TAI, monitoraggio in Albania: 90 persone a Gjader, mai così tante  dall’apertura, nonostante i rinvii alla Corte di Giustizia UE 

Tipologia del contenuto:Comunicati stampa

Il 23 e 24 febbraio una delegazione del Tavolo Asilo e  Immigrazione, insieme all’On. Rachele Scarpa, ha effettuato un nuovo accesso  al centro di Gjader. Quanto emerso accerta uno scenario grave e per molti versi  paradossale: nonostante i due rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di  Giustizia dell’Unione europea – il secondo dei quali sulla firma del protocollo  stesso – il governo non solo non sospende i trattenimenti, ma aumenta in modo  significativo i trasferimenti forzati dai CPR italiani verso l’Albania. 

Nelle ultime due settimane si sono registrati due trasferimenti di circa 35  persone ciascuno. Oggi sono circa 90 le persone trattenute a Gjader: il numero  più alto dall’apertura del centro, nell’ottobre 2024. Per dieci mesi i trasferimenti  sono avvenuti con numeri molto più contenuti, in media circa dieci persone per  volta, con una presenza complessiva intorno alle venti persone. Oggi si arriva a  circa 90 presenze. I numeri segnalano un’accelerazione evidente e indicano la  volontà del governo di normalizzare il funzionamento del centro,  consolidandolo come parte strutturale del sistema di detenzione amministrativa,  nonostante i rinvii pendenti alla CGUE. 

L’esercizio del diritto alla difesa è limitato dalla distanza geografica e il diritto  alla salute compromesso, come emerge dal registro degli eventi critici e dal  numero di persone che soffrono vulnerabilità psicofisiche e che nonostante ciò,  vengono trasferite nel CPR. 

Dalle testimonianze raccolte emerge che i trasferimenti verso l’Albania  avvengono, anche nell’ultimo periodo, con un uso generalizzato dei dispositivi  di coercizione per l’intera durata del viaggio, senza una valutazione individuale  sulla necessità e proporzionalità della misura.  

Le persone riferiscono di non aver ricevuto ordini formali di trasferimento ed è  tanto più grave in considerazione del fatto che l’autorità giudiziaria ha già  ritenuto illegittima la mancanza di un ordine formale di trasferimento. Ancora  non sono noti i criteri in base ai quali vengono selezionate le persone. I profili  sono estremamente eterogenei per storia personale, anzianità di presenza in  Italia e nazionalità, elemento che rafforza l’opacità delle procedure adottate.  

L’arrivo massivo delle ultime settimane ha generato forte confusione e  disorientamento tra le persone trattenute. Il dato è riscontrabile anche nell’aumento delle annotazioni riportate nel registro degli eventi critici, segnale  di una tensione crescente all’interno della struttura. 

Finora, la maggior parte delle persone trasferite in Albania è stata poi riportata  in Italia a seguito della presentazione di una domanda di asilo. Moltissime sono  rientrate anche per la rivalutazione dell’idoneità al trattenimento per ragioni  sanitarie. I rimpatri effettivamente eseguiti sono stati pochi e, in ogni caso,  sempre successivi al ritorno delle persone in Italia, escluso il caso dei cinque  cittadini egiziani rimpatriati direttamente via Tirana a maggio 2025.  

Dagli accessi agli atti risulta inoltre che, in tutti i casi in cui l’ente gestore ha  convocato la Commissione per la valutazione delle vulnerabilità, le persone  sono state trasferite in Italia in quanto riconosciute vulnerabili e inadatte al  trattenimento. Segnale che, per moltissime persone, il trasferimento in Albania  non doveva avere luogo proprio alla luce delle loro condizioni psicofisiche. 

Tra le persone trattenute vi è una persona che si trovava nel CPR di Bari e che è  stato il primo soccorritore del 25enne Simo Said, deceduto il 12 febbraio  all’interno del CPR pugliese. Questo ragazzo, che dovrebbe essere sentito dalle  autorità nell’ambito dell’incidente probatorio sulla morte di Simo Said, è stato  inspiegabilmente portato a Gjader, e, anche alla luce di quell’evento traumatico,  presenta un grave stato di sofferenza psicologica e numerosi episodi di  autolesionismo che non sembrano essere stati oggetto di una rivalutazione  dell’idoneità alla permanenza in CPR. È trattenuta anche una persona  proveniente dall’Iran, nonostante l’attuale clima politico del Paese renda di fatto  impossibile il rimpatrio. Colpisce inoltre la presenza di moltissime persone che  avevano un lavoro regolare in Italia, lo hanno perso e, a seguito di ciò, hanno  perso anche il permesso di soggiorno: persone inserite nel tessuto sociale e  lavorativo, poi trasferite coattivamente in Albania. 

Emerge poi un elemento che rende il meccanismo ancora più grave: almeno due  delle persone incontrate erano già state trattenute a Gjader, poi riportate in Italia  e ora nuovamente trasferite in Albania. Un rimbalzo forzato che evidenzia la  natura profondamente lesiva e propagandistica di questo sistema. 

Per la prima volta è stato utilizzato il carcere presente nella struttura di Gjader,  per la detenzione di una persona accusata di aver commesso un reato mentre si  trovava nel CPR. Il giorno successivo la persona è stata trasferita in Italia. 

L’incremento dei trasferimenti e l’ampliamento delle presenze segnano un  passaggio di estrema gravità: il cosiddetto “modello Albania” si colloca fuori  dal perimetro giuridico europeo di riferimento e il protocollo non è compatibile  neanche con le disposizioni contenute nei regolamenti connessi al Patto europeo su migrazione e asilo. 

I costi umani ed economici dell’esperimento albanese continuano a salire  davanti all’ostinazione del governo. Quando saranno i tribunali a prendere atto  dell’incompatibilità, i giudici saranno di nuovo incolpati del mancato  funzionamento del centro? 

Il Tavolo Asilo e Immigrazione e l’On. Rachele Scarpa chiedono al governo la  sospensione immediata di tutti i trasferimenti verso il CPR di Gjader e la  chiusura del centro, struttura che continua a operare fuori dal perimetro del  diritto, in un quadro di radicale contrasto con i principi fondamentali.

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