Corte d’Appello di Firenze, sentenza 5 ottobre 2021

Si conferma la pronuncia di primo grado secondo cui i titolari del permesso di soggiorno per cure mediche di durata semestrale, ex art. 19 comma 2 bis lett. d TUI, hanno diritto a percepire l'assegno mensile di assistenza in quanto, trattandosi di prestazione destinata a far fronte al sostentamento di soggetto invalido grave non potrebbe essere negata a colui che, proprio in conseguenza del grave stato patologico che non consente di lavorare né di fare rientro nel paese di origine, è stato autorizzato, quantomeno per un periodo superiore a tre mesi, alla permanenza sul territorio nazionale sicché il diniego finirebbe per incorrere in una palese violazione del principio sancito dall’art. 14 della CEDU.

Tribunale di Matera, ordinanza 12 settembre 2021

Il requisito della residenza -intesa come iscrizione anagrafica- al fine di partecipare al bando di cui alla DGR n. 633 del 17.2.2020 della Regione Basilicata per l'acquisto di dispositivi informatici in concomitanza con l'emergenza sanitaria costituisce discriminazione diretta e irragionevole per motivi di nazionalità nei confronti degli stranieri irregolari con prole in situazione di obbligo di istruzione, sicché la Regione Basilicata è tenuta a riaprire i termini per la presentazione della domanda di accesso alla misura di sostegno.

Tribunale di Torino, ordinanza 25 luglio 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Piemonte e per essa della sua Giunta Regionale, consistente nell’aver emanato la circolare n.81 del 14.11.2019 con la quale è previsto che i Comuni piemontesi debbano richiedere, ai soli cittadini extra UE, in sede di presentazione della domanda di accesso agli alloggi sociali e in emergenza abitativa, la produzione di certificazione attestante l’assenza di proprietà nello Stato di nazionalità nelle forme previste dell’art. 3 DPR 445/2000, con conseguente disparità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini stranieri; sicché la Regione è condannata ad ammettere al beneficio gli stranieri che stranieri che avevano gli altri requisiti per accedere al beneficio nonché pagare alla ricorrente, ai sensi dell’art.614bis c.p.c., euro 100,00 per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei predetti obblighi, a decorrere dal 30simo giorno successivo alla notifica della ordinanza.

Tribunale di Rovigo, ordinanza 22 luglio 2021

La differenziazione tra minori stranieri irregolarmente soggiornanti e minori italiani nell'accesso al servizio sanitario erogato dall'ULSS 6 EUGANEA costituisce discriminazione oggettiva in quanto si pone in violazione delle direttive impartite dalla Regione Veneto con nota prot. n. 0456522 del 27.10.2020 per la cui configurabilità non è necessaria una volontà diretta a porre in essere la discriminazione, essendo invece rilevanti gli effetti, ossia il pregiudizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in grado di qualificare, da soli, la natura discriminatoria della condotta

Tribunale dell’Aquila, ordinanza 19 luglio 2021

Costituisce discriminazione il comportamento della Regione Abbruzzo consistito nell'aver emanato bandi di concorso in applicazione della l.r. n. 9/2020 nella parte in cui richiedono, per poter accedere ai contributi per l'acquisto di beni di prima necessità, i c.d. "buoni spesa", il requisito del permesso di soggiorno per lungo soggiornanti o del permesso almeno biennale unito allo svolgimento di “regolare attività lavorativa".

Tribunale di Padova, ordinanza 13 luglio 2021

Nonostante il rinvio dalla Corte Costituzionale alla CGUE è possibile un giudizio di incompatibilità della previsione di cui all'art. 1 comma 125 l. 190/2014 (che richiede requisiti restrittivi in base alla nazionalità per accedere all'assegno di natalità) con l'art. 12 par. 1 lett. e) della direttiva 98/2011/UE e dunque una sua disapplicazione in quanto i principi del giusto processo impongono una ragionevole celerità nella decisione, specie quando siano in gioco diritti fondamentali dell'individuo e della famiglia, nel momento peculiare della prima infanzia dei figli.

Tribunale di Ferrara, ordinanza 6 luglio 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dal Comune di Ferrara consistente nell'aver adottato il “Regolamento di assegnazione degli alloggi ERP” del 2 marzo 2020 nella parte in cui, alla Tabella B) allegata, lett. E.1., prevede l’assegnazione di un punteggio esorbitante di “0,5 punti per ciascun anno” nel caso di “Richiedente che, alla data di presentazione della domanda e alla data di verifica dei requisiti e delle condizioni in sede di assegnazione, sia residente anche non continuativamente nel Comune” senza la previsione di un tetto massimo e nell’avere adottato la delibera di Giunta Comunale del 7 luglio 2020, n. GC-2020-218 (e successive modifiche) nella parte in cui prevedeva che l’impossidenza di diritti reali su beni immobili, nei paesi di provenienza, sia comprovata con forme diverse per i cittadini di paesi extra U.E. rispetto ai cittadini italiani ed europei sicché oltre all'immediata cessazione della condotta discriminatoria, il Comune è tenuto a pubblicare la decisione sulla home page del proprio sito istituzionale per almeno 30 giorni

Tribunale di Milano, ordinanza 24 giugno 2021

Le Delibere di Giunta del Comune di Boffalora Sopra Ticino nn. 122/2016, 108/2017, 124/2018, 117/2019 e 113/2020 costituiscono discriminazione nella parte in cui prevedono, ai fini dell’accesso al bonus bebe’ comunale, il requisito della cittadinanza europea anziché della cittadinanza europea ed extra UE sicché il Comune convenuto è tenuto a corrispondere la prestazione di € 250,00 ai residenti privi del requisito della cittadinanza europea per ciascun nuovo nato nel periodo dal 1-1-16 al 31-12-20 nonché è obbligato a pubblicare l’ordinanza sul proprio sito istituzionale;

Corte d’Appello di Trento, sentenza 23 giugno 2021

Costituiscono discriminazione le disposizioni ex art. 5 co.2bis ed ex art. 3 co.2bis L.P. 7.11.2005, n. 15 in quanto incompatibili con il principio della parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini nazionali ex art. 11 co.1, lett. f) e, rispettivamente, ex art. 11 co.1 lett.d) della direttiva 25/11/2003, n. 2003/109/CE, nella parte in cui subordinano l’ammissibilità della domanda volta all’assegnazione di un alloggio a canone sostenibile in locazione al possesso del requisito della residenza decennale nel territorio nazionale e, quindi, alla luce del principio del primato del diritto dell’Unione Europea sul diritto interno devono essere disapplicate sicché il Comune di Trento deve ammettere nella graduatoria per l’accesso agli alloggi pubblici a canone sostenibile in locazione per l’anno 2019 anche i richiedenti privi del requisito della residenza decennale sul territorio nazionale e pubblicare la decisione sulla home page del sito istituzionale.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 15 giugno 2021

IL DPCM 17.2.2017 e le circolari INPS che limitano l’accesso al bonus asili nido -istituito con legge di bilancio n. 232/2016 – ai soli cittadini extra UE in possesso di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti o protezione internazionale costituiscono discriminazione laddove contrastano con la norma sovranazionale (Reg. 883/2004 e Direttiva 98/2011) che prevede che i lavoratori extra UE beneficiano dello stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato in cui soggiornano, avendo la direttiva succitata un'efficacia diretta e una portata auto esecutiva nell'ordinamento italiano; in punto legittimazione ad agire, sussiste la competenza territoriale con riguardo alla ricorrente ASGI in quanto la domanda consiste nell'accertamento di un unico comportamento discriminatorio ed è dunque ragionevole, per ragioni di economia processuale, che più attori possano agire nei confronti del medesimo soggetto autore della discriminazione.

Tribunale di Treviso, ordinanza 9 giugno 2021

Sussiste il diritto dei familiari di cittadini italiani di essere iscritti al SSN ai sensi dell'art. 24 della direttiva 2004/38/Ce sicché la Deliberazione della Giunta Regionale 753/2019 nei punti 8.4.2. e 9.1 nelle parti in cui impediscono l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale per i genitori (di cittadini italiani) ultrasessantacinquenni non aventi la cittadinanza di uno stato membro che hanno fatto ingresso dopo il 5 novembre 2008 va disapplicata con obbligo di rilascio delle tessere sanitarie ad opera della Azienda ULSS 2 Marca Trevigian

Tribunale di Pescara, ordinanza 4 giugno 2021

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Abruzzo, e per essa dalla Giunta Regionale, consistente nell’avere adottato la DGR n. 193 del 10.4.2020 nella parte in cui, all’allegato A, prevede, per l’erogazione di contributi per l’acquisto di beni di prima necessità di cui all’art. 2, comma 1 lett. d) L.R. 9/2020, per i cittadini extra UE, anche il requisito del permesso di lungo periodo ex art. 9 TU immigrazione o in alternativa del permesso almeno biennale unitamente alla regolare attività lavorativa, anziché il solo requisito della residenza nel territorio regionale;
Numero dei documenti:

Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, sentenza del 14 maggio – 5 giugno 2014, n. 1428

E’ illegittimo il provvedimento di revoca o diniego di rinnovo del permesso di soggiorno che, intervenendo su una situazione già consolidatasi, in relazione alla quale era maturato un certo affidamento, non ha preso in considerazione la situazione attuale della ricorrente, che lavora regolarmente, ed ha quindi dimostrato di sapersi integrare nella società italiana, al fine di effettuare una completa valutazione e comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1266 del 2013, proposto da:
—-, rappresentata e difesa dall’avv. Roberto Dalla Bona, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Andrea Vitale in Milano, Corso Venezia, 36;
contro
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, Questura di Como, Prefettura di Milano, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Milano, Via Freguglia, 1;
per l’annullamento
del decreto del Questore della Provincia di Como del 14.2.2013, notificato all’interessata in data 25.3.2013, di rifiuto del rinnovo di permesso di soggiorno per motivi di studio, e di revoca del permesso di soggiorno stesso, nonché del provvedimento di conferma dell’atto di espulsione n. 10370/06 del 9.12.2006 del Prefetto di Milano.

Visti il ricorso ed i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno – Questura di Como;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 maggio 2014 il dott. Mauro Gatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con il provvedimento impugnato nel presente giudizio l’Amministrazione ha rigettato la richiesta, inoltrata in data 13.7.2010, di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio n. 36663BC, rilasciato in data 2.10.2009, in favore dell’attuale ricorrente, che è stato altresì contestualmente revocato.
L’Amministrazione si è costituita in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso, in rito e nel merito.
Con ordinanza n. 723/13 si è accolta la domanda cautelare.
All’udienza pubblica del 14.5.14 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
I provvedimenti impugnati nel presente giudizio sono fondati sull’esistenza di un precedente decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Milano a carico della ricorrente, identificata come—, nata il 21.9.1982, e confermato dal Giudice di Pace di Milano, in quanto la stessa aveva fatto illegalmente ingresso nel territorio italiano.
Preliminarmente, il Collegio dà atto che la ricorrente non smentisce la predetta ricostruzione operata dall’Amministrazione, e pertanto di essere stata destinataria di un provvedimento di espulsione, sebbene riportante il nominativo di —-, e non di —-, come invece la stessa è stata identificata nel corso delle successive vicende, nell’ambito del presente giudizio.
Il primo motivo di ricorso, incentrato sulla violazione dei termini di cui all’art. 5 c. 9 D.Lgs. n. 286/98, è infondato, trattandosi pacificamente di termini ordinatori, il cui superamento non da luogo ad alcuna conseguenza sulla legittimità del provvedimento finale (T.A.R. Sardegna, Sez. II, 3.12.2012 n. 1087).
Nel secondo motivo la ricorrente evidenzia che, malgrado il predetto decreto di espulsione, nel periodo di permanenza sul territorio italiano, la stessa ha trovato un lavoro che le ha permesso di frequentare con profitto l’Università, ciò che avrebbe dovuto essere valutato dall’Amministrazione, ai fini del rilascio di un nuovo permesso.
Sul punto, il Collegio dà effettivamente atto che la ricorrente, al momento dell’instaurazione del presente giudizio, ha documentato di essere iscritta al Corso di Laurea Economia e Amministrazione delle Imprese, e di aver superato 14 esami, in alcuni casi conseguendo ottimi voti, comprovando altresì la percezione di redditi riferiti all’anno 2011, producendo il relativo CUD.
Il Collegio osserva che “in difetto di revoca di un precedente decreto di espulsione ancora efficace, il diniego di rilascio del permesso di soggiorno ha carattere vincolato, poiché l’art. 4 c. 6 e l’art. 5, c. 5, D.Lgs. 25.7.1998 n. 286 vanno coordinati con il successivo art. 13 c. 13 e con l’art. 19, D.P.R. n. 394/1999; se infatti lo straniero espulso non può rientrare in Italia per un determinato periodo di tempo, se non previa speciale autorizzazione del Ministro, non può il Questore rilasciare il titolo sulla base di valutazioni inerenti alla personalità o all’inserimento sociale del’interessato” (T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, 26.10.2011 n. 4966). Tuttavia, “l’esistenza di un decreto di espulsione per condizione di clandestinità sotto altro nominativo, non può costituire condizione da sola atta a sorreggere la motivazione di un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, ove manchino accertamenti più approfonditi sulla compatibilità dell’espulsione con le ragioni sopravvenute che hanno comportato, a suo tempo, il rilascio del titolo successivo all’ingresso e del primo rinnovo. In tali casi, in particolar modo qualora l’espulsione sia stata emessa in data risalente, l’amministrazione deve valutare e motivare, come in ogni procedimento di secondo grado, la persistenza di un interesse pubblico attuale che osti ad una positiva definizione dell’istanza, soprattutto ove si tenga conto che in ragione dei provvedimenti favorevoli poi intervenuti e del decorso del tempo, lo straniero ha acquisito una posizione soggettiva qualificata di affidamento e di aspettativa al rinnovo, specie in connessione alle ipotesi nelle quali ha consolidato la sua condizione lavorativa e di integrazione sociale (T.A.R. Lazio, Latina, Sez. I, 15.4.2009 n. 316). È pertanto illegittimo il provvedimento di revoca o diniego di rinnovo del permesso di soggiorno che, intervenendo su una situazione già consolidatasi, in relazione alla quale era maturato un certo affidamento, non ha preso in considerazione la situazione attuale della ricorrente, che lavora regolarmente, ed ha quindi dimostrato di sapersi integrare nella società italiana, al fine di effettuare una completa valutazione e comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 7.11.2013 n. 9499, T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, Sez. I, 25.10.2007 n. 691).
Nella fattispecie per cui è causa, il Collegio osserva che, malgrado il precedente provvedimento di espulsione, fin dal 2009 la ricorrente è regolarmente soggiornante in Italia, in forza di un regolare permesso di soggiorno, che le ha consentito di intraprendere con successo gli studi universitari, svolgendo contestualmente attività lavorativa, come sopra meglio evidenziato. Tale situazione ha inoltre indubbiamente creato un affidamento nella stessa ricorrente, che confidando nella stabilità del permesso di soggiorno rilasciato in suo favore, non ha intrapreso iniziative che le avrebbero consentito la permanenza in Italia in forza di altri titoli (ad es. nell’ambito della procedura di emersione L. 3.8.2009 n. 102).
Il provvedimento impugnato non ha tuttavia effettuato alcuna valutazione in ordine all’inserimento sociale della ricorrente, né sull’affidamento ingenerato nella stessa dal precedente titolo rilasciato in suo favore, essendo pertanto illegittimo, come già statuito dalla giurisprudenza citata in precedenza che si è pronunciata su casi analoghi a quello per cui è causa.
Infine, va altresì evidenziato che i provvedimenti impugnati non hanno minimamente adombrato che il permesso di soggiorno a suo tempo concesso in favore della ricorrente sia stato ottenuto con dolo, o comunque inducendo in errore l’Amministrazione stessa, ciò che avrebbe effettivamente escluso la necessità di tutelare il suo affidamento (Corte Giustizia UE, Sez. III, 18.12.2008 n. 337).
Il ricorso va pertanto accolto.
Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e per l’effetto annulla i provvedimenti in epigrafe impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 14 maggio 2014 con l’intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente
Elena Quadri, Consigliere
Mauro Gatti, Primo Referendario, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 05/06/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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