Le dichiarazioni del 28 maggio 2025 della Presidente Meloni che definisce “vergognose” le indicazioni dell’ECRI e le parole del Ministro Salvini che chiede di “sciogliere” il Consiglio d’Europa perché “ente inutile che produce cazzate” rappresentano l’ultimo grave attacco alle istituzioni democratiche e internazionali di garanzia dei diritti umani. Queste non appaiono più come dichiarazioni isolate, ma sottendono una strategia sistematica di delegittimazione degli organismi internazionali.
Come associazione che da anni si occupa di discriminazioni istituzionali, riteniamo necessario riportare il dibattito su un piano di verità e responsabilità. Il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani non è una concessione, ma un dovere dello Stato italiano. Delegittimare gli organismi europei e internazionali che richiamano l’Italia ai propri obblighi significa colpire le garanzie democratiche che proteggono tutte e tutti, in particolare le persone più vulnerabili.
Le raccomandazioni all’Italia della Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza
Il 28 maggio 2025, durante la presentazione del rapporto annuale dell’ECRI, il presidente Bertil Cottier ha ribadito le raccomandazioni già indirizzate nell’ottobre 2024 al Governo italiano affinchè venga condotto al più presto “uno studio indipendente sul fenomeno della profilazione razziale nelle sue forze di polizia”.
Come ha chiaramente spiegato Cottier, “nessuno degli stati membri che aderiscono al Consiglio d’Europa è immune al problema“. Non si tratta di una nuova accusa specifica all’Italia, ma di una raccomandazione generale basata sui rapporti già pubblicati. La vicepresidente Tena Simonovic Einwalter ha specificato che “nel nostro report annuale 2024 non citiamo Paesi nello specifico, ma basandoci sui report paese già pubblicati in passato, tra cui quello sull’Italia, possiamo certamente dire che il problema della profilazione razziale nell’operato delle forze dell’ordine è un problema che si riscontra frequentemente in Italia e Francia“.
L’ECRI non è sola: l’ONU aveva inviato osservazioni all’Italia
È importante ricordare che le critiche all’Italia non sono una novità e non provengono solo dall’ECRI. Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) infatti aveva già nel 2023 inviato le sue “concluding observations“ in occasione della procedura di revisione sull’applicazione della Convenzione, accogliendo anche le richieste di ASGI.
In particolare, il CERD aveva raccomandato all’Italia di includere nella legislazione un divieto esplicito di profilazione razziale, di garantire che le forze dell’ordine ricevano linee guida chiare per prevenire tale pratica, di istituire un meccanismo efficace per raccogliere e monitorare regolarmente dati disaggregati sulle pratiche e le denunce relative alla profilazione razziale, di garantire l’accesso ad un rimedio effettivo e alla giustizia alle vittime di profilazione e di prevedere una formazione adeguata per le forze dell’ordine.
Anche l’EMLER, il gruppo di esperti ONU per l’avanzamento della giustizia razziale nell’ambito delle operazioni delle forze dell’ordine, in seguito alla sua visita di monitoraggio nel 2024, era giunto a simili conclusioni e raccomandazioni.
I due organismi, così come l’ECRI, hanno avanzato le proprie osservazioni a termine di indagini articolate che hanno coinvolto le autorità italiane, la società civile e in molti casi persone razzializzate che subiscono la profilazione sui propri corpi: pur in assenza di dati comprovanti l’assenza di profilazione, il governo, negando i riscontri dell’ECRI, silenzia le esperienze vissute da gruppi marginalizzati.
La questione dei dati: dove sono i numeri?
L’elemento centrale della questione non è attaccare le forze dell’ordine, ma ottenere trasparenza nel loro operato. Come rilevato sia dall’ECRI che degli organismi ONU, le autorità italiane non raccolgono dati adeguatamente disaggregati sulle attività di controllo della polizia. Eppure, questa attività costituisce un obbligo derivante da norme internazionali, prima fra tutte quelle contenute nella Convenzione per l’Eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. Si tratta di una questione di effettività del diritto: come osservato da Juan Mendez, esperto EMLER, “la raccolta, la pubblicazione e l’analisi di dati disaggregati per razza o origine etnica in tutti gli aspetti della vita, in particolare per quanto riguarda le interazioni con le forze dell’ordine …, sono elementi essenziali per elaborare e valutare le risposte al razzismo sistemico”.
L’attacco sistematico del governo italiano alle istituzioni internazionali – dall’ECRI alla CEDU, dalla Corte Penale Internazionale agli organismi UE – rappresenta un pericolo per la tenuta democratica del nostro Paese. Come emerge chiaramente dal contenuto della lettera contro la CEDU, l’obiettivo è indebolire il sistema internazionale di protezione dei diritti umani per avere “più libertà” di azione nella gestione delle politiche migratorie. Il Governo italiano deve scegliere se stare dalla parte dei diritti umani e delle istituzioni democratiche, o continuare su una strada liberticida che porta all’isolamento internazionale e all’indebolimento dello stato di diritto.

