertà sovrana di un paese di rimuovere un cittadino straniero dal suo territorio.

Infine, l’articolo 14 del Protocollo d’Intesa e le procedure che essa stabilisce rappresentano una prova indiscutibile di queste infrazioni; l’esternalizzazione dell’identificazione dei migranti è contro i diritti umani e non dovrebbe essere inclusa negli accordi bilaterali firmati dagli Stati membri dell’UE con i paesi terzi.

Inoltre gli Stati membri dovrebbero predisporre procedure che garantiscono l’esame individuale del caso, l’udienza della persona interessata, il diritto di chiedere asilo e rimedi efficaci contro le decisioni di espulsione, al fine di garantire l’osservanza del principio di non-refoulement.

Per tali motivi, gli Stati membri dell’UE dovrebbero stare attenti nello stipulare accordi segreti e informali sulle procedure di espulsione semplificata con paesi terzi -come il Sudan – dove la sicurezza e la situazione umanitaria sono compromessi e le violazioni dei diritti umani sono diffuse.

Il Rapporto ” Memorandum of Understanding between Italy and Sudan: a legal analysis”

English Translation – Memorandum of Understanding – Sudan-Italy


Si ringraziano per questi documenti gli Studenti della Human Rights and Migration Law Clinic (Strategic Litigation) organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Universitá di Torino in collaborazione con l’Universitá del Piemonte Orientale e con International University College .

Per contatti e maggiori informaizioni : andrea.spagnolo@unito.it


 

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