Tribunale di Bergamo, Sez Lavoro, est. Cassia, ordinanza del 9 agosto 2016

Il cittadino extra UE titolare del permesso di soggiorno per motivi di lavoro ha diritto – in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – a beneficiare del cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione  

Tribunale di Brescia, Sez Lavoro, est. Pipponzi, sentenza del 4 agosto 2016

È illegittima la richiesta di restituzione da parte dell’INPS delle quote di assegno sociale maturate durante l’assenza temporanea dello straniero dal territorio nazionale quando lo straniero titolare della prestazione mantiene la residenza anagrafica, non avendo l’INPS il poter di escludere, in presenza di detta attestazione, che lo straniero abbia mantenuto sul territorio nazionale la propria...

Tribunale di Arezzo, Sotto Sezione Lavoro, est. Pucci, sentenza del 13 luglio 2016

È illegittima la richiesta di restituzione da parte dell’INPS delle quote di assegno sociale maturate durante l’assenza temporanea dello straniero dal territorio nazionale quando lo straniero titolare della prestazione mantiene la residenza anagrafica, non avendo l’INPS il poter di escludere, in presenza di detta attestazione, che lo straniero abbia mantenuto sul territorio nazionale la propria...

Tribunale di Vicenza, Sez I Civile (controversie lavoro), ordinanza del 2 agosto 2016

Non costituisce discriminazione il diniego del beneficio dell’assegno sociale di cui all’art. 3 l. n. 335 del 1995 alla cittadina extra UE la quale, ancorché residente in Italia da oltre 10 anni, non è in possesso della carta di soggiorno ma solo del permesso unico di lavoro per motivi famigliari. Dal momento che l’art 12...

Corte di Appello di Genova, ordinanza di rimessione alla CGUE del 1 agosto 2016

Pur propendendo per la tesi che riconduce l’assegno per i nuclei famigliari con almeno tre figli ex art 65 L 448/1998 alle prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art 3, lettera j) (prestazioni famigliari) del Regolamento 883/2004 – alle quali si applica quindi il principio di parità di trattamento ex art 12. della direttiva 2011/98...

Tribunale di Como, Sez II, Giudice del lavoro, ordinanza del 30 luglio 2016

La cittadina extra UE titolare del permesso di soggiorno per motivi famigliari ha diritto – in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – a beneficiare del cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione

Tribunale di Brescia, Sez. civile III, ordinanza del 18 luglio 2016

La competenza del foro del ricorrente stabilita dall’art. 28 Dlgs 150/11 non è inderogabile e può quindi essere modificata per ragioni di connessione; pertanto più associazioni aventi sede in fori diversi possono agire congiuntamente avverso una discriminazione collettiva nel tribunale ove ha sede una di esse. Azione civile contro la discriminazione – Competenza territoriale –...

Tribunale di Milano, Sez. civile, ordinanza dell’8 luglio 2016

Per effetto di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia con la sentenza del 02/09/2015, causa C – 309/14, costituisce discriminazione la richiesta di pagamento, da parte dei cittadini stranieri, degli importi previsti dal DM 6.10.2011 per accedere al permesso di soggiorno (sia di lungo periodo che ordinario), trattandosi di importi sproporzionati rispetto a quanto previsto...

Tribunale di Brescia, Sez. III civile, ordinanza del 18 luglio 2016

La competenza del foro del ricorrente stabilita dall’art. 28 Dlgs 150/11 non è inderogabile e può quindi essere modificata per ragioni di connessione; pertanto più associazioni aventi sede in fori diversi possono agire congiuntamente avverso una discriminazione collettiva nel tribunale ove ha sede una di esse. Azione civile contro la discriminazione – Competenza territoriale –...

Corte costituzionale, ordinanza del 15 luglio 2016, n.180

Prestazioni sociali – assegno sociale – requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo – mancata considerazione, da parte del giudice rimettente, dell’art. 20, comma 10 DL 112/2008 conv. in L. 133/2008 che ha introdotto il requisito dei 10 anni di residenza in Italia – inammissibilità della questione È inammissibile la questione di costituzionalità dell’art....

Tribunale di Perugia, sent. 25 maggio 2016

Costituisce discriminazione ai sensi dell’art 44 TU immigrazione l’esclusione delle madri prive del permesso di soggiorno di lungo periodo dall’accesso al beneficio dell’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 Dlgs 151/01, il quale rientra tra le prestazioni sociali di cui all’art 442 cpc, determinando così la competenza del giudice del lavoro a decidere...

Tribunale di Bergamo, Sez Lavoro, ord. 19 luglio 2016

La cittadina extra UE titolare del permesso di soggiorno per motivi familiari ha diritto – in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – a beneficiare del cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione Prestazioni sociali –...

Tribunale di Udine, Sez. lavoro, ordinanza del 30 giugno 2016

Costituisce discriminazione sulla base della nazionalità il comportamento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che esclude i cittadini europei dalla procedura di selezione per il profilo di operatore doganale; il principio (sovraordinato e a cui il giudice nazionale deve dare applicazione) di libera circolazione dei lavoratori ex art 45 TFUE consente infatti di limitare l’accesso...

Corte europea dei diritti dell’uomo, Taddeucci e McCall c. Italia, 30 giugno 2016

Costituisce discriminazione diretta sulla base dell’orientamento sessuale nel godimento del diritto alla vita famigliare la mancata concessione al patner omosessuale (straniero non UE) del permesso di soggiorno per motivi familiari. La mancata previsione all’epoca dei fatti di qualsivoglia riconoscimento giuridico per le coppie formate da persone dello stesso sesso rende impossibile ritenere giustificata l’omologazione di...

Corte di Appello di Brescia, sentenza del 22 giugno 2016

Costituisce discriminazione il comportamento dell’INPS che non consente il computo nel nucleo familiare del cittadino straniero lungosoggiornante – ai fini del pagamento del relativo assegno – dei familiari residenti all’estero, mentre ne consente il computo per il cittadino italiano; tale disparità di trattamento, benché prevista dall’art. 2, commi 6 e 6bis, L. 153/88, è in...
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Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Ordinanza del 18 dicembre 2014, n.1630

 Il TAR Veneto accoglie l’istanza cautelare contro l'”ordinanza anti-ebola” emanata dal Comune di Padova in quanto non vi è la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

 

ORDINANZA

 

sul ricorso numero di registro generale 1630 del 2014, proposto da:
Razzismo Stop, Associazione per Gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – Asgi, rappresentati e difesi dagli avv.ti Giovanna Berti, Fabio Corvaja, Marco Ferrero e Marco Paggi, con domicilio eletto presso Fabrizio Ippolito D’Avino in Venezia, San Polo, 2988;
contro

Comune di Padova, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Marina Lotto, Vincenzo Mizzoni, Paolo Bernardi, Paola Munari e Antonio Sartori, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Venezia – Mestre, Calle del Sale, 33;
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;
per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

dell’ordinanza del sindaco di Padova del 17.10.2014 n. 42 del Registro delle ordinanze, pubblicata all’Albo Pretorio “ON LINE”, che prescrive il divieto di dimora, anche occasionale, presso qualsiasi struttura di accoglienza, per persone prive di regolare documento di identità e di regolare certificato medico, nonchè l’obbligo, da parte dei soggetti privi di regolare permesso di soggiorno ovvero di tessera sanitaria ed individuati nel corso di accertamenti da parte della Polizia Locale, di sottoporsi entro tre giorni a visite mediche presso le compententi ULSS.
Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Padova e del Ministero dell’Interno;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 il dott. Stefano Mielli e uditi per le parti i difensori G. Berti, F. Corvaja e M. Ferrero per la parte ricorrente, M. Lotto per il Comune di Padova e l’avvocato dello Stato Greco per il Ministero dell’Interno;
Considerato:

– che in relazione alle censure proposte sembra sussistere la legittimazione al ricorso in capo alle Associazioni ricorrenti (cfr. Ord. Tar Veneto, Sez. III, 22 marzo 2010, n. 40);

– che i presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria costituiscono l’imprescindibile fondamento dell’esercizio del potere di ordinanza da parte dei sindaci ai sensi degli artt. 50 e 54 del Dlgs. 18 agosto 2000, n. 267 (cfr. Corte Costituzionale 7 aprile 2011, n. 115);

– che il provvedimento impugnato non evidenzia la sussistenza dei presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza (dalla documentazione versata in atti allo stato attuale risulta da escludere la sussistenza di un’emergenza sanitaria: cfr. il protocollo per la gestione della malattia da virus Ebola redatto dall’Ulss n. 16 di Padova di cui al doc. 16 allegato al ricorso);

– che anche le argomentazioni contenute nella memoria del Comune (cfr. pagg. 19 e 20 della memoria del 12 dicembre 2014) circa l’esistenza di accurati ed efficaci controlli sanitari nei confronti dei profughi che sbarcano in Italia sembrano contraddire i presupposti fattuali sui quali si fonda l’ordinanza, mentre per quanto riguarda gli stranieri privi di titolo di soggiorno già presenti in Italia non sembra allo stato esservi un tasso di rischio diverso da quello riscontrabile per la generalità della popolazione residente;

– che, come dedotto nel ricorso, sussiste il requisito del periculum in mora perché l’ordinanza è rivolta anche nei confronti di categorie di soggetti che, non essendo nelle condizioni di poter adempiere tempestivamente agli obblighi imposti, soggiacciono al divieto di dimora anche occasionale nel territorio del Comune di Padova, e ciò, oltre a costituire una limitazione all’esercizio delle misure che devono essere adottate dal Prefetto ai sensi degli artt. 5 e 6 del Dlgs. 30 maggio 2005, n. 140, integra una misura che, essendo stata adottata in mancanza di un’emergenza sanitaria e dei presupposti di contingibilità ed urgenza, produce effetti lesivi privi di giustificazione;

– che sussistono pertanto i presupposti richiesti dall’art. 55 del codice del processo amministrativo, e le spese della fase cautelare possono tuttavia essere compensate;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza Sezione

– accoglie la suindicata domanda cautelare e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato;

– fissa la trattazione della causa l’udienza di merito del 20 maggio 2015.

Spese compensate.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 con l’intervento dei magistrati:

 

 

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Stefano Mielli, Consigliere, Estensore

Marco Morgantini, Consigliere

 

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 18/12/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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