Il nono rapporto dell’iniziativa “Protecting Rights at Borders” (PRAB) conferma l’esistenza di una crisi in corso alle frontiere europee interne ed esterne nel corso del 2024, inclusi i confini italiani, con respingimenti e riammissioni illegali, violenze fisiche, distruzione e sequestro dei beni personali e negazione del diritto d’asilo. Nonostante le riforme legislative europeo, in primis il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, le violazioni persistono, evidenziando la necessità di azioni urgenti.
46 mila respingimenti illegali alle frontiere europee tra gennaio e ottobre 2024, una frazione della realtà, poiché molte volte queste pratiche illegittime ma sistemiche avvengono in zone remote, lontano dai valichi di frontiera ufficiali e pertanto, non facilmente tracciabili.
Come già evidenziato anche nei precedenti rapporti della rete PRAB, la gestione delle frontiere interne ed esterne dell’UE è da anni caratterizzata da sistematica violazione dei diritti umani delle persone in movimento e di negazione del diritto d’asilo. Il rapporto, giunto alla nona edizione, è elaborato da una rete di organizzazioni di vari Stati europei (lista).
Il Patto sulla Migrazione e l’Asilo dell’UE, adottato nel maggio 2024, aveva previsto meccanismi di monitoraggio indipendenti per tutelare i diritti delle persone in movimento alle frontiere. Tuttavia, nel rapporto PRAB si evidenzia come il monitoraggio sia limitato alle strutture di screening predefinite, ignorando le violazioni che avvengono nelle cosiddette “frontiere verdi”. Inoltre la comunicazione della Commissione Europea del dicembre 2024 ha inquadrato la migrazione come una minaccia alla sicurezza, consentendo agli Stati membri di limitare i diritti fondamentali, incluso il diritto di asilo.
I respingimenti – i quali sono definiti dall’ONU – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani come “misure adottate dagli Stati che comportano il respingimento sommario dei migranti, inclusi i richiedenti asilo, senza accesso alla protezione internazionale o alle procedure di asilo” – consistono nel respingere forzatamente migranti e richiedenti asilo, negando loro l’accesso alla protezione internazionale e alle procedure di asilo. Le persone sottoposte a queste pratiche subiscono violenze fisiche, furti, estorsioni e vengono abbandonate in condizioni disumane, spesso senza cibo, acqua o riparo.
Gruppi particolarmente vulnerabili, come bambini e donne, che intraprendono i viaggi verso l’Europa lungo la rotta balcanica, affrontano rischi elevati di violenza fisica e psichica, respingimenti e sfruttamento.
Per approfondire
Le testimonianze dirette, raccolte da PRAB, descrivono persone costrette a firmare documenti senza comprenderne il contenuto, abbandonate in mezzo a fiumi o private dei propri beni. I migranti spesso non ricevono informazioni sui loro diritti in una lingua comprensibile e le richieste di protezione internazionale vengono ignorate. Questa realtà è stata confermata più volte dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) che ha emesso diverse sentenze contro vari Stati membri per violazioni dei diritti umani nel contesto delle politiche migratorie.
La criminalizzazione dell’assistenza umanitaria aggrava ulteriormente questa crisi. Ad esempio, in Grecia e Polonia, gli operatori umanitari sono stati perseguiti per aver fornito assistenza vitale alle persone in cerca di protezione. Il PRAB nota che questa tendenza “mina il lavoro dei difensori dei diritti umani e degli operatori umanitari”, definendola una violazione dei valori fondamentali dell’UE.

Sullo stesso argomento
Un’analisi giuridica dell’ASGI della “riforma”
FOCUS – Respingimenti illegali ai confini italiani
Anche ai confini italiani, si registrano respingimenti e violazioni dei diritti umani come confermano le organizzazioni italiane – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e Diaconia Valdese (DV) che insieme al Danish Refugee Council (DRC) Italia, da anni monitorano e documentano queste violazioni e che hanno partecipato alla redazione del rapporto. In particolare la situazione al confine tra Italia e Francia è stata particolarmente critica, con persone respinte senza un’adeguata valutazione delle loro esigenze di protezione. Nel corso del 2024 le autorità francesi hanno utilizzato documenti di rifiuto d’ingresso (‘Refus d’entrée’) in modo indiscriminato e senza una verifica individuale. Anche al confine tra Italia e Slovenia, sono stati emessi ordini di respingimento senza valutare la necessità di protezione di chi cercava di entrare in Italia al fine di domandare l’asilo.
· Respingimenti alla frontiera con la Slovenia: Dal 21 ottobre 2023, l’Italia ha reintrodotto i controlli alle frontiere interne con la Slovenia. Le persone fermate al confine italo-sloveno che non soddisfano i requisiti per entrare in Italia nel corso del 2024 hanno ricevuto ordini formali di respingimento (“respingimento alla frontiera”) senza che sia stata valutata la loro necessità di protezione internazionale. Questa pratica nega di fatto l’accesso all’asilo a coloro che cercano protezione in Europa.
· Violazioni alla frontiera con la Francia: Al confine tra Italia e Francia, nel corso del 2024 sono stati utilizzati diverse modalità di riammissioni formali. Prima del febbraio 2024, le autorità francesi usavano il “Refus d’entrée”, che è stato dichiarato illegale. Successivamente, sono stati utilizzati due documenti: l'”Arrêté”, che formalizza la riammissione in Italia, e il “Proces Verbal”, un verbale dell’intervista tra la polizia francese e il migrante. Anche in questi casi, le persone che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale, inclusi individui provenienti da paesi con alti tassi di riconoscimento come l’Eritrea e il Sudan, hanno ricevuto questi documenti senza un esame approfondito della loro richiesta di asilo.
· Riammissioni informali: I respingimenti non si limitano ai valichi di frontiera ufficiali. Le persone vengono spesso respinte nelle stazioni di autobus e treni, così come in aree remote. Questo rende difficile il monitoraggio e la protezione dei diritti umani, poiché queste pratiche avvengono lontano da occhi indiscreti e al di fuori delle procedure formali.
· Assenza di vie legali di ricorso: Non esistono vie legali per contestare le decisioni di respingimento. Le persone vengono respinte spesso in modo informale senza la possibilità di appellarsi alla decisione. Questo è un problema strutturale, che contribuisce all’impunità delle autorità.
In sintesi, la situazione ai confini italiani è stata caratterizzata anche nel corso del 2024 da respingimenti e riammissioni sistematiche che negano l’accesso alla protezione internazionale, anche per le persone che ne avrebbero diritto. Le pratiche avvengono spesso senza valutazioni individuali, con documenti che non garantiscono i diritti delle persone, e in assenza di mezzi legali per contestare la decisione. La reintroduzione dei controlli alle frontiere interne ha ulteriormente aumentato il rischio di respingimenti illegali e la mancanza di accesso all’asilo.
Le organizzazioni della società civile continuano a monitorare questi fenomeni e a fornire assistenza legale e umanitaria alle persone colpite. Tuttavia, è necessario un cambiamento di passo politico e strutturale per ripristinare il rispetto dei diritti umani e porre fine a queste pratiche illegittime.
Il progetto PRAB è stato sostenuto dall’Iniziativa filantropica europea per la migrazione (EPIM), un’iniziativa di collaborazione della Rete delle Fondazioni europee (NEF). La responsabilità del progetto è esclusivamente degli organizzatori e il contenuto non riflette necessariamente le posizioni dell’EPIM, del NEF o delle Fondazioni partner dell’EPIM.
Per ulteriori informazioni: press@drc.ngo e info@asgi.it
L’iniziativa PRAB riunisce organizzazioni partner che operano in otto paesi europei : Bielorussia (Human Constanta); Bosnia Erzegovina (Danish Refugee Council (DRC) BiH); Grecia (Greek Council for Refugees (GCR) e DRC Greece); Italia (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI); Diaconia Valdese (DV) e DRC Italy); Lituania (Diversity Development Group e Sienos Grupé); Macedonia del Nord (Macedonian Young Lawyers Association (MYLA)); Polonia (Stowarzyszenia Interwencji Prawnej ); Serbia (Humanitarian Center for Integration and Tolerance (HCIT)); e Belgio (DRC Brussels).

