2° Report PRAB – Doors wide shut

Necessario instaurare un meccanismo indipendente di monitoraggio alle frontiere per accertare le responsabilità e per assicurare una qualche forma di giustizia alle vittime.

Le testimonianze raccolte in Doors wide shut raccontano di violazioni dei diritti diffuse in occasione dei respingimenti di richiedenti asilo e migranti, senza distinzione di età, genere e senza che le vulnerabilità siano tenute in conto. Mancano meccanismi per una corretta valutazione delle vulnerabilità, nonché di monitoraggio delle pratiche alle frontiere. L’assenza di meccanismi investigativi sui respingimenti continua a minare i diritti dei richiedenti asilo e a privarli della possibilità di azioni legali per richiamare gli Stati alle proprie responsabilità.

Il progetto Protecting Rights at the Border (PRAB) è un’iniziativa che coinvolge diversi paesi e associazioni per il monitoraggio delle violazioni dei diritti alle frontiere interne ed esterne dell’Unione Europea: Danish Refugee Council, ASGI, Diaconia Valdese, Hungarian Helsinki CommitteeHumanitarian Center for Integration and ToleranceMacedonian Young Lawyers AssociationGreek Council for Refugees.

Persone che hanno denunciato di essere stati vittima di respingimenti tra il 16 aprile e il 30 giugno 2021

3403

Persone che hanno denunciato di essere stati vittima di respingimenti da gennaio 2021

5565

Tra il 16 aprile e il 30 giugno 2021, i partner del progetto PRAB hanno registrato respingimenti che hanno coinvolto 3.403 persone. Dall’inizio del 2021, 5.565 persone sono state respinte alle frontiere tra Francia e Italia, Croazia e Bosnia, Croazia e Serbia, Ungheria e Serbia, Macedonia del Nord e Grecia e tra Grecia e Turchia.

In poco più di due mesi sono stati inoltre registrati 113 casi di respingimenti a catena dalla Slovenia in Bosnia tramite la Croazia, e dalla Bulgaria in Turchia tramite la Macedonia del Nord e la Grecia.

I numeri sono impressionanti. Tuttavia, dietro le statistiche ci sono persone che hanno vivono pericoli, paure, viaggi pericolosi e molteplici violazioni dei diritti, dal trattamento umiliante e degradante, all’essere private dei propri effetti personali o esposte ad abusi fisici e psicologici.

Il report sottolinea inoltre che alla luce delle violazioni dei diritti alle frontiere, gli stati membri dell’Unione Europea hanno tentato di “legalizzare” le pratiche di respingimento con norme a livello nazionale (Ungheria); hanno continuato ad attuare pratiche di deterrenza (Italia, Grecia e Croazia).

Sebbene un meccanismo indipendente di monitoraggio alle frontiere non costituisca una reale soluzione per porre fine alle violenze alle frontiere e ai respingimenti – solo la decisione degli stati di sospendere tali pratiche è la soluzione – un simile meccanismo può essere considerato come uno strumento essenziale per accertare le responsabilità e per assicurare una qualche forma di giustizia alle vittime.