Corte d’Appello di Torino, sentenza del 16 gennaio 2017

Registro dei giornali e periodici – mancata iscrizione per carenza del requisito della cittadinanza italiana o UE del direttore responsabile – art. 3 L. n. 47/48 – ratio della norma - possibilità di interpretazione conforme ai principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza - illegittimità della mancata iscrizione - discriminazione - sussistenza

Tribunale Civile di Venezia, ordinanza del 2 agosto 2016

L’art. 10-bis l. n. 241/1990 ha portata generale ed ha lo scopo di agevolare un dialogo tra il privato cittadino e la pubblica amministrazione competente a far fronte alle richieste avanzate dal primo. In tale ottica il legislatore ha stabilito l’onere in capo all’autorità competente di comunicare all’istante i motivi che ostano all’accoglimento della propria...

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 9.7.2015, causa K. e A. C-153/14

Gli Stati membri possono esigere dai cittadini di paesi terzi che essi superino un esame di integrazione civica, che comprende la valutazione della conoscenza elementare sia della lingua che della società dello Stato membro interessato e che comporta il pagamento di diverse spese, prima di autorizzare l’ingresso e il soggiorno dei suddetti cittadini sul proprio...

Giudice di Pace di Genova, sentenza del 6579/2014 del 14 ottobre 2014

È illegittimo il provvedimento di espulsione adottato nei confronti di straniero che produca documentazione proveniente dal Paese di origine che attesti la sua minore età, pur in presenza di un esame radiografico dell’età ossea che individui lo straniero come maggiorenne. Nella determinazione dell’età, la documentazione proveniente dal Paese di cittadinanza, in assenza di prova della...

Giudice di pace di Roma, sentenza del 15 maggio 2016

I minori stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato e, se non accompagnati, possono solo essere rimpatriati attraverso la misura del rimpatrio assistito. È illegittimo il provvedimento di espulsione nei confronti di straniero che produca nel procedimento di impugnazione dell’espulsione un certificato con cui il medico...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 6391/2016 del 29 marzo 2016

La pronuncia di estinzione del reato non è rilevante a far superare l’effetto preclusivo dei precedenti penali ai fini dell’acquisto della cittadinanza italiana, costituendo la riabilitazione l’unico rimedio previsto dalla legge, rimedio che non può essere considerato fungibile, ai detti fini, con altre cause di estinzione del reato dalle quali differisce secondo la giurisprudenza penale...

Tribunale di Roma, sentenza 5032/2016 del 10 marzo 2016

È infondata la domanda di accertamento della cittadinanza italiana del figlio di madre cittadina che abbia volontariamente rinunciato alla cittadinanza italiana. Se è vero infatti che la madre non ha perso la cittadinanza in seguito al matrimonio, essendo la disposizione che tale effetto prevedere dichiarata incostituzionale, la perdita della cittadinanza è stata determinata da fattispecie...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 15397/2016 del 29 luglio 2016

Sulla base della legge di emigrazione cubana (Ley de Migration del 20.9.1976 n.1312), il cittadino cubano che si rechi all’estero, dopo undici mesi consecutivi di assenza da Cuba è considerato emigrante con conseguente contrazione dei diritti, attinenti alla sfera privata e pubblica all’interno del territorio cubano. Pur in assenza di un formale atto di revoca...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 24999/2015 del 15 dicembre 2015

L’accertamento della condizione di apolidia va esteso non soltanto alla mancanza delle condizioni formali per la verifica del possesso della cittadinanza nel paese di provenienza (o quello con il quale il cittadino straniero ha avuto un legame giuridicamente rilevante), ma anche a quelle sostanziali, da effettuarsi alla stregua delle norme applicabili in quello o in...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 11279/2016 del 3 giugno 2016

Prima delle modifiche introdotte dalla legge n. 94/2009, in caso di morte del coniuge italiano, il coniuge straniero vedovo poteva comunque ottenere la cittadinanza ai sensi dell’art. 5 della legge n. 91/1992 (acquisto della cittadinanza per iuris communicatio) anche se, al momento dell’istanza, non possedeva più la qualità di coniuge, purché fossero trascorsi tre anni...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 7306/2016 del 12 aprile 2016

In tema di acquisto della cittadinanza italiana iuris communicatione, il diritto soggettivo del coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano affievolisce ad interesse legittimo solo in presenza dell’esercizio, da parte della pubblica amministrazione, del potere discrezionale di valutare l’esistenza di motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica che ostino a detto acquisto, con la conseguenza che,...

Tribunale di Roma, sentenza 11280/2016 del 3 giugno 2016

Lo stato di cittadinanza deve essere riconosciuto in via giudiziaria (e anche a prescindere da una esplicita dichiarazione di volontà resa dal soggetto interessato), anche al figlio legittimo di madre cittadina nato prima dell’entrata in vigore della Costituzione. Le norme precostituzionali riconosciute illegittime per effetto di sentenze del giudice della legge sono inapplicabili e non...

Tribunale di Roma, sentenza 6753/2015 del 26 marzo 2015

Secondo l’ormai consolidato orientamento della giurisprudenza per effetto delle sentenze della Corte costituzionale n. 87 del 1975 e 30 del 1983, la cittadinanza italiana deve essere riconosciuta in sede giudiziaria alla donna che l’abbia perduta ex art. 10 della legge n. 555 del 1912, per avere contratto matrimonio con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio...

Tribunale Civile di Roma, sentenza 18710/2016 del 10 ottobre 2016

Deve essere dichiarata inammissibile per difetto del necessario interesse ad agire la domanda giurisdizionale di accertamento della cittadinanza italiana presentata da persona che sia discendente in linea diretta di un cittadino italiano di sesso maschile e che non si sia previamente rivolta all’autorità amministrativa italiana per il riconoscimento della cittadinanza italiana.   L’attrice, anziché adire...
Numero dei documenti:

Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Ordinanza del 18 dicembre 2014, n.1630

 Il TAR Veneto accoglie l’istanza cautelare contro l'”ordinanza anti-ebola” emanata dal Comune di Padova in quanto non vi è la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

 

ORDINANZA

 

sul ricorso numero di registro generale 1630 del 2014, proposto da:
Razzismo Stop, Associazione per Gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – Asgi, rappresentati e difesi dagli avv.ti Giovanna Berti, Fabio Corvaja, Marco Ferrero e Marco Paggi, con domicilio eletto presso Fabrizio Ippolito D’Avino in Venezia, San Polo, 2988;
contro

Comune di Padova, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Marina Lotto, Vincenzo Mizzoni, Paolo Bernardi, Paola Munari e Antonio Sartori, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Venezia – Mestre, Calle del Sale, 33;
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;
per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

dell’ordinanza del sindaco di Padova del 17.10.2014 n. 42 del Registro delle ordinanze, pubblicata all’Albo Pretorio “ON LINE”, che prescrive il divieto di dimora, anche occasionale, presso qualsiasi struttura di accoglienza, per persone prive di regolare documento di identità e di regolare certificato medico, nonchè l’obbligo, da parte dei soggetti privi di regolare permesso di soggiorno ovvero di tessera sanitaria ed individuati nel corso di accertamenti da parte della Polizia Locale, di sottoporsi entro tre giorni a visite mediche presso le compententi ULSS.
Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Padova e del Ministero dell’Interno;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 il dott. Stefano Mielli e uditi per le parti i difensori G. Berti, F. Corvaja e M. Ferrero per la parte ricorrente, M. Lotto per il Comune di Padova e l’avvocato dello Stato Greco per il Ministero dell’Interno;
Considerato:

– che in relazione alle censure proposte sembra sussistere la legittimazione al ricorso in capo alle Associazioni ricorrenti (cfr. Ord. Tar Veneto, Sez. III, 22 marzo 2010, n. 40);

– che i presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria costituiscono l’imprescindibile fondamento dell’esercizio del potere di ordinanza da parte dei sindaci ai sensi degli artt. 50 e 54 del Dlgs. 18 agosto 2000, n. 267 (cfr. Corte Costituzionale 7 aprile 2011, n. 115);

– che il provvedimento impugnato non evidenzia la sussistenza dei presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza (dalla documentazione versata in atti allo stato attuale risulta da escludere la sussistenza di un’emergenza sanitaria: cfr. il protocollo per la gestione della malattia da virus Ebola redatto dall’Ulss n. 16 di Padova di cui al doc. 16 allegato al ricorso);

– che anche le argomentazioni contenute nella memoria del Comune (cfr. pagg. 19 e 20 della memoria del 12 dicembre 2014) circa l’esistenza di accurati ed efficaci controlli sanitari nei confronti dei profughi che sbarcano in Italia sembrano contraddire i presupposti fattuali sui quali si fonda l’ordinanza, mentre per quanto riguarda gli stranieri privi di titolo di soggiorno già presenti in Italia non sembra allo stato esservi un tasso di rischio diverso da quello riscontrabile per la generalità della popolazione residente;

– che, come dedotto nel ricorso, sussiste il requisito del periculum in mora perché l’ordinanza è rivolta anche nei confronti di categorie di soggetti che, non essendo nelle condizioni di poter adempiere tempestivamente agli obblighi imposti, soggiacciono al divieto di dimora anche occasionale nel territorio del Comune di Padova, e ciò, oltre a costituire una limitazione all’esercizio delle misure che devono essere adottate dal Prefetto ai sensi degli artt. 5 e 6 del Dlgs. 30 maggio 2005, n. 140, integra una misura che, essendo stata adottata in mancanza di un’emergenza sanitaria e dei presupposti di contingibilità ed urgenza, produce effetti lesivi privi di giustificazione;

– che sussistono pertanto i presupposti richiesti dall’art. 55 del codice del processo amministrativo, e le spese della fase cautelare possono tuttavia essere compensate;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza Sezione

– accoglie la suindicata domanda cautelare e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato;

– fissa la trattazione della causa l’udienza di merito del 20 maggio 2015.

Spese compensate.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 con l’intervento dei magistrati:

 

 

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Stefano Mielli, Consigliere, Estensore

Marco Morgantini, Consigliere

 

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 18/12/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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