Sabato 5 luglio, alle ore 15.30, al Rifugio Tita Secchi (2367 mt., Breno, Val
Camonica), primo incontro del ciclo “Rifugiati in rifugio. Dialoghi per condividere e
conoscere”, promosso congiuntamente da ASGI e Università Cattolica del Sacro Cuore,
con il contributo del SAI di Brescia, sul tema “La tutela della vita umana in ambienti ostili: gli obblighi di soccorso”.
In mare come in montagna, tutti devono essere soccorsi, indipendentemente dal loro status, o dalle ragioni per cui si sono trovati in difficoltà. Laddove la natura può essere ostile e il pericolo non può essere escluso, la solidarietà tra persone è percepita come un dovere
morale, prima ancora che giuridico, e la tutela della vita umana prevale su ogni altro
interesse.
È questo il principio morale inderogabile che emerge tanto nei racconti della
gente di mare, sempre pronta a cambiare la rotta per prestare soccorso a
imbarcazioni in pericolo, tanto in quelli degli alpinisti che rinunciano a terminare vie
per le quali si sono preparati per anni perché la priorità è andare a soccorrere chi si
trova in difficoltà.
Le analogie tra le due situazioni sono molte e si ritrovano sia nella storia delle organizzazioni di soccorso sia nella normativa nazionale e internazionale che quei soccorsi disciplina. È partendo da queste considerazioni che si svilupperà il dibattito su “La tutela della vita umana in ambienti ostili: gli obblighi di soccorso” al rifugio Tita Secchi, con l’intento di riflettere sugli elementi giuridici, storici e morali che accomunano il soccorso in mare e quello in montagna.
Le prime testimonianze saranno quelle di Abdessamad Bellamkaddem, migrante dal
Marocco che per giungere in Italia ha affrontato un viaggio di pericoli e violazioni dei diritti
umani più basilari, ma che nel suo cammino tra le montagne ha scoperto una nuova vita, e di Sara Parenti, volontaria del soccorso in mare a bordo della nave RESQ people saving
people. A seguire Carlo Ruga Riva, professore di Diritto penale all’Università Milano-
Bicocca, ed ex Presidente della sezione CAI Pallanza, illustrerà come il soccorso in
montagna si sia inizialmente organizzato in modo volontario e le norme che nel nostro
ordinamento disciplinano le responsabilità dei soccorritori. Francesca De Vittor, ricercatrice
in diritto internazionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore estenderà l’indagine alla
disciplina internazionale dei soccorsi in mare e alla sua attuazione nell’ordinamento italiano.
A conclusione dell’incontro, Chiara Patronella, cantautrice, educatrice sociale e musicale,
musicoterapeuta, offrirà un esempio di come quegli stessi temi e valori possano essere messi in musica.

Il rifugio Tita Secchi
Il rifugio Tita Secchi (2367 mt., Breno, Val Camonica) è dedicato a Tita Secchi, partigiano cresciuto a Brescia che aderì alle Brigate Verdi e fece parte della brigata Perlasca. Catturato dalle forze fasciste in un rastrellamento nei pressi della Corna Blacca il 26 Agosto 1944 e in seguito trasferito nel carcere di Brescia, rifiutò di essere liberato ponendo come condizione irrinunciabile che venissero liberati anche i suoi compagni, “o tutti o nessuno” fu la sua risposta. Fu fucilato con cinque compagni all’alba del 16 settembre 1944.
Può essere raggiunto con tre sentieri che partono rispettivamente dai parcheggi di Bazena, Malga Cadino, e Gaver. L’accesso al rifugio è in autonomia, si raccomanda di verificare il grado di difficoltà del percorso e di essere equipaggiati di adeguato abbigliamento tecnico.

Rifugiati in Rifugio è un ciclo di dibattiti promosso dall’ Università Cattolica del Sacro Cuore e Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione da luglio a ottobre in quattro iconici rifugi distribuiti su tutto l’arco alpino per riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente e sull’importanza della solidarietà tra persone nelle situazioni di difficoltà.

