Aver soccorso 166 persone in pericolo non può trasformarsi in un capo d’accusa. Eppure è quello che sta accadendo a Sea-Watch. Dopo essere stata bersaglio del fuoco della sedicente guardia costiera libica durante un’operazione di salvataggio, incredibilmente ora è lo stesso equipaggio della nave umanitaria a trovarsi sotto attacco mediatico e giudiziario, con la pubblicazione di materiale coperto da segreto istruttorio utilizzato per alimentare una vecchia narrazione sulle organizzazioni umanitarie e su loro presunti legami con la criminalità libica.
ASGI esprime piena solidarietà a Sea-Watch, al suo equipaggio e al comandante indagato. Ribadiamo che il soccorso in mare è un obbligo giuridico sancito dal diritto internazionale.
Continueremo a denunciare la strategia, ormai consolidata, di criminalizzazione della solidarietà: un uso strumentale di stampa, indagini e narrazioni politiche per delegittimare chi opera nel rispetto della legge, mentre restano impunite le complicità con le milizie libiche responsabili di violenze sistematiche contro le persone migranti.

