TIKASE: il comitato di cittadini bengalesi davanti a Montecitorio

Argomenti:Decreto Flussi
Tipologia del contenuto:Notizie

Il 18 dicembre, anche ASGI era davanti a Montecitorio insieme al Comitato spontaneo di cittadini bengalesi per sostenere una richiesta chiara e circoscritta: l’emanazione di una circolare, già prevista dall’ordinamento, che permetta di completare l’iter del Decreto Flussi e il rilascio del permesso di soggiorno.

In occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie, Piazza Capranica era tutta attraversata da una parola: TIKASE, che in bengalese significa “va bene”, “è tutto ok”. Una parola semplice, che ieri è diventata una domanda politica precisa: quando sarà davvero tutto ok per chi è entrato regolarmente e oggi è senza documenti?

Oggi, infatti, migliaia di persone entrate in Italia con un visto lavorativo nell’ambito del Decreto Flussi si trovano senza permesso di soggiorno. La causa è spesso la stessa: i datori di lavoro che si tirano indietro o scompaiono, rendendo impossibile la firma del contratto di soggiorno. Il risultato è un paradosso noto ma ancora irrisolto: chi ha seguito le regole finisce nel sommerso, esposto allo sfruttamento.

La richiesta portata in piazza è stata una sola, chiara e circoscritta: l’emanazione di una circolare, già prevista dall’ordinamento, che permetta a questa specifica cerchia di persone di completare un percorso iniziato regolarmente. È necessaria chiarezza amministrativa.

Il Comitato è nato il 29 ottobre scorso, durante un incontro di autoformazione che ha visto la partecipazione di 800 persone.

«Chiediamo una circolare che dia chiarezza a un percorso già iniziato regolarmente», hanno ribadito ieri in piazza. «TIKASE vuol dire “va bene”. Ma sarà davvero tutto ok solo quando la legge sarà chiara»

Durante il presidio, l’artista la nuvola girovaga ha creato bolle di sapone che si sollevavano leggere davanti al Parlamento, mentre Angelo Rainone, sassofonista, suonava il Raga Yaman, una scala che evoca felicità e pace su un drone di sitar. Le bolle – fragili, trasparenti, leggere – hanno dato forma visiva a ciò che vivono migliaia di persone: diritti sospesi, visibili ma difficili da trattenere. 

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