Il 23 febbraio 2026, a Roma, ASGI e la Fondazione Charlemagne hanno organizzato l’Arena pubblica di confronto “Il confinamento globale dei migranti come anticamera del totalitarismo”, un momento di confronto sui cambiamenti strutturali in atto nell’ambito del diritto migratorio e sulle strategie per la difesa del nostro sistema democratico.
Il nuovo Patto europeo, che entrerà in vigore dal 12 giugno 2026, è stato strutturato in modo da svuotare di effettività il diritto di asilo, sottoponendo i richiedenti a procedimenti sommari che limitano drasticamente la possibilità di chiedere e ottenere una forma di protezione. Il risultato prevedibile sarà l’aumento delle persone prive di titolo di soggiorno, costrette a vivere sul territorio italiano in una condizione di irregolarità amministrativa tendenzialmente insanabile. L’assenza di permesso comporta esclusione sociale, rischio di detenzione amministrativa, subalternità socio-giuridica ed esposizione allo sfruttamento lavorativo e ad altre forme di vulnerabilità.
Nel corso dell’Arena pubblica di confronto, insieme a esperti, rappresentanti della società civile, attivisti e giornalisti, ASGI ha presentato le proprie strategie di “resistenza giuridica e civile” al fenomeno che ha definito come un “confinamento globale dei migranti, anticamera del totalitarismo”. Strategie che consistono nell’implementazione del contenzioso strategico e collettivo e nel coinvolgimento di sempre più esponenti della società civile per ottenere risultati che vadano oltre la tutela del singolo e verso una lettura delle norme più costituzionalmente orientata possibile.



L’evento ha rappresentato un momento di riflessione condivisa dal quale è emersa con forza una consapevolezza rinnovata: il contenzioso giudiziario non è soltanto uno strumento tecnico, ma una forma autentica di partecipazione e confronto tra istituzioni e società civile. Esso riflette dinamiche profondamente democratiche e si configura come un’opportunità collettiva per rafforzare e rendere vivi i valori costituzionali italiani. Gli interventi degli ospiti hanno ulteriormente consolidato questa visione, evidenziando la volontà chiara e determinata di promuovere un coordinamento stabile tra i diversi esponenti della società civile. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: dotare questo strumento delle risorse economiche, politiche e tecniche indispensabili affinché possa esercitare un ruolo realmente incisivo nell’attuale contesto sociale.
Da un lato, dunque, cresce la consapevolezza del valore e delle potenzialità del contenzioso come spazio democratico; dall’altro, prende forma un impegno concreto a fare rete, anche sul piano organizzativo ed economico, per trasformare questa consapevolezza in azione condivisa e strutturata.
“La sfida che come Fondazione Charlemagne desideriamo lanciare alle altre fondazioni”, ha dichiarato Stefania Mancini, presidente di Fondazione Charlemagne, “è sfidare la non democrazia anche quando si manifesta in forme silenziose, quando induce a ritirarsi, a non investire più su temi considerati scomodi, poco comunicabili, lontani dalle prime pagine. In questo spazio entrano in gioco le fondazioni: il loro compito non è arretrare, ma andare controcorrente. Devono esercitare quella libertà che è loro propria: la libertà di sperimentare, non in modo casuale, ma con visione, con metodo, con responsabilità programmatica per contaminare anche chi non conosce questi temi e rendere visibile ciò che esiste: strumenti giuridici e percorsi concreti capaci di restituire dignità alle persone”.
“Stiamo vivendo un momento storico in cui assistiamo ad un attacco alla democrazia attraverso la creazione di un diritto incentrato sulla privazione della libertà a cui si accompagna un attacco devastante al diritto di difesa” ha dichiarato Lorenzo Trucco, presidente dell’ASGI. E ha proseguito esprimendo l’esigenza dei giuristi che formano l’associazione “di comprendere a fondo la portata di queste nuove norme per informare la società civile e mettere in atto strumenti giudiziari di difesa perché solo mettendo a disposizione di tutti il sapere giuridico e operando insieme congiuntamente per un obiettivo comune si possono aprire orizzonti diversi”.
Cosa cambia con le nuove norme?
Il Patto europeo su migrazione e asilo entrerà in vigore nel giugno 2026 e modificherà profondamente la gestione delle domande di protezione internazionale. Il disegno di legge immigrazione presentato dal Governo avvia l’adeguamento dell’ordinamento italiano a un sistema che modifica profondamente la gestione delle domande di protezione internazionale.
Il nuovo quadro normativo:
estende le procedure di frontiera e quelle accelerate
riduce drasticamente i tempi per l’esame delle domande e per l’impugnazione dei provvedimenti
consente decisioni in pochi giorni, con possibile uscita immediata dal sistema di accoglienza
amplia le ipotesi di inammissibilità, anche in relazione al trasferimento verso un “Paese terzo sicuro”
rafforza la discrezionalità della pubblica amministrazione
rende di fatto quasi impossibile esercitare pienamente il diritto di difesa e ottenere una decisione effettiva della magistratura
aggiunge fino a 24 settimane ai tempi di detenzione amministrativa, già fissati in un massimo di 18 mesi, facilitando ipotesi di trattenimento prive di un controllo giurisdizionale tempestivo
introduce zone grigie di eccezione attraverso l’uso sistematico della “finzione di non ingresso”, aree del territorio italiano assoggettabili a regimi giuridici derogatori.
Secondo ASGI viene inoltre istituzionalizzato un meccanismo di detenzione amministrativa sistematica: non più eccezione, ma regola. Il trattenimento potrebbe avvenire non solo nelle zone di confine italiane, ma – in prospettiva – anche in centri collocati fuori dal territorio nazionale.
La prospettiva di contrasto
ASGI, da diversi anni e con interventi progressivamente più efficaci, ha promosso un contenzioso strategico e collettivo che vede un coinvolgimento sempre maggiore di esponenti della società civile. Dopo l’emanazione del Patto cresce la sfida e l’impegno di ASGI e dell’intera società civile, che punta sui principi della Costituzione italiana, del diritto primario europeo e del diritto internazionale, rafforzando strumenti come:
- il Rinvio pregiudiziale di validità: i giudici italiani che applicheranno i nuovi regolamenti e direttive potrebbero chiedere alla Corte di Giustizia la valutazione della compatibilità con il diritto UE primario (Trattati UE, CEAS, Carta dei Diritti Fondamentali UE, principi generali come proporzionalità, certezza del diritto, effettività del diritto di difesa, buona amministrazione).
- l’Accesso al giudizio di legittimità costituzionale: strumento per sollevare la questione dei controlimiti a livello nazionale e interrogare la Corte Costituzionale sul potenziale contrasto tra legislazione UE secondaria e rispetto dei principi costituzionali.
ASGI invita, quindi, istituzioni e società civile a una mobilitazione attiva per tutelare i diritti fondamentali e garantire effettività della protezione internazionale, opponendosi alla normalizzazione di procedure eccezionali e al progressivo svuotamento dei principi costituzionali.
Video dall’Arena Pubblica
Guarda gli interventi integrali e le clip dei relatori.


