Tribunale di Ferrara, ordinanza 24 settembre 2019

Sussiste il diritto del ricorrente all’iscrizione in via provvisoria all’anagrafe della popolazione residente presso il Comune di Ferrara e al contempo, è rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 13 comma 1 lett. A) n. 2 ) d.l. 113/2018 convertito in legge 132/2018, in relazione agli artt. 2,3,117 Cost. in riferimento all’art 2 del IV Protocollo addizionale della CEDU e all’art. 12 del Patto Internazionale per i diritti civili e politici

Tribunale di Bologna, ordinanza 23 settembre 2019

Sussiste il fumus della domanda proposta dal ricorrente in relazione alla iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente del Comune di Reggio Emilia in quanto il novellato art. 4 comma 1 bis del d.lgs. 142/2015 si pone in contrasto con il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 6 co.7 del d.lgs. 286/1998, e sussiste il periculum in mora poiché l’irreparabilità e gravità del pregiudizio discende dall’impossibilità per il ricorrente di esercitare un ampio spettro di diritti; pertanto va ordinata al sindaco di Reggio Emilia l’immediata iscrizione del ricorrente al registro anagrafico della popolazione residente.

Tribunale di Bologna, ordinanza 23 settembre 2019

Sussiste il fumus della domanda proposta dal ricorrente in relazione alla iscrizione anagrafica nel registro della popolazione residente del Comune di Riccione in quanto il novellato art. 4 comma 1 bis del d.lgs. 142/2015 si pone in contrasto con il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 6 co.7 del d.lgs. 286/1998, e sussiste il periculum in mora poiché l’irreparabilità e gravità del pregiudizio discende dall’impossibilità per il ricorrente di esercitare un ampio spettro di diritti; pertanto va ordinata al sindaco di Riccione l’immediata iscrizione del ricorrente al registro anagrafico della popolazione residente

Tribunale di Como, ordinanza 16 agosto 2019

Costituisce discriminazione diretta in base alla nazionalità la condotta posta in essere dal Ministero dell’Interno consistente nell’aver richiesto alla cooperativa che aveva assunto un’interprete peruviana la sua immediata sostituzione in quanto la stessa aveva la medesima nazionalità di coloro che, a giudizio della Questura, avevano presentato un numero di domande di asilo superiore al passato. Quale rimedio a tale discriminazione è ordinata la pubblicazione del dispositivo dell’ordinanza sul quotidiano il “Corriere della Sera” e al pagamento di euro 336 a titolo di risarcimento del danno.

Tribunale di Salerno, ordinanza 9 agosto 2019

E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 co. 1 bis del d.lgs 142/2015, inserito dall'art. 13 co. 1 n. 2) del d.l. 113/2018 convertito in l. 132/2018, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 16 Costituzione, in quanto la definizione del giudizio cautelare dipende dall'applicazione della norma e risulta impossibile un'interpretazione costituzionalmente orientata della stessa.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 1 agosto 2019

Costituisce discriminazione indiretta in danno degli stranieri la previsione, da parte della Regione Lombardia, del requisito di 5 anni di residenza in Lombardia per entrambi i genitori al fine della attribuzione di un bonus famiglia riservato alle famiglie con ISEE inferiore a euro 20.000 e con attestazione di vulnerabilità da parte dei servizi sociali del Comune. La Regione è quindi tenuta a abolire il predetto requisito e riaprire i termini per l’accesso alla prestazione.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 1 agosto 2019

E’ non manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 2,3,31,38 della Costituzione, nonché l’art. 117 in relazione all’art. 14 CEDU, l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1 lett a) n. 1) dlgs 147/17 nella parte in cui prevede, ai fini dell’accesso al reddito di inclusione (REI), che i cittadini extra UE debbano essere titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo anziché di un permesso a tempo determinato per lavoro o altri motivi. Il diritto a detta prestazione non può derivare dalla direttiva 2011/98, posto che le prestazioni di contrasto alla povertà non rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento 883/04, cui la direttiva fa riferimento.

Tribunale di Napoli, ordinanza 10 luglio 2019

Il permesso di soggiorno per richiesta asilo costituisce il titolo comprovante l’esistenza di una condizione giuridica soggettiva a cui la legge connette l’erogazione dell’assistenza sanitaria, anche in mancanza di iscrizione anagrafica, al fine di garantire al richiedente le condizioni materiali minime di accoglienza, conformemente alla normativa comunitaria e dunque, l’iscrizione anagrafica non costituisce un requisito...

Tribunale di Lecce, ordinanza 4 luglio 2019

Sussistono il fumus boni iuris e il periculum in mora ai fini dell'accertamento del diritto del richiedente asilo all'iscrizione anagrafica poiché, quanto al fumus, l'art. 4 co. 1 bis d.lgs. 142/2015 così come modificato dal d.l. 113/218 si inserisce nel quadro normativo abrogando la modalità semplificata di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo ex art. 5 bis d.lgs. 142 e chiarendo che il permesso di soggiorno per richiesta asilo costituisce documento di riconoscimento ma non costituisce di per sé "titolo" per l'iscrizione automatica; quanto al periculum sussiste il rischio di subire un pregiudizio grave ed irreparabile poiché vi è fondato motivo di temere che la mancata iscrizione anagrafica impedirebbe all'istante di esercitare diritti di rilievo costituzionale.

Tribunale di Firenze, ordinanza 26 giugno 2019

Nell’ambito dell’azione antidiscriminatoria sussiste la legittimazione attiva dell’associazione ricorrente in quanto il fattore nazionalità -anche se non è oggetto specifico della nozione di discriminazione delineata dall’art. 2 d.lvo n. 215/2003 - attiene ai fattori protetti della razza e della origine etnica, che si aggiungono ai fattori di discriminazione già vietati individuati dall’art. 43 comma 1 e 2 d.lvo n. 286/98 e fa dunque riferimento alla nozione sostanziale di discriminazione ivi contenuta ampliando e non restringendo la tutela.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 16167 del 17 giugno 2019

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 74 d.lgs. 151/2001 (assegno di maternità) in relazione agli artt. 3, 31 e 117 primo comma Cost. nella parte in cui, ai fini dell’erogazione dell’assegno, richiede ai soli cittadini extra UE anche la titolarità del permesso lungo soggiornanti, anziché la titolarità del permesso di soggiorno di almeno 1 anno, in applicazione della disposizione contenuta nell’art. 41 d.lgs. 286/98.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 16164 del 17 giugno 2019

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 125 l. 190/2014 (assegno di natalità) in relazione agli artt. 3, 31 e 117 primo comma Cost. nella parte in cui, ai fini dell’erogazione dell’assegno richiede ai soli cittadini extra UE anche la titolarità del permesso lungo soggiornanti, anziché la titolarità del permesso di soggiorno di almeno 1 anno, in applicazione della disposizione contenuta nell’art. 41 d.lgs. 286/98.

Tribunale di Milano, ordinanza 13 giugno 2019

La condotta posta in essere dalla testata giornalistica Libero Quotidiano, consistente nell’aver pubblicato un articolo dal titolo “Elenco di papponi che si arricchiscono con la tratta dei neri” riferendosi a diverse Cooperative tra cui la ricorrente “Intrecci Società cooperativa sociale”, costituisce diffamazione a mezzo stampa non scriminata dal diritto di cronaca e deve pertanto essere...

Tribunale di Palmi, Ordinanza del 21 maggio 2019, n.5744

Il Tribunale di Palmi, con l’ordinanza ex art.700 c.p.c. del 21 maggio 2019 ha accolto il ricorso di una cittadina comunitaria di cittadinanza rumena, già attualmente titolare di “tessera ENI” con codice di esenzione X01, accertando il diritto all’accesso sia agli specifici codici di esenzione spettanti in base alle sue peculiari patologie, sia alla somministrazione...
Numero dei documenti:

Legge 30 ottobre 2014, n. 161 – Art. 3

Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 10 novembre 2014 – Supplemento Ordinario n. 83- è stata pubblicata la Legge 30 ottobre 2014, n. 161, recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis”.
In vigore dal 25 novembre 2014.

Art. 3

Disposizioni in materia di immigrazione e rimpatri. Sentenza pregiudiziale della Corte di giustizia dell’Unione europea del 6 dicembre 2012 nella causa C-430/11. Caso EU Pilot 6534/14/HOME.
1. Al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 5, il comma 7 e’ sostituito dal seguente:
«7. Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o di altra autorizzazione che conferisce il diritto a soggiornare, rilasciati dall’autorita’ di uno Stato membro dell’Unione europea e validi per il soggiorno in Italia, sono tenuti a dichiarare la loro presenza al questore entro il termine di cui al comma

2. Agli stessi e’ rilasciata idonea ricevuta della dichiarazione di soggiorno. Ai contravventori si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 103 a euro 309»;
b) all’articolo 5, dopo il comma 7 sono inseriti i seguenti:
«7-bis. Allo straniero di cui al comma 7, che si e’ trattenuto nel territorio nazionale oltre i tre mesi dall’ingresso, il questore intima di recarsi immediatamente, e comunque non oltre sette giorni dalla notifica dell’intimazione, nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno o altra autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, in corso di validita’.
7-ter. Nei confronti dello straniero che ha violato l’intimazione di cui al comma 7-bis e’ adottato il provvedimento di espulsione ai sensi dell’articolo 13, comma 2. L’allontanamento e’ eseguito verso lo Stato membro che ha rilasciato il permesso di soggiorno o altra autorizzazione al soggiorno. Qualora sussistano i presupposti per
l’adozione del provvedimento di espulsione ai sensi dell’articolo 13, comma 1, ovvero dell’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, il provvedimento di espulsione e’ adottato sentito lo Stato membro che ha rilasciato il permesso di soggiorno o altra
autorizzazione e l’allontanamento e’ eseguito con destinazione fuori del territorio dell’Unione europea.
7-quater. E’ autorizzata la riammissione nel territorio nazionale dello straniero espulso da altro Stato membro dell’Unione europea, in possesso di un permesso di soggiorno o di altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare rilasciati dall’Italia e in corso di validita’, a condizione che non costituisca un pericolo per
l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato»;
c) all’articolo 13, prima del comma 4 e’ inserito il seguente:
«3-septies. Nei confronti dello straniero sottoposto alle pene della permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilita’ per i reati di cui all’articolo 10-bis o all’articolo 14, commi 5-ter e 5-quater, l’espulsione prevista dal presente articolo e’ eseguita in ogni caso e i giorni residui di permanenza domiciliare o di lavoro di pubblica utilita’ non eseguiti si convertono nella corrispondente pena pecuniaria secondo i criteri di ragguaglio indicati nei commi 2 e 6 dell’articolo 55 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274»;
d) all’articolo 13, dopo il comma 14 sono inseriti i seguenti:
«14-bis. Il divieto di cui al comma 13 e’ registrato dall’autorita’ di pubblica sicurezza e inserito nel sistema di informazione Schengen, di cui alla Convenzione di  applicazione dell’Accordo di Schengen, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993, n. 388;
14-ter. In presenza di accordi o intese bilaterali con altri Stati membri dell’Unione europea entrati in vigore in data anteriore al 13 gennaio 2009, lo straniero che si trova nelle condizioni di cui al comma 2 puo’ essere rinviato verso tali Stati»;
e) all’articolo 14, il comma 5 e’ sostituito dal seguente:
«5. La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi trenta giorni. Qualora l’accertamento dell’identita’ e della nazionalita’ ovvero l’acquisizione di documenti per il viaggio presenti gravi difficolta’, il giudice, su richiesta del questore, puo’ prorogare il termine di ulteriori trenta giorni. Anche prima di
tale termine, il questore esegue l’espulsione o il respingimento, dandone comunicazione senza ritardo al giudice. Trascorso tale termine, il questore puo’ chiedere al giudice di pace una o piu’ proroghe qualora siano emersi elementi concreti che consentano di ritenere probabile l’identificazione ovvero sia necessario al fine di
organizzare le operazioni di rimpatrio. In ogni caso il periodo massimo di trattenimento dello straniero all’interno del centro di identificazione e di espulsione non puo’ essere superiore a novanta giorni. Lo straniero che sia gia’ stato trattenuto presso le strutture carcerarie per un periodo pari a quello di novanta giorni
indicato al periodo precedente, puo’ essere trattenuto presso il centro per un periodo massimo di trenta giorni. Nei confronti dello straniero a qualsiasi titolo detenuto, la direzione della struttura penitenziaria richiede al questore del luogo le informazioni sull’identita’ e sulla nazionalita’ dello stesso. Nei medesimi casi il questore avvia la procedura di identificazione interessando le competenti autorita’ diplomatiche. Ai soli fini dell’identificazione, l’autorita’ giudiziaria, su richiesta del questore, dispone la
traduzione del detenuto presso il piu’ vicino posto di polizia per il tempo strettamente necessario al compimento di tali operazioni. A tal fine il Ministro dell’interno e il Ministro della giustizia adottano i necessari strumenti di coordinamento»;
f) all’articolo 14, comma 5-bis, primo periodo, dopo le parole:«l’allontanamento dal territorio nazionale» sono aggiunte le seguenti: «, ovvero dalle circostanze concrete non emerga piu’ alcuna prospettiva ragionevole che l’allontanamento possa essere eseguito e che lo straniero possa essere riaccolto dallo Stato di origine o di provenienza»;
g) all’articolo 16, comma 1, le parole: «per un periodo non inferiore a cinque anni» sono soppresse;
h) all’articolo 16, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. In caso di sentenza di condanna per i reati di cui all’articolo 10-bis o all’articolo 14, commi 5-ter e 5-quater, la misura dell’espulsione di cui al comma 1 puo’ essere disposta per la durata stabilita dall’articolo 13, comma 14. Negli altri casi di cui al comma 1, la misura  dell’espulsione puo’ essere disposta per un periodo non inferiore a cinque anni».

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