Tribunale di Milano, ordinanza del 12 maggio 2017

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Corte d’appello di Firenze, sentenza del 11 maggio 2017

Il cittadino extra UE che non è titolare di permesso di lungo periodo ha comunque diritto di beneficiare del cd. assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/95 poiché l'introduzione successiva del requisito di 10 anni di residenza per cittadini italiani e stranieri ad opera dell'art 20 comma 10 d.l. 112/2008 conv. L. 133/2008 ha implicitamente abrogato il requisito del permesso di lungo periodo previsto dall’art. 80 comma 19 della L. (finanziaria) n.388/2000

Corte Costituzionale, ordinanza del 4 maggio 2017

Sono manifestamente inammissibili le questioni di costituzionalità dell’art. 74 Dlgs 151/01 nella parte in cui non riconosce il diritto all’assegno di maternità di base alle donne straniere titolari di permesso unico lavoro e a quelle titolari di permesso umanitario poiché il giudice a quo non ha esaminato le norme nazionali e comunitarie; in particolare in relazione alla prima categoria poiché l’art. 12 della direttiva UE 2011/98 già garantisce il diritto alla parità di trattamento; quanto alla seconda categoria poiché l’art. 34, comma 5, d.lgs 251/07 garantisce al titolare di permesso di soggiorno umanitario i medesimi diritti, anche in materia di assistenza sociale, riconosciuti al titolare di protezione sussidiaria e dunque anche il diritto al predetto assegno.

Tribunale di Milano, ordinanza del 2 maggio 2017

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Milano, ordinanza del 28 aprile 2017

Costituisce discriminazione il comportamento dell’INPS che non consente il computo nel nucleo familiare del cittadino straniero lungosoggiornante – ai fini del pagamento del relativo assegno – dei familiari residenti all’estero, mentre ne consente il computo per il cittadino italiano; tale disparità di trattamento, benché prevista dall’art. 2, commi 6 e 6bis, L. 153/88, è in contrasto con il principio sovraordinato di parità tra italiani e stranieri lungosoggiornanti contenuto nell’art. 11 Direttiva 109/2003 che, in quanto sufficientemente preciso, deve trovare applicazione diretta nel nostro ordinamento

Tribunale di Alessandria, ordinanza del 19 aprile 2017

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Milano, ordinanza del 14 aprile 2017

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Milano, ordinanza del 12 aprile 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e l'assegno famiglie numerose di cui all'art. 65 L. 488/1998 rientrano tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al Regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di un cittadino extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Treviso, ordinanza del 29 marzo 2017

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento n. 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Brescia, ordinanza del 2 marzo 2017

Costituisce discriminazione postare su facebook affermazioni che degradano i richiedenti asilo a clandestini e irridono le associazioni che danno loro ospitalità attribuendo ad esse il fine illecito di lucrare sul traffico dei clandestini. Quale rimedio a tale discriminazione le associazioni hanno diritto al risarcimento del danno (che nella specie è stato quantificato in euro 2000 per ognuna delle associazioni ricorrenti)

Tribunale di Perugia, ordinanza 16.8.2016

Il Tribunale riconosce la protezione umanitaria ad un giovane nigeriano sottolineando che l’ effettuazione di un viaggio così lungo, incerto e rischioso per la propria vita, apparirebbe contraddittorio se nel Paese di origine il ricorrente potesse vedersi garantite condizioni di vita accettabili e consone all’esercizio dei diritti fondamentali dell’individuo. Il rimpatrio porrebbe, pertanto,...

Tribunale di Catania, sez.I civ., ordinanza 14.2.2017

E’ riconosciuta la protezione umanitaria ad un cittadino togolese per avere soggiornato tre anni in Libia durante il violento conflitto. Il Giudice richiama pregressa giurisprudenza di merito (Corte d’appello di Cagliari 18.5.2012) secondo cui non è infondata l’equiparazione tra cittadini libici e quanti, pur non essendo libici, hanno vissuto in Libia per un lungo periodo....

Corte d’appello di Milano, sez. persone, minori e famiglia, sentenza 9.3.2017

La Corte d’appello di Milano ha riconosciuto la protezione umanitaria ad un cittadino del sud del Mali, peraltro ritenuto poco credibile in relazione alla sua narrazione, attesa la situazione di grave instabilità ed il rischio di attentati terroristici incombenti sul Paese Protezione internazionale – cittadino del Mali proveniente dalla zona di Kayes – domanda di...
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Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, Ordinanza del 18 dicembre 2014, n.1630

 Il TAR Veneto accoglie l’istanza cautelare contro l'”ordinanza anti-ebola” emanata dal Comune di Padova in quanto non vi è la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

 

ORDINANZA

 

sul ricorso numero di registro generale 1630 del 2014, proposto da:
Razzismo Stop, Associazione per Gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – Asgi, rappresentati e difesi dagli avv.ti Giovanna Berti, Fabio Corvaja, Marco Ferrero e Marco Paggi, con domicilio eletto presso Fabrizio Ippolito D’Avino in Venezia, San Polo, 2988;
contro

Comune di Padova, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Marina Lotto, Vincenzo Mizzoni, Paolo Bernardi, Paola Munari e Antonio Sartori, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Venezia – Mestre, Calle del Sale, 33;
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;
per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

dell’ordinanza del sindaco di Padova del 17.10.2014 n. 42 del Registro delle ordinanze, pubblicata all’Albo Pretorio “ON LINE”, che prescrive il divieto di dimora, anche occasionale, presso qualsiasi struttura di accoglienza, per persone prive di regolare documento di identità e di regolare certificato medico, nonchè l’obbligo, da parte dei soggetti privi di regolare permesso di soggiorno ovvero di tessera sanitaria ed individuati nel corso di accertamenti da parte della Polizia Locale, di sottoporsi entro tre giorni a visite mediche presso le compententi ULSS.
Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Padova e del Ministero dell’Interno;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 il dott. Stefano Mielli e uditi per le parti i difensori G. Berti, F. Corvaja e M. Ferrero per la parte ricorrente, M. Lotto per il Comune di Padova e l’avvocato dello Stato Greco per il Ministero dell’Interno;
Considerato:

– che in relazione alle censure proposte sembra sussistere la legittimazione al ricorso in capo alle Associazioni ricorrenti (cfr. Ord. Tar Veneto, Sez. III, 22 marzo 2010, n. 40);

– che i presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria costituiscono l’imprescindibile fondamento dell’esercizio del potere di ordinanza da parte dei sindaci ai sensi degli artt. 50 e 54 del Dlgs. 18 agosto 2000, n. 267 (cfr. Corte Costituzionale 7 aprile 2011, n. 115);

– che il provvedimento impugnato non evidenzia la sussistenza dei presupposti di contingibilità ed urgenza o la sussistenza di un’emergenza sanitaria di carattere locale che giustifichi l’esercizio del potere di ordinanza (dalla documentazione versata in atti allo stato attuale risulta da escludere la sussistenza di un’emergenza sanitaria: cfr. il protocollo per la gestione della malattia da virus Ebola redatto dall’Ulss n. 16 di Padova di cui al doc. 16 allegato al ricorso);

– che anche le argomentazioni contenute nella memoria del Comune (cfr. pagg. 19 e 20 della memoria del 12 dicembre 2014) circa l’esistenza di accurati ed efficaci controlli sanitari nei confronti dei profughi che sbarcano in Italia sembrano contraddire i presupposti fattuali sui quali si fonda l’ordinanza, mentre per quanto riguarda gli stranieri privi di titolo di soggiorno già presenti in Italia non sembra allo stato esservi un tasso di rischio diverso da quello riscontrabile per la generalità della popolazione residente;

– che, come dedotto nel ricorso, sussiste il requisito del periculum in mora perché l’ordinanza è rivolta anche nei confronti di categorie di soggetti che, non essendo nelle condizioni di poter adempiere tempestivamente agli obblighi imposti, soggiacciono al divieto di dimora anche occasionale nel territorio del Comune di Padova, e ciò, oltre a costituire una limitazione all’esercizio delle misure che devono essere adottate dal Prefetto ai sensi degli artt. 5 e 6 del Dlgs. 30 maggio 2005, n. 140, integra una misura che, essendo stata adottata in mancanza di un’emergenza sanitaria e dei presupposti di contingibilità ed urgenza, produce effetti lesivi privi di giustificazione;

– che sussistono pertanto i presupposti richiesti dall’art. 55 del codice del processo amministrativo, e le spese della fase cautelare possono tuttavia essere compensate;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza Sezione

– accoglie la suindicata domanda cautelare e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato;

– fissa la trattazione della causa l’udienza di merito del 20 maggio 2015.

Spese compensate.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2014 con l’intervento dei magistrati:

 

 

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Stefano Mielli, Consigliere, Estensore

Marco Morgantini, Consigliere

 

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 18/12/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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