TIKASE

Promuoviamo azioni collettive e corali per contrastare a livello sistemico le violazioni dei diritti delle persone migranti, rafforzando il potere trasformativo della società civile attraverso il diritto.

Finanziatore

Fondazione Haiku Lugano

Periodo progetto

Da marzo 2026 a febbraio 2027

Tempi di attesa insostenibili per il rilascio dei permessi di soggiorno, ostacoli nell’accesso all’asilo, all’accoglienza, al lavoro, alla salute e alla circolazione: queste violazioni non sono episodiche, ma sistemiche.

Il contenzioso strategico di natura collettiva si è rivelato uno degli strumenti più efficaci per affrontare queste violazioni su larga scala. L’esperienza maturata in questi anni ha mostrato come il coinvolgimento della società civile, tra cui associazioni, operatori e cittadini, rende le azioni legali più rappresentative e capaci di produrre cambiamento duraturo.

TIKASE nasce da questa consapevolezza. Il nome è la traslitterazione fonetica di una parola bengalese che significa d’accordo, va bene: un intercalare familiare a chi lavora ogni giorno con le comunità straniere, scelto come segno di buon auspicio per il progetto e di azione condivisa.

L’obiettivo è potenziare l’utilizzo delle azioni collettive per la tutela delle persone migranti, consolidando la collaborazione tra individui e associazioni e facendo crescere la capacità della società civile di incidere sul cambiamento. L’impatto atteso va oltre i singoli procedimenti: ogni azione mira a creare precedenti giurisprudenziali, aumentare la consapevolezza pubblica e rafforzare la capacità di denuncia delle organizzazioni coinvolte.

Le linee di azione

Il progetto si propone di promuovere sei azioni collettive lungo quattro direttrici principali:

  • Class action pubbliche finalizzate al ripristino dell’efficienza della pubblica amministrazione, per garantire l’accesso a diritti oggi sistematicamente negati in diversi territori e su scala nazionale
  • Azioni antidiscriminatorie per violazioni dei diritti fondamentali fondate sulla nazionalità, con particolare attenzione alla profilazione razziale
  • Class action private nei confronti di aziende ed enti gestori di pubblico servizio, in particolare verso coloro che si occupano del trattenimento o accoglienza di persone straniere, al fine di incentivare in modo diffuso il rispetto delle regole contrattuali di appalto e la dignità delle persone migranti
  • Azioni di contrasto ad atti illegittimi della pubblica amministrazione che producono violazioni su larga scala, anche attraverso il monitoraggio dei finanziamenti pubblici che incidono sui diritti fondamentali

Per contattarci: tikase@asgi.it (Monica Serrano, Project Officer)

Per le organizzazioni e le associazioni

Organizzazioni e associazioni che abbiano intercettato violazioni sistemiche dei diritti delle persone migranti – in materia di asilo, accoglienza, soggiorno, lavoro, studio, unità familiare – e vogliano contribuire alla promozione di un’azione collettiva nel proprio territorio sono invitate a contattarci. La fase di raccolta delle segnalazioni è fondamentale per poter organizzare gruppi di lavoro territoriali e avviare le azioni di contenzioso.

Cosa rende una segnalazione utile ai fini di una class action pubblica?

Per valutare se una situazione si presta all’avvio di un’azione collettiva pubblica, è utile che le segnalazioni riguardino violazioni con le seguenti caratteristiche:

  • Non episodiche, ma strutturali: non si tratta di un singolo ritardo o di un caso isolato, ma di un malfunzionamento sistematico e ripetuto che riguarda un’intera categoria di persone (ad esempio, tutti i richiedenti asilo in una determinata provincia, o tutti i titolari di un certo tipo di permesso di soggiorno).
  • Imputabili a una pubblica amministrazione o a un concessionario di servizio pubblico: l’azione è rivolta contro enti pubblici (questure, prefetture, ministeri, comuni, ASL ecc.) o soggetti privati che gestiscono un servizio pubblico in regime di concessione.
  • Riconducibili a una delle seguenti disfunzioni tipizzate dalla legge:
    • violazione dei termini di conclusione del procedimento amministrativo (es. permessi di soggiorno rilasciati con mesi o anni di ritardo rispetto ai tempi di legge)
    • mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori
    • violazione di obblighi contenuti nelle carte dei servizi
    • violazione di standard qualitativi stabiliti dalle autorità di settore
    • mancata attuazione dei livelli di qualità dei servizi essenziali per le persone con disabilità
  • Documentabili: è importante poter raccogliere elementi concreti che attestino la disfunzione (tempi di attesa, numero di pratiche arretrate, risposte o silenzi dell’amministrazione, testimonianze di più persone nella stessa situazione).
  • Tali da produrre una lesione diretta e concreta: le persone coinvolte devono aver subito conseguenze pratiche dalla disfunzione (impossibilità di lavorare regolarmente, accedere a prestazioni sanitarie, iscriversi all’anagrafe, viaggiare, ecc.).

La Scheda ASGI sulla class action pubblica come strumento di tutela dei diritti delle persone straniere illustra nello specifico questi requisiti e il funzionamento della class action.

Per contattarci: tikase@asgi.it (Monica Serrano, Project Officer)